mercoledì 25 novembre 2015

Tunisia, quando gli stupratori la passano liscia

La Costituzione del 2014 ha rappresentato un grande passo avanti per la tutela dei diritti umani in Tunisia: tra le novità positive, garantisce maggiore protezione alle donne e prevede l’uguaglianza di genere e il divieto di discriminazione. Questo sulla carta.

Un rapporto pubblicato da Amnesty International, in occasione della Giornata Internazionale Contro la violenza sulle Donne, descrive una situazione profondamente diversa. Il paese arabo leader nel campo dell’uguaglianza di genere continua a non proteggere, per carenze legislative e radicate attitudini discriminatorie, le donne che subiscono violenza e le persone prese di mira a causa dell'identità di genere, dell’orientamento sessuale e delle loro attività sessuali.

Le donne e le ragazze tunisine vivono in una società che preferisce preservare l’onore familiare piuttosto che chiedere giustizia. Le donne, soprattutto coloro che hanno subito aggressioni sessuali o violenza in famiglia, sono scoraggiate dal presentare denuncia e indotte a credere che, in caso contrario, getteranno vergogna sulla famiglia. La polizia spesso ignora o persino fa sentire in colpa chi osa denunciare e talvolta si attribuisce un ruolo di mediazione, anche nei casi più gravi di violenza.

Queste attitudini sociali e le manchevolezze dello stato sono particolarmente gravi in un paese dove la violenza sessuale e quella di genere sono radicate. Quasi la metà delle donne (il 47 per cento) intervistate in un sondaggio del 2010 ha dichiarato di aver subito violenza e vi sono pochi segnali che la situazione, da allora, sia migliorata.

Molte donne tunisine si sentono intrappolate in un ciclo di violenza che spesso chiama in causa i loro mariti. Donne incontrate da Amnesty International hanno denunciato di essere state prese a schiaffi e a calci, picchiate con cinture bastoni e altri oggetti o minacciate coi coltelli, strangolate e persino bruciate.

Il rapporto di Amnesty International contiene tre precise richieste alla Tunisia:
  1. Assicurare che le persone che hanno subito violenza sessuale o di genere abbiano maggiore accesso ai servizi di salute pubblica e alla giustizia senza timore di andare incontro a pregiudizi sociali e legislativi.
  2. Adottare una legge di vasta portata per fermare la violenza contro le donne, in modo coerente con gli obblighi internazionali della Tunisia sui diritti umani.
  3. Rivedere le leggi che producono effetti dannosi, attraverso il riconoscimento dello stupro coniugale, la fine dell’impunità per i rapitori e gli stupratori qualora sposino le loro vittime se di età inferiore a 20 anni e l’abolizione delle norme che criminalizzano le relazioni sessuali tra persone non sposate e tra persone adulte e consenzienti dello stesso sesso.

Amnesty International. Proteggere le vittime di stupro. In Tunisia le donne che hanno subito uno stupro sono troppe volte vittime. Anche della legge.

Uno stupratore può sfuggire alla condanna se sposa la sua vittima, se questa ha meno di 20 anni. Una donna non può denunciare la violenza subita se ad aggredirla è suo marito. Una persona vittima di stupro può essere considerata una criminale.

La Tunisia ha promesso di combattere queste violenzeÈ ora di mantenere questa promessa soprattutto:
  • riconoscendo lo stupro coniugale
  • impedendo agli stupratori di sposare le loro vittime minorenni
  • non criminalizzando più i rapporti sessuali fra adulti consenzienti non sposati e i rapporti omosessuali.

ApprofondimentoIn Tunisia, le donne sono discriminate nella legge e nella prassi. Nonostante la nuova costituzione del gennaio 2014 abbia migliorato la tutela dei diritti delle donne, sono state mantenute le norme discriminatorie su questioni quali l’eredità e la custodia dei figli.

Se da un lato l’art. 46 della costituzione ha garantito alle donne una maggiore protezione contro la violenza, il codice penale è rimasto controverso, in particolare l’art. 227 bis, secondo cui gli uomini che stuprano ragazze o donne al di sotto dei 20 anni non sono perseguibili penalmente se sposano la loro vittima.

Lo stupro nel matrimonio non è riconosciuto come reato specifico e le relazioni sessuali consensuali al di fuori del matrimonio, così come quelle omosessuali, sono considerate reato: questo può scoraggiare chi ha subito uno stupro a denunciarlo per timore di essere incriminato se non si crede all'accusa di stupro.

Le statistiche ufficiali sulla violenza contro le donne in Tunisia sono scarse. Uno studio ufficiale del 2010, realizzato su un campione di 3.873 donne, che ha rivelato che il 15,7% delle donne aveva subito violenza sessuale almeno una volta nella loro vita, di queste il 7,4% nei 12 mesi precedenti l’indagine. Nel 78,2 % dei casi, la violenza sessuale era stata commessa dal marito o dal compagno.


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