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giovedì 20 settembre 2018

Burkina Faso. Decine di ragazzine in ospedale per le gravi conseguenze delle mutilazioni genitali

Circa 50 tra bambine e ragazzine sono state ricoverate in ospedale in Burkina Faso per le conseguenze causate dalle mutilazioni genitali che hanno dovuto subire.


A darne notizia è stata ieri la stessa ministra per gli Affari Femminili, Laurence Marshall Ilboudo, aggiungendo che due donne di 60 anni, insieme ai genitori di alcune ragazze, sono state arrestate.

Le mutilazioni sono avvenute nell'area di Kaya, a circa 100 km a nord della capitale, Ouagadougou, tra il 4 e il 6 settembre. Il numero delle ragazze potrebbe aumentare ancora perché non tutte quelle che hanno dovuto subire la mutilazione genitale in quei giorni sono state rintracciate dalle autorità.



Alcune delle vittime hanno appena quattro anni e molte delle ragazzine hanno subito gravi complicazioni, fanno sapere fonti mediche.

La pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) è illegale in Burkina Faso dal 1996 e viene punita con condanne fino a tre anni di prigione. I pericoli sanitari comprendono sanguinamento grave, problemi urinari, infezioni, infertilità e aumento del rischio di complicazioni del parto e di morti neonatali. Enormi sono le ripercussioni sul piano psicologico.

Circa tre quarti delle donne e delle ragazze del Burkina Faso sono state sottoposte alla circoncisione, ma solo il 9% è a favore della pratica, secondo l’Unicef. Una pratica tradizionale largamente diffusa nel paese africano, nonostante i divieti

La MGF include "la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche". È praticata in 29 paesi in Africa e in alcuni paesi in Asia e Medio Oriente su una stima di tre milioni di ragazze di età compresa tra l'infanzia e i 15 anni.
(BBC News)

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono un fenomeno vasto e complesso, che include pratiche tradizionali che vanno dall'incisione all'asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni.

Bambine, ragazze e donne che le subiscono devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche.

Si stima che nel mondo il numero di donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 125 milioni. Dati gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa tre milioni di bambine sotto i 15 anni si aggiungano a queste statistiche.

Gran parte delle ragazze e delle donne che subiscono queste pratiche si trovano in 29 Paesi africani, mentre una quota decisamente minore vive in paesi a predominanza islamica dell'Asia.

In alcuni Stati del Corno d'Africa (Gibuti, Somalia, Eritrea) ma anche in Egitto e Guinea l'incidenza del fenomeno rimane altissima, toccando il 90% della popolazione femminile. In molti altri, invece, le mutilazioni riguardano una minoranza, fino ad arrivare a quote tra l'1 e il 4% in paesi come Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun e Niger.


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domenica 25 febbraio 2018

Donna dell'Anno 2018. Contro prostituzione, tratta e mutilazioni genitali

Ecco le tre donne finaliste. Si chiamano Waris, Margarita, Isoke.

Isoke Aikpitanyi, Margarita Meira e Waris Dirie

Lottano contro l'infibulazione, la prostituzione, la tratta. Per salvare altre donne dalla violenza che loro hanno subìto. Sono le 3 finaliste del Premio “Donna dell'anno”, che sarà assegnato il 14 marzo.

C'è Waris, che ha subìto l'infibulazione a 5 anni e oggi lotta per impedire che altre bambine siano vittime di mutilazioni genitali. Margarita, che ha dovuto sopportare il rapimento e la morte della figlia 17enne e adesso combatte contro la tratta di esseri umani. Ed infine Isoke, che è stata costretta a prostituirsi e ora aiuta le donne a liberarsi dallo sfruttamento sessuale.

Sono loro le 3 finaliste del Premio internazionale “La donna dell'anno. Il riconoscimento promosso dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta compie 20 anni e il tema di questa edizione 2018 è quanto mai importante: «Diciamo no alla violenza in ogni sua forma»

Le finaliste
Waris, Margarita e Isoke hanno storie diversissime, ma unite da un filo comune di dolore e coraggio. Hanno vissuto la violenza sulla propria pelle, eppure hanno trovato la forza di reagire e diventare voce di delle donne maltrattate, abusate, perseguitate, private di ogni diritto fino a quello più sacro della vita. Queste sono le loro storie.

Waris Dirie, 53 anni, dalla Somalia
Nata in Somalia da una famiglia di nomadi, a 5 anni Waris deve affrontare l'infibulazione e 13 anni un matrimonio combinato con un uomo anziano. Ma lei scappa attraversando il deserto da sola, fino ad arrivare a Londra.

Qui, scoperta dal fotografo Terence Donovan, diventa una modella di successo. Posa per il Calendario Pirelli, recita nel film 007 Zona pericolo. Ma non può dimenticare la sua vita precedente. Decide di raccontare della la mutilazione genitale, prima in un'intervista poi nella biografia Fiori nel deserto, tradotta in 51 lingue. Dal volume prende nome la fondazione che Waris crea nel 2002, la Desert Flower Foundation. Obiettivo: informare e sensibilizzare sull'infibulazione, aiutare le donne che l'hanno subìta e impedire che vi siano altre vittime.


Waris lo fa anche con un altro libro, Figlie del dolore, dove racconta: «Mi sveglio in un bagno di sudore. È molto presto, non sono ancora le sei. Provo a richiudere gli occhi, ma vedo ancora quelle immagini angoscianti: una miserabile stanza d'albergo, piccola e con la carta da parati ingiallita. Una bambina stesa sul letto, di dieci, dodici anni al massimo. Nuda. Quattro donne circondano il letto e la tengono giù. La bambina ha le gambe spalancate, e una vecchia le siede davanti con un bisturi in mano. Le lenzuola sono zuppe di sangue. La bambina grida con quanto fiato ha in gola. Continua a urlare. Grida da strappare il cuore. Sono state quelle urla a svegliarmi. E anche adesso sembrano riecheggiare nella mia camera»

All'epoca molti ignorano che questa pratica sia una realtà anche in Europa, ma l'associazione di Waris conduce un'indagine che porta l'Ue a inserire, per la prima volta, la lotta contro la mutilazione genitale femminile nel suo programma. Oggi intervista poi nella biografia Fiori nel deserto, tradotta in 51 lingue. Dal volume prende nome la fondazione che Waris crea nel 2002, la Desert Flower Foundation ha 10 sedi, dalla Germania al Gibuti, dall'Inghilterra alla Sierra Leone. Proprio qui, dal 2014, 1.000 ragazze sono state salvate e avviate allo studio.

Margarita Meira, 68 anni, dall'Argentina
Nel 1991 Margarita vive il dolore più atroce che una madre possa vivere: sua figlia Susi, 17 anni, viene rapita all'uscita da scuola. La tratta di esseri umani all'epoca non era un reato contemplato dal codice penale argentino, la polizia le ripete che la ragazza è andata via di casa spontaneamente. Ma lei continua a cercarla con un terribile presentimento: «Poliziotti, ufficiali giudiziari, politici... Erano loro i carnefici di mia figlia e di tante altre ragazze»

Dopo 4 anni, la verità: Susi viene ritrovata morta in uno dei 1.200 “prostibulos”, bordelli illegali, di Buenos Aires. Era stata seviziata, drogata, costretta a prostituirsi.

Margarita non può più salvare Susi, ma può impedire che ad altre ragazze succeda ciò che è successo a sua figlia. A Constitución, uno dei quartieri più pericolosi di Buenos Aires, fonda Madres victimas de trata. Un'associazione autogestita che offre sostegno alle vittime di tratta e alle loro famiglie: con psicologi, avvocati e investigatori (tutti volontari), aiuta i genitori a denunciare i rapimenti, cerca le giovani sparite, assiste quelle che vengono ritrovate.

Oggi Margarita ospita le ragazze fuggite dai loro sfruttatori a casa sua, ma il suo obiettivo è costruire un vero centro di accoglienza per le sopravvissute alla tratta, affinché possano contare su un alloggio sicuro e un sostegno fisico, psicologico e legale durante il periodo di recupero.

Isoke Aikpitanyi, 38 anni, dalla Nigeria
La famiglia di Isoke, a Benin City, è numerosa e povera: lei deve aiutare a mantenerla vendendo con la madre frutta e verdura. Per questo, quando le viene offerta la possibilità di andare a lavorare in Europa, accetta, convinta di poter finalmente migliorare la propria vita e quella dei suoi. A 20 anni arriva a Torino, ma non trova ciò che aveva sognato. Ad aspettarla c'è una “mamam”, una delle protettrici che gestiscono la prostituzione nigeriana in Italia. Isoke finisce sulla strada: notte e giorno, sette giorni su sette, incinta o subito dopo un aborto.

Subisce ogni genere di violenza e, quando tenta di scappare, viene quasi uccisa.
 «Non mi interessava più se riuscivo a vivere o morivo. L’importante era essere libera» ricorda oggi.

Quando, dopo anni, riesce a fuggire, fa un'altra scelta di coraggio: aiutare le ragazze come lei. Con il sostegno di un uomo italiano, che poi diventerà suo marito, fonda l’Associazione vittime della tratta. Inizia ad accogliere alcune nigeriane ad Aosta, nella “casa di Isoke”. Presto nascono altre case in Piemonte, Lombardia, Liguria. E lei denuncia l'orrendo sfruttamento in 3 libri - Le ragazze di Benin City, 500 storie vere, Spada, sangue, pane e seme - e nel docufilm Le figlie di Mami Wata.

Grazie alla sua determinazione ha assicurato una via di uscita a migliaia di giovani nigeriane destinate a prostituirsi o a essere usate come fattrici di bimbi. E ha costruito una rete di ex vittime che assistono le nuove vittime della tratta. Quest'anno ha un'altro, importante sfida davanti a sé: tornare in Nigeria, dopo 18 anni, per fermare quei viaggi della speranza che per tante si trasformano in un incubo.
(Leggi la biografia di Isoke nel sito di Foundation for Africa)

Il voto online per designare la "Donna dell'Anno 2018"
Fra le tre finaliste, il 14 marzo 2018 a Saint-Vincent la giuria proclamerà la vincitrice del 20° Premio internazionale “La donna dell’anno”, che riceverà 20.000 euro.

E fino al quel giorno tutti possono partecipare, scegliendo la tua candidata sul sito del Consiglio regionale della Valle d'Aosta: la più votata dal pubblico online vincerà il Premio Popolarità di 15.000 euro. Alla seconda classificata andranno 10.000 euro. Somme che dovranno essere spese interamente per la realizzazione o il completamento dei progetti. E durante la cerimonia di premiazione, "Donna Moderna" assegnerà una targa speciale a una delle tre finaliste.

Per votare la "Donna dell'Anno 2018"




Articolo curato da
Maris Davis

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sabato 4 luglio 2015

La Nigeria vieta le Mutilazioni Genitali Femminili

Nonostante alcuni dei 36 stati nigeriani già proibissero questa pratica odiosa, ora è stata introdotta una legge federale che vieta la pratica a livello nazionale.

Anche se hanno paura, non possono darlo a vedere. Devono rimanere inespressive durante il rituale del "taglio". Piangere è sintomo di debolezza. Resistere vuol dire condannarsi all'isolamento e la vergogna.

Un quarto delle donne nigeriane tra i 15 e i 49 anni ha subito la mutilazione genitale femminile (MGF), ovvero la rimozione totale o parziale dei genitali femminili esterni. Per cercare di porre fine a questa pratica, il 5 maggio scorso la Nigeria, il Paese più popoloso del continente africano, ha dichiarato illegale questa odiosa pratica, già considerata dalle Nazioni Unite una "Violazione dei Diritti Umani".

Prima di concludere il suo mandato e cedere il potere a Muhammadu Buhari, l'ex presidente Goodluck Jonathan si è assicurato un posto nella storia per aver fatto approvare questo divieto che molte resistenze ha avuto durante il suo iter, soprattutto dal mondo mussulmano. La legge fa parte di un più ampio pacchetto legislativo il "Violence Against Persons (Prohibition) Act 2015".

Con questa legge vengono vietati anche l'abbandono della coniuge o dei figli senza fornire il mantenimento adeguato. La legge contro la mutilazione genitale femminile è tesa ad eliminare la violenza domestica e pubblica verso le donne, ad accogliere coloro che hanno subito abusi di qualunque natura, e a condannare, invece, coloro che l'hanno commessa.

Tra gli effetti nocivi immediati delle MGF, l'Organizzazione Mondiale della Sanità cita emorragie, infezioni batteriche e ferite non rimarginate. Tra le conseguenze a lungo termine ci sono invece infertilità, complicazioni del parto e infezioni ricorrenti alla vagina.

La speranza è che con la criminalizzazione delle MGF sarà più facile combattere le pressioni sociali che portano molte donne ad accettare la pratica, vista come un modo per tenere a bada i loro istinti ormonali, riducendo il piacere sessuale e assicurandosi che arrivino caste al matrimonio, ma anche come un rito di iniziazione.

L'esperienza globale insegna che, alla fine, è attraverso il cambiamento di mentalità che si porrà veramente fine alle mutilazioni genitali femminili. Non basta approvare una legge.

Una pratica assurda ancora ammessa o tollerata in ben 51 Paesi nel mondo.
(The Post Internazionale)


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Da bambina (nel sud Nigeria) mi salvò mia nonna dall'infibulazione, le mie sorelle più piccole purtroppo hanno dovuto subire e stanno ancora soffrendo per quel gesto orribile che è il taglio del "clitoride". Mia mamma è stata una debole, succube di un marito (mio padre) prigioniero dei pregiudizi e delle tradizioni .. (Maris)


martedì 19 maggio 2015

Nigeria, il Senato approva la legge che vieta le mutilazioni genitali femminili

In Nigeria il Senato federale ha approvato il "Violence against Persons (Prohibition) Bill", ovvero la legge che vieta la mutilazione genitale femminile e la considera una violenza.


Con questa legge vengono vietati anche l'abbandono della coniuge o dei figli senza fornire il mantenimento adeguato. La legge contro la mutilazione genitale femminile è tesa ad eliminare la violenza domestica e pubblica verso le donne, ad accogliere coloro che hanno subito abusi di qualunque natura, e a condannare, invece, coloro che l'hanno commessa.

Ike Ekweremadu, vicepresidente del Senato, durante il suo intervento ha sostenuto che la legge contro la mutilazione genitale ha anche l'obiettivo di tutelare le donne che hanno bisogno di protezione e di punire coloro che se ne approfittano.

Speriamo che adesso questa importantissima legge per la Nigeria venga anche messa in pratica. Le mutilazioni genitali femminili in Nigeria sono diffuse soprattutto nel nord tra le popolazioni islamiche, ma anche al sud dove sono ancora forti i culti animisti e delle antiche tradizioni.

Le Nazioni Unite riportano che oggi più di 140 milioni di donne e bambine di tutto il mondo hanno subito una forma di mutilazione genitale. Se non si farà nulla per fermare questo fenomeno, entro il 2030 altre 86 milioni di bambine saranno sottoposte a una qualche forma di mutilazione genitale.

Anche l'Italia non è immune da questa pratica dove si stima che siano 40mila le donne vittime, ed è il dato più alto registrato in Europa dove si contano all'incirca 500mila casi. In Europa le mutilazioni genitali sono praticate quasi sempre all'interno di comunità di immigrati. La mutilazione genitale è un reato penale in tutti gli Stati europei. In Italia tale pratica viene regolamentata dall'art. 583 bis del Codice Penale.
(Fonte Naij Nigeria)


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