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domenica 25 febbraio 2018

Terremoto, una serie di scosse in Friuli

Forte scossa di terremoto a Nord-Est mentre irrompe il Burian. Un po' di paura in Friuli.

Una serie di scosse ravvicinate si stanno registrando questa mattina in Friuli, intorno all'area di Forni di Sotto (Udine). La prima, di magnitudo 3.9, è stata registrata dal Centro di Ricerche sismologiche alle 9:16. A questa ne sono seguite altre due di magnitudo 1.1 e 2.4 nei minuti successivi. Il sisma è stato avvertito distintamente in un'area molto estesa, fino in Veneto.

Al momento non si registrano né danni, né feriti, ma le scosse hanno causato un po' di paura nella popolazione, anche in considerazione del terremoto del 1976, che devastò il Friuli. Decine sono state le telefonate giunte ai centralini delle Forze dell'ordine e dei centri di soccorso.

La scossa è stata avvertita distintamente nel capoluogo del Friuli, Udine, dove non si segnalano però momenti di panico.

Accertamenti sono in corso nell'area più vicina all'epicentro da parte dei vigili del fuoco e dei carabinieri di Tolmezzo; anche in questo caso, non si registrano né danni né feriti. Indagini in tal senso continuano nelle frazioni più isolate.

La scossa avvertita questa mattina alle 9.16 nell'area tra Forni di Sotto e Forni di Sopra, in provincia di Udine, ha registrato una magnitudo di 3.9 ed è avvenuta a una profondità di 9,2 chilometri. Lo precisa la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia in una nota diffusa poco dopo la scossa.
(Ansa)


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martedì 14 novembre 2017

Terremoto tra Iran e Iraq. Oltre 400 le vittime, 12.000 le case distrutte

L'ultimo bilancio dell'istituto di medicina legale iraniano parla di 445 morti e 7.000 feriti.


Le operazioni di soccorso vanno avanti anche perché molti villaggi montuosi sono stati raggiunti con ritardo e continua quindi la distribuzione di tende, coperte, acqua e cibo in scatola. Un bilancio provvisorio destinato ad aggravarsi.

Il presidente iraniano Hassan Rohani ha visitato la città di Kermanshah, capoluogo della regione maggiormente colpita dal terremoto di domenica sera e, oltre a presiedere una riunione d'emergenza sull'andamento dei soccorsi, si è fermato a parlare con la gente. Secondo l'ultimo bilancio dell'istituto di medicina legale iraniano, i morti sono stati 445 morti e 7000 i feriti.

Al suo arrivo all'aeroporto 'Shahid Ashrafi' di Kermanshah, Rohani ha ringraziato la popolazione per la reazione esemplare e i Paesi che hanno offerto aiuto, e ha promesso che il governo si impegnerà nella ricostruzione e per "risolvere al più presto" i problemi. Secondo il comandante dei Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica, inviato subito a Kermanshah, le operazioni di rimozione delle macerie sono già terminate. Ma le operazioni di soccorso vanno avanti anche perché molti villaggi montuosi sono stati raggiunti con ritardo e continua quindi la distribuzione di tende, coperte, acqua minerale e cibo in scatola.

Khamenei invita delegazione per stimare danni
Una delegazione, inviata dalla guida suprema iraniana l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, è giunta nella provincia occidentale di Kermanshah per stimare i danni causati dal forte sisma. Compito della delegazione è anche quello di valutare l'operato dei soccorritori, stimare i danni materiali e le sofferenze della popolazione colpita, come si legge sul sito ufficiale di Khamenei. Subito dopo la tragedia, la guida suprema dell'Iran aveva chiesto ai pasdaran e ai funzionari civili di non risparmiare alcuno sforzo per aiutare le famiglie colpite dal sisma.

Pakistan offre aiuti umanitari
Il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain e il primo ministro Shahid Khaqan Abbasi hanno espresso le loro condoglianze a nome del popolo e del governo pakistano al presidente iraniano Hassan Rohani per il devastante sisma che ha colpito la provincia occidentale di Kermanshah. Lo riporta il ministero degli Esteri pakistano in un comunicato.

Nell'ottica di assistere il governo iraniano, il presidente e il premier pakistano hanno offerto l'invio immediato di aiuti umanitari,di tende, coperte e altri beni utili ai soccorsi. "Le autorità competenti sono in contatto con la parte iraniana per garantire che siano inviati beni umanitari utili a soddisfare i bisogni della popolazione iraniana" colpita dal sisma, recita il comunicato. Anche il ministro degli Esteri pakistano Khawaja Asif ha fatto le sue condoglianze per la perdita di vite nel sisma e ha detto di pregare per una rapida guarigione dei feriti. A fargli eco il Chief Minister della provincia del Punjab, Shehbaz Sharif, che ha espresso dolore per la perdita di vite umane e per i danni materiali causati dal terremoto.

12 mila case distrutte
Secondo l'emittente Press TV, sono 12mila le case completamente distrutte dal sisma di 7.3 Richter di domenica sera, mentre 15mila quelle seriamente danneggiate. Nella regione di Kermanshah, sono stati danneggiati 1950 villaggi e 7 città. Intanto il ministro degli Esteri, Mohammed Javad Zarif, ha ringraziato per le condoglianze arrivate da ogni parte del mondo (gli ultimi due messaggi, quello di papa Francesco e quello del portavoce della Casa Bianca), ma ha dichiarato che l'Iran riesce a far fronte alla crisi da solo: "Le immagini dei danni creati dal terremoto e le vittime a Kermanshah (e in Iraq) spezzano il cuore. Siamo grati per la solidarietà globale e le offerte di assistenza. Ma per ora, possiamo gestire la situazione con le nostre risorse"

Gentiloni. Italia pronta offrire aiuto
"Terremoto Centinaia di vittime in #Iran e #Iraq Italia vicina a chi soffre e pronta a offrire aiuti ai paesi colpiti". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.


Papa vicino a famiglie vittime
"Profondamente commosso" Papa Francesco ha inviato un telegramma di cordoglio per le vittime del terremoto. Il Pontefice, si legge nei messaggi a firma del Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, "esprime il suo dolore a tutti coloro che piangono la perdita dei loro cari" e "offre le sue preghiere per i defunti". Il Papa inoltre "invoca benedizioni divine di consolazione e forza" per i feriti e per quanti sono impegnati nel soccorso e nei salvataggi"
(Rai News24)

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martedì 22 agosto 2017

Terremoto a Ischia. Assurdo morire a causa di una scossa relativamente debole

Due morti e 39 feriti. Salvato anche l'ultimo dei tre i fratellini rimasti sotto le macerie. Scossa di magnitudo 4.0, epicentro in mare vicino al faro di Punta Imperatore. La situazione più grave nelle aree di Casamicciola.


Scossa di terremoto di magnitudo 4.0 nell'isola d’Ischia. Il bilancio è di due morti e 39 feriti. A Casamicciola la situazione più critica con una donna anziana, Lina, che è morta dopo essere stata colpita da calcinacci caduti dalla chiesa di Santa Maria del Suffragio. Si tratta della prima vittima accertata. Tre persone sono state estratte vive dalla macerie di una casa.

I soccorritori hanno appena estratto dalle macerie Ciro, 7 anni, l'ultimo dei tre fratelli rimasti sepolti dopo la scossa. Una corsa contro il tempo con la madre dei piccoli , l’unica della famiglia ad essere riuscita a fuggire durante la scossa, che ha assistito tra pianti e angoscia al salvataggio. Il primo estratto dalle macerie è stato suo marito, poi, dopo poco, il figlio più piccolo di 7 mesi, Pasquale, Mattia il più grande, e poco fa anche il piccolo Ciro rimasto sotto le macerie per oltre 16 ore.



«Assurdo morire per un sisma 4.0»
«È allucinante morire per un sisma di questa entità»: lo afferma Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi, secondo cui «lascia perplessi come un sisma della magnitudo di quello di Ischia possa provocare danni e vittime nel nostro Paese»

A Lacco Ameno
A Lacco Ameno la scossa si è sentita forte. Gli abitanti di via Borbonica, una zona alta del comune, appena avvertita la scossa sono scappati dalle case. Racconta Tommaso Monti, un giovane fotografo: «Ho visto crollare qualche tetto, ringhiere, muri di contenimento. Una rudere vicino alla nostra casa si è sbriciolato all’istante. Alcune stanze di una villa sono crollate. In giro si sentono solo sirene di ambulanze e quelle dei pompieri. Siamo tutti fuori dalle case con grande paura»

«Mi trovo in una struttura termale di Lacco Ameno. È andata via la corrente. E siamo subito scesi in strada nel viale. Qui nella struttura non risultano per ora feriti. Ho provato ad andare in piazza Maio dove mi dicono ci sono stati danni. Ma col buio è difficile. Sono venuti giù lampadari e tante crepe. Qui nella zona borbonica crolli non ne risultano. Ci hanno fatto uscire dall’hotel, gente coi bagagli è scesa in strada. Aspettiamo istruzioni», così racconta Andrea Petrella, portavoce presidente commissione Camera, da Ischia dove è in vacanza, al telefono Rainews 24.

I soccorsi
Durante la notte, grazie a tre corse appositamente organizzate sotto il coordinamento del Comando generale delle Capitanerie di Porto, hanno lasciato l’isola di Ischia, colpita dal terremoto di ieri sera, 1.051 persone, accolte a Pozzuoli dai volontari della Croce rossa italiana prima di allontanarsi autonomamente. A darne notizia è il Comitato operativo della Protezione civile.

I feriti accertati sono 39, di cui uno grave. Paura anche per i tanti turisti in vacanza sull'isola. In molti sono già rientrati con traghetti straordinari. Anche nel comune di Forio si sono registrati dei crolli, ma per fortuna nessun ferito, mentre per il crollo di una scala una famiglia è rimasta bloccata per ore. È ritornato a funzionare l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno che in un primo tempo era stato evacuato così come sono state allestite delle aree per accogliere gli sfollati.

Gli sfollati
Sono circa 2.600 gli sfollati per il terremoto di Ischia, in base a una prima quantificazione dei sindaci dell’isola. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, che si trova sul posto. Per gli sfollati l’ipotesi tendopoli è remota: «Speriamo proprio di no ci sono diverse strutture ricettive sull'isola, speriamo possano essere utilizzate»

Iniziate anche le prime verifiche per comprendere negli edifici parzialmente danneggiati l’agibilità. Finora, oltre la palazzina che ha seppellito, per fortuna senza vittime, un intero nucleo familiare, risulta completamente crollata una chiesa del centro storico; calcinacci caduti da questo edificio sacro hanno ucciso una donna anziana. Un’altra vittima nel crollo di un’altra abitazione. Tettoie cadute e cedimento di porzioni di struttura anche in altri comuni dell’isola, come Forio e Lacco.

I collegamenti, bloccati questa mattina per permettere l’arrivo dei soccorsi o il rientro a Napoli dei turisti sgomberati dagli alberghi, sono ripresi con regolarità dal porto di Napoli, non ancora da quello di Pozzuoli.


L’area flegrea
La scossa di terremoto è stata avvertita in maniera distinta anche in alcune zone dell’area flegrea. I comuni dove maggiormente è stato registrato il movimento tellurico sono stati Monte di Procida e le zone alte di Bacoli e Pozzuoli. Al momento non si registrano danni a persone e cose. I sindaci di Monte di Procida, Bacoli e Pozzuoli si sono messi in contatto con la Protezione Civile regionale per le prime valutazioni. Allertati, comunque, la Polizia Municipale e la Protezione Civile locale. A Bacoli la situazione viene seguita direttamente dal vulcanologo, Giuseppe Luongo, assessore alla Protezione Civile, in stretto contatto con l’Ingv. Nei tre centri flegrei non si sono registrate scene di panico. La vita nelle strade della `movida´ e sul lungomare dei tre centri sta proseguendo normalmente.

Il rischio di nuove scosse
Il sismologo Enzo Boschi non esclude che a Ischia possa esserci un nuovo evento sismico dopo il terremoto di lunedì sera: «La prassi ci insegna che in Italia le scosse avvengono spesso a coppie», ha spiegato in un’intervista al Mattino, «per ragioni di prudenza, è pertanto necessario adottare tutte le misure di sicurezza del caso e mettere al riparo da pericoli turisti ed abitanti. Sono certo che la Protezione civile è ben informata di tutti i pericoli del caso e di come prevenirli». Pur sottolineando che non è possibile fare previsioni, Boschi ha osservato che «in base a dati empirici, è spesso ricorrente nel nostro Paese quel fenomeno che in gergo si chiama doppietta sismica: due scosse ravvicinate, l’una a poca distanza dall'altra». In questo senso «dovremo aspettare domani, i prossimi quindici giorni, e in ogni caso fino a un mese da questo primo evento»

Non è terremoto vulcanico
Il terremoto di Ischia non è legato al movimento del magma tipico di un’eruzione vulcanica e per questo motivo non può essere considerato un terremoto vulcanico in senso stretto, ma è anche un terremoto che si distingue da quelli tettonici perché risente delle caratteristiche dell’area vulcanica che l’ha generato, ricca di processi idrotermali importanti. Lo ha detto all’ANSA la sismologa Lucia Margheriti, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). «Quello avvenuto il 21 agosto a Ischia è stato un terremoto poco profondo e avvenuto in un’area vulcanica, ma non legato a un’eruzione in corso: per questo motivo non può essere definito un terremoto di tipo vulcanico»

De Magistris
«La Città Metropolitana di Napoli ed il Comune di Napoli sin dai primi minuti successivi alla violenta scossa di terremoto che ha colpito ieri sera l’isola d’Ischia e l’area flegrea napoletana hanno messo in atto ogni azione per contribuire a sostenere le attività di emergenza, soccorso e assistenza in favore delle persone e dei Comuni così duramente colpiti. Tutti uniti per stare vicini agli abitanti dell’isola e a chi sta operando senza sosta per salvare vite umane» Lo scrive il sindaco di Napoli e della Città Metropolitana Luigi de Magistris anche in un post su Facebook.



Gli aiuti dall'Europa
L’Unione Europea è «pronta a aiutare» l’Italia dopo il terremoto che ha colpito l’isola di Ischia ieri. Lo ha detto il commissario responsabile della gestione delle crisi, Christos Stylianides. «Il mio pensiero va alle famiglie e agli amici delle persone che hanno perso i loro cari e a chi è stato colpito dal terremoto»
(Corriere della Sera)




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mercoledì 24 agosto 2016

Forte terremoto in Centro Italia, epicentro nel reatino. Crolli diffusi e vittime


La prima scossa di magnitudo 6.0 alle 3.36 in provincia di Rieti, la seconda alle 4.33. In tanti sotto le macerie. I comuni più colpiti Arquata in provincia di Ascoli Piceno, Accumoli e Amatrice in provincia di Rieti.

Amatrice, distruzione nella via principale
Forte sisma tra Lazio, Marche e Umbria nella notte. Paura, crolli, feriti, vittime, un comune, Amatrice, in provincia di Rieti, e una frazione, Pescara del Tronto nelle Marche, praticamente distrutti, ridotti a cumuli di macerie. Ci sono vittime già accertate e nella frazione di Pescara del Tronto ci sarebbero almeno 100 dispersi. Questo è il bilancio della fortissima scossa di terremoto avvertita distintamente in tre regioni del Centro Italia.

Il sisma, secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha avuto una magnitudo di 6.0 e una profondità di 4 km ed è stato registrato alle 3.36 con epicentro ad Accumoli, vicino Rieti. A questa prima scossa ne sono seguite molte altre nella notte: una di magnitudo 3.9 vicino Perugia, e altre due di magnitudo 3.9 e 3.8 sempre nei pressi di Rieti. È stata di magnitudo 5.4 la seconda forte scossa di terremoto registrata alle 4 e 33, con epicentro tra Norcia (Perugia) e Castelsantangelo sul Nera (Macerata) ed ipocentro a 8,7 chilometri di profondità. Il sisma è stato avvertito anche a Roma e Bologna, ma qui non si riscontrano danni a cose o persone. Altre scosse si stanno susseguendo anche in queste ore.

Amatrice distrutta, vista dall'alto (Foto VF)
Ad Amatrice si scava con le mani tra le macerie. Le zone più colpite sono i comuni nella provincia di Rieti: Amatrice e Accumoli soprattutto. La situazione più grave ad Amatrice, dove la via principale è crollata quasi completamente e le strade di accesso al paese sono inaccessibili. Già confermate alcune vittime.

Accumoli, è un dramma collettivo. Persone sotto le macerie anche ad Accumoli (comune di nemmeno 700 persone suddiviso in 17 piccole frazioni), dove ci sono sicuramente delle vittime, tra cui due bambini piccoli, mentre si cercano intere famiglie e altri bimbi sotto le macerie.

"È un disastro, il paese è semi-demolito, siamo senza luce, senza telefoni, in tanti sono ancora sotto le macerie, non riusciamo a quantificarle" è il lamento disperato del sindaco. La situazione della viabilità è estremamente difficile. La statale 4, a circa 4 km dal Comune di Accumoli, il sisma ha provocato un dislivello di circa 15 centimetri su un viadotto. Problema simile su un altro viadotto.

Arquata del Tronto, salvati due turisti romani. Vittime anche ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli, sul lato marchigiano del sisma quasi al confine con il Lazio. I primi soccorritori confermano che "il paese è ridotto ad un unico blocco di macerie". Tantissimi i dispersi, si calcola siano un centinaio. Si scava tra le macerie ad Arquata: un bimbo è stato estratto vivo e sta bene. Si cercano altri dispersi, residenti e persone ancora intrappolati: decisa l'evacuazione dell'intero borgo storico. Per i soccorritori è una corsa contro il tempo. Due anziani turisti romani sono invece stati salvati dalle macerie della loro abitazione, crollata.

Crollo sul Gran Sasso. Il forte sisma ha provocato il crollo è sgretolata della parete est del Corno Piccolo sul Gran Sasso. L'allarme è dato su Facebook dal Rifugio Franchetti, a 2.433 metri. "Ore 3.30: anche noi qui al rifugio siamo stati svegliati da una forte scossa di terremoto, nella nebbia si è sentito un forte rumore di crollo dalla parete est del Corno Piccolo. Al momento non si vede di quale entità, ma l'impressione è che sia venuto giù un bel pezzetto di montagna. L'incubo è tornato"

In azione mezzi speciali partiti da Roma. Una componente del sesto reggimento Genio di Roma, con mezzi speciali, è partita verso le zone colpite dal sisma. Squadre della scuola interforze NBC di Roma sono già in prefettura, a disposizione delle autorità , insieme ad un ufficiale di collegamento Il Dipartimento della Protezione civile è in contatto con tutti i territori colpiti, come ad Amatrice, rende noto Palazzo Chigi, con un post su Twitter. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi segue da Palazzo Chigi gli sviluppi della situazione del forte sisma, in stretto contatto con la Protezione civile.

Soccorsi già partiti anche Veneto e Friuli Venezia Giulia con elicotteri, duecento volontari e colonne di mezzi di soccorso e di primo intervento.

Secondo la Protezione Civile questo terremoto è paragonabile a quello dell'Aquila del 2009. Per una coincidenza si è verificato nello stesso orario di notte e con la stessa intensità. Il valore è paragonabile al sisma de L'Aquila anche se lo scenario è diverso, L'Aquila era una città capoluogo di Regione e quindi densamente popolata, mentre oggi il sisma ha colpito una popolazione più diffusa, piccole cittadine e paesi di montagna che però d'estate ospitano anche molti turisti.
(Maris)





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martedì 28 aprile 2015

Terremoto in Nepal, si temono diecimila vittime

È un disastro umanitario. Le vittime del devastante terremoto che sabato ha colpito il Nepal potrebbero essere 10 mila. La conferma è arrivata direttamente dal premier nepalese Sushil Koirala che ha lanciato un appello alla comunità internazionale per affrontare l’emergenza dei feriti e degli sfollati. Il bilancio ufficiale, secondo gli ultimi aggiornamenti della polizia, parla di oltre 4.400 vittime. E l’emergenza nei luoghi colpiti resta gravissima. C’è urgente bisogno di tende, medicine e assistenza sanitaria. Per l’ONU sono state colpite del sisma 8 milioni di persone e di queste 1,4 milioni sono a corto di cibo, secondo l'Unicef almeno due milioni i bambini costretti al "gelo".

39 italiani da rintracciare. Tra le vittime ci sono anche 4 italiani. Le loro vite sono state portate via dalla valanga di neve, sassi e ghiaccio che dopo il sisma ha sepolto il villaggio di Langtang, a nord di Kathmandu. Altri 18 italiani sono stati rintracciati dalla Farnesina nella notte (in totale sono 347), ma 39 sono ancora "da rintracciare, non dispersi", spiega il ministro degli Esteri Gentiloni. Tra stanotte e domani, intanto, un primo gruppo di connazionali rientrerà in italia.

Ore di angoscia in tutta Europa. Sono tante le famiglie in tutto Europa che dal sisma di sabato vivono ore di angoscia. Questa è la stagione delle scalate e del trekking e si stima che siano circa 300.000 i turisti stranieri che si trovavano in questi giorni in Nepal e sull'Everest. In Francia mancano all'appello ben 676 persone, in Spagna 117 e in Gran Bretagna almeno 90.

Una donna sulle macerie di alcuni edifici crollati
Gli aiuti internazionali. Le Nazioni unite hanno sbloccato 15 milioni di dollari e anche l’amministrazione Obama ha aumentato gli aiuti dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese, mentre personale dell’esercito americano si unisce ai soccorritori nel Paese. Il segretario di Stato John Kerry ha promesso altri 9 milioni di dollari destinati a "risposta e ripresa", oltre al milione sbloccato sabato per le esigenze immediate. E sono tantissime le organizzazioni internazionali che stanno organizzando l'invio di materiale di primo soccorso.

La terra trema ancora. Intanto in Nepal la terra continua a tremare. Migliaia sono le scosse di assestamento che continuano a susseguirsi, alcune anche decisamente forti, della stessa intensità di quella che devastò L'Aquila nel 2006.

Kathmandu si è spostata di tre metri. Secondo gli esperti il terremoto ha spostato il terreno sotto l'area di Kathmandu fino a tre metri verso sud. L'analisi è dell’università di Cambridge. È improbabile, invece, che l’altezza dell’Everest sia cambiata.

Kathmandu in macerie vista da un drone (Video)

Drone su Kathmandu (Terremoto Nepal) di MarisDavis

giovedì 6 maggio 2010

Era il 6 maggio...

Solo per ricordare ed essere vicino a tutti quelli che in Italia e nel Mondo hanno sofferto e soffrono ancora a causa di eventi naturali considerati catastrofici... Penso ai terremotati dell'Aquila, soprattutto, ma anche a quelli di Haiti e del Cile...  dico a tutti di non perdere la Speranza! Abbiate il coraggio di chi sa che in "certe" circostanze si deve lottare, abbiate la fede per superare i momenti difficili e magari di sconforto, ma soprattutto vi sostenga l'orgoglio interiore che spinge ad "agire", a "fare", ad "andare avanti".


La Giornata
Era il 6 di maggio di 34 anni fa, il 1976, un giovedì, proprio come oggi, in un paese a nord di Udine, Reana. Ero un ragazzo, mancavano solo 10 giorni al mio 16° compleanno. Mi ricordo le giornate calde ed afose di quei giorni, assolutamente estive, ma anche così "strane" e "innaturali"...

Frequentavo la seconda superiore allo Zanon di Udine, istituto per ragionieri, ma quando alle due del pomeriggio sono tornato a casa non potevo ancora sapere che per me e per tutti i miei compagni di classe quello sarebbe stato il nostro ultimo giorno di scuola per quell'anno.

Ero un ragazzo molto impegnato, e proprio di giovedì pomeriggio mi toccava di fare due cose, una dietro l'altra. Per prima cosa sono andato a lezione di musica, suonavo la tromba nella banda del paese che si era "ricostituita" solo un anno prima ed io ero molto orgoglioso di farne parte. Non potevo ancora sapere che in quell'edificio al centro del paese, sede della neonata banda musicale, non avrei mai più potuto entrarci per molti anni, quasi 15 passarono da quel giorno per poter tornare a frequentare quell'edificio che oggi si trova proprio di fronte all'ufficio postale, ancora sede della Banda Musicale di Reana, ma anche sede di una struttura teatrale...

Ancora oggi penso alle persone di cui sono orgoglioso di essere stato amico, amministratori pubblici e semplici persone impegnate nel sociale, che hanno pensato di rendere agibili gli edifici pubblici o di pubblica utilità prima delle loro stesse case, seppur così seriamente danneggiate. I giorni e gli anni che sono seguiti da quel giorno per me sono stati una vera e propria "lezione di vita"... non fatemi pensare troppo, mi stanno venendo le lacrime agli occhi.

Finita la lezione di musica per un attimo sono rientrato a casa... mi muovevo sempre e solo in bicicletta, non in motorino o addiritura con le mini-car come i ragazzi di oggi, io e quasi tutti i miei amici avevamo solo la biciletta per muoverci, insomma ci tenevamo in esercizio...

Anche quel giorno ho percorso in bici i quattro chilometri che separavano casa mia dal campo sportivo di Tricesimo. La nostra era una squadra di calcio straordinaria, vincevamo quasi sempre, ma soprattutto stavamo bene insieme, un allenatore, Carlo Virilli, bravo a farsi rispettare, ma anche un amico a cui potevi confidare "certi problemi". In quella squadra così speciale c'era anche un giovane promettente, certo Luigi De Agostini, che quando aveva il pallone sul sinistro non glielo portavi via... Eravamo tutti orgogliosi di lui quando un paio di anni dopo è stato chiamato dall'Udinese, ma lo siamo stati molto di più quando è rientrato dopo aver giocato con i colori della Nazionale a Italia '90. Alla fine di quell'allenamento ci siamo dati appuntamento per la domenica mattina, avevamo una partita in trasferta sul campo della Tarcentina, a Molinis. Nessuno di noi poteva sapere che quello era il nostro ultimo allenamento e che per molti mesi non ci saremo mai più ritrovati insieme. Alle otto di quella sera, quando ci siamo salutati, non potevo immaginare che molti di quei compagni avebbero perso la casa soltanto un'ora dopo. A nessuno di noi è passato per la testa che solo tre giorni dopo, proprio nella domenica della nostra partita contro la Tarcentina, proprio quel campo sportivo a Molinis sarebbe diventato una tendopoli... e che lo stesso campo sportivo di Tricesimo in cui ci eravamo appena allenati, anche lì un'altra tendopoli solo qualche giorno più tardi.

Quella sera del 6 maggio di 34 anni fa rifeci il percorso inverso verso casa, decisi di prendere la statale, la strada più breve, sempre in bicicletta con la borsa sportiva appesa al manubrio. Dal campo di calcio arrivai all'incrocio del Boschetti (per chi conosce quei posti forse è più facile capire), da lì andando dritti a 50 metri si arriva alla piazza della Chiesa dove c'è anche il municipio di Tricesimo. Non potevo sapere che poco meno di un'ora dopo, proprio lì, la Chiesa sarebbe parzialmente crollata assieme ad alcune case vicine, e che proprio in quel posto solo un'ora dopo due persone che passavano nella stradina che fiancheggia quella piazza sarebbero morte a causa dei crolli... e che in quella stessa Chiesa poi ricostruita, 9 anni dopo mi sarei anche sposato.

Non ho proseguito verso la chiesa ma ho svoltato a destra imboccando proprio la statale, sono arrivato all'altezza della ormai ex-stazione delle corriere di Tricesimo (oggi c'è un grande negozio di abbigliamento). Chi poteva immaginare che proprio lì di fronte abitava una ragazzina, che in quel giorno aveva ancora 10 anni, e che solo 9 anni dopo sarebbe diventata mia moglie.

Continuai dritto su quella strada fino al Morena, ricordo che c'era poco traffico ma respiravo un insolito calore estivo, nonostante si fosse ancora a inizio maggio. Come potevo sapere che la strada che stavo percorrendo in quel momento poco dopo sarebbe stata letteralmente presa d'assalto da ambulanze, vigili del fuoco, polizia, carabinieri, e mezzi di soccorso di ogni tipo. Già come potevo sapere...

Girai a sinistra verso Reana. Arrivai a casa poco dopo le otto e mezzo di quella sera, mia mamma aveva lasciato la cena per me ed era un po' preoccupata perché avevo fatto più tardi del solito, i miei due fratelli più piccoli erano già in camera loro, mio papà e l'altro fratello erano ad una riunione in canonica perché si stava organizzando la sagra paesana che tradizionalmente inizia una settimana prima di ferragosto e finisce proprio il 15 agosto.

Quando mi sono seduto a tavola ricordo che ero solo, mia madre si era già ritirata in camera sua. In casa avevamo una televisione, ovviamente in bianco e nero, ma era sempre spenta, e io non l'ho accesa perché pensavo solo che il mattino dopo dovevo alzarmi presto per andare a scuola.

Quel preciso interminabile Minuto
Ormai erano arrivate le fatidiche ore nove di quella sera...

Ricordo come fosse adesso che sentii un gran boato, sordo e molto forte, notai il lampadario del soggiorno che si muoveva ...non potevo immaginare, pensavo a qualcosa di accaduto nella vicina officina meccanica... seguirono interminabili secondi di silenzio assoluto... poi improvvisamente iniziò a tremare tutto, ero incredulo e non capivo cosa stesse succedendo, ero convinto che tutto sarebbe finito presto, avevo un po' di paura, volevo che finisse presto, ma invece non finiva mai e in casa stava cadendo di tutto... ho fatto fatica ad alzarmi dalla sedia... sono andato verso la camera di mia mamma, ma lei era già in corridoio così come i due fratelli più piccoli... la luce andò via, tutto era buio, il pavimento continuava a muoversi e noi facevano fatica a raggiungere la porta di ingresso, lì a due metri ma irragiungibile. Sentivo un rumore continuo e sordo inframmezzato dal rumore di vetri rotti, piatti e vasi di fiori che cadevano a terra... mia mamma continuava a dire "Ce sucedial, Florindo ce sucedial?" (espressione in friulano per chiedere cosa sta accadendo)... una domanda a cui in quel momento non potevo né avevo la forza di rispondere. Finalmente tutto si è fermato e allora siamo riusciti ad aprire la porta e ad uscire in cortile.

Tutti eravamo spaventati perché non si capiva esattamente quello che era accaduto... dalle case vicine si sentiva parlare ad alta voce, qualcuno gridava. Anche a distanza di anni quando penso a questo "esatto istante" (noi eravamo salvi nel cortile) non posso nemmeno immaginare a quello che, in quello stesso "esatto istante", ad altri era accaduto solo pochi chilometri più in sù (verso Tricesimo e oltre, a nord). Ai mille morti, alle case crollate, alla gente intrappolata sotto le macerie, ai feriti... a tutto.

La prima Notte
Intorno a noi tutto era buio, ma ricordo la luce della Luna e ricordo l'odore dell'aria come di un fiammifero acceso. Mia madre disse "Cuissà to pari, e to fradi" (espressione in friulano, si preoccupava di papà e dell'altro fratello che erano andati in paese a quella riunione)... Quel 6 maggio del 1976 non c'erano ancora i cellulari... Dissi alla mamma di restare in cortile, presi la bicicletta e mi diressi verso il centro del paese, verso la canonica. Per strada c'era gente... più avanti alcuni calcinacci in strada... poi ho visto la Chiesetta, rimasi "impietrito", la parte anteriore, quella che guarda verso la Centa, era completamente caduta, così il piccolo campanile e le sue campane. Sull'asfalto un grosso cumulo di pietre, sassi e tegole che ostruiva il passaggio ad una macchina... E' il primo edificio crollato che vidi, purtroppo in seguito ne ho "dovuti vedere" moltissimi altri.

Finalmente ho visto alcune persone nel cortile della Canonica che era lì di fronte, andai incontro a quel gruppo quasi silenzioso, tra di loro c'era anche il papà e Maurizio (mio fratello). Timidamente chiesi se era "tutto a posto", una flebile voce mi rispose in friulano "si, siamo tutti usciti". Ad un certo punto si ripresero e iniziarono a preoccuparsi della propria famiglia e della propria casa... e in un attimo sparirono tutti.

Passammo gran parte di quella notte nel cortile di casa, e ogni tanto si faceva un giro nelle case vicine per vedere se anche gli altri stavano bene, sembrava che lì intorno stessero tutti bene, a parte lo "spavento".

La mamma iniziò subito a preoccuparsi dei "suoi", i nonni e gli zii che abitavano a Tricesimo, un po' tutti si pensava ai vari parenti e amici, il buio di quella notte era lacerato dall'incessante e continuo rumore di sirene che andavano e venivano su quella statale a 500 metri in linea d'aria e che io avevo percorso solo poco prima, ancora non si sapeva nulla della gravità dell'accaduto, né cosa era realmente successo.

Ad un certo punto della notte (forse erano le due o le tre, non ricordo bene) ritornò la luce e allora con molta prudenza il papà rientrò in casa e noi a seguirlo subito dopo. Abbiamo provato a telefonare ai nonni, ad altri parenti, ad amici, nulla, la linea non dava segni di vita, e quindi la preoccupazione per loro cresceva. Per terra molte cose, bicchieri e altri sopramobili rotti, il piatto dove stavo mangiando caduto, mobili spostati anche di più di un metro, ma la televisione quasi nuova miracolosamente al suo posto... e così scoprimmo dai vari telegiornali in edizione straordinaria che "un forte terremoto ha colpito il Friuli, in particolare la zona a Nord di Udine e la zona collinare", e poi "si segnalano ingenti danni, edifici crollati nel gemonese e nel Majanese", e così via via tutti noi si prese coscienza sempre di più di quello che era realmente successo.

All'inizio le notizie parlavano di qualche decina di morti, e di qualche decina di dispersi... Alla fine si sono contati quasi mille morti, 350 solo a Gemona.



Con i ricordi di quel 6 maggio chiudo qui...
E' stata una sofferenza personale ricordare, volevo scrivere questi pensieri in occasione dell'anniversario, e volevo scrivere poche righe... due giorni dopo sono ancora qui a pensare, e più ci penso e più eventi ed episodi ormai sopiti affiorano dalla mia mente... potrei scrivere un libro (e forse lo farò per il prossimo anniversario). Penso solo a quell'estate del 1976, alla straordinaria solidarietà ricevuta da ogni parte del mondo, agli alpini, ai soccorritori, ai volontari giunti qui da ogni dove; alla gente friulana che, seppur colpita, comunque aiutava chi aveva più bisogno, penso a quell'estate iniziata in anticipo alle ore 9 di sera di quel 6 maggio, poi un continuo tremare della terra, un tremore praticamente quotidiano, penso a quell'estate poi finita il 15 di settembre con una scossa ancora più forte, ma "per fortuna" (dicono) più breve, quel poco che era rimasto in piedi crollò del tutto. Non crollò la Tenacia e la Speranza dei Friulani che seppero reagire come in fondo dovrebbero fare tutti quelli che, anche individualmente, subiscono un evento negativo o tragico.

Il Friuli Oggi
Ma adesso, 34 anni dopo, voglio pensare al Friuli com'è diventato:

  • Non c'è più il confine della così detta "Cortina di Ferro" a 30 chilometri da qui, adesso è possibile girare l'Europa senza praticamente vedere barriere e gendarmi.
  • Nel 1976 avevamo a che fare spesso con lo Scellino Austriaco, il Dinaro Jugoslavo, e la Lira Italiana; adesso tutto intorno a noi c'è solo un'unica moneta: L'Euro... E' fantastico!
  • Da regione di confine, il Friuli è diventato una regione al centro dell'Europa.
  • Siamo il Nord-Est del Nord-Est, e il Nord-Est in questi ultimi anni è diventato il simbolo dell'Italia che lavora, una terra di persone che sanno "rischiare", poche grandi fabbriche, ma una miriade di aziende a carattere familiare. Insomma si vive bene, nonostante la crisi.
  • Da un'economia prevalentemente agricola e basata solo su grandi aziende industriali, si è trasformata in un'ecomia a carattere artiginale basata sui distretti organizzati (la sedia a Manzano, i coltelli a Maniago, il prosciutto a San Daniele, i mobili a Tricesimo e Brugnera, ecc...) e di tipo commerciale (ci sono più centri commerciali solo a nord di Udine che in tutta l'intera città di Roma). Quella statale di cui parlavo prima (Statale 13 Pontebbana) è stata ridenominata "La Strada del Commercio".
  • Da terra di emigrati, qui praticamente in ogni famiglia c'è un parente che è, o è stato all'Estero (mio zio in Canada, mio suocero in Venezuela e Svizzera, mia zia paterna in Olanda); questa terra ora è tra le regioni italiane a più alta densità di immigrati (il 14% della popolazione iscritta all'anagrafe di Udine è straniera).
  • Si parla di "Modello Friuli" come esempio da imitare in tutto il Mondo. I paesi che furono distrutti sono stati ricostruiti negli stessi luoghi, la case e le villette più belle di prima. Gente che non ha aspettato che tutto cadesse miracolosamente dall'alto, ma che si è data da fare e che ha messo mani di persona nella ricostruzione delle proprie abitazioni.

Il Duomo di Venzone dopo il sisma
L'efficacia e la gestione dell'emergenza ha gettato le basi per quella che oggi è la "Protezione Civile".

C'è un posto, a Venzone, che comprende il Duomo e le mura di cinta. Crollò tutto, rimase solo un immenso cumulo di pietre in terra e di ruderi pericolanti, tutti pensavano che era impossibile ricostruire di nuovo com'era. Ebbene si fece un autentico miracolo, da prima fu numerata ogni singola pietra, una per una, e poi ogni singola pietra fu rimessa esattamente dov'era prima che crollasse. Il Duomo e le vecchie mura ora sono esattamente uguali a prima, quel posto ora è considerato patrimonio mondiale dall'Unesco. Per me quel luogo è, e rimane, un simbolo di tenacia e di speranza, un simbolo positivo che l'impossibile può diventare possibile.

Vivere il proprio sogno significa anche sapere che, ogni singolo individuo, ha in sè la forza per superare qualsiasi ostacolo, e che nulla è "impossibile", e quando questa "forza interiore" è condivisa da un intero popolo, seppur scatenata da un evento tragico come il terremoto, trasforma il dolore in volontà, e la volontà di rinascita dei friulani è stata molto più grande di qualsiasi ostacolo.


Oggi il Friuli è senza dubbio migliore di prima... anche se gli adolescenti di allora sono diventati degli attempati cinquantenni come me, ma quello che lasciamo ai nostri figli, alle nuove generazioni, è senz'altro una terra felice e una regione straordinaria.

Il Duomo di Venzone ricostruito
A Mimmo
Infine un pensiero per Mimmo (un amico che non ho mai incontrato personalmente, ma che ho sentito sempre particolarmente vicino per quanto accaduto alla sua città), alla sua famiglia, alla città dell'Aquila, agli abruzzesi. Siate sempre orgogliosi della vostra terra abruzzese, come io lo sono del mio Friuli. L'augurio che un giorno anche voi possiate affermare con convinzione e assoluta serenità "abbiamo ricostruito la nostra città e i nostri paesi più belli di prima e ora l'Abruzzo è una terra migliore".



Articolo di Florindo Dal Bello


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