mercoledì 15 luglio 2015

Il Sudan e le discriminazioni contro i Cristiani

Continuano i processi farsa contro le donne e i sacerdoti cristiani. In questi giorni a Khartoum si stanno svolgendo due processi in cui, per diverse ragioni, sono coinvolti alcuni cristiani.

Nel primo il servizio di sicurezza nazionale, Niss, accusa due pastori sud sudanesi, Yat Michael Ruot e Peter Yein Reith, di minare la costituzione oltre che di spionaggio e blasfemia. I due pastori erano in visita a Khartoum quando sono stati arrestati, il primo lo scorso dicembre e l’altro in gennaio. Entrambi sono stati incarcerati senza accuse precise fino al 1° marzo, quando sono state loro mosse accuse che prevedono la flagellazione oltre che l’ergastolo o la pena di morte, a causa di documenti trovati nei loro computer, riguardanti la loro azione pastorale e carte topografiche che la difesa sostiene essere pubbliche e scaricabili da normali siti web.

Il secondo processo si sta svolgendo presso il tribunale per l’Ordine pubblico e vede coinvolte 10 ragazze nuba, provenienti dal Sud Kordofan, di età tra i 17 e i 23 anni, accusate di essere vestite in modo indecente perché indossavano pantaloni o gonne che non arrivavano alle caviglie. In 12 sono state arrestate il 25 giugno, mentre uscivano dalla chiesa battista di El Izba, Khartoum North, dopo una cerimonia religiosa. Tutte sono state rilasciate alcuni giorni dopo, ma 10 sono state accusate per aver violato l’articolo 152 del codice penale del 1990, che tratta appunto di norme riguardante i comportamenti e l’abbigliamento in pubblico. Ieri la prima è stata condannata a pagare 500 sterline sudanesi (83 dollari circa), ma il reato prevede anche la flagellazione.

Il 9 luglio Amnesty International ha lanciato un appello urgente in loro favore. Anche il parlamento europeo si è mobilitato, approvando una risoluzione in cui condanna la detenzione dei due pastori e l’accusa alle ragazze cristiane, così come le continue minacce contro i leader e le comunità cristiane, la distruzione di chiese e di altri beni di loro proprietà che hanno visto un’accelerazione dopo la secessione del Sud Sudan, nel 2011.


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