giovedì 14 maggio 2015

Sono 16.600 i bambini rimasti orfani a causa di Ebola

Shitu è una delle bambine rimaste orfane a causa
dell'Ebola in Sierra Leone. Entrambi i suoi genitori sono
morti nell'ospedale di Kenema (Foto Unicef)
Secondo l'Unicef sono 16.600 i bambini che a causa dell’epidemia di Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone hanno perso uno o entrambi i genitori o altre figure che si prendano cura di loro, 3.600 di questi bambini sono gli "orfani totali" (coloro che hanno perso entrambi i genitori per colpa del virus). Tuttavia, meno del 3% di loro hanno finora dovuto essere affidati a istituti, il restante 97% ha potuto ritornare nel proprio ambito familiare o affidato all'interno della propria comunità.

Dopo aver superato le paure e i preconcetti sull'Ebola, nella prima fase dell'epidemia, le famiglie si sono rivelate molto collaborative, garantendo cure e protezione ai bambini che hanno perso i genitori. Questa circostanza dimostra la forza dei legami di parentela e la straordinaria coesione delle comunità in un momento di grande difficoltà.

L'Unicef contribuisce alle operazioni di identificazione dei bambini rimasti senza genitori o tutori, e promuove cure e protezione tramite altri parenti o famiglie affidatarie. In Guinea, per esempio, tutti i 773 bambini che hanno perso entrambi i genitori sono stati affidati ad altri parenti superstiti.

I bambini e le famiglie che si prendono cura di loro ricevono aiuti economici e assistenza diretta, come l'aiuto per rientrare a scuola e sostenere le spese per gli studi o il sostegno psicologico e sociale. È importante continuare a monitorare i minori affidati a nuove famiglie, perché sono i soggetti emotivamente più vulnerabili a causa della perdita dei loro affetti più cari.

È stata creata una rete di persone sopravvissute alla malattia che sta giocando un ruolo chiave nell'aiuto ai bambini colpiti direttamente o indirettamente da Ebola. Grazie al livello di immunità sviluppato durante la malattia, i sopravvissuti possono interagire con i bambini malati o in quarantena con il contatto umano (a cominciare dalle interazioni fisiche dirette) che normalmente, per ragioni di sicurezza, gli operatori non possono prestare loro.

Identificare e aiutare i bambini più vulnerabili è una delle tante sfide da affrontare in questa crisi umanitaria che colpisce una regione del mondo in cui i servizi sociali e le misure di protezione dell'infanzia erano già fragili prima dello scoppio dell’epidemia.

Mentre nei paesi colpiti dall'epidemia inizia una lenta ripresa, è necessario cogliere l’opportunità per migliorare i servizi di protezione dell’infanzia per tutti i bambini a rischio.

Ora bisogna rispondere anche ad altre forme di vulnerabilità sociale che esistevano già prima della crisi di Ebola:
  • Matrimoni precoci,
  • Sfruttamento del lavoro minorile,
  • Violenza,
  • Sfruttamento sessuale,
  • Arruolamento militare.

(Fonte Comunicato Unicef)


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