venerdì 24 aprile 2015

Benin, alla prova di democrazia

Domenica in Benin si andrà al voto per le legislative. Una campagna elettorale ormai in corso da 15 giorni che si è chiusa oggi. Elezioni che rappresentano un test importante per il presidente Boni Yayi e una sfida per gli oppositori sempre più agguerriti. Ma soprattutto una prova per tutti i beniniani.

Finisce oggi a mezzanotte la campagna per le legislative in Benin. Quasi quattro milioni e mezzo di elettori vanno a votare domenica 26 aprile per rinnovare i loro 83 deputati. La popolazione, come succede in tanti paesi africani al momento delle elezioni, stanno ancora cercando di entrare in possesso del loro certificato elettorale, dato che la distribuzione del documento è cominciata solo 8 giorni fa. Normale, visto che solo due settimane fa la Corte costituzionale ha dato il via libera alle elezioni. Venti i partiti che partecipano a queste elezioni, autorizzati dalla Commissione elettorale nazionale autonoma (Cena). E 15 i giorni di campagna elettorale contraddistinta dai classici manifesti elettorali esposti per le strade, sulle macchine e i sui tassi-moto circolando per tutte le strade della capitale Porto-Novo e dei villaggi ed esponendo le belle facce dei candidati. La campagna è stata una campagna di prossimità, fatta porta a porta, attraverso riunioni di quartiere e mini-comizi.

Una guerra tra famiglie. Queste elezioni sono l’ultima tappa prima delle prossime presidenziali del 2016. Per il presidente Thomas Boni Yayi, 63 anni, si tratta di non perderle. Con le sue candidature, la famiglia Yayi è onnipresente nel dibattito politico. Ma deve confrontarsi con la famiglia Soglo dell’ex presidente Nicéphore Soglo (80 anni), attuale sindaco di Cotonou, la cui moglie Rose Vieyra Soglo (anche lei ottantenne) è deputato all’Assemblea nazionale. Anche il loro figlio, Léhady Soglo, vice di papà a Cotonou, è candidato nella stessa circoscrizione in cui la madre è testa di lista. Cotonou, capitale economica del paese, è sempre stata nella mani del partito di Soglo, la Renaissance du Bénin (Rb). La première dame Chantal de Souza, invece, è testa di lista del partito presidenziale Force cauris pour un Bénin émergent (Fcbe) nella 5a circoscrizione elettorale, che comprende il comune di Ouidah di cui è originaria e altre 4 città. Aveva già partecipato alle legislative del 2011 e aveva ottenuto il suo seggio in parlamento.

Boni Yayi, l'attuale presidente
Una guerra tra famiglie. Queste elezioni sono l’ultima tappa prima delle prossime presidenziali del 2016. Per il presidente Thomas Boni Yayi, 63 anni, si tratta di non perderle. Con le sue candidature, la famiglia Yayi è onnipresente nel dibattito politico. Ma deve confrontarsi con la famiglia Soglo dell’ex presidente Nicéphore Soglo (80 anni), attuale sindaco di Cotonou, la cui moglie Rose Vieyra Soglo (anche lei ottantenne) è deputato all’Assemblea nazionale. Anche il loro figlio, Léhady Soglo, vice di papà a Cotonou, è candidato nella stessa circoscrizione in cui la madre è testa di lista. Cotonou, capitale economica del paese, è sempre stata nella mani del partito di Soglo, la Renaissance du Bénin (Rb). La première dame Chantal de Souza, invece, è testa di lista del partito presidenziale Force cauris pour un Bénin émergent (Fcbe) nella 5a circoscrizione elettorale, che comprende il comune di Ouidah di cui è originaria e altre 4 città. Aveva già partecipato alle legislative del 2011 e aveva ottenuto il suo seggio in parlamento.

Terzo incomodo. A queste elezioni si presenta anche Maitre Adrien Houngbédji, leader dell’opposizione beninese. Il presidente del Partito del rinnovamento democratico (Prd) ha finito per cedere alla pressione dei suoi militanti per condurre in prima persona la lista della sua formazione politica nella 19a circoscrizione elettorale.

Da “Costa degli schiavi” a democrazia. Il Benin, paese dell'Africa occidentale con oltre nove milioni di abitanti, al di là della gioia di vivere delle sue genti e la fortuna di essere confinante con la prima economia del continente (la Nigeria), rimane tra le nazioni più povere del continente. A partire dal XVI secolo, il paese divenne noto come "costa degli schiavi", poiché costituiva una delle basi da cui inglesi e olandesi gestivano la tratta verso le Americhe. Dopo la seconda guerra mondiale la colonia visse un processo di rapida maturazione politica, denotato dal fiorire di numerosi partiti e sindacati, che condusse nel 1960 alla conquista dell'indipendenza. I nove anni successivi furono caratterizzati da una forte instabilità politica, con il susseguirsi di cinque colpi di stato, nove governi e cinque Costituzioni. Nel 1972 l’ennesimo colpo di Stato impresse una svolta radicale alla forma di governo dell'ex colonia, trasformandola in una "democrazia popolare" di stampo filo-marxista, che nel 1974 da Dahomey venne ribattezzato Benin. Dopo aver allentato il rigore ideologico proprio dell'economia pianificata, nel 1990 il Benin abbandonò definitivamente l'ideologia marxista abbracciando il processo di democratizzazione da tempo vivo in seno alla società civile. La transizione politica si è svolta senza traumi di rilievo, tanto che il Benin è stato uno dei primi paesi dell'Africa subsahariana ad accedere pacificamente a libere elezioni. Nel marzo del 2006 l’attuale presidente Yayi Boni veniva eletto alla testa del paese, mettendo fine all’era di Mathieu Kérékou, che aveva dominato la vita politica per ventotto anni.

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