giovedì 15 ottobre 2015

Ebola, infermiera scozzese già guarita dal virus è grave per una ricaduta

Sono ulteriormente "peggiorate" le condizioni di salute dell’infermiera scozzese Pauline Cafferkey, vittima di una ricaduta legata al virus Ebola, che aveva contratto l’anno scorso e da cui era guarita.

L’infermiera, 39 anni, è ricoverata in isolamento da venerdì al Royal Free Hospital di Londra che, in un comunicato, ha dichiarato: "Ci rattrista annunciare che le condizioni di Pauline Cafferkey si sono deterioriate e che ora la donna è gravemente malata. È in cura per l’Ebola nell'unità di isolamento ad alto livello del Royal Free Hospital"

La Cafferkey contrasse l'Ebola lo scorso dicembre mentre lavorava in un centro medico di Save the Children a Kerry Town, in Sierra Leone.

Questo caso sta provocando un "cauto" allarme tra gli addetti ai lavori in quanto il virus, secondo diversi studiosi, può rimanere latente nel corpo per diverso tempo, anche per mesi, ma è praticamente una delle prime volte che si registra, almeno al di fuori dell'Africa, un caso di ricaduta.

"In casi rarissimi, pazienti sopravvissuti a ebola possono sviluppare di nuovo la malattia, quando il virus resiste nel corpo e si replica, sfruttando un sistema immunitario indebolito"

L’epidemia di ebola che ha colpito l'Africa a partire dal febbraio 2014 ha causato 11.300 vittime, quasi tutte tra Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Le conseguenze dell'epidemia sono molto gravi per i tre paesi colpiti, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economico e sociale.

Ha lasciato strascichi devastanti anche tra le persone sopravvissute. Circa il 25% di chi è guarito ha riportato infatti problemi alla vista con infiammazioni gravi degli occhi che potrebbero portare alla cecità. Altri pazienti hanno denunciato forti dolori fisici e molta fatica nel compiere i normali gesti quotidiani. Quasi tutti i guariti sono poi molto provati dal punto di vista psicologico.

"Questi problemi sono molto gravi e possono impedire alla gente di lavorare e provvedere alle loro famiglie". I medici e i ricercatori vogliono determinare le cause di questi effetti collaterali per evitare pesanti ricadute sulle economie e sulle società dell’Africa occidentale.

Per questo motivo circa 7.500 persone, tra cui 1.500 sopravvissuti e seimila loro amici e famigliari, saranno seguiti per cinque anni da esperti.

Il caso dell'infermiera scozzese mette in allarme anche le autorità sanitarie dei tre paesi africani. Sono in migliaia infatti i sopravvissuti e, anche a distanza di mesi, seppur in casi rari il virus potrebbe ricomparire e provocare delle ricadute.

L'infermiera scozzese
vittima della ricaduta
Pauline Cafferkey
Il bollettino dell'OMS. Intanto dall'Africa arrivano buone notizie. Per la seconda settimana consecutiva non ci sono stati nuovi casi di Ebola nei paesi africani colpiti dall'epidemia. Lo afferma il bollettino dell'OMS. Sono ormai 11 settimane, rileva il bollettino, che non si hanno più di cinque casi a settimana.

Tuttavia 150 persone rimangono sotto osservazione in Guinea, di cui 118 ad alto rischio, e altri 259 contatti con casi conosciuti non sono reperibili. La Guinea quindi è un paese che rimane ancora un rischio di nuovi casi.

In Sierra Leone due ammalati ad alto rischio sono fuggiti e ancora non sono stati ritrovati.

La Liberia, il terzo paese africano gravemente colpito dal virus, è stato dichiarato "Ebola Free" già nello scorso mese maggio.

Dall'inizio dell’epidemia ci sono stati circa 28mila casi e oltre  11mila morti, di cui 513 tra gli operatori sanitari.
(Corriere della Sera)

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