lunedì 23 novembre 2015

Bye bye Ebola, la Sierra Leone festeggia la fine di un incubo

La Sierra Leone dichiarata "Ebola Free", finalmente l'Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara il paese africano "Ebola Free". Da un mese e mezzo non ci sono casi di contagio. Il 7 novembre è stato un grande giorno per il Paese africano, che festeggia la fine di un lungo incubo.

Da alcune settimane, gli abitanti della Sierra Leone si stringono la mano per salutarsi. Questo gesto, banale da altre parti, qui non lo era più. Era vietato perché poteva trasmettere il virus che in un anno e cinque mesi ha contagiato 14.061 persone e ne ha uccise 3.955 solo nel Paese, mentre il bilancio sale a 28.575 casi e 11.313 morti se si considera anche la Guinea e la Liberia, gli altri due paesi maggiormente colpiti dal virus.

Il 7 novembre è stato un giorno di grande festa. Da quella data la Sierra Leone è dichiarata "ebola free", senza nessun contagio da 42 giorni, ovvero il periodo che fa ritenere conclusa l’epidemia. Per celebrare la notizia, le autorità hanno invitato tutti a vestirsi di giallo, mentre nell'ultima settimana le compagnie telefoniche inviavano ogni giorno un sms con il conto alla rovescia: -5, -4, -3, ecc..

In realtà la vera festa sarà il 5 febbraio, quando saranno passati ulteriori 90 giorni e anche le misure di sorveglianza verranno sospese. Accanto alla gioia, rimane infatti anche un po’ di paura: due strutture, una nell'est e una nella capitale Freetown, rimarranno aperte, pronte a un eventuale nuovo emergere di focolai. D'altronde, nella vicina Guinea, pur meno colpita dalla crisi rispetto la Sierra Leone, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha confermato nuovi casi anche nel mese di ottobre. La Liberia, invece, è "ebola free" dal 3 settembre.

Sanità allo sfascio. Tra chi ha scelto di non lasciare sola la Sierra Leone ci sono diverse onlus italiane, come CUAMM (Medici per l’Africa) ed Emergency. Per la Sierra Leone si è trattato di un vero e proprio tsunami che ha portato via medici, infermieri, mamme, papà, famiglie, ospedali, scuole. Ebola ha lasciato un vero e proprio deserto nel settore sanitario, in quello dell'istruzione, in quello del commercio e dell'economia, nel tessuto civile.

All'inizio la dura lotta contro la disinformazione. All'inizio il Paese era messo in ginocchio, annichilito e incapace di reagire di fronte alle cifre dell’epidemia in crescita frenetica. Poi il coprifuoco, le restrizioni ai movimenti, la caccia ai casi di contagio, la dura lotta contro disinformazione e pericolose credenze.

Prima che venisse attuato un piano con procedure chiare, tutti raccontavano la propria verità. Chi diceva che bastava non mangiare la carne venuta dalla foresta, chi spiegava di non toccare le scimmie. Intanto, i primi cadaveri diffondevano il virus. Qui il rapporto con il defunto è, come spesso in Africa, un rapporto fisico: lo si tocca, lo si espone, lo si lava. È così che ebola ha attecchito e svolto il suo lavoro di morte.

All'inizio, nella mancanza di vera informazione, quando le autorità hanno mandato gli uomini coperti da maschere e strani camici protettivi a portar via i cadaveri dalle case, la gente nascondeva i morti.

La gente ha ripreso ad andare al mercato e a dare la mano per salutare. Fin dal mese di luglio, nelle zone meno colpite, la vita quotidiana ha iniziato ad avviarsi verso la normalità. "La gente ha ripreso ad andare al mercato, uscire di casa, darsi la mano per salutarsi. Poi a settembre i bambini e i ragazzi sono tornati a scuola".

La sfida ora è superare le difficoltà e quell'alone di superstizione che circondano i sopravvissuti, alcuni dei quali devono anche fare i conti con problemi di salute, specialmente agli occhi.

Secondo l'Unicef sono 16.600 i bambini che a causa dell’epidemia di Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone hanno perso uno o entrambi i genitori o altre figure che si prendano cura di loro, 3.600 di questi bambini sono gli "orfani totali" (coloro che hanno perso entrambi i genitori per colpa del virus). Il 97% di questi orfani tuttavia ha potuto ritornare nel proprio ambito familiare o affidato all'interno della propria comunità.

La Sierra Leone, anche senza ebola, vanta il triste primato di essere lo Stato al mondo con la mortalità materna più alta, 1.100 ogni 100 mila abitanti, rispetto ai 4 ogni 100 mila dell’Italia.

Ora la sfida è ricostruire il sistema sanitario distrutto dallo "tsunami ebola", una sfida che la Sierra Leone non può vincere da sola.

Bye bye Ebola, un video per festeggiare. Per celebrare la notizia, il rapper Block Jones ha scritto una canzone sulle cui note ballano tutti, dai poliziotti agli operatori sanitari, dalla gente comune ai sopravvissuti, e perfino i bambini delle scuole.


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