giovedì 9 luglio 2015

Aborto e le donne abusate di Boko Haram. Loro devono decidere se partorire il "frutto" indesiderato di una violenza

Ragazze prigioniere di Boko Haram, appena liberate
Donne, donne violentate, donne abusate, le donne violentate di Boko Haram e rimaste incinta dei loro aguzzini. E siamo alle solite, per la "donna africana", anche in una situazione drammatica come una violenza, NON è mai la donna a decidere per se stessa.

All'inizio di maggio l'esercito nigeriano riesce a liberare, in diverse operazioni nella foresta di Sambisa, circa 800 tra donne, ragazze, bambini e bambine rapite da Boko Haram nei mesi precedenti, alcune erano prigioniere da oltre un anno.

Ma il vero orrore non è il rapimento in se, ma il fatto che furono sistematicamente abusate sessualmente, più di duecento ragazze e donne sono risultate essere incinta, messe incinta apposta affinché possano partorire i futuri soldati di Boko Haram - leggi -

In Nigeria l'aborto è vietato, ammesso solo nei rari casi in cui sia in pericolo la vita della donna. E così interviene nientemeno che l'UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) per "raccomandare" alla Nigeria di permettere alle donne abusate da Boko Haram di abortire, se lo vogliono. Costringere una donna a partorire un figlio frutto di una violenza, secondo l'ONU, sarebbe una seconda "violenza" dopo gli orrori dei lunghi mesi prigionia.

Apriti cielo. Intervengono i vescovi cattolici della Nigeria a lanciare strali contro l'ONU colpevole di favorire l'aborto, una pratica a loro dire abominevole. Intervengo le ONG di area cristiana a chiedere conto all'ONU della sua ingerenza su una pratica odiosa come l'aborto, come se anche lo stupro di una donna non fosse "odioso".

La coalizione delle ONG locali definisce "inconcepibile, disumano, scandaloso pensare di restituire in questo modo una vita a donne già provate dalla prigionia" Così, informa This Day, la Fondazione per l’eredità africana (Fach), coalizione di Ong africane, ha commentato la proposta al governo federale della Nigeria da parte dell’Unfpa e di alcune Ong straniere di far abortire le ragazze nigeriane, se lo vogliono, le ragazze abusate da Boko Haram.

"L’aborto è un atto disumano che deve essere totalmente condannato. Le donne strappate a Boko Haram sono distrutte dalla prigionia, ma quello di farle abortire non può essere considerato un modo per riabilitarle". In un messaggio, le Ong africane hanno chiesto al governo federale della Nigeria di non fidarsi dell’agenzia Onu, soprattutto perché nessuno ancora sa quante di loro siano davvero incinte.

Pur di non far abortire le ragazze abusate si mette in dubbio perfino che siano davvero incinta. Rendiamoci conto in che mondo viviamo. Nei paesi sviluppati del ricco occidente l'aborto è una pratica "libera", un atto ormai entrato nella normalità di scelta di una donna, un atto sostanzialmente accettato dalla società e perfino dalla Chiesa Cattolica. Ma perché allora sola la "donna africana" NON deve essere lei stessa a decidere se abortire o no, se tenere o no quel figlio frutto di una violenza, il frutto di un abuso ripetuto e inaudito ?

Bambini e bambine liberate
Con quale arroganza ONG e Chiesa si permettono di decidere per gli altri. Lo sta già facendo la legge nigeriana, che così com'è, quelle donne abusate da Boko Haram non potrebbero mai ad abortire. In fondo l'ONU ha solo chiesto al governo nigeriano di essere di manica larga, e che siano le donne stesse a decidere.

Queste ONG così caritatevoli pensino piuttosto a dare aiuto a queste donne, offrire loro cure gratuite, case per la riabilitazione, supporto psicologico. Fornire vestiti, cibo, acqua e riparo a tutte, perché a quasi tutte Boko Haram non ha tolto solo la dignità, ma ha anche distrutto le loro case, ucciso i loro mariti, i loro padri, e magari anche i loro figli (quelli veri).

Lei, la donna, è la sola che può decidere che fare di quel bambino che ha in grembo, se proseguire la gravidanza, se dare in adozione un bimbo non voluto .. o se abortire.

Chi vi scrive è una donna che a venti anni fu segregata e per tre giorni consecutivi violentata. So benissimo ciò che si prova dopo aver subito uno stupro di gruppo. Se fossi rimasta incinta non saprei cosa ne avrei fatto del frutto di una violenza. Ma di sicuro non avrei accettato i consigli di chi mi avesse "obbligata" a tenere un bambino non voluto, né cercato.

In questa vicenda nigeriana, la tragedia è anche l'ingerenza di chi vorrebbe scegliere al posto di una donna vittima di un abuso grave.
(Maris)
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