domenica 24 giugno 2018

Tratticking, il magistrato anti-tratta di Catania parla anche delle vittime nigeriane

Nell'infuocato dibattito sull'immigrazione clandestina ci sono aspetti della questione che pochi conoscono.


Un'intervista con Lina Trovato, magistrato della Procura della Repubblica di Catania, specializzata nelle indagini contro le associazioni di stampo mafioso e il traffico di esseri umani, ha fatto comprendere come è riuscita a scalfire l’omertà e le reticenze delle vittime a denunciare i loro aguzzini.

Per fare questo ha organizzato un pool di “saperi” con Squadra Mobile, Commissione Territoriale, OIM, Tribunale per i Minorenni e loro tutori, e Associazioni del volontariato.

Perché lei ritiene si debba distinguere tra smuggling e trafficking?
Per approntare una strategia investigativa più efficace. Ricordo che un mio docente dell’università non si stancava di ripetere che se è vero che nell'avviare un’indagine vanno evitati i pregiudizi, è anche vero che per sapere cosa e dove cercare si deve avere almeno un’ipotesi di partenza.

Nel caso specifico, distinguere smuggling e trafficking per meglio orientare le indagini. Anche tenendo conto che gli attuali flussi migratori sono misti e questi due fenomeni possono, talvolta, sovrapporsi.

Ad esempio, un migrante che vuole “semplicemente” pagare gli smuggler per realizzare il suo progetto migratorio può diventare, strada facendo, vittima di trafficking.

In che consiste la differenza tra trafficking e smuggling?
La più rilevante riguarda la condizione del soggetto coinvolto:
  • C’è quella del migrante che dall’Africa vuole arrivare in Europa (smuggling). Si affida ai trafficanti, paga in anticipo, rischia la vita e (se) arriva chiude il rapporto con gli autori del reato.
  • C’è quella della vittima di tratta che deve arrivare in Europa (trafficking). Non paga in anticipo i trafficanti ma è costretta ad accollarsi con loro un debito (talvolta 50 volte superiore alla somma pagata dal migrante che si affida agli smuggler). In questo caso, a differenza della prima, la vittima rimane prigioniera dei trafficanti sino a quando non avrà estinto il debito.

La differenza tra i due delitti è la stessa che c’è tra una linea retta e uno dei punti che la compongonoLa tratta di esseri umani è la linea retta nella quale l’ingresso illegale e l’intervento degli smuggler rappresentano solo due punti.

La tratta, infatti, inizia prima: con il reclutamento delle vittime nel paese di origine, l’uso di metodi coercitivi (l’inganno, la violenza, la minaccia, lo sfruttamento della condizione di vulnerabilità) e continua dopo l’arrivo (il periodo necessario al pagamento del debito va dai 3 ai 7 anni).

Quali sono le tipologie “umane” dell’immigrazione irregolare che, in base alla Sua esperienza investigativa, sono coinvolte nel trafficking e quelle nello smuggling?
Nella maggioranza dei casi la vittima di tratta è minore, non accompagnata, di nazionalità nigeriana, tra i 14 e i 17 anni, di sesso femminile, con scarsa istruzione, in condizioni di povertà estrema, sottoposta in patria a riti magico esoterici finalizzati all'asservimento psicologico e trasferita in Italia al fine di svolgere l’attività di prostituta, spesso per 10-15 euro a prestazione

Sono vittime di una scelta di gruppo fatta a monte. Quella di partire è, in genere, una decisione maturata all'interno del nucleo familiare. Tanto è vero che i genitori, oltre al fatto che raramente sono ignari o contrari a che partano (diversamente da quanto le ragazze spesso dichiarano), rappresentano per le vittime un vero e proprio cappio al collo perché le minacce (con riti magici, woodoo) esercitate nei loro confronti funzionano da ricatto per le giovani.

In queste ragazze quello che colpisce, non diversamente da quelle che subiscono abusi endofamiliari, è l’ambivalenza nei confronti dei loro aguzzini. In particolare verso le madame che gestiscono l‘attività di prostituzione. Verso le quali provano, a un tempo, rancore ma anche riconoscenza. Per questo difficilmente le denunciano.

Tutte le mamam che ho incontrato (indagate) sono ex-vittime

La tratta è un circolo vizioso: per chi è costretta a prostituirsi il vero riscatto non è l’estinzione del debito ma riuscire a fare arrivare una ragazza che lavori “al posto mio”. Una sorta di “upgrading sociale” che consente di realizzare un progetto. Tant'è che molte, una volta raggiunto il “rango” di mamam decidono, ad esempio, di fare un figlio.

Credo si possa dire che la tratta delle ragazze nigeriane a fini di sfruttamento sessuale rappresenti l’ultima e più spregiudicata frontiera della violenza di genere.

Donne le mamam, donne le vittime, donna-corpo che deve dare reddito

E se ciò non bastasse, proprio l’appartenenza di genere è lo strumento di schiavitù psicologica peggiore: una delle minacce più ricorrenti è, se disubbidiscono alle mamam, di venire colpite da un ciclo mestruale perenne e senza fine.

Nei pochi casi di maschi vittime di tratta, è l’accattonaggio lo strumento del loro sfruttamento.

Per quanto riguarda, infine, lo sfruttamento lavorativo esercitato ai danni dei propri connazionali lo si riscontra per lo più nelle comunità Rom romene.

Come spiega il fatto che pur essendo noti da anni gli orrori della tratta in cui finiscono irretite giovani, giovanissime ragazze nigeriane (in maggioranza provenienti dalle stesse aree del paese) il fenomeno continua come se di esso nessuna di loro risulta (o dice) di essere informata all’atto di partire verso l’Italia?
Intanto non credo che siano così noti gli orrori della tratta in Nigeria. Quelle che arrivano in Italia inviano alle famiglie, oltre al denaro, una immagine vincente (foto piene di sorrisi con gli smartphone in mano).

Molte sanno di venire in Europa per fare le prostitute. Altre invece vengono ingannate con l’allettante promessa di lavorare come baby sitter, cameriere, parrucchiere

Ma anche quando hanno precisa contezza del lavoro che le attende, quella possibilità di andare in Europa, viste le condizioni in cui versano in patria, è comunque vista come una chance di miglioramento. Con l’aggiunta che la famiglia avrà una persona in meno a cui pensare e che, forse, potrà anche aiutarla economicamente.

Io ritengo che sia qui l’aspetto più odioso della tratta: l’uso della condizione di vulnerabilità della vittima priva di alternative non solo economiche, ma soprattutto, esistenziali. Il che spiega il paradosso per cui molte decidono, spesso consapevolmente, di mettersi nelle mani dei propri sfruttatori.




Articolo a cura di
Maris Davis


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venerdì 22 giugno 2018

Costa d'Avorio. Una ventina di vittime per le inondazioni ad Abidjan


È di almeno 20 morti il bilancio delle inondazioni che si sono abbattute nella notte tra il 18 e il 19 giugno su Abidjan. Tra le aree più colpite della capitale economica ivoriana c’è il comune di Cocody, dove la popolazione ha cercato rifugio suoi tetti delle case alluvionate, mentre decine di persone sono state accolte nella locale parrocchia “Sacra Famiglia”


Anche altre parrocchie hanno aperto le loro strutture per accogliere gli alluvionati, ma le stesse strutture ecclesiastiche hanno subito danni causati dalle piogge torrenziali. Sui social media sono sorti gruppi di preghiera e di sostegno per le vittime delle inondazioni di Abidjan. Le forti piogge si sono abbattute su Abidjan e dintorni dalle 23 del 18 giugno fino alle 6 del mattino del 19 giugno prendendo gli abitanti alla sprovvista.


Le condizioni climatiche però non sono le uniche responsabili del disastro. Sotto accusa infatti sono le scarse o del tutto inesistenti opere di scolo e di canalizzazione delle acque reflue e l’urbanizzazione selvaggia, specie in un’area come quella delle Riviera Palmeraie, facente parte del comune di Cocody, caratterizzata da un terreno sabbioso e argilloso, che non è in grado di assorbire grandi quantità di pioggia.
(Agenzia Fides)




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Age of Acquarius. L'unica colpa della Lifeline è aver salvato 224 persone da morte certa

Nave Lifeline salva migranti in acque libiche, Toninelli: “Batte illegalmente bandiera olandese, la sequestreremo


Il ministro delle Infrastrutture: "Salveremo le vite umane", ma poi per l'imbarcazione scatterà il provvedimento che sarà preso anche per l'altra nave Seefuchs

I 224 migranti a bordo della Sealife, la nave della ong tedesca che ha chiesto aiuto alla Guardia Costiera mentre si trovava in acque libiche, saranno portati in Italia. L’epilogo di quello che sembrava apparire come un nuovo caso Aquarius è arrivato via Facebook con un video in diretta da parte del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. “Salveremo le vite umane che sono sulla Lifeline poi sequestreremo la nave"

"Abbiamo chiesto al governo olandese di fare una verifica su questa nave e ci hanno detto che Lifeline batte illegalmente bandiera olandese e quindi, di fatto, è una nave apolide che non potrebbe o dovrebbe viaggiare in acque internazionali”. Inoltre la nave potrebbe ospitare 50 persone, ma allo stato il numero è più di quattro volte. Lo stesso provvedimento verrà preso anche per la nave Seefuchs anche in questo caso per un indagine di bandiera. “È da irresponsabili non da filantropi incentivare la partenza dei barconi della morte”, prosegue parlando di navi delle Ong che hanno a bordo equipaggi “senza competenze tecniche”. Per Toninelli la soluzione resta fermare le partenze dei barconi con gli hotspot in Africa.

Dopo ore silenzio la ong ha twittato: “Lifeline sollecita un porto sicuro per le 224 persone salvate in acque internazionali, in linea con il diritto internazionale”. La nave, aggiunge, era “il mezzo più più attrezzato sulla scena, a causa di una situazione che necessitava di una risposta immediata, la gente era stata presa a bordo


Il mio obiettivo, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, è mettere in salvo quelle 200 persone, se possibile non in Italia. C’è Malta prima di noi, se li prendano loro. Poi la nave ce la prendiamo in Italia e arrestiamo tutto l’equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

La giornata era iniziata con un tweet della ong alle 8. “Al momento stiamo salvando 300-400, è richiesto il supporto della Guardia costiera italiana o navi mercantili. Altre informazioni seguiranno”. Il post aveva attirato immediatamente le attenzioni dei due ministri protagonisti dell'affaire Aquarius (la nave con i migranti che sono stati accolti dalla Spagna), Toninelli e Matteo Salvini. I migranti erano bordo di un gommone a largo delle coste libiche. “Ci aspettiamo, scriveva il personale della ong, comportamento professionale e che le forze libiche rispettino la legge internazionale”. Nei giorni scorsi la stessa nave aveva soccorso 126 persone.

Toninelli: “Diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari
Alle 14 era arrivato il primo intervento di Toninelli su Facebook: “È notizia di queste ore che la nave Ong Lifeline sta agendo in acque libiche fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale. Hanno imbarcato circa 250 naufraghi senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l’incolumità degli stessi naufraghi e dell’equipaggio”. L’indagine dovrà “verificare l’effettiva corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l’appartenenza a quella stessa nazionalità”. “Vi terrò aggiornati sugli sviluppi, ma di certo vi anticipo che il diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari

Nel suo post il ministro Toninelli aveva spiegato anche che la Lifeline non stava “collaborando con la guardia costiera Libica che, dalle prime informazioni acquisite, stava intervenendo per salvare i migranti e riportarli su suolo libico. Operazione di sua stretta competenza, trattandosi di eventi accaduti in mare libico. Non abbiamo nulla contro le Ong ma siamo e continuiamo ad essere per il rispetto della legalità. Soprattutto quando si parla di vite umane”. “A ciò va aggiunto che ad oggi non abbiamo ancora riscontri sull’effettiva appartenenza all’Olanda della nave Ong Lifeline, come anche della Seefuchs, che pure batte bandiera dei Paesi Bassi

Toninelli su Twitter aveva poi aggiunto: “Nave Ong Lifeline agisce fuori da regole in acque Libia. Ha a bordo 224 naufraghi senza mezzi per garantire incolumità a migranti ed equipaggio. Vite umane vanno salvate, ma in legalità e sicurezza. Olanda nega nazionalità imbarcazione: ho dunque avviato indagine di bandiera”. Da una ricerca su marinetraffic e vesselfinder la nave risulta tuttora di bandiera olandese. Una conferma ufficiale è poi arrivata via Twitter dalla rappresentanza dei Paesi Bassi presso l’Ue.

Seefuchs e Lifeline non viaggiano con bandiera olandese, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). Queste navi appartengono a Ong tedesche e non sono registrate in Olanda. Pertanto l’Olanda non può dare istruzioni a queste imbarcazioni. L’Italia è a conoscenza della posizione olandese

Condividiamo esplicitamente le preoccupazioni dell’Italia sul continuo flusso irregolare di migranti, che attraversano il mar Mediterraneo, gli effetti collaterali indesiderati delle operazioni di soccorso, e la precaria posizione dell’Italia come primo Paese di arrivo. La solidarietà è necessaria”, scrive la rappresentanza olandese presso l’Ue.

Questa situazione, scrivono “richiede negoziati a livello europeo. L’Ue ed i suoi Stati membri devono agire in cooperazione ed in modo comprensivo per migliorare l’accoglienza nella regione; affrontare le cause alla radice della migrazione; migliorare la cooperazione con i Paesi terzi; migliorare i rimpatri attraverso procedure di asilo veloci ed efficaci; migliorare le possibilità di detenzione per affrontare il modello cinico dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo

Non è chiaro, si aggiunge nel messaggio, se le due navi siano idonee alla navigazione e siano attrezzate per accogliere un gran numero di persone a bordo. Le ong, prima di imbarcare i migranti, dovrebbero garantire che il trasporto possa essere effettuato in modo sicuro, affinché i migranti possano essere portati in sicurezza ad un porto vicino. Inoltre si ricorda che “in generale la possibilità di dare istruzioni presume anche che le ong stiano violando la legge internazionale e locale. Mentre i Paesi Bassi sostengono tutte le attività di salvataggio, tutte le navi devono prendere in considerazione tutte le regole ed i regolamenti internazionali

Salvini: “Questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda
Contemporaneanche all’intervento di Toninelli anche Salvini aveva postato un video sul social: “Questa nave battente bandiera olandese contravvenendo a tutte le regole e leggi, essendo una nave fantasma, ha spento le strumentazioni di bordo, ha caricato a bordo 224 clandestini su gommoni partiti dalla Libia in acque libiche. La Guardia costiera italiana ha scritto ‘non muovetevi, ci pensano le autorità libiche’; la Guardia costiera libica ha scritto ‘non muovetevi, ci pensiamo noi’. Ma questi disgraziati, anche mettendo a rischio la vita dei migranti su quei gommoni, non ha ascoltato le autorità libiche e italiane ed è forzosamente intervenuta per caricare il prezioso quantitativo di carne umana a bordo. Perché sono buoni? Lasciatemi il dubbio che lo fanno per interesse, perché se fossero buoni, con le motovedette libiche lì nei pressi, non sarebbero intervenuti. Ora questa nave di pseudo-volontari batte bandiera olandese. Abbiamo scritto all'ambasciatore olandese, in ogni caso questa nave l’Italia la vede solo in cartolina, le regole se ci sono vanno rispettate, non si mettono a rischio le vite umane. Avete fatto un atto di forza non ascoltando la Guardia costiera italiana e libica? Bene, questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda, fate il giro un po’ largo. Porti italiani nisba”. Le navi “di queste pseudo-ong non toccheranno più il suolo italiano

Sempre nel post il responsabile del Viminale, con cui la ong aveva innescato una polemica con un tweet, spiegava che “ad ovest della Libia, a 18 miglia dalla costa, sono segnalati altri due gommoni con altri disperati a bordo. Hanno chiamato la Guardia costiera italiana. Ma se ci sono imbarcazioni in difficoltà al confine tra Libia e Tunisia non si capisce perché deve intervenire la Guardia costiera italiana che sta più a nord e sta molto lontana. Abbiamo scritto, aveva informato il ministro, chiedendo l’intervento delle autorità tunisine. Se i libici non possono esserci perché stanno litigando con questa pseudo-ong Lifeline, intervengano allora i tunisini o i maltesi che sono più vicini. Atteggiamento cattivista o egoista? No, se si vuole dare un taglio al business dell’immigrazione clandestina, bisogna far capire che i taxi del mare si fermano. Vogliamo stroncare la mafia dell’immigrazione clandestina che arricchisce pochi delinquenti causando migliaia di vittime

Sul caso era intervenuto anche il vice-premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio: “La legalità prima di tutto! Avviata l’indagine di bandiera sulla nave Ong Lifeline, che non sta collaborando con la Guardia Costiera Libica, per verificare la corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l’appartenenza a quella stessa nazionalità
(Il Fatto Quotidiano)

Quella del governo italiano è una vera e propria dichiarazione di guerra contro le ONG che salvano vite umane. Al punto in cui siamo meglio abbandonare tutto e lasciare che i "salvataggi" li facciano gli italiani da soli, la guardia costiera e le ong italiane. Se è immorale "salvare vite umane" meglio lasciare l'Italia da sola, lasciamo il "lavoro sporco" a questa nuova Italia "razzista"
(Maris Davis)


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venerdì 15 giugno 2018

Oxfam accusa la Francia sui migranti. Bambini maltrattati e rispediti in Italia

"Se questa è l'Europa". La situazione dei migranti al confine italo-francese di Ventimiglia.


Un rapporto della ONG Oxfam punta il dito contro il comportamento delle guardie di frontiera francesi a Ventimiglia. Minori non accompagnati, non più grandi di 12 anni, vittime di maltrattamenti, detenuti senza cibo né acqua e rispediti con metodi illegali in Italia.

"Nowhere but Out" (Da nessuna parte se non fuori) è il titolo del dossier della ong britannica: descrive come "la polizia francese di routine fermi i bambini non accompagnati e li metta su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi, o facendo sembrare che siano loro a voler tornare in Italia"

I bambini raccontano di "maltrattamenti fisici e verbali", di "detenzioni per la notte in celle senza cibo né acqua né coperte". Tutti comportamenti contrari alle leggi francesi e della Ue, veri e propri maltrattamenti.

Ho provato stamattina a passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione. Ci hanno dato un foglio (refus d’entrée) dentro al furgone e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla
T., 15 anni, proveniente dal Darfur (Sudan)

Poi si passa ai casi specifici, da far rabbrividire se si pensa che parliamo di bambini. Guardie che tagliano le suole delle scarpe dei bambini, che tolgono loro le sim dai telefonini; o il caso di una giovane eritrea costretta a tornare a piedi alla frontiera di Ventimiglia, "lungo una strada senza marciapiede e con il suo neonato in braccio"

Il dossier punta il dito anche contro il sistema d'accoglienza italiano "burocratizzato e sovraccaricato", che lascia i migranti a vivere, quasi invisibili, in condizioni di pericolo.



"Bambini, donne e uomini che fuggono da persecuzioni e guerre non dovrebbero patire ulteriori abusi per mano delle autorità francesi e italiane"
(La denuncia Elisa Bacciotti di Oxfam Italia)

Rapporto Oxfam
"Nowhere but Out"
(Da nessuna parte se non fuori)


E mentre si sta svolgendo l'incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte, la Francia ingaggia la "Legione Straniera" per fermare i migranti a Ventimiglia.
La notizia arriva da Ventimiglia e a metterla sotto la lente di ingrandimento è il deputato di Forza Italia Giorgio Mulè riprendendo un articolo della Stampa: "Nella stazione ligure al confine tra Italia e Francia, la Sncf, società d'Oltralpe che gestisce il trasporto ferroviario, ha ingaggiato guardie armate di una società italiana per evitare che migranti irregolari salgano sui loro treni diretti in Francia"

"Questa notizia, attacca il portavoce dei parlamentari azzurri di Camera e Senato, dimostra l'inaffidabilità che i francesi ripongono sull'Italia e obbliga il nostro governo a un intervento immediato"

Che i francesi non siano teneri con gli immigrati, lo si sapeva da un pezzo. Non da ultimo è arrivato il report di Oxfam con tanto di fotografie e video che dimostra le angherie e gli abusi dei poliziotti francesi sugli stranieri, in particolari quelli minorenni. Violenze che si consumano proprio al confine con l'Italia. Era stato proprio Macron a denunciare "il cinismo e l'irresponsabilità del governo italiano", mentre il portavoce del suo partito aveva candidamente affermato che "la linea del governo italiano fa vomitare". Ora tra l'Eliseo e Palazzo Chigi è tornato il sereno. Ma il presidente francese dovrà, primo o poi, rendere conto dei respingimenti che continua a fare a Ventimiglia.

Come riporta anche Mulè, i francesi hanno assunto una schiera di "sceriffi" per presidiare "le banchine nella stazione di Ventimiglia da dove partono i convogli diretti a Cannes e Grasse svolgendo di fatto i compiti di una polizia parallela o di complemento rispetto a quella Italiana". "In breve, continua il portavoce azzurro, per evitare 'invasioni' intollerabili come quella avvenuta poco tempo fa a Bardonecchia, la Francia ha aggirato l'ostacolo dotandosi di una polizia privata, una sorta di mini Legione straniera, che agisce per sopperire alle carenze dei nostri controlli"

Il 30 marzo la gendarmerie aveva fatto irruzione in una sala della stazione al confine con l'Italia costringendo un immigrato nigeriano sospettato di essere uno spacciatore a sottoporsi al test delle urine. "Sono certo che Conte e Salvini non tollereranno uno schiaffo simile che somiglia alla cessione di controllo del territorio per interposta polizia sono certo che a Ventimiglia sarà immediatamente destinato un congruo numero di forze dell'ordine del nostro Paese anche per mantenere la dignità di uno Stato che deve essere in grado di controllare le sue frontiere senza alcun 'aiutino'"
(Il Giornale)


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Appello ONU. Sei milioni di persone lottano per procurarsi cibo e acqua nel Sahel


Il sottosegretario generale dell’ONU per le questioni umanitarie, Mark Lowcock, ha dichiarato che almeno sei milioni di persone hanno gravi difficoltà a procurarsi il cibo nel settore occidentale della vasta regione semi-desertica del Sahel e che la malnutrizione sta minacciando la vita di 1,6 milioni di bambini.

L’attuale crisi è paragonabile solamente a quella del 2012 e «i mesi più critici devono ancora arrivare», ha fatto notare Lowcock, che ha chiesto un maggiore impegno da parte di paesi donatori.

Le condizioni alimentari sono rapidamente peggiorate in Mali, Mauritania, Burkina Faso, Ciad, Niger e Senegal a causa di siccità, conflitti e degli alti prezzi dei prodotti alimentari.

Il World Food Program, l'UNICEF e l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) hanno affermato che quella di quest’anno potrebbe essere una delle peggiori stagioni degli ultimi anni per i raccolti.

Lowcock ha anche detto di essere molto preoccupato, in particolare per Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritania. In Burkina Faso, infatti, il numero di persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare è triplicato rispetto l'anno scorso, in Mali si è registrato un aumento del 120% del numero di persone in condizioni di "emergenza", e in Mauritania i tassi di "Malnutrizione Severa Acuta" (MAS) sono al massimo dal 2008.
(Voice of America)

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