martedì 6 febbraio 2018

Nigeria, 33 mila le vittime dei Boko Haram dal 2009

Nel nordest della Nigeria il movimento jihadista Boko Haram ha provocato oltre 33 mila vittime dal 2009 ad oggi. I dati sono stati diffusi ieri in una conferenza stampa a Maiduguri dal ministro della Difesa, Mansur Dan Ali, che ha anche annunciato la liberazione, negli ultimi due anni, di almeno 30 mila ostaggi.

Durante l’incontro il ministro dell’Interno, l’ex generale Abdulraham Bello Dambazau, ha ribadito che il gruppo terrorista è stato decimato e la sua leadership smantellata.

Dichiarazioni che però non trovano conferma nei fatti, visto che gli attacchi kamikaze continuano nel nordest e oltre confine (Camerun e Niger) e risultano anzi essere aumentati nel 2017.
(Nigrizia)

Condividi su Facebook


domenica 4 febbraio 2018

Macerata. E adesso vi diranno che quel razzista che ha sparato a quei neri era solo uno svitato

E poi vi diranno anche che è colpa di noi "neri", solo perché abbiamo osato venire in Italia.


Su quello che accaduto sabato mattina a Macerata adesso vi diranno che quello che ha sparato a tutti quei "neri" cercandoli tra la gente era solo uno "svitato", vi diranno che è un episodio da non strumentalizzare in campagna elettorale.

Lo hanno già detto quasi tutti i leader politici di destra e dei cinque stelle, quelli di sinistra nicchiano e balbettano in nome del "polically correct", ma per me tutto questo ha un solo nome, e in italiano si chiama RAZZISMO.

Certo, quello che è accaduto a Macerata è stato un episodio estremo, ma siamo alla frutta se si deve parlare di razzismo solo quando qualcuno spara ai neri, e non si riesce a vedere tutto il marciume fatto crescere sotto la cenere dalle campagne fomentate contro gli immigrati, contro lo straniero sempre delinquente.

E alla fine vi diranno pure che è stata colpa di quegli "immigrati" che sono venuti ad "invadere" l'Italia. Quelli come me, dalla pelle con diverse sfumature di nero, venuti a "calpestare" il sacro suolo italico.

Questo è quello che vi diranno perché c'è già qualcuno che plaude nei social (e non solo nei social) al gesto di quel fascista "leghista" che una mattina di sabato a Macerata, con convinzione, scienza e coscienza, voleva uccidere proprio i "neri" casualmente incontrati per strada.

  • No, tranquilli, l'Italia non è razzista, anche se c'è un'onda razzista che avanza.
  • No, tranquilli, nessuno si dice razzista, anche se c'è chi odia gli stranieri.
  • No, tranquilli, quello era solo un "malato mentale", anche se ha sparato ai neri colpevoli solo di essere in Italia.

Che Dio abbia pietà di tutti gli italiani "negazionisti", che Dio abbia pietà di tutti quelli, soprattutto di destra, a cui piace il nero, ma solo quando colora le loro bandiere e non quando è dipinto sulla pelle delle persone.

(Maris, orgogliosamente nera, orgogliosamente africana)



Il razzismo ha tante sfumature, c'è chi è aperto e le vede, e chi è ottuso e vede solo ciò che vuol vedere




Condividi la nostra Campagna Informativa
"No al Razzismo"
- clicca qui -



Articolo di
Maris Davis

Condividi su Facebook


venerdì 2 febbraio 2018

Migranti, 90 dispersi a nord della Libia. Nel 2018 già 246 vittime

L'allarme lanciato dalle Nazioni unite. Trovati 10 cadaveri. Ci sono tre sopravvissuti. L'Oim: "In aumento i profughi dal Pakistan". L'Unione Europea: "Ogni vita persa in mare è una vita di troppo persa"

Un barcone con 90 persone a bordo si è ribaltato al largo della Libia. Il timore è che i migranti a bordo, principalmente di origini pakistane, possano essere morti. Il naufragio all'inizio di un anno che ha già visto 246 morti, quasi tutte sulla rotta che porta all'Italia.

Secondo Olivia Headon, portavoce dell'Oim, l'Organizzazione internazionale sui migranti, "Dieci corpi sono stati trovati sulle coste libiche". Tra questi ci sono 8 pakistani e due libici. Ci sono tre sopravvissuti. "Dobbiamo ancora verificare l'esatto numero di persone che hanno perso la vita durante la tragedia". Per l'Oim "i pakistani sono una percentuale sempre maggiore dei migranti che provano ad attraversare il Mediterraneo dalla Libia per arrivare in Italia e dunque in Europa"

Nel 2017 i pakistani giunti in Italia sono stati 3.138. Solo dall'inizio dell'anno a oggi sono arrivati 240 pakistani. "Secondo dati dell'Oim in tutto il 2017 sono stati tratti in salvo o intercettati 29 cittadini libici. Ma noi stimiamo che la cifra reale sia molto più alta"

L'Oim precisa che sulla rotta mediterranea centrale, quella che dalla Libia porta all'Italia, le morti sono state 218. Le restanti 28 sono sulla rotta per la Spagna. La cifra di 246 migranti deceduti rende il gennaio 2018 "il secondo più mortale nel Mediterraneo dal giugno 2017". A dicembre erano state registrate 23 morti.

Le operazioni di ricerca sono scattate nelle scorse ore. Ancora secondo Headon due sopravvissuti sono stati trovati sulla costa, mentre il terzo "è stato soccorso da un pescatore". Secondo i sopravvissuti le persone disperse sono una novantina. Per la portavoce della commissione europea Catherina Ray "ogni vita persa in mare è una vita di troppo persa. Abbiamo visto i diversi rapporti e il comunicato dell'Organizzazione Internazionale delle migrazioni"

"Ogni vita persa in mare è una vita di troppo persa. È per questa ragione che continuiamo le nostre azioni lungo tutta la rotta del Mediterraneo centrale per fare delle operazioni di salvataggio e ricerca in mare e lottare contro i trafficanti e le reti che mettono questa gente in pericolo. Continueremo le nostre azioni laddove le nostre imbarcazioni possono operare"

Di pochi giorni fa il salvataggio di 86 migranti, tra cui nove bambini, che erano a bordo di un gommone 16 miglia a nord della zona di Abu Kammash, al confine con la Tunisia.
(La Repubblica)

Condividi su Facebook


Macerata, 18enne fatta a pezzi e rinchiusa in due valige. Arrestato un nigeriano

Uccisa e poi fatta a pezzi. I suoi resti rinchiusi un due valige poi abbandonate nella campagne di Pollenza in provincia di Macerata.

Pamela Mastropietro, 18 anni

Omicidio e occultamento di cadavere sono le ipotesi di reato a carico di Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano in stato di fermo per la morte della 18enne romana Pamela Mastropietro, il cui cadavere smembrato è stato rinvenuto in due trolley nelle campagne di Pollenza. L'autopsia sul corpo della ragazza, già effettuata dal medico legale Antonio Tombolini a Macerata, non ha chiarito le cause della morte: se ne saprà di più con i risultati degli esami tossicologici. L'esame autoptico non avrebbe rilevato segni evidenti di violenza sessuale.

Fermato uno spacciatore nigeriano
A casa di Innocent Oseghale, un appartamento in via Spalato 124, i carabinieri del Ris hanno trovato i vestiti della vittima sporchi di sangue e altre tracce ematiche. Trovato anche uno scontrino di una farmacia poco distante dove la vittima aveva acquistato una siringa. Oseghale aveva avuto in passato il permesso di soggiorno, ma il lasciapassare era scaduto da tempo. Secondo quanto fanno sapere i carabinieri in una nota, il nigeriano aveva «precedenti di polizia per stupefacenti»

Il nigeriano è apparso «confuso, poco lucido» agli investigatori; continua a negare e avrebbe cercato di tirare in ballo altre due persone, risultate estranee. Nella sua casa sono stati trovati anche 70 grammi di hashish. L'uomo abitava da solo e il contratto non era intestato a lui, ma si sa che ha una compagna e una figlia piccola, viste nei mesi scorsi dagli altri condomini e nel quartiere, ed ogni tanto c'erano anche altri due o tre giovani. «Gente tranquilla» hanno raccontato i condomini ai giornalisti. Oseghale? «Un vicino perfetto, non si sentivano mai rumori, né chiasso»

Il testimone chiave
Il nigeriano è stato visto da un testimone, nella serata del 30 gennaio scorso, con le valigie in cui poi la vittima è stata ritrovata. Infatti, come fanno sapere i carabinieri è stata «acquisita una ulteriore testimonianza, resa volontariamente dapprima presso la Questura di Macerata e poi nuovamente presso il comando» dei carabinieri del comando provinciale, «da uno straniero, estraneo ai fatti, che ha riconosciuto» il nigeriano fermato «come la persona da lui vista, nella tarda serata del 30 gennaio, in possesso delle valigie contenenti i resti della povera diciottenne» ed in prossimità del posto in cui i trolley sono stati rinvenuti.

La mamma disperata
Alessandra Verni, madre di Pamela, è rimasta poco più di mezz'ora nell'obitorio di Macerata per il riconoscimento ufficiale del corpo della figlia. Scortata dai carabinieri, che hanno impedito ai giornalisti e ai rappresentanti dei media di avvicinarsi, la donna, minuta ed esile, indossava una specie di mantellina nera che le copriva la testa, proteggendole il volto, probabilmente a difesa della privacy. È stata accompagnata nella caserma dei carabinieri per sbrigare alcune formalità legate al riconoscimento.

Martedì scorso Pamela era viva
Anche grazie alle immagini delle telecamere i carabinieri del comando provinciale di Macerata e del Ros sono riusciti a risalire al nigeriano. Sono state visionate, infatti, tutte le telecamere che in qualche modo avrebbero potuto riprendere la ragazza, che si era allontanata il 29 gennaio da una comunità recupero. Dalle immagini si è potuto riscontrare che la 18enne era ancora in vita nelle giornate del 29 e del 30 mattina. Mano a mano si è ricostruita la sequenza temporale degli spostamenti della giovane, le cui tracce, nella tarda mattinata del 30 gennaio si perdevano in via Spalato, a Macerata. Dalle indagini dei militari, testimonianze e immagini video, è emerso che il 29enne nigeriano è stato l'ultimo ad avere avuto contatti con la 18enne.

Le prove. I vestiti e tanto sangue
Rintracciato dai carabinieri, Oseghale è stato perquisito anche dal personale specializzato del Ris di Roma che nella sua abitazione, fanno sapere i carabinieri, «ha ritrovato i vestiti della vittima, sporchi di sangue, e altre tracce ematiche, nonché uno scontrino di una farmacia poco distante dall'abitazione del nigeriano dove la vittima aveva acquistato una siringa»

La comunità di recupero da dove Pamela era fuggita
«In riferimento al tragico evento della morte di Pamela riteniamo doveroso per il momento non rilasciare nessuna dichiarazione sui fatti accaduti». Così in una nota la Comunità Pars, di cui era ospite e da cui si era allontanata la 18enne romana uccisa. «Un riserbo necessario per rispetto della famiglia, del lavoro degli inquirenti e dei nostri ospiti. Alla famiglia esprimiamo la nostra condivisione del dolore, le più vive condoglianze e la nostra piena disponibilità; agli inquirenti abbiamo dato e daremo piena e totale collaborazione; ai nostri ospiti dobbiamo riservatezza e tutela della privacy»

I rilievi dei Ris
Per tutto il giorno sono proseguiti gli accertamenti di natura tecnico-scientifica del Ris nell'appartamento in via Spalato 124 dove sono stati trovati i vestiti insanguinati della vittima e tracce ematiche. I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Macerata ritengono che proprio in quella casa Pamela sia morta, forse per overdose oppure uccisa, e soprattutto che lì il suo corpo sia stato fatto a pezzi, con strumenti da taglio o meccanici, ma non elettrici, dato che nessuno avrebbe sentito rumori provenienti dall'abitazione.

Ma non è finita
Le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro «non sono finite». Lo ha detto all'Ansa il comandante provinciale dei carabinieri di Macerata Michele Roberti. «Al momento ci sono elementi per il fermo di una sola persona (il nigeriano Innocent Oseghale, ndr), ma non escludiamo che possano emergere spunti di indagine sull'eventuale coinvolgimento di altre persone»
(Il Messaggero)

Ciao Pamela, abbi cura di splendere anche da lassù


Condividi su Facebook