venerdì 15 giugno 2018

Oxfam accusa la Francia sui migranti. Bambini maltrattati e rispediti in Italia

"Se questa è l'Europa". La situazione dei migranti al confine italo-francese di Ventimiglia.


Un rapporto della ONG Oxfam punta il dito contro il comportamento delle guardie di frontiera francesi a Ventimiglia. Minori non accompagnati, non più grandi di 12 anni, vittime di maltrattamenti, detenuti senza cibo né acqua e rispediti con metodi illegali in Italia.

"Nowhere but Out" (Da nessuna parte se non fuori) è il titolo del dossier della ong britannica: descrive come "la polizia francese di routine fermi i bambini non accompagnati e li metta su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi, o facendo sembrare che siano loro a voler tornare in Italia"

I bambini raccontano di "maltrattamenti fisici e verbali", di "detenzioni per la notte in celle senza cibo né acqua né coperte". Tutti comportamenti contrari alle leggi francesi e della Ue, veri e propri maltrattamenti.

Ho provato stamattina a passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione. Ci hanno dato un foglio (refus d’entrée) dentro al furgone e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla
T., 15 anni, proveniente dal Darfur (Sudan)

Poi si passa ai casi specifici, da far rabbrividire se si pensa che parliamo di bambini. Guardie che tagliano le suole delle scarpe dei bambini, che tolgono loro le sim dai telefonini; o il caso di una giovane eritrea costretta a tornare a piedi alla frontiera di Ventimiglia, "lungo una strada senza marciapiede e con il suo neonato in braccio"

Il dossier punta il dito anche contro il sistema d'accoglienza italiano "burocratizzato e sovraccaricato", che lascia i migranti a vivere, quasi invisibili, in condizioni di pericolo.



"Bambini, donne e uomini che fuggono da persecuzioni e guerre non dovrebbero patire ulteriori abusi per mano delle autorità francesi e italiane"
(La denuncia Elisa Bacciotti di Oxfam Italia)

Rapporto Oxfam
"Nowhere but Out"
(Da nessuna parte se non fuori)


E mentre si sta svolgendo l'incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte, la Francia ingaggia la "Legione Straniera" per fermare i migranti a Ventimiglia.
La notizia arriva da Ventimiglia e a metterla sotto la lente di ingrandimento è il deputato di Forza Italia Giorgio Mulè riprendendo un articolo della Stampa: "Nella stazione ligure al confine tra Italia e Francia, la Sncf, società d'Oltralpe che gestisce il trasporto ferroviario, ha ingaggiato guardie armate di una società italiana per evitare che migranti irregolari salgano sui loro treni diretti in Francia"

"Questa notizia, attacca il portavoce dei parlamentari azzurri di Camera e Senato, dimostra l'inaffidabilità che i francesi ripongono sull'Italia e obbliga il nostro governo a un intervento immediato"

Che i francesi non siano teneri con gli immigrati, lo si sapeva da un pezzo. Non da ultimo è arrivato il report di Oxfam con tanto di fotografie e video che dimostra le angherie e gli abusi dei poliziotti francesi sugli stranieri, in particolari quelli minorenni. Violenze che si consumano proprio al confine con l'Italia. Era stato proprio Macron a denunciare "il cinismo e l'irresponsabilità del governo italiano", mentre il portavoce del suo partito aveva candidamente affermato che "la linea del governo italiano fa vomitare". Ora tra l'Eliseo e Palazzo Chigi è tornato il sereno. Ma il presidente francese dovrà, primo o poi, rendere conto dei respingimenti che continua a fare a Ventimiglia.

Come riporta anche Mulè, i francesi hanno assunto una schiera di "sceriffi" per presidiare "le banchine nella stazione di Ventimiglia da dove partono i convogli diretti a Cannes e Grasse svolgendo di fatto i compiti di una polizia parallela o di complemento rispetto a quella Italiana". "In breve, continua il portavoce azzurro, per evitare 'invasioni' intollerabili come quella avvenuta poco tempo fa a Bardonecchia, la Francia ha aggirato l'ostacolo dotandosi di una polizia privata, una sorta di mini Legione straniera, che agisce per sopperire alle carenze dei nostri controlli"

Il 30 marzo la gendarmerie aveva fatto irruzione in una sala della stazione al confine con l'Italia costringendo un immigrato nigeriano sospettato di essere uno spacciatore a sottoporsi al test delle urine. "Sono certo che Conte e Salvini non tollereranno uno schiaffo simile che somiglia alla cessione di controllo del territorio per interposta polizia sono certo che a Ventimiglia sarà immediatamente destinato un congruo numero di forze dell'ordine del nostro Paese anche per mantenere la dignità di uno Stato che deve essere in grado di controllare le sue frontiere senza alcun 'aiutino'"
(Il Giornale)


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Appello ONU. Sei milioni di persone lottano per procurarsi cibo e acqua nel Sahel


Il sottosegretario generale dell’ONU per le questioni umanitarie, Mark Lowcock, ha dichiarato che almeno sei milioni di persone hanno gravi difficoltà a procurarsi il cibo nel settore occidentale della vasta regione semi-desertica del Sahel e che la malnutrizione sta minacciando la vita di 1,6 milioni di bambini.

L’attuale crisi è paragonabile solamente a quella del 2012 e «i mesi più critici devono ancora arrivare», ha fatto notare Lowcock, che ha chiesto un maggiore impegno da parte di paesi donatori.

Le condizioni alimentari sono rapidamente peggiorate in Mali, Mauritania, Burkina Faso, Ciad, Niger e Senegal a causa di siccità, conflitti e degli alti prezzi dei prodotti alimentari.

Il World Food Program, l'UNICEF e l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) hanno affermato che quella di quest’anno potrebbe essere una delle peggiori stagioni degli ultimi anni per i raccolti.

Lowcock ha anche detto di essere molto preoccupato, in particolare per Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritania. In Burkina Faso, infatti, il numero di persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare è triplicato rispetto l'anno scorso, in Mali si è registrato un aumento del 120% del numero di persone in condizioni di "emergenza", e in Mauritania i tassi di "Malnutrizione Severa Acuta" (MAS) sono al massimo dal 2008.
(Voice of America)

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mercoledì 13 giugno 2018

Ecco quanti migranti stanno arrivando nel 2018. E non sembra un'invasione


Tra giugno 2014 e giugno 2017 sono arrivate via mare in Italia 550 mila persone, la gran parte proveniente dall'Africa sub-sahariana, Nigeria ed Eritrea i paesi di origine più rappresentati, su imbarcazioni partite dalla Libia. 

Da luglio 2017 la frequenza degli arrivi è calata sensibilmente, come effetto degli accordi che Italia e Unione Europea hanno stretto con la Libia e con altri paesi di transito dei migranti, come il Niger.

Lo stesso meccanismo era già stato adottato con i profughi siriani, afghani e iracheni che fino a marzo 2016 entravano in Europa dalla Turchia. Più di un milione in un anno, cifra che ha convinto l’Europa a versare sei miliardi di euro nelle casse turche in cambio della chiusura dei confini.
  • Cosa sta succedendo nel 2018?
  • L’accordo con la Libia regge?
  • Continueranno i programmi europei nei paesi africani per limitare le partenze?
  • Che effetto avranno nel medio-lungo periodo?

I numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2018 sono sbarcate in Italia 13.313 persone. Gli arrivi sono in crescita rispetto a inizio anno, ma siamo ben lontani dai numeri del 2017 (60 mila arrivi tra gennaio e maggio), 2016 (47 mila), 2015 (48 mila). Un calo dunque sensibile, il 78% in meno rispetto al periodo dello scorso anno.

Tra i paesi di provenienza il più rappresentato è la Tunisia (circa 1.900 persone, 21% del totale) seguito da Eritrea (1.800 persone, 20%), Nigeria (8%), Sudan e Costa d’Avorio (6%). Seguono Pakistan, Mali e Guinea.

Rispetto ai mesi precedenti sono meno presenti i paesi dell’Africa occidentale (Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Guinea, Gambia), mentre il dato più significativo è la crescita degli arrivi dalla Tunisia, che arriva ad essere il paese più rappresentato nel 2018. Pur con alti e bassi, l’arrivo di persone tunisine è un fenomeno che ha ormai una sua consistenza da settembre 2017.

Il 70% delle persone arrivate sulle coste italiane è di sesso maschile, le donne sono il 12%, i minori il 18%, in gran parte non accompagnati.

Interessante notare che mentre lo scorso anno il 97% delle imbarcazioni era partito dalla Libia, nei primi quattro mesi del 2018 questa percentuale è al 72%. Cresce invece la percentuale di partenze dalla Tunisia, che raggiungono ora il 21%.

I numeri in Europa
Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2018 sono arrivati via mare in Europa circa 35 mila migranti. 11.278 sono sbarcati in Grecia e 10.639 in Spagna.

Fino ad ora quindi gli arrivi nei tre paesi di primo approdo quasi si equivalgonoIn Grecia arrivano soprattutto siriani (43%) e iracheni (23%) che sfuggono alle maglie del controllo turco. In Spagna il numero delle persone in arrivo, in parte via mare e in parte via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco, è aumentato passando dagli ottomila del 2016 ai 22 mila del 2017. Il trend sembra continuare a inizio 2018, con una crescita significativa proprio a maggio.

Strategie politiche
Il tema migrazioni è in cima all'agenda politica e all'attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai quattro anni e non accenna a perdere rilevanza. Moltissime sono le questioni poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo.

L’Unione Europea fatica a trovare una politica comune e ogni stato sembra badare più ai propri interessi e tornaconti elettorali che all'interesse comune europeo e globale.

Gli stati mediterranei, Italia e Grecia soprattutto, sono alle prese con una prima accoglienza che, a causa della chiusura delle frontiere interne all'Europa e dell’assurdo regolamento di Dublino, diventa un’accoglienza di lungo periodo che genera molti malumori e molti disagi, innanzitutto per i migranti.

Gli stati del centro-nord Europa, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, accolgono già grandi numeri di richiedenti asilo e rifugiati e non sembrano disposti ad accoglierne altri, definendo quote e chiudendo confini.

Gli stati dell’est Europa mostrano un atteggiamento di chiusura totale, rifiutando di accogliere anche numeri minimi di richiedenti asilo, come dimostra la rigidissima gestione delle frontiere in Ungheria.

L’unica linea che sembra mettere tutti d’accordo è quella di lasciare fuori dall'Europa il maggior numero possibile di migranti. È una strategia che ha funzionato con l’accordo con la Turchia, che da un anno e mezzo funge da barriera per i migranti siriani, iracheni, afghani, pakistani e che sta funzionando anche con la Libia, nonostante la traballante situazione politica del paese nord africano.

È una linea molto pragmatica che mette in secondo piano la questione umanitaria.

È stato ampiamente documentato come la Libia sia un posto infernale per i migranti, vittime di torture, violenze, stupri, ricatti

Ancora più a monte della Libia, l’Italia e l’Unione Europea sono molto attive in Niger, per due motivi. Primo, non vogliono che altri migranti entrino in Libia. Ciò renderebbe meno strategici gli accordi con un paese instabile e molto frammentato come la Libia, oltre a lavare un po’ di coscienze evitando che le persone finiscano nei terribili centri di detenzione libici. Il controllo di questa “nuova frontiera europea” si sta rivelando però molto problematico. Secondo, vogliono raccogliere le domande di asilo direttamente in Niger, e che il Niger accolga temporaneamente i migranti mentre questi attendono l’esito delle loro domande.

I problemi però non mancano
L’economia del Niger, per molto tempo basata sui servizi connessi al transito dei migranti, è in ginocchio, nonostante gli investimenti europei per la ricollocazione lavorativa di chi operava nel settore, e i presunti vantaggi dei programmi europei ancora non si vedono.

La strategia europea di esternalizzare il controllo delle frontiere a sud della Libia è dunque piena di insidie, e di conseguenze imprevedibili sul medio-lungo periodo, in un paese, il Niger, tra i più poveri al mondo e non estraneo ai richiami del fondamentalismo islamico.

In Turchia i migranti esclusi dall'Europa, in gran parte siriani, vivono un crescente sentimento di ostilità da parte della società turca, già sfociata in episodi di violenza, ma che si manifesta anche in inevitabili difficoltà di integrazione nel medio periodo, con scarse prospettive educative e occupazionali e la sensazione di vivere una vita sospesa tra la patria perduta e quell'Europa meta irraggiungibile del progetto migratorio di molti di loro. Tanto che alcuni stanno ritornando in patria, nonostante la totale mancanza di sicurezza.

Attraversare il Mediterraneo è diventato sempre più pericoloso, dalle 37 morti ogni 10 mila persone del 2015 alle 180 del 2017. Decine di migliaia di persone sono intrappolate nei confini interni dell’Europa, in Grecia, Bulgaria, Serbia, Italia stessa, in condizioni in alcuni casi disumane. Delle situazioni che i migranti vivono in Libia e Turchia abbiamo già detto.

Il 2018 vede quindi un’Europa sempre più impegnata a contenere i flussi di migranti in arrivo, con ulteriori sviluppi nei suoi interventi diretti nei paesi africani, a partire dal Niger, e il rafforzamento della cooperazione con la Turchia per impedire l’accesso al continente ai profughi siriani, afghani e iracheni.

L’Italia intanto si è espressa in maniera contraria alla riforma del regolamento di Dublino proposta dalla presidenza bulgara del Consiglio europeo, così come Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Contrarie per motivi opposti, da un lato il paesi dell'est Europa che non vogliono immigrati in assoluto e dall'altro chi vorrebbe un redistribuzione più equa.

La proposta bulgara era in effetti molto blanda rispetto alla bozza iniziale elaborata dal Parlamento europeo, che proponeva un superamento integrale del principio del primo paese d’ingresso per sostituirlo con un meccanismo di ripartizione dei migranti in arrivo sulle coste mediterranee.

Nella pratica sarebbe cambiato poco, con un meccanismo di ripartizione per quote che sarebbe scattato solo nei momenti di pressione migratoria intensa, e comunque gli stati avrebbero potuto rifiutarsi di aderire versando in cambio dei contributi monetari.

La bocciatura di questa seppur blanda riforma è tuttavia un segnale politico importante

L’Europa si è mostrata ancora una volta spaccata, e l’esito più probabile è che tutto rimanga com'è ora, con il regolamento di Dublino pienamente in funzione, i migranti che devono chiedere asilo nel primo paese d’ingresso e un meccanismo di quote di ripartizione volontario, confuso e inefficace.

E l'Italia, con il nuovo governo, ha subito mostrato i muscoli e per puro calcolo politico non ha esitato ad abbandonare a se stessi 629 migranti appena salvati dalla nave Acquarius di Medici Senza Frontiere tra cui 123 minori e 7 donne incinte.

I numeri, almeno per questo inizio di 2018, NON parlano di "invasione", e nemmeno parlano di emergenza, eppure non si è esitato un solo attimo ad abbandonare a se stesse persone in difficoltà, provate da torture, stupri e fame, e in viaggio chissà da quanti mesi, forse in viaggio da anni.

No, non è questa l'Italia che voglio. Non, non è questa l'Europa che che ho sempre immaginato. Per i migranti che arrivano in Europa prevedo tempi difficili

Un Paese diventa incivile quando mette la politica al di sopra delle vite umane




Articolo a cura di
Maris Davis


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Femminicidio a Udine. Spara alla ex-moglie e si uccide nello studio di un notaio

È il 32° femminicidio dall'inizio dell'anno. Omicidio suicidio in pieno centro a Udine in via Rialto.

Daniela Briosi, 66 anni, la vittima del femminicidio
Scorcio di via Rialto a Udine con l'ingresso dello studio notarile, luogo del delitto

Una coppia in fase di separazione si era recata nello studio di un notaio per redigere un atto. Improvvisamente l'uomo ha estratto la pistola e ha ucciso la moglie, poi ha puntato l'arma contro se stesso e si è tolto la vita.

È successo questa mattina, mercoledì 13 giugno, dopo le 10 nello studio notarile del dottor Amodio, in via Rialto. L'omicida-suicida è l'architetto Giuliano Cattaruzzi, di 80 anni. La moglie, vittima del suo gesto folle, è Donatella Briosi, 66 anni​, residente a Udine. Ferito di striscio uno degli avvocati presenti.

In studio per la compra-vendita di un'immobile
I due erano andati nello studio del notaio per redigere un atto relativo alla compravendita di una casa che avevano in comune a Tarcento In studio erano presenti il notaio, gli avvocati delle parti, una coppia con il figlio. Qualcosa è scattato nella mente dell'uomo che aveva portato con sé una piccola pistola.

Il notaio Amodio intervistato dai giornalisti
È stato un attimo, Cattaruzzi si è alzano in piedi e ha esploso due colpi alla nuca della moglie, morta all'istante, e uno contro se stesso, anche per lui non c'è stato scampo. A quel punto è scattato il panico, le persone presenti sono scappate, la voce si è diffusa nella centrale via cittadina e i passanti si sono rifugiati nei negozi e nei bar.

La nuova compagna, il figlio e la villa da lui progettata
Cattaruzzi viveva a Tarcento, al 5 di via Bernadia, una villa ai piedi del monte Bernadia che aveva progettato lui stesso negli anni Ottanta. L'architetto conviveva da diversi anni con una nuova compagna straniera e la coppia aveva avuto un figlio. Ed era proprio quella villa a Tarcento, da lui progettata, ad essere oggetto della compravendita.

Il notaio Amodio, «grande paura»​
«È un episodio tragico, c'è stata grande paura anche per la collega che stava seguendo il rogito». È il primo commento del notaio Paolo Alberto Amodio dello studio in cui l'uomo ha sparato alla moglie prima di suicidarsi. Il notaio era al primo piano dello studio quando ha sentito gli spari. «Non li conoscevo, la collega mi ha riferito che questa era solo l'ufficializzazione dell'accordo dopo diversi incontri»
(Il Gazzettino)

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venerdì 8 giugno 2018

Mafia nigeriana a Taranto. Evidenti i segnali della penetrazione di Black Axe in provincia

Le strade del Sesso. Tutti possono facilmente accorgersi della loro presenza percorrendo la strada interna che collega Taranto a San Giorgio Jonico, e sulla Circum Mar Piccolo, dove si trovano ragazze nigeriane, e non è un fenomeno spontaneo, ma è "gestito"

Ragazze nigeriane sulla Circum Mar Piccolo in provincia di Taranto

La Circum Mar Piccolo è nota per essere una strada silenziosa, immersa nella natura e caratterizzata da un panorama mozzafiato a ogni ora del giorno. È la strada che consente di percorre i due seni del Mar Piccolo di Taranto.

Lungo tutto il percorso si è immersi in una natura un po’ selvaggia e un po’ addomesticata nella quale, su un lato, si alternano maestosi alberi di ulivo e campi prestati ai pescatori e, sull'altro lato, l’immensa laguna del Mar Piccolo, placida e romantica. Luogo ideale per chi si vuole appartare con una prostituta, magari nigeriana.

Oggi sono evidenti i segni della penetrazione nella provincia di Taranto della temibile e spietata criminalità africana, la mafia nigeriana

A Taranto non si erano mai verificati episodi particolarmente gravi in merito alla crescente presenza di immigrati africani fino alla brutale aggressione subita da un’agente della Polfer lo scorso mese alla stazione F.S. ad opera di un nigeriano il quale ha tentato di strangolare il malcapitato agente, prontamente soccorso dai suoi stessi colleghi.

Anche dopo il suo arresto l’uomo ha continuato a creare problemi al personale dell’istituto di pena tarantino. Questo episodio, tutto sommato marginale, può però esserci utile per far uscire dal cono d’ombra un problema ben più rilevante.

Penetrazione della Mafia Nigeriana a Taranto
Il vero problema, infatti, è che cominciano ad esserci evidenti segni di penetrazione nella provincia di Taranto della temibile e spietata criminalità organizzata nigeriana. La mafia nigeriana, nota a livello internazionale con il nome “Black Axe” cioè “ascia nera

Sono almeno venti anni che la più pericolosa criminalità di origine africana ha messo radici in varie parti d’Italia, soprattutto zone tradizionalmente governate dalle mafie italiane quali Sicilia e Campania. Una lunga fetta di lungomare domiziano, nel tratto di Caserta, da anni è area di spaccio di droga, prostituzione, vendita di merci contraffatte, caporalato di africani, elemosina, il tutto gestito in piena autonomia dalla “Black Axe“. Terribile fu la strage di sei africani, innocenti, avvenuta a Castel Volturno nel 2008 per volere del boss dei casalesi Giuseppe Setola, ordinata per punire la ribellione degli africani, i quali non volevano più pagare il “tributo” imposto loro dai clan casertani.

"Black Axe"
Ancora più recente è la intercettazione nel carcere Ucciardone di Palermo, del dialogo tra due boss detenuti appartenenti alla mafia siciliana. I due vengono colti a parlare proprio dei nigeriani e della presenza forte nel mercato palermitano del quartiere Ballarò, tradizionale roccaforte mafiosa. Il succo della conversazione è che non c’è da scherzare con i nigeriani e che sono temibili avversari negli affari sinora gestiti dai siciliani.

Molti sono portati a sottovalutare il fenomeno “Black Axe che rappresenta una criminalità estremamente sofisticata, con un piede nelle più arcaiche tradizioni africane, come il “woodoo”, e l’altro nelle più moderne tecniche informatiche.

Pochi sanno che una delle truffe informatiche in grande stile, il cosiddetto “phishing”, è stato inventato proprio dai nigeriani

Nella capitale della Nigeria, Lagos, vi sono ampie stanze con decine di ragazzi davanti ad un computer, il cui compito è inviare e-mail truffaldine in giro per il mondo e coltivare gli eventuali rapporti che nascono con i futuri soggetti truffati.

La quantità di denaro drenata ogni anno da molto tempo, lascia ancora oggi stupefatti, soprattutto nei paesi di lingua inglese. Quest’ultimo è un tipo di reato poco denunciato, in quanto le vittime tendono a nascondere la truffa subita, a causa della vergogna. Ai reati di tipo informatico con base in Nigeria va affiancata la grande espansione in tutti i paesi occidentali, dovuta alla massiccia emigrazione degli ultimi decenni. Queste considerazioni servono a capire che il problema è piuttosto serio. Il primo segnale dell’arrivo della “Black Axe” in un luogo è sempre la prostituzione di ragazze loro connazionali nigeriane.

La recente presenza di Ragazze Nigeriane sulla "Circum Mar Piccolo"
Tutti possono facilmente accorgersi della loro presenza percorrendo la strada interna che collega Taranto a San Giorgio Jonico, e sulla Circum Mar Piccolo, dove si trovano ragazze africane e non è un fenomeno spontaneo, ma sempre gestito.

In genere chi gestisce queste ragazze sono sempre delle donne, le cosiddette “mamam, le quali, oltre alla violenza per tenere in riga le eventuali ribelli, utilizzano anche i riti “woodoo”, in quanto i nigeriani hanno una forte credenza in questa tipica religione tradizionale dell’ Africa nera, e le stesse ragazze sono portate a cessare ogni ribellione se sanno di essere state colpite da riti malefici, soprattutto le più giovani da poco arrivate nel laico occidente.

Anche se oggi questi riti sono stati vietati dallo stesso "Oba di Benin City" (massima autorità della religione animista della Nigeria). Re Ewuare II (l'attuale Oba di Benin City) ha costretto gli sciamani, ovvero i sacerdoti della religione tradizionale, a revocare la maledizione dei riti “juju” cui vengono sottoposte le giovani ragazze prima di iniziare il “viaggio” verso l’Europa. Secondo quei rituali woodoo se le ragazze non ne ripagano il prezzo del viaggio con i proventi del lavoro che verrà loro procurato. Gli spiriti prenderanno la loro vita o quella dei loro familiari perché essi «Leggono tutto e vedono, qualsiasi cosa accada»

Ogni mattina un numeroso gruppo di queste ragazze nigeriane arrivano da Bari in autobus o in treno, e poi vengono accompagnate in taxi, o dagli stessi clienti, sul "luogo di lavoro" e nella serata vengono riportate al porto mercantile a prendere l’autobus per Bari.

Il giro della prostituzione viene gestito a Bari, dove da anni opera una folta comunità nigeriana, la base pugliese della Black Axe

Dopo lo sfruttamento della prostituzione e la tratta, il secondo racket oramai diffuso nella provincia di Taranto è quello della elemosina. Ognuno dei ragazzi africani che vediamo all'uscita dei supermercati o esercizi commerciali vari è tenuto a versare una quota del ricavato alla organizzazione. I ricavi di questa attività non sono bassi, ma al contrario, molto elevati, per cui anche il piccolo gesto di solidarietà quotidiana verso chi consideriamo meno fortunato, diviene occasione di lauto guadagno per l’organizzazione. Poi c'è il mercato delle merci contraffatte.

Quello che a Taranto non si è ancora verificato sono i casi di spaccio di droga gestito da africani, fenomeno delinquenziale già molto radicato soprattutto nel nord Italia. A Taranto sembra non esistere più come un tempo una criminalità forte e pervasiva come quella di altre città pugliesi, basti pensare all'attuale situazione di Foggia e provincia, ma questo potrebbe paradossalmente rivelarsi un boomerang nel senso che dove c’è un vuoto di potere criminale, qualcuno è pronto ad inserirsi.

Provare ad accaparrarsi il mercato della droga anche a Taranto sarebbe uno sbocco naturale per la mafia nigeriana come già accaduto a Torino, Milano, Bologna, Padova, Firenze. La speranza è che le autorità politiche, giudiziarie e di polizia, prendano pienamente coscienza di questo pericolo ed agiscano in prevenzione anziché in repressione quando il danno sarà già compiuto.






Articolo a cura di
Maris Davis

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Sud Sudan. Allarme delle ONG, i grandi donatori lo stanno abbandonando

Nuovi scontri nella più giovane nazione del pianeta.

Medici senza frontiere denuncia l'emergenza sanitaria per i civili in fuga nelle paludi del Nilo Bianco. Medici con l'Africa Cuamm: "Stufi del conflitto Gran Bretagna, Usa e UE vogliono chiudere i rubinetti"

L’ennesimo allarme sull'emergenza umanitaria in Sud Sudan è stato lanciato a fine maggio da Medici senza Frontiere. Stavolta riguarda le popolazioni intrappolate tra i violenti combattimenti nel nord del Paese, tra Leer e Mayendit, con il consueto corredo di orrori che caratterizza quella guerra, ossia villaggi saccheggiati e bruciati, stupri e uccisioni di massa.

I superstiti di questi nuovi massacri sono fuggiti nelle vaste paludi del Nilo Bianco, preferendo affrontare i cobra e i coccodrilli che pullulano in quelle acque, piuttosto che i soldati del regime e le milizie ribelli. Ma sugli isolotti dove riescono a trovare rifugio questi disgraziati non hanno né cibo né acqua né, ovviamente, la minima assistenza sanitaria.

Per don Dante Carraro, direttore dell’ong padovana “Medici con l’Africa Cuamm”, una delle poche che opera in quel disperato teatro di guerra, questo nuovo inasprimento dei combattimenti ha una spiegazione semplice: "Stufi di questo conflitto senza fine, i grandi donatori, ossia Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Europea, sono sempre più determinati a chiudere i rubinetti degli aiuti. Ma questa minaccia non ha fatto che esasperare la situazione sul terreno"

Don Dante è tornato due mesi fa in Sud Sudan, e sostiene che ormai non si tratta più di massacri etnici, ma di carneficine provocate dalla miseria e dalla fame. "In quelle condizioni, basta un fiammifero per scatenare l’inferno. Eppure sono sempre più convinto che le grandi potenze del pianeta avrebbero la forza per costringere i belligeranti a trovare un accordo di pace"

Nato nel 2011, quando un referendum vinto con il 98,8 per cento dei voti sancì la sua indipendenza dal Sudan degli arabi di Khartum (Sudan), il Sud Sudan è la più giovane nazione del pianeta. Ma il suo sogno di libertà e autodeterminazione è durato poco: nel 2013, infatti, è scoppiata una guerra civile tra i sostenitori del presidente di etnia dinka, Salva Kiir, e quelli del vice-presidente di etnia nuer, Riek Machar.

Da allora il conflitto avrebbe provocato 350 mila morti, molti dei quali uccisi dalla carestia e dalle malattie nelle zone più remote del Paese. Per il resto, come ancora una volta denunciano le ong internazionali, le forze governative e le milizie dell’opposizione continuano ad accanirsi sui civili violentando le donne, castrando i bambini e massacrando gli uomini a colpi di machete.
(La Repubblica)

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