venerdì 6 novembre 2015

Repubblica Democratica del Congo, sbloccate 72 adozioni internazionali su 1.500

Adozioni, dal Congo sì alla partenza di 72 bambini. Ma altri 1.500 restano bloccati in attesa di una nuova legge.

Sono 72 i bambini congolesi autorizzati a raggiungere le famiglie adottive, dopo un'attesa che si protrae dal 25 settembre 2013, giorno in cui il governo congolese dichiarò una moratoria delle adozioni internazionali. Dieci di questi partiranno per l’Italia, dove però sono ben 130 le coppie che attendono di portare a casa i propri figli.

Lo ha annunciato lunedì Alexis Thambwe Mwamba, ministro congolese della giustizia, suscitando speranze non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Francia, Belgio, Canada, Germania, Olanda e Svizzera. "Abbiamo autorizzato la partenza di 69 bambini dal territorio nazionale e abbiamo anche autorizzato la partenza di altri tre piccoli colpiti da malattie gravi". Lo stesso ministro ha anche detto che il numero dei minori adottati in attesa di poter partire è passato dai 1.103 del 2013 ai circa 1.500 attuali.

Alcune delle pratiche sono vecchie di anni. In base ai dati ufficiali della direzione generale delle migrazioni di Kinshasa, gli USA sono il primo paese per numero (454), seguito da Italia (433) e Francia (160). Le 72 autorizzazioni appena concesse sono dunque ben poca cosa rispetto ai numeri complessivi.

Queste 72 autorizzazioni NON si possono però leggere come un segnale di disgelo che prelude a uno sblocco definitivo delle pratiche di adozione arretrate perché i lavori della Commissione che si occupa di adozioni sono stati sospesi fino alla promulgazione di una nuova legge sulle adozioni internazionali che, vista la situazione politica del paese africano, non sarà varata molto presto.

Il blocco è nato oltre due anni fa, quando il governo congolese aveva ricevuto informazioni secondo le quali alcuni dei bambini già adottati erano stati maltrattati o dati in adozione a coppie omosessuali, cosa contraria alle leggi del Paese. Non solo, erano circolate voci che qualcuno di loro potesse essere stato vittima di abusi sessuali.

Il governo ha così deciso di bloccare tutti gli iter in corso per un anno. Termine poi prorogato poiché, a detta del governo congolese, alcune delle famiglie adottive avevano nel frattempo cercato di far espatriare i bambini con l’inganno. Nel 2014 alla frontiera con lo Zambia infatti era stata smantellata una rete illegale che tentava di aggirare la decisione delle autorità congolesi facendo espatriare i bambini adottati.

"Per il principio di precauzione riteniamo che vada mantenuto il congelamento delle autorizzazioni. Informazioni ricevute da più parti in questi ultimi anni hanno mostrato situazioni inaccettabili, bambini adottati da famiglie cosiddette normali si erano ritrovati dall'oggi al domani schiavi sessuali. È nostro dovere proteggerli, dobbiamo assicurarci che le famiglie che li accolgono siano adatte. E ciò richiederà tempo. Prima di ogni autorizzazione, facciamo un’inchiesta caso per caso e non accetteremo alcuna pressione esterna. Le famiglie adottive portino pazienza"

Irregolarità che però ci sono anche nei Tribunali congolesi che devono rilasciare le autorizzazioni. Sarebbe tollerato che i futuri genitori adottivi non si presentino di persona, al contrario di quanto previsto dalla legge, preferendo ingaggiare avvocati e intermediari che facciano pressione sui giudici. Insomma, secondo quanto accertato da organizzazioni internazionali, un vero e proprio giro di corruzione sulla pelle dei bambini. Esborsi di ulteriore denaro per ogni adozione che può arrivare fino a 50mila dollari, tangenti per oliare gli ingranaggi della burocrazia congolese.

E per porre fine a tutto questo il governo congolese non ha trovato di meglio che "bloccare tutto e tutti".

Situazione politica nella Repubblica Democratica del Congo. Che poi ora il parlamento sia nelle condizioni di discutere e approvare rapidamente una nuova legge sulle adozioni internazionali non è affatto certo. Il paese sta infatti attraversando una fase molto delicata, in vista delle elezioni del prossimo anno. Il presidente Joseph Kabila, che sta terminando il suo secondo mandato, pare intenzionato a trovare qualunque escamotage per rimandare il voto "sine die".

È stata da poco approvata una riorganizzazione dell'intera macchina dello Stato, con il passaggio delle province da 11 a 26, fatto che già in sé comporta un enorme lavoro di risistemazione burocratica che richiederà mesi di lavoro. Nella commissione elettorale indipendente si sono dimessi sia il presidente che il vicepresidente e le elezioni locali non si sono svolte nonostante la costituzione le richieda. E poi c'è il perenne "stato di guerra" nelle regioni minerarie del Kiwu.

Tutti elementi che "giocano" a favore del presidente Kabila. Le opposizioni lo accusano di fare di tutto per procrastinare il voto, in attesa di capire quale sia la mossa migliore.

In questo il presidente uscente è in buona compagnia. I suoi vicini stanno tutti modificando le costituzioni vigenti per eliminare il vincolo dei due mandati. Congo Brazzaville e Rwanda sono già incamminati su questa strada, mentre è ufficiale l’ennesima candidatura in Uganda del presidente a vita Yoweri Museveni. In Burundi, dove il processo si è già concluso la scorsa estate con un’elezione farsa che ha riconfermato l’uscente Nkurunziza per un terzo mandato incostituzionale.

Tutto questo mentre Kabila, da Kinshasa, osserva. Ed è per questo che la questione delle adozioni internazionali, visto il calibro dei Paesi coinvolti e il peso che la vicenda ha assunto nelle opinioni pubbliche, rischia di diventare strumento di pressione e merce di scambio nei prossimi mesi. Insomma una politica "strumentale" fatta ancora una volta sulla pelle di migliaia di bambini orfani in attesa di essere consegnati alle famiglie adottive.

Come al solito si chiede all'occidente di chiudere un occhio su un presidente "dittatore" che vorrebbe restare al potere nonostante la costituzione lo vieti, in cambio dello sblocco di migliaia di adozioni.

Una Repubblica Democratica (democratica solo di nome) del Congo dove internet viene "sospeso" a giorni alterni e dove ogni ora 48 donne vengono stuprate, il paese con il più alto numero di stupri al mondo - leggi -

Con tutto il rispetto per le famiglie che hanno deciso di adottare un bambino proprio in Congo, possiamo solo confermare quello che avevamo già scritto, ovvero che è stata una gravissima "leggerezza". Un Paese che non ha mai sottoscritto la Convenzione dell'AIA sulle adozioni internazionali, né ha mai firmato accordi bilaterali con gli stati occidentali coinvolti, e nessun accordo bilaterale nemmeno con l'Italia.


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