sabato 22 agosto 2015

Italia, nozze combinate con islamici. Indaga l'antiterrorismo

La fuga dall'Africa coperta dal velo di un abito bianco, dietro cui si nascondono italiane e italiani reclutati nelle mense sociali, o tra gli occupanti abusivi di appartamenti. Sono i poveri italiani a tendere una mano ai migranti islamici per qualche migliaio di euro.

È il tour dei matrimoni combinati, pianificati con viaggi nei Paesi di origine, che attraverso le organizzazioni criminali è diventato il lasciapassare più rapido per la cittadinanza italiana. Ma sull'altare delle nozze di comodo ora cala l'ombra delle infiltrazioni terroristiche, dopo i sospetti per un aumento delle offerte in denaro da parte di alcuni stranieri subito dopo gli attentati in Tunisia ed Egitto.

La vicenda sulla quale indaga la divisione antiterrorismo della Questura di Roma. L’Africa o il Medio Oriente chiedono la mano dei disgraziati, Roma risponde. Nella capitale, i luoghi delle reclute dei promessi sposi pronti ad unirsi ai migranti sono la stazione Termini, le case occupate e le mense sociali per poveri e senzatetto.

Una volta trovato un lui o una lei, a cui vengono in genere offerti non più di tre o quattromila euro, vengono organizzati i viaggi. Direzione Il Cairo, in Egitto. "Ne abbiamo organizzati recentemente almeno una decina", spiega A., un quarantenne italiano coinvolto nel traffico, che oltre a girare si occupa della parte burocratica sbrigando le pratiche e procurando i documenti da portare all'ufficio anagrafe.

"Dal Cairo, attraverso l’ambasciata italiana arrivano la richiesta di matrimonio e una volta ottenuti i documenti necessari si parte per l’Egitto". Pratiche conformi alle regole, ma solo la facciata pulita di un business che nasconde l’inganno dietro l’altare.

Alla futura sposa italiana viene fornito un biglietto aereo per l’Egitto, dove vengono celebrate le nozze, spesso prima con rito religioso copto o cattolico, poi avviene la registrazione del matrimonio nel Paese di origine e in Italia.

"È chiaro che attraverso le nostre conoscenze riusciamo ad avere delle facilitazioni in Egitto ma nell'arco di un paio di settimane l’uomo o la donna italiana appena sposata viene liquidata del suo compenso e può tornare a casa". Dopo la registrazione dell’atto anche in Italia, a distanza di qualche mese arriva la richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari e, con una prospettiva temporale molto più lunga, la richiesta di cittadinanza. Anche se per la maggior parte degli sposi extracomunitari l’Italia rappresenta solo una via di accesso ad altri Paesi europei.

L’intero affare è di novemila euro. Ma recentemente, due giorni dopo l’attentato al Cairo dello scorso 11 luglio, sono arrivate due richieste urgenti con offerte di pagamento raddoppiate, in particolare quelle di un siriano, che ha concluso la trattativa mentre era in attesa nel deserto. Per questo, sul business illegale stanno cercando di far luce anche l’Antiterrorismo italiana. Indagini per scongiurare che, dietro qualche migliaio di euro, un italiano possa dare le chiavi dell'Europa ad un terrorista, pronunciando il fatidico “sì”.

La testimonianza: "Sono al terzo matrimonio, mi pagano per farlo". A 33 anni è pronta al suo terzo matrimonio, ma promette che se non gli anticipano i primi mille euro non partirà per il Cairo. A parlare all'ANSA è Sara (nome di fantasia), che abita in un edificio occupato a Roma, in un quartiere popolare della Capitale, dove in 30 metri quadri c’è tutta la sua vita sottosopra.

Dovrà sposare uno straniero, le hanno detto che è un mediorientale. Non ha ancora visto il suo volto e lo conoscerà solo in Egitto, quando dovrà sposarlo, ma le hanno promesso novemila euro per andare lì e diventare sua moglie per un po’ di tempo. È tutto già organizzato, si tratta di sposare un extracomunitario sconosciuto, affinché ottenga in futuro il rilascio del permesso di soggiorno, ed intrattenersi per qualche settimana al Cairo fino a quando non saranno registrate tutte le pratiche per il matrimonio.

Nel frattempo meglio non vedere o contattare nessuno. "Non mi preoccupo di nulla, è già successo in passato. Quei soldi mi servono, me ne hanno promessi tanti, ma in verità andrebbero bene anche molto meno", spiega prendendo in braccio la sua bambina di due anni. "Non lavoro e non mi sento una delinquente, questa è una cosa sicura. Non è un reato e se vengo pagata non vedo cosa ci sia di male. La prima volta ho persino sposato un transessuale brasiliano qui a Roma, così ora è nella capitale. Poi abbiamo aspettato che passasse un po' di tempo e abbiamo divorziato".

Al suo secondo matrimonio, con un africano, invece Sara non ha preso soldi: "L’ho fatto per mia figlia e anche se non amavo più il padre della bambina, gli ho dato la possibilità di restare a Roma. Tanto sapevo già come funziona".

Ora aspetta un biglietto per le nuove nozze al Cairo, mille euro in contanti come anticipo e la rassicurazione dal suo "broker", un italiano che a sua volta si è sposato in Iran, attraverso lo stesso sistema, con una donna eritrea. Lui sapeva che "lei è la persona giusta per questo tipo di cose".

"Quando tornerò comprerò un po' di cose per mia figlia. Le nozze sono una cosa, l’amore un’altra. Per me non conta nessuna delle due, tanto meno degli immigrati. Mi interessa solo tirare avanti"
(ANSA)

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