giovedì 7 luglio 2022

Nigeria. Assalto di Boko Haram in un carcere della capitale fa evadere 600 miliziani

Attentato di Boko Haram in un carcere di Abuja, 600 detenuti in fuga, la polizia finora ne ha catturati la metà. Ci sarebbero almeno 10 morti.

Caos in Nigeria, dove un attacco dei terroristi di Boko Haram ha consentito a circa 600 detenuti del carcere della capitale del Paese, Abuja, di fuggire dalle celle nelle quali si trovavano imprigionati, nell’ambito di un raid che è costato la vita a dieci persone e a numerosi ufficiali. I dati numerici relativi all’attentato in questo momento sono frammentari e differenti tra loro. C’è chi ha parlato addirittura di una fuga di 800 prigionieri dalla struttura penitenziaria, ma alle forze dell’ordine locali ne risultano duecento in meno. Il totale resta tuttavia considerevole e denuncia uno dei tanti problemi di sicurezza nel Paese africano, dove nei giorni scorsi si sono susseguiti senza soluzione di continuità i rapimenti di preti cattolici e, in alcuni casi, anche la loro uccisione.

Le autorità della Nigeria riferiscono che le forze di sicurezza sono riuscite a rintracciare e arrestare alcune centinaia di evasi, anche se gran parte di loro è riuscita a fuggire e a dileguarsi nel nulla. Così, i militari hanno inviato ulteriori rinforzi in città per dare la caccia ai terroristi.

Caos sicurezza in Nigeria. Almeno trecento terroristi di Boko Haram, fuggiti dal carcere, liberi di circolare nella capitale Abuja

Stando a quanto hanno affermato alcune fonti governative nigeriane è certamente opera di Boko Haram l'attentato che ha preceduto la fuga di circa 600 prigionieri dal carcere alla periferia della capitale nigeriana, Abuja.

Shuaibu Belgore, alto funzionario del Ministero dell’Interno, dopo l’attacco di ieri notte contro il carcere, ha tenuto a precisare quanto segue: “Evidentemente gli assalitori sono di Boko Haram e sono arrivati appositamente per i loro cospiratori. Fino a questo istante siamo riusciti a recuperare 300 di circa 600 detenuti fuggiti dalle celle” e le operazioni sembrano essere ancora ben lontane dalla loro conclusione.


giovedì 23 giugno 2022

Nigeria. Ritrovate, dopo otto anni, due studentesse rapite da Boko Haram a Chibok nel 2014

Sono state liberate dall'esercito nigeriano che le ha mostrate alla stampa con i figli. Così le due giovani hanno raccontato la prigionia.

L'esercito nigeriano ha annunciato di aver trovato due ex studentesse del gruppo delle cosiddette "ragazze di Chibok", rapite dai jihadisti di Boko Haram otto anni fa, nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2014 dalla scuola di Chibok, da qui il nome, nello Stato di Borno, nord-est del Paese. Le due giovani erano tra le 276 studentesse di età compresa tra 12 e 17 anni rapite dal loro collegio. Con i loro figli in braccio sono state presentate alla stampa. Si tratta di Hauwa Joseph e Mary Dauda. Una era diventata la "schiava sessuale" di diversi "combattenti" (come ha raccontato lei stessa), dell'altra si sa solo che "non le davano da mangiare a sufficienza". Entrambe hanno riferito di essersi rifiutate di convertirsi all'Islam e per questo venivano trattate male. Il caso delle studentesse di Chibok aveva scatenato una campagna globale di solidarietà intorno all'hashtag #BringBackOurGirls.


Il ritrovamento

Sembra che siano riuscite a fuggire da due luoghi diversi. Il generale Christopher Musa, comandante militare della 26ª brigata dell'esercito nigeriano, ha dichiarato che le giovani sono state trovate il 12 e 14 giugno in luoghi differenti. La prima, Hauwa Joseph, era con altri civili vicino a Bama, dove le truppe avevano attaccato un campo di Boko Haram. L'altra, Mary Dauda, era nei pressi del villaggio di Ngoshe, al confine con il Camerun, assieme al suo bambino.


Le testimonianze

Alcune delle ragazze fuggite dalla prigionia hanno raccontato di essere state portate nella foresta di Sambisa, dove si trovava la base di Boko Haram, e divise tra cristiane e musulmane: le musulmane erano state costrette a sposare dei miliziani; lo stesso accadde alle cristiane che accettarono di convertirsi all'Islam. Le studentesse cristiane che rifiutarono la conversione furono ridotte in schiavitù, costrette a dormire all'aperto e compiere lavori di fatica, oltre a cucinare per i miliziani, curare quelli feriti e seppellire quelli morti. I loro guardiani le separarono in piccoli gruppi e continuarono a spostarle nelle varie basi di Boko Haram per tenerle nascoste.

"Siamo state abbandonate, nessuno si è preso cura di noi. Non ci hanno neanche dato da mangiare a sufficienza", ha riferito Hauwa Joseph. Mary Dauda, racconta di essere stata costretta a sposarsi con diversi combattenti di Boko Haram prima di riuscire a fuggire. "Ti fanno morire di fame. Ti picchiano se ti rifiuti di pregare Allah".


La sorte delle altre ragazze rapite

Ad oggi, delle 276 studentesse rapite, oltre 57 sono riuscite a fuggire quasi subito dopo il sequestro, altre 80 sono state liberate grazie all'intervento dell'esercito nigeriano o in cambio di alcuni comandanti prigionieri di Boko Haram. Di alcune si sa per certo che sono morte di stenti, o uccise nel tentativo di fuggire. Tante altre ragazze, circa un centinaio, però risultano ancora disperse da otto anni, di loro non sa nulla.

Secondo l'Unicef, dal 2009, inizio dell'insurrezione dei terroristi nel nord della Nigeria, 27mila persone hanno perso la vita. Sono state chiuse oltre 1.400 scuole nel nord-est del Paese e più di 2.200 insegnanti sono stati uccisi. Almeno 2,8 milioni bambini non hanno accesso all’istruzione di base. Tanti sono dovuti fuggire dalle loro case e ora si trovano in campi per sfollati o profughi nei Paesi limitrofi.

Quello del 2014 fu uno dei maggiori rapimenti di massa di Boko Haram, destò scalpore internazionale, ma non è stato l'unico. Sarebbero oltre duemila le ragazze, le donne e i bambini rapiti dall'Islam integralista in Nigeria in questi ultimi anni, e la cui sorte è ancora incerta, vengono considerate persone "disperse", e della loro sorte il mondo, l'umanità intera se ne sta disinteressando.

Di tutte le atrocità che ancora oggi l'Islam sta compiendo in Nigeria l'umanità intera se ne sta disinteressando, a partire dai paesi occidentali troppo impegnati a salvaguardare le loro economie piuttosto che a pensare ai Diritti Umani violati in Africa e in diverse altre parti del mondo

Maris Davis


lunedì 6 giugno 2022

Nigeria, attacco in una Chiesa durante la messa, almeno 50 morti tra cui donne e bambini

Ondo State. Un commando armato nella Chiesa di San Francesco fa una strage durante la messa di Pentecoste. Uccisi almeno 50 fedeli, tra cui bambini e donne. Il governatore dello Stato di Ondo: "Attacco vile" Il presidente Buhari: "Questo Paese non cederà mai al male". Il Papa prega per le vittime

Domenica di sangue in Nigeria, dove un attacco contro una chiesa cattolica ha provocato decine di morti, tra i quali donne e bambini.

Orrore nel sudovest della Nigeria, a Owo nello Stato di Ondo, dove alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco nella chiesa cattolica di San Francesco, uccidendo almeno 50 persone, tra cui donne e diversi bambini.

Testimoni hanno raccontato alla BBC che il commando, secondo una prima ricostruzione avrebbe fatto uso di esplosivi. Inizialmente si pensava anche al rapimento di un sacerdote e di alcuni fedeli che partecipavano alla messa, poi però la diocesi di Ondo ha smentito: tutti i preti sono al sicuro, nessuno è stato rapito, hanno detto. L’attacco è avvenuto nella diocesi della zona, conosciuta come una delle aree più pacifiche del Paese nonostante la massiccia presenza di milizie legate all'estremismo islamico.

Uno dei presenti ha riportato di aver sentito una forte esplosione e degli spari provenire dall’interno della chiesa e di aver visto almeno cinque uomini armati, prima di fuggire per mettersi in salvo.

Il portavoce della polizia dello Stato, Ibukun Odunlami, ha dichiarato all' agenzia di stampa Afp: "È ancora presto per dire con esattezza quante persone siano state uccise. Ma molti fedeli hanno perso la vita e altri sono rimasti feriti nell'attacco".

Nessuno al momento ha rivendicato la responsabilità della strage, la prima in una chiesa nel sud, mentre i sospetti ricadono sui gruppi jihadisti attivi nel nord della Nigeria, a cominciare da Boko Haram, anche se sui social numerosi utenti nigeriani puntano il dito sui miliziani Fulani. Questi ultimi sono un'etnia nomade dell'Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio, spesso in sanguinosa lotta con le popolazioni locali per il controllo dei territori, soprattutto contro i cristiani. Di religione islamica, sono diffusi dalla Mauritania al Camerun e contano complessivamente fra i 6 e i 19 milioni di persone. Il governatore dello Stato di Ondo si è recato sul posto e ha parlato di "attacco vile e satanico", mentre il presidente Buhari ha tuonato: "Questo Paese non cederà mai al male".

La comunità cristiana è da anni nel mirino: è di una settimana fa il rapimento del capo di una chiesa metodista insieme ad altri due religiosi nel sudest del Paese, per il cui rilascio è stato chiesto un riscatto di circa 220mila euro, soldi che spesso servono a finanziare il terrorismo jihadista. Due settimane fa due preti cattolici erano stati rapiti a Katsina, stato natale del presidente Muhammadu Buhari, e sono ancora in ostaggio.

Il politico nigeriano Ogunmolasuyi Oluwole ha raccontato che gli uomini armati hanno sparato dentro la chiesa mentre i fedeli erano riuniti per la messa della domenica di Pentecoste e si è recato sia sul luogo dell'attacco, sia nell'ospedale in cui sono stati portati molti dei feriti.

Papa Francesco prega per le vittime.
"Il Papa ha appreso dell'attacco alla chiesa a Ondo, in Nigeria, e della morte di decine di fedeli, molti bambini, durante la celebrazione della Pentecoste. Mentre si chiariscono i dettagli dell'accaduto, Papa Francesco prega per le vittime e per il Paese, dolorosamente colpiti in un momento di festa, e affida entrambi al Signore, perché invii il Suo Spirito a consolarli".

L'Islam uccide. In Nigeria i cristiani continuano a morire per mano dell'Islam assassino, donne e bambini compresi.
Il movente del massacro che si è compiuto nel sud ovest non è chiaro ma potrebbe ascriversi alle sanguinose tensioni interetniche e interreligiose fra popolazioni locali e i pastori nomadi islamici Fulani che attraversano il più popoloso Paese africano.

L'attacco non è stato rivendicato, ma un'organizzazione locale che rappresenta gli interessi dell'etnia Yoruba ha puntato il dito contro i pastori Fulani. L'assalto alla chiesa di Saint Francis sarebbe diretto contro il governatore Akeredolu per il suo "rigoroso rispetto della legge sul pascolo aperto", ha sostenuto l'associazione Afenifere, aggiungendo che "i terroristi, per lo più stranieri fulani, dovrebbero essere catturati e uccisi". Una pista accreditata anche dal direttore della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa (ACS), "Se il banditismo in Nigeria alcuni decenni fa si avvaleva di archi e frecce, negli ultimi anni i Fulani si sono dotati di Ak47, diffusissimi nel Paese dopo la caduta di Gheddafi. L'assenza di un buon governo e la corruzione sta contribuendo a tutto questo".

Quella dei Fulani è una delle tante crisi che attanagliano la Nigeria la quale, oltre che dai Boko Haram, è terrorizzata anche da bande di saccheggiatori e rapitori nel nord-ovest e nel centro, mentre il sud-est è teatro di movimenti separatisti. In passato vi sono stati massacri con un numero anche maggiore di vittime in violenze tra Fulani e coltivatori stanziali. Il fenomeno è dovuto soprattutto alla scarsità di terra fertile creata dai cambiamenti climatici e dalla desertificazione della Nigeria settentrionale che stanno spingendo i bovari nomadi a trovare foraggio per il loro bestiame sempre più verso sud, devastando i campi degli agricoltori. Uno dei sacerdoti della St. Francis Catholic Church, padre Andrew Abayomi, ha lasciato intendere che la strage avrebbe potuto essere anche più grave riferendo che i terroristi hanno colpito mentre la funzione religiosa stava per finire: "Avevo persino chiesto alle persone di iniziare ad andarsene; è in quel momento che abbiamo iniziato a sentire gli spari provenire da diverse parti", ha raccontato dicendo di essersi salvato nascondendosi per 20 minuti.
(Maris Davis)

Nella mia Nigeria l'Islam assassino continua ad uccidere

lunedì 28 marzo 2022

Nigeria ancora violenza. Rapito un altro sacerdote

Si tratta di don Felix Zakari Fidson, della diocesi di Zaria, nello Stato di Kaduna, nel nord del Paese. Un altro parroco, ancora in ostaggio, è stato sequestrato l'8 marzo nella stessa regione.

Un altro sacerdote è stato rapito in Nigeria. Si tratta di don Felix Zakari Fidson, della diocesi di Zaria, nello Stato di Kaduna, nel nord del Paese. Secondo un comunicato appena giunto all’agenzia Fides don Felix Zakari Fidson è stato rapito il 24 marzo, subito dopo aver lasciato la sua residenza. «Chiediamo le preghiere dei fedeli per il rilascio di don Felix Zakari Fidson e delle altre persone rapite, in questo giorno della Solennità dell’Annunciazione» conclude il comunicato firmato dal cancelliere della diocesi di Zaria, padre Patrick Adikwu Odeh.

Prima di don Felix, un altro sacerdote era stato rapito l'8 marzo scorso, ed è ancora nelle mani di una banda di criminali: don Joseph Akete Bako che è parroco della chiesa cattolica di San Giovanni, a Kudenda sempre nello stato di Kaduna. Lo Stato d Kaduna, un tempo controllata in buona parte dai jihadisti di Boko Haran, da mesi è invece teatro delle azione di bande criminali che con l'indebolimento del gruppo fondamentalista operano soprattutto sequestri a scopo di estorsione. E i rappresentanti della Chiesa, come nelle regioni meridionali del Paese in prossimità del fiume Niger, sono il bersaglio privilegiato di questi delinquenti.