martedì 7 gennaio 2020

Boko Haram fa strage sul Lago Ciad, massacrati almeno 50 pescatori

L’odio islamico colpisce ancora la Nigeria, massacrati almeno 50 pescatori sul lago Ciad


Il 22 dicembre un gruppo di miliziani Boko Haram ha fatto la sua comparsa in alcune isole sul Lago Ciad, massacrando una cinquantina di pescatori di diverse nazionalità: prevalentemente camerunensi, ciadiani e nigeriani. È successo pochi giorni prima di Natale, ma la notizia della carneficina è trapelata sui media internazionali solamente solamente in questi giorni.

Terroristi sanguinari
I sanguinari terroristi, secondo lo straziante racconto di un sopravvissuto camerunense, che per giorni in stato di choc si era nascosto nella boscaglia, sarebbero arrivati su una piroga a motore, simile a quelle usate dai commercianti ambulanti. Dunque i pescatori non si sarebbero sentiti minacciati finché l’imbarcazione non si è accostata. È allora che è iniziato la mattanza, una carneficina in diverse borgate di pescatori.

Le vittime sgozzate con coltelli e macete
Questa volta i miliziani di Boko Haram non hanno usato i soliti fucili, ma hanno sgozzato le loro vittime a sangue freddo. Solo giorni più tardi, quando i familiari non hanno visto ritornare i propri congiunti, è stata fatta la macabra scoperta: decine di corpi galleggianti sulle acque del Lago Ciad. Due bambini mancano all’appello e, secondo il sindaco di Blangoua, regione dell’Estremo Nord del Camerun, sarebbero stati rapiti dai terroristi.

Il Lago Ciad e la crisi umanitaria in atto
Il bacino del Lago Ciad è situato nella parte centro-settentrionale dell’Africa sui confini di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun. E questo ennesimo attacco da parte dei terroristi riporta alla luce la fragilità di questo territorio, abbandonato e dimenticato da tutti. L’esercito ciadiano non effettua più pattugliamenti nell'area da diverso tempo e, malgrado la presenza di militari camerunensi sulla terraferma, i soldati non controllano le isole, abbandonate così a se stesse. Un pescatore ha confessato: “Siamo tutti terrorizzati. Nessuno ci protegge

Nel bacino attorno al Lago Ciad è in atto una gravissima crisi umanitaria che coinvolge circa 5 milioni di persone. L'abbassamento del lago a causa di una persistente siccità e la presenza dei terroristi di Boko Haram che hanno devastato la già fragile economia sono le cause principali di un dramma dimenticato dal mondo e che sembra non avere mai fine. Sono luoghi difficili da raggiungere anche per le associazioni umanitarie che operano nella regione. Distruzione di interi villaggi, decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare i luoghi di origine, mancanza di comunicazioni fanno della regione fanno del Lago Ciad un luogo pressoché isolato dal resto del mondo e dove perfino l'esercito non si addentra volentieri, nemmeno per difendere la popolazione civile dalle continue incursioni dei miliziani islamisti.

Un massacro confermato
Midjiyawa Bakary, governatore della regione Estremo-Nord del Camerun ha confermato la vile aggressione terrorista. Il governatore ha anche sottolineato che da quando i soldati della Multi-National Joint Task Force (formazione multinazionale combinata che comprende militari degli eserciti del Benin, Camerun, Ciad, Niger e Nigeria con sede a N’Djamena, capitale del Ciad, incaricata di porre fine all'insurrezione jihadista del 2015), hanno lasciato l’area perché davvero mal equipaggiati. Le sponde del Lago Ciad sono quindi ormai lasciate in balia ai terroristi di Boko Haram.
(Africa Express)

Immagini dal Lago Ciad


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martedì 31 dicembre 2019

Buon Anno 2020

Buon Anno 2020
Diffondete la Speranza e coltivate l'Amore


"La Terra è un solo paese, siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero e fiori dello stesso giardino"

(dal messaggio della fratellanza)

Sognate in Grande
Pensate in Grande
AGITE in GRANDE
Sarà un 2020 bellissimo.

lunedì 9 dicembre 2019

Mali. Il "vietnam" dei francesi è nel Sahel che pensano a ritirare le truppe dopo l'uccisione di 13 militari

La morte di tredici soldati in un’operazione militare in Mali sta portando a un ripensamento dell’impiego delle forze armate di Parigi nel Sahel.


L'interventismo della Francia in Africa per difendere i suoi interessi nelle ex-colonie
La presenza dei militari francesi nelle ex-colonie è sempre stata massiccia e ingombrante. Una presenza diretta, ma anche indiretta attraverso missioni umanitarie internazionali, contingenti delle Nazioni Unite, forze di interposizione tra gruppi armati.

Fin dai tempi del Presidente Mitterand si difendono regimi totalitari come in Ciad, si interviene nella Repubblica Centrafricana dopo il colpo di Stato del 2013 per ripristinare lo stato di diritto, si è intervenuto in Niger per fermare il flusso dei migranti che dal Sahara meridionale si dirigono verso le coste del Mediterraneo, e si è intervenuto in Mali dopo gli attacchi dei gruppi armati jihadisti che avevano occupato il Mali settentrionale nel 2013. È intervenuta a gamba tesa in Libia nel 2011 per abbattere il regime di Gheddaffi che stava pensando di svincolare i paesi del Sahel dal giogo del franco CFA (moneta post-coloniale francese) con una nuova moneta del tutto autonoma.

I militari francesi sono morti a fine novembre nello schianto accidentale tra due elicotteri durante un blitz anti-jihad in Mali, non lontano dal confine con Niger e Burkina Faso. Questo nuovo dramma porta a 41 il numero soldati francesi morti dall'inizio della missione, nel 2013
La missione militare in Mali si sta trasformando in un Vietnam per la Francia. Durante un'operazione di “soccorso e messa in sicurezza”, secondo quanto riferito dallo stato maggiore della forze armate, tredici militari sono rimasti uccisi nello schianto tra due elicotteri. Il ministro della Difesa, Florence Parly, ha parlato di un incidente. La collisione tra i due mezzi, un Tigre e un Cougar, sarebbe dovuta alla cattiva visibilità nella zona.

Gli elicotteri volavano "a bassa quota" e "partecipavano a un'operazione di appoggio ai commando della forza Barkhane che erano entrati in contatto con gruppi armati terroristici” al confine tra Burkina Faso e Niger. Secondo la ricostruzione ufficiale da alcuni giorni i commando francesi erano impegnati sul campo e avevano intercettato un gruppo di terroristi, con moto e pickup.

Sono stati inviati dei rinforzi, gli elicotteri e una pattuglia di Mirage 2000. Il Cougar è intervenuto per coordinare le attività e garantire "l'estrazione immediata di un elemento a terra” mentre il Tigre, elicottero da combattimento, aveva una funzione di appoggio e messa in sicurezza. Ma verso le 19.40 del 25 novembre, ora di Parigi, c'è stato lo scontro fatale. Per l'esercito francese è il bilancio di vittime più grave dal 1983, quando morirono in due attentati cinquantottotto soldati.

Davanti ai deputati che hanno fatto un minuto di silenzio in onore ai caduti, il premier Edouard Philippe ha ribadito che la missione in Mali è “indispensabile” per la lotta al terrorismo nel Sahel, dove ci sono gruppi affiliati all’Isis. L'operazione “Barkhane” è stata lanciata nel 2014, in seguito all'operazione “Serval” servita a difendere il regime politico in Mali contro i ribelli.

La missione voluta all'epoca dal presidente socialista François Hollande mobilita 4500 soldati in una regione grande quanto l'Europa a cavallo tra Mali, Niger, Burkina Faso, Mauritania e Ciad. Con l’incidente di ieri i soldati francesi morti salgono a 46. La Francia sta combattendo la guerra più lunga e fatale degli ultimi decenni dovendo far fronte a una moltiplicarsi degli attacchi negli ultimi mesi.

Durante il G7 di Biarritz, Macron aveva sottolineato l’aggravarsi della situazione e aveva lanciato insieme ad Angela Merkel un appello per aumentare gli sforzi della comunità internazionale nella lotta al terrorismo nella regione del Sahel.

Parigi ci sta ripensando. In Francia si è aperto un dibattito
La morte di tredici soldati in un’operazione militare in Mali sta portando a un ripensamento dell’impiego delle forze armate di Parigi nel Sahel. Parlando al vertice della Nato che si è appena concluso vicino a Londra, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che sarà avviato un ridimensionamento dell’operazione militare del suo Paese contro i militanti islamisti.

Attualmente, Parigi ha sul terreno 4.500 uomini, 260 veicoli pesanti, 360 veicoli logistici, 210 veicoli blindati leggeri. Dispone inoltre di un appoggio aereo di sette velivoli d’attacco Mirage 2000, di una decina di aerei di trasporto tattico e strategico e di tre droni. Questa forza, secondo il capo di Stato transalpino, è particolarmente gravosa in termini economici. Ma è anche molto rischiosa e mette a rischio molte vite umane. Per questo motivo Macron ha chiesto un maggiore sostegno internazionale alla missione (che la Francia sta guidando da cinque anni).

Macron ha inoltre chiesto un maggiore impegno da parte del gruppo G5 Sahel, l’alleanza dei cinque Paesi della regione: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, e ha invitato i leader delle cinque nazioni a un vertice il 16 dicembre nel Sud della Francia.

I contingenti militari africani saranno in grado di contenere la minaccia jihadista? La risposta è decisamente no, e i recenti attacchi in Burkina Faso e in Mali hanno infatti messo in evidenza la carenza di addestramento e di mezzi dei reparti africani che, troppo spesso, si sono lasciati sopraffare dai miliziani.


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martedì 3 dicembre 2019

Burkina Faso. Continuano gli assalti dei gruppi di matrice islamica-integralista

L'ennesima azione terroristica contro un luogo di culto cristiano nell'area di Foutouri, già presa di mira in passato dai jihadisti, 14 morti e decine di feriti


La violenza jihadista è tornata a colpire in una chiesa in Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri dell'Africa, da anni teatro di attacchi delle milizie fondamentaliste spesso provenienti dai Paesi vicini. Almeno 14 persone, tra le quali diversi bambini, sono morte e altre sono rimaste ferite nell'assalto a una chiesa protestante durante una funzione domenicale.

L'attacco è avvenuto nella zona di Foutouri, già presa di mira in passato da terroristi legati ad al Qaeda e all'Isis. "Una chiesa protestante è stata attaccata ad Hantoukoura, nel dipartimento di Fouturi, vicino alla frontiera con il Niger lo scorso 28 novembre, causando 14 morti e numerosi feriti"

Secondo alcune fonti la strage è stata perpetrata da una decina di uomini armati che hanno colpito anche il celebrante, oltre a diversi bambini presenti alla funzione. Subito dopo le forze di sicurezza hanno lanciato una caccia all'uomo per individuare i membri del commando, fuggiti in motocicletta.

In Burkina Faso gli attacchi armati di matrice jihadista a luoghi di culto cristiani sono sempre più frequenti
Le forze di sicurezza stentano ad averne ragione per mancanza di uomini e mezzi. Nella scorsa primavera i raid contro i cristiani sono stati quasi quotidiani: tra il 29 aprile e il 26 maggio, quindi in meno di un mese, almeno 20 persone erano morte in azioni attribuite ai gruppi jihadisti militanti Ansar-ul-Islam e JNIM (Group in Support of Islam and Muslims).

Uccisi anche diversi imam, in una spirale di violenza progressivamente intensificata da quattro anni a questa parte, spesso alimentata da milizie provenienti dai Paesi confinanti. Ed è del 6 novembre l'attacco a un convoglio di una società canadese in cui 37 persone hanno pero la vita e 60 sono rimaste ferite.
(La Repubblica)



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