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sabato 10 febbraio 2018

10 febbraio. Le Foibe e il giorno del ricordo

Oggi, 10 febbraio per ricordare un periodo storico, oppure una zona di confine tra quella che fu il così detto blocco dell'Est e l'Occidente democratico e libero.

Per troppi anni vittime di un eccidio dimenticato perché per troppi anni il comunista e jugoslavo Tito faceva comodo anche al democratico occidente. Si calcola che i morti furono quasi 10 mila, massacrati prima di essere "infoibati" nelle cavità carsiche dell'Istria intorno a Trieste. Oppure gettati ancora vivi in quelle caverne che furono le loro tombe.

Decine di migliaia di italiani nati italiani nell'Istria di Tito si ritrovano perseguitati da una pulizia etnica feroce e crudele, costretti alla fuga, dimenticati anche in quell'Italia che li doveva accogliere e che invece li abbandonò a se stessi. L'esodo di quelle popolazioni viene rivalutato solo negli anni '90, dimenticato per decenni, e che solo ora la Storia, con la esse maiuscola, riconosce come un esodo "biblico"

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell'Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

Una delle tante "cavità carsiche" (Foibe)
La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano 'nemici del popolo. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l'Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani.

A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberal democratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l'unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l'odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti.

La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando viene fissato il confine fra l'italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce

I luoghi dove dove gli italiani di Dalmazia e Istria vennero perseguitai dalla pulizia etnica

Nel febbraio del 1947 l'italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l'Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia

Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell'URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale.

La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l'argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati 'cittadini di serie B', e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d'altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l'occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco.



Per quasi cinquant'anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. "È una ferita ancora aperta perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo".

Il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Inizia oggi l'elaborazione di una delle pagine più angoscianti della storia italiana.

Il Sito del Comitato 10 Febbraio

Da quella triste vicenda tutti noi dobbiamo trarre un insegnamento, gli italiani di Istria e Dalmazia furono dei profughi, migranti in fuga da una persecuzione terribile, ma non accolti, nemmeno in patria. Furono accolti con fastidio e superficialità perfino in Italia.

Come i migranti di oggi, anche loro in fuga da persecuzioni, violenze e fame. E anche oggi in Europa, nella stessa Italia, da molti, da troppi, accolti con fastidio e superficialità.

Dovremmo tutti imparare dalla Storia affinché gli errori del passato non si ripetano mai più



Articolo a cura di
Maris Davis

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giovedì 8 febbraio 2018

Giornata contro la tratta. In Italia ci sono più di centomila le prostitute vittime di un sistema che riduce in schiavitù le donne

Suor Eugenia Bonetti, presidente della onlus Slaves no More, mette l’accento sul ruolo dei “consumatori”, che «alimentano i guadagni dei trafficanti». Serve una forte presa di coscienza. Il 90% dei clienti di prostitute sono cattolici.

Suor Eugenia Bonetti

Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!” Questo il tema della Giornata, che il Papa ha richiamato per sollecitare una presa di coscienza nella comunità ecclesiale e civile.

Sulle strade italiane ci sono centomila prostitute, 70-80mila sono africane, le altre provengono da Est Europa, America latina e Cina. Sono tutte vittime di un sistema che riduce in schiavitù le donne, che vengono violate fisicamente e psicologicamente”. Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, sintetizza così il fenomeno della tratta delle donne in occasione della Giornata mondiale di preghiera contro la tratta che si celebra l'8 febbraio in occasione della memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita la schiava nera divenuta santa.

La maggior parte delle vittime provengono dalla Nigeria. Sono quasi tutte minorenni e analfabete. Pensano di trovare in Europa un luogo di riscatto dalla loro povertà. Per questo motivo attraversano il deserto e il Mediterraneo, tra sofferenze e fatiche inaudite. Ma ciò non impietosisce i trafficanti che, appena arrivate, le costringono a vendersi

Negli ultimi anni, prima di arrivare in Italia, vengono anche violentate e messe incinte. “I protettori, spiega suor Eugenia, sanno che le migranti incinte godono di percorsi facilitati per ottenere i permessi di soggiorno. Sanno anche che molti clienti delle prostitute chiedono ragazze incinte. Questo dimostra l’aberrazione della tratta, la violenza dei trafficanti e la grettezza dei clienti

Non si tratta solo di violenze fisiche, ma anche psicologiche. Le nigeriane vengono costrette a subire riti woodoo che le legano ai protettori. “Le ragazze – osserva ancora suor Eugenia – non hanno strumenti culturali per resistere a questi riti. Credono realmente a ciò che viene detto loro. In più, esse subiscono quotidianamente le percosse e le minacce di violenze sulle famiglie di origine. Per questi motivi hanno paura a liberarsi dai protettori

La prostituzione in Italia ha un giro di affari stimato in 32 miliardi di euro. Un capitale che fa gola anche alle mafie italiane che collaborano con i nigeriani. Per contrastare questo fenomeno, congregazioni religiose, Caritas e associazioni laiche hanno organizzato un lavoro in rete per aiutare le vittime della tratta.

A partire dagli anni Novanta, conclude suor Eugenia Bonetti, molte comunità religiose hanno iniziato ad accogliere le ragazze nigeriane fuggite ai trafficanti. Le abbiamo assistite dal punto di vista medico e psicologico. La abbiamo aiutate a studiare e a inserirsi nella nostra società. Da qualche anno, le aiutiamo anche a rientrare in patria. Per loro organizziamo progetti ad hoc e le accogliamo in due case una a Benin City e una a Lagos. Lavoriamo a stretto contatto con le suore locali in un lavoro che sta dando ottimi risultati. Qui in Italia serve un maggior impegno nelle comunità cristiane per sensibilizzare la gente sul tema della tratta. Speriamo che questa giornata possa servire ad aprire una riflessione sullo sfruttamento
(Agenzia Fides)


Avendo poche possibilità di canali regolari, molti migranti decidono di avventurarsi per altre vie, dove spesso li attendono abusi di ogni genere, sfruttamento e riduzione in schiavitù

"Le organizzazioni criminali, dedite alla tratta di persone, usano queste rotte migratorie per nascondere le proprie vittime tra i migranti e i profughi. Invito pertanto tutti, cittadini e istituzioni, a unire le forze per prevenire la tratta e garantire protezione e assistenza alle vittime. Preghiamo, tutti, affinché il Signore converta il cuore dei trafficanti, è brutta parola questa, trafficanti di persone, e dia la speranza di riacquistare la libertà a quanti soffrono per questa piaga vergognosa" (Papa Francesco)

Chi è Suor Eugenia Bonetti
Missionaria della Consolata, è stata per 24 anni in Kenya. Al ritorno comincia a lavorare in un Centro d’ascolto e accoglienza della Caritas di Torino, con donne immigrate, molte delle quali nigeriane, vittime di tratta. Dal 2000 è responsabile dell’Ufficio tratta dell’Unione superiori maggiori italiane (Usmi).

Attualmente coordina una rete di 250 suore di 70 diverse congregazioni, che operano in più di cento case di accoglienza. Il presidente Ciampi l’ha nominata nel 2004 Commendatore della Repubblica italiana.

Ha pubblicato diversi libri sul tema della tratta, tra i quali "Spezzare le Catene" del 2012 nel quale viene racconta anche la vicenda personale di Maris Davis, schiava sessuale e vittima della mafia nigeria tra il 1995 e il 2003.




Articolo a cura di
Maris Davis

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