lunedì 8 giugno 2015

Burundi. Rinviata la farsa delle elezioni presidenziali


Manifestazioni anti Nkurunziza
Il governo del Burundi ha annunciato il rinvio delle elezioni amministrative e legislative che erano in programma questo weekend. Una scelta obbligata, data la situazione di alta tensione che sta vivendo il paese e le forti pressioni internazionali e della Chiesa. Attenzione però, il presidente Nkurunziza rinvia ma non cambia direzione.

Ora tocca ora alla Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) fissare un nuovo calendario delle elezioni. Il governo accetta di rinviare le elezioni, ma non vorrebbe oltrepassare il limite imposto dalla Costituzione. Ipocritamente, i capi di stato riuniti a Dar es Salaam (in assenza di Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi e diretto interessato, e di Paul Kagame, presidente del Rwanda, da sempre contrario al mandato di Nkurunziza, ma ipocrita anch’esso, dato che da tempo serpeggiano voci sul fatto che stia pensando a di far cambiare la Costituzione per ripresentarsi alle presidenziali nel 2017) si erano ben guardati dal discutere del problema vero, quello del 3° mandato di Nkurunziza.

Delusione immensa degli abitanti di Bujumbura, soprattutto dei giovani dei quartieri popolari della capitale che si sentono traditi e che da settimane ormai (dal 25 aprile scorso) sono sul piede di guerra contro il 3° mandato del presidente. Su di loro tira la polizia "à balles réelles" (con munizioni vere) e sono ormai più di trenta le vittime conteggiate fino ad ora. Ma per l’opposizione burundese, il ritiro della candidatura del presidente è una pre-condizione a ogni discussione con il potere, alla cessazione delle manifestazioni e anche al voto che hanno annunciato di voler boicottare.

La Ceni bloccata. La marcia verso le elezioni è stata complicata anche da una Commissione elettorale nazionale (CENI) messa nell'impossibilità di decidere, perché due dei suoi membri, vicepresidente compresa, sono fuggiti all'estero spiegando che la situazione politica e l’insicurezza non permettevano loro di lavorare. Composta di 5 membri, e dovendo prendere decisioni, secondo il regolamento, per consenso o a maggioranza di 4 voti su 5, si capisce bene perché l’organo sia paralizzato. Per rimpiazzarli, la Costituzione prevede un decreto presidenziale ma solo dopo che le due candidature siano state approvate da almeno il 75% dei deputati e senatori.

Inoltre bisogna rimpiazzare anche quel 20% dei membri delle Commissioni elettorali provinciali e comunali, che la Chiesa cattolica ha ritirato proprio nei giorni scorsi. E questo dopo che il Belgio (ex potenza coloniale), l’Olanda e la Svizzera avevano annunciato la sospensione del loro aiuto alla preparazione del voto.

Chiesa dura. La Chiesa cattolica è molto influente in Burundi (più della metà della popolazione è cattolica), data anche la sua presenza capillare in tutte le regioni del paese, tramite scuole, centri di formazione, strutture sanitarie (dispensari, ospedali), ecc. La Chiesa aveva già annunciato di non poter dare la sua cauzione a elezioni colme di "lacune", in primis quella del 3° mandato per Nkurunziza.

La comunità cattolica burundese aveva già molto chiaramente detto NO alla candidatura di Nkurunziza, considerandola una violazione degli accordi di pace firmati ad Arusha nel 2000, che avevano posto fine alla guerra civile. Aveva inoltre denunciato pressioni sulla gente, liste elettorali non trasparenti, uno spazio politico e mediatico aperto solo alla maggioranza, senza dimenticare le violenze della polizia, che da mesi ormai accompagnano le manifestazioni degli anti-Nkurunziza.

Posizione UE. Ed ecco che anche l'Unione Europea, dopo aver versato sei milioni di euro per la tenuta delle elezioni e fatto lavorare per un mese i suoi osservatori, ha deciso di ritirare la propria missione di osservazione, stimando che non esistono in questo momento le condizioni per elezioni democratiche credibili. Il rappresentante dell’Unione Europea ha affermato che in Burundi si respira un’atmosfera di paura e di intimidazione generalizzata e che prima delle elezioni bisognerebbe organizzare lo smantellamento delle milizie. Senza temere di nominare espressamente gli "Imbonerakure" (milizie giovanili del partito di governo Cndd-Fdd) che da tempo ormai seminano, a servizio del regime, il terrore nel paese con rappresaglie ai danni degli anti-Nkurunziza.

E senza dimenticare di denunciare la chiusura delle radio private, l’impossibilità per l’opposizione di fare campagna elettorale, giornalisti in fuga, manifestazioni proibite e, l'assassinio dell’oppositore Zedi Feruzi sabato 23 maggio.

Non c’è pace per il piccolo paese dell’Africa centrale e se non c’è pace, come può avvenire la più alta espressione di democrazia possibile, cioè il voto?


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