lunedì 14 dicembre 2015

Burundi, non si placano le violenze. Giustiziate 21 persone, rischio Guerra Civile

I disordini hanno avuto inizio ad aprile quando il presidente Nkurunziza ha annunciato piani per un terzo mandato nonostante sia vietato dalla costituzione del Paese, e ciò ha scatenato le proteste dell'opposizione.

A Bujumbura scorre il sangue per le strade. La capitale del Burundi è teatro di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. I manifestanti sono persino arrivati ad adottare tecniche da kamikaze: a novembre un giovane, si è fatto saltare in aria nella zona nord della città, uccidendo circa 20 persone, la maggior parte dei quali erano poliziotti

Venerdì scorso attacchi mortali in tre basi militari e nel fine settimana la polizia che ha sparato contro i manifestanti nella capitale Bujumbura provocando un centinaio di morti. L'Onu sollecita dialogo e considera "possibili misure addizionali" per scongiurare ulteriore spargimento di sangue.

Sono almeno 21 i corpi trovati nel quartiere di Nyakabiga, nella capitale del Burundi. Uccisi con un colpo alla testa, e le mani legate dietro la schiena. La strage non sembra però legata agli attacchi mortali di ieri in tre basi dell'esercito, in modo coordinato, sia nella capitale Bujumbura che nella base di Mujejuru, a circa 40 chilometri di distanza. Nyakabiga, dove sono stati trovati i cadaveri, non è tra i quartieri dove si trovano presidi militari, anche se alcuni residenti della zona hanno accusato la polizia di aver eseguito rastrellamenti casa per casa all'interno del quartiere.

Il portavoce della polizia, Pierre Nkurikiye, ha fatto sapere che durante gli scontri ci sono state "vittime collaterali. La situazione ora sta degenerando, al punto che le autorità di governo sono state costrette a lanciare un ultimatum agli oppositori, in cambio di un'amnistia.

La decisione del presidente Nkurunziza di ripresentarsi per un terzo mandato nelle elezioni di luglio 2016 ha riaperto una profonda crisi politica nel paese. Da aprile almeno 240 persone sono morte e, secondo l'Onu, sono 215.000 le persone fuggite dal Burundi e che si sono rifugiate nei paesi confinanti.

Rischio genocidio. Ormai nel Paese il rischio genocidio è concreto, poiché fatti come quello avvenuto nella capitale si ripetono da mesi, anche se gli scontri dei giorni scorsi sono i più gravi che si siano mai registrati. La situazione è talmente grave da costringere l’Onu a valutare l’invio dei caschi blu, che sono già di stanza nella Repubblica Democratica del Congo. Non solo, Ban Ki-moon ha dichiarato qualche giorno fa che il Burundi è sull'orlo di una guerra con "effetti potenzialmente disastrosi su una delle regioni più fragili del continente"

Il Burundi ha conosciuto una sanguinosa guerra civile da il 1993 al 2006 che ha visto scontrarsi le due principali etnie del paese, hutu e tutsi, le stesse etnie che nel 1994 provocarono il sanguinoso genocidio nel vicino Rwanda.

L'attuale presidente, Pierre Nkurunziza, fu eletto proprio nel 2006 dopo gli accordi di Pace che posero fino alla guerra civile e l'approvazione della nuova costituzione. In questi anni è stato coinvolto in molti scandali, sempre insabbiati, e ha avuto spesso atteggiamenti oppressivi verso la popolazione.

Via gli stranieri. A novembre il governo belga, ex potenza coloniale, oggi è accusato dal partito al potere di "armare" l’opposizione con l’intento di "riconquistare" il Paese. Sia Belgio che Unione Europea hanno già invitato tutti i loro cittadini presenti in Burundi a rientrare con la massima urgenza. Già evacuate le rappresentanze diplomatiche dal personale non indispensabile.

Anche il Dipartimento di Stato Usa ha chiesto ai connazionali di abbandonare il Paese. È lecito immaginare prossimamente un'intervento massiccio dell'esercito per ristabilire l'ordine in uno dei paesi più piccoli dell'Africa con consegue non prevedibili.
(fonte "la Repubblica")

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