martedì 28 aprile 2015

Il Sudan accusa la missione ONU di aver ucciso 7 civili in Darfur

Profughi Darfur
Il governo di Khartoum ha attribuito a un contingente di pace in Darfur la responsabilità per la morte di 7 civili durante la scorsa settimana, minacciando di esacerbare le già precarie relazioni del Sudan con la missione internazionale dell’Unione Africana. La Missione delle Nazioni Unite in Sudan (Unamid) ha respinto le accuse, sostenendo che il contingente si è difeso da due attacchi avvenuti il 23 e 24 aprile con un bilancio di 4 assalitori morti e sei membri del contingente feriti.

Nell'ultimo anno il governo sudanese ha ripetutamente chiesto all'Unamid di lasciare il Paese, a partire dai tentativi della missione ONU di investigare su uno stupro di massa compiuto da soldati delle forze governative nella cittadina di Tabit, in Darfur. Episodio negato da Khartoum, che ha escluso un possibile coinvolgimento dei suoi soldati nella vicenda.

Secondo una dichiarazione del ministro degli esteri sudanese, il contingente di pace avrebbe ucciso 5 membri di una tribù nella località di Kass, 85 km. a nord-ovest di Nyala, mentre inseguiva alcuni banditi nel tentativo di recuperare un veicolo rubato. Il comunicato specifica che il contingente avrebbe aperto il fuoco sui civili altre due volte, uccidendo 2 persone.

La versione del governo è stata smentita da un comunicato dell'Unamid, che sostiene di aver risposto al fuoco di un gruppo di assalitori armati di fucili automatici. Sempre secondo l'Unamid sarebbe salito a 61 il bilancio dei morti fra i membri della missione ONU, avviata nel 2007 per contenere l’escalation di violenze fra governo sudanese e ribelli "non arabi" che si fronteggiano dal 2003.


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