sabato 2 maggio 2015

Burundi, sale la tensione tra polizia e manifestanti

Manifestanti protestano a Bujumbura, capitale del Burundi
Sale la tensione in Burundi dopo l’annuncio della candidatura del presidente Pierre Nkurunziza per un terzo mandato alle elezioni di giugno, si sono scatenate le proteste dell’opposizione e della società civile.

Più di ventiduemila persone hanno lasciato le loro case in Burundi per rifugiarsi nel vicino Rwanda. Sono in fuga dalle continue violenze tra le forze dell’ordine e i manifestanti che protestano contro la candidatura a un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza.

Ad alimentare i timori della popolazione sono le intimidazioni della milizia Imbonerakure, l’ala giovanile del partito al potere. Secondo alcune testimonianze, gli affiliati al gruppo stanno segnando le abitazioni degli oppositori del presidente. In molti temono che le nuove tensioni riaccendano i conflitti etnici che hanno causato una guerra civile lunga dodici anni.

Studenti dell'Università Kiriki portano via i loro oggetti
personali dopo che il governo ha ordinato la chiusura
di tutti i campus universitari
Bloccati i Social Network. Nel contesto delle dimostrazioni (che hanno provocato già molte vittime) le compagnie di telefonia mobile hanno ricevuto l’ordine di bloccare l’accesso dei loro abbonati ai social network Facebook e Twitter e ai servizi di comunicazione istantanea come Whatsapp.

Anche nella comunità internazionale si moltiplicano però le voci di condanna della violenza. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha rivolto un appello ai cittadini burundesi "A salvaguardare le conquiste fatte a caro prezzo nel consolidamento della pace e della democrazia e a risolvere le loro controversie attraverso il dialogo. Le autorità dovrebbero condurre rapidamente un’inchiesta sulle violenze e sui morti che ne sono seguiti".

Anche il Parlamento Europeo ha aperto un dibattito sulle violenze in Burundi. A sollecitare il dibattito Cécile Kyenge, ex-ministro all'integrazione e ora parlamentare europea.

"Il genocidio in Rwanda del 1994 trova le sue origini nella guerra civile in Burundi. Oggi questo Paese rischia di tornare alla guerra. Ieri 500 studenti hanno chiesto protezione all'ambasciata USA. Fermiamo il massacro prima che accada. Salviamo la pace"

Video intervento in aula a Strasburgo di Cécile Kyenge sul Burundi il 29 aprile


Per quanto riguarda l'Italia è interessante l'articolo di African Voice a firma Fulvio Beltrami sugli "oscuri" rapporti tra la Comunità di Sant'Egidio e il genocidiario presidente Pierre Nkurunziza.



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