giovedì 14 maggio 2015

Burundi, aria di Guerra Civile

Bujumbura, scontri
Sembra fallito, o comunque non ancora concluso, il Colpo di Stato annunciato ieri dai militari. Qualche fonte dice che dopo il sostanziale fallimento del colpo di stato ora le parti stiano trattando. Ma un portavoce governativo ha già detto che il golpisti saranno portati davanti alla corte marziale. Una affermazione che fa immaginare che le trattative siano già fallite.

Il presidente Pierre Nkurunziza si troverebbe ancora in Tanzania a Dar es Salaam, che ospita la conferenza della comunità dell’Africa Orientale. Nkurunziza ha lasciato il summit quando ha avuto notizia del golpe, ma non è potuto rientrare visto che aeroporto e frontiere del Burundi sono chiusi.

Quello che è certo che il tentativo di "Colpo di Stato" è stato messo in atto dal generale Godefroid Niyombare, un ex alleato del presidente che ha scatenato la rivolta delle opposizioni contro il piano che potrebbe permettere a Nkurunziza, di etnia Hutu, di correre il mese prossimo per un contestato terzo mandato presidenziale.

Quello che è certo è che per le strade si continua a combattere. È la crisi peggiore nel Paese africano da quando, nel 2006, terminò la lunga guerra civile tra Hutu (maggioritari e più poveri) e Tutsi (storicamente sostenuti dalle potenze coloniali) scoppiata nel 1993 a seguito di un ennesimo colpo di Stato.

Il bilancio di queste ultime tre settimane di scontri, scoppiati proprio mentre il presidente era fuori del Paese, è di oltre 50 mila sfollati e almeno una ventina di morti.

Pierre Nkurunziza
Cosa c’è in gioco in Burundi? E perché i contendenti sono così agguerriti e determinati, disposti a far precipitare il paese nel caos pur di non perdere posizioni? Ancora una volta il potere, certamente, ma nel caso specifico si tratta anche e soprattutto di poter mantenere il controllo di affari e traffici.

Il Burundi è un piccolo paese, ma è situato in una posizione strategica, con i suoi confini occidentali appoggiati al ricchissimo territorio orientale della Repubblica Democratica del Congo. Il piccolo Burundi in sostanza drena clandestinamente minerali preziosi e li immette sul mercato con enormi vantaggi di chi controlla questi traffici.

Non è un caso che il generale golpista, Godefroid Niyombare, è l’ex capo dei servizi segreti rimosso da Nkurunziza perché con i suoi sottoposti aveva scritto un manifesto contro il terzo mandato. Il suo predecessore era stato rimosso invece poco dopo l’uccisione delle tre suore italiane. Pare che in quella vicenda, rimasta misteriosamente oscura, il generale vi fosse coinvolto perché temeva che le suore denunciassero i suoi traffici. Insomma la carica di capo dei servizi segreti in Burundi è cruciale per il potere.

Ora la situazione è sospesa e c’è anche il rischio che i contendenti gettino tutto su quel nervo scoperto che in Burundi è la differenza etnica tra Tutsi e Hutu. Gli stessi Tutsi e gli Hutu che nel 1994 nel vicino Rwanda hanno provocato il più grave genocidio del XX secolo.
(Fonti Euronews e Buongiorno Africa)



Nessun commento:

Posta un commento