venerdì 22 giugno 2018

Costa d'Avorio. Una ventina di vittime per le inondazioni ad Abidjan


È di almeno 20 morti il bilancio delle inondazioni che si sono abbattute nella notte tra il 18 e il 19 giugno su Abidjan. Tra le aree più colpite della capitale economica ivoriana c’è il comune di Cocody, dove la popolazione ha cercato rifugio suoi tetti delle case alluvionate, mentre decine di persone sono state accolte nella locale parrocchia “Sacra Famiglia”


Anche altre parrocchie hanno aperto le loro strutture per accogliere gli alluvionati, ma le stesse strutture ecclesiastiche hanno subito danni causati dalle piogge torrenziali. Sui social media sono sorti gruppi di preghiera e di sostegno per le vittime delle inondazioni di Abidjan. Le forti piogge si sono abbattute su Abidjan e dintorni dalle 23 del 18 giugno fino alle 6 del mattino del 19 giugno prendendo gli abitanti alla sprovvista.


Le condizioni climatiche però non sono le uniche responsabili del disastro. Sotto accusa infatti sono le scarse o del tutto inesistenti opere di scolo e di canalizzazione delle acque reflue e l’urbanizzazione selvaggia, specie in un’area come quella delle Riviera Palmeraie, facente parte del comune di Cocody, caratterizzata da un terreno sabbioso e argilloso, che non è in grado di assorbire grandi quantità di pioggia.
(Agenzia Fides)




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Age of Acquarius. L'unica colpa della Lifeline è aver salvato 224 persone da morte certa

Nave Lifeline salva migranti in acque libiche, Toninelli: “Batte illegalmente bandiera olandese, la sequestreremo


Il ministro delle Infrastrutture: "Salveremo le vite umane", ma poi per l'imbarcazione scatterà il provvedimento che sarà preso anche per l'altra nave Seefuchs

I 224 migranti a bordo della Sealife, la nave della ong tedesca che ha chiesto aiuto alla Guardia Costiera mentre si trovava in acque libiche, saranno portati in Italia. L’epilogo di quello che sembrava apparire come un nuovo caso Aquarius è arrivato via Facebook con un video in diretta da parte del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. “Salveremo le vite umane che sono sulla Lifeline poi sequestreremo la nave"

"Abbiamo chiesto al governo olandese di fare una verifica su questa nave e ci hanno detto che Lifeline batte illegalmente bandiera olandese e quindi, di fatto, è una nave apolide che non potrebbe o dovrebbe viaggiare in acque internazionali”. Inoltre la nave potrebbe ospitare 50 persone, ma allo stato il numero è più di quattro volte. Lo stesso provvedimento verrà preso anche per la nave Seefuchs anche in questo caso per un indagine di bandiera. “È da irresponsabili non da filantropi incentivare la partenza dei barconi della morte”, prosegue parlando di navi delle Ong che hanno a bordo equipaggi “senza competenze tecniche”. Per Toninelli la soluzione resta fermare le partenze dei barconi con gli hotspot in Africa.

Dopo ore silenzio la ong ha twittato: “Lifeline sollecita un porto sicuro per le 224 persone salvate in acque internazionali, in linea con il diritto internazionale”. La nave, aggiunge, era “il mezzo più più attrezzato sulla scena, a causa di una situazione che necessitava di una risposta immediata, la gente era stata presa a bordo


Il mio obiettivo, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, è mettere in salvo quelle 200 persone, se possibile non in Italia. C’è Malta prima di noi, se li prendano loro. Poi la nave ce la prendiamo in Italia e arrestiamo tutto l’equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

La giornata era iniziata con un tweet della ong alle 8. “Al momento stiamo salvando 300-400, è richiesto il supporto della Guardia costiera italiana o navi mercantili. Altre informazioni seguiranno”. Il post aveva attirato immediatamente le attenzioni dei due ministri protagonisti dell'affaire Aquarius (la nave con i migranti che sono stati accolti dalla Spagna), Toninelli e Matteo Salvini. I migranti erano bordo di un gommone a largo delle coste libiche. “Ci aspettiamo, scriveva il personale della ong, comportamento professionale e che le forze libiche rispettino la legge internazionale”. Nei giorni scorsi la stessa nave aveva soccorso 126 persone.

Toninelli: “Diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari
Alle 14 era arrivato il primo intervento di Toninelli su Facebook: “È notizia di queste ore che la nave Ong Lifeline sta agendo in acque libiche fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale. Hanno imbarcato circa 250 naufraghi senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l’incolumità degli stessi naufraghi e dell’equipaggio”. L’indagine dovrà “verificare l’effettiva corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l’appartenenza a quella stessa nazionalità”. “Vi terrò aggiornati sugli sviluppi, ma di certo vi anticipo che il diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari

Nel suo post il ministro Toninelli aveva spiegato anche che la Lifeline non stava “collaborando con la guardia costiera Libica che, dalle prime informazioni acquisite, stava intervenendo per salvare i migranti e riportarli su suolo libico. Operazione di sua stretta competenza, trattandosi di eventi accaduti in mare libico. Non abbiamo nulla contro le Ong ma siamo e continuiamo ad essere per il rispetto della legalità. Soprattutto quando si parla di vite umane”. “A ciò va aggiunto che ad oggi non abbiamo ancora riscontri sull’effettiva appartenenza all’Olanda della nave Ong Lifeline, come anche della Seefuchs, che pure batte bandiera dei Paesi Bassi

Toninelli su Twitter aveva poi aggiunto: “Nave Ong Lifeline agisce fuori da regole in acque Libia. Ha a bordo 224 naufraghi senza mezzi per garantire incolumità a migranti ed equipaggio. Vite umane vanno salvate, ma in legalità e sicurezza. Olanda nega nazionalità imbarcazione: ho dunque avviato indagine di bandiera”. Da una ricerca su marinetraffic e vesselfinder la nave risulta tuttora di bandiera olandese. Una conferma ufficiale è poi arrivata via Twitter dalla rappresentanza dei Paesi Bassi presso l’Ue.

Seefuchs e Lifeline non viaggiano con bandiera olandese, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). Queste navi appartengono a Ong tedesche e non sono registrate in Olanda. Pertanto l’Olanda non può dare istruzioni a queste imbarcazioni. L’Italia è a conoscenza della posizione olandese

Condividiamo esplicitamente le preoccupazioni dell’Italia sul continuo flusso irregolare di migranti, che attraversano il mar Mediterraneo, gli effetti collaterali indesiderati delle operazioni di soccorso, e la precaria posizione dell’Italia come primo Paese di arrivo. La solidarietà è necessaria”, scrive la rappresentanza olandese presso l’Ue.

Questa situazione, scrivono “richiede negoziati a livello europeo. L’Ue ed i suoi Stati membri devono agire in cooperazione ed in modo comprensivo per migliorare l’accoglienza nella regione; affrontare le cause alla radice della migrazione; migliorare la cooperazione con i Paesi terzi; migliorare i rimpatri attraverso procedure di asilo veloci ed efficaci; migliorare le possibilità di detenzione per affrontare il modello cinico dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo

Non è chiaro, si aggiunge nel messaggio, se le due navi siano idonee alla navigazione e siano attrezzate per accogliere un gran numero di persone a bordo. Le ong, prima di imbarcare i migranti, dovrebbero garantire che il trasporto possa essere effettuato in modo sicuro, affinché i migranti possano essere portati in sicurezza ad un porto vicino. Inoltre si ricorda che “in generale la possibilità di dare istruzioni presume anche che le ong stiano violando la legge internazionale e locale. Mentre i Paesi Bassi sostengono tutte le attività di salvataggio, tutte le navi devono prendere in considerazione tutte le regole ed i regolamenti internazionali

Salvini: “Questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda
Contemporaneanche all’intervento di Toninelli anche Salvini aveva postato un video sul social: “Questa nave battente bandiera olandese contravvenendo a tutte le regole e leggi, essendo una nave fantasma, ha spento le strumentazioni di bordo, ha caricato a bordo 224 clandestini su gommoni partiti dalla Libia in acque libiche. La Guardia costiera italiana ha scritto ‘non muovetevi, ci pensano le autorità libiche’; la Guardia costiera libica ha scritto ‘non muovetevi, ci pensiamo noi’. Ma questi disgraziati, anche mettendo a rischio la vita dei migranti su quei gommoni, non ha ascoltato le autorità libiche e italiane ed è forzosamente intervenuta per caricare il prezioso quantitativo di carne umana a bordo. Perché sono buoni? Lasciatemi il dubbio che lo fanno per interesse, perché se fossero buoni, con le motovedette libiche lì nei pressi, non sarebbero intervenuti. Ora questa nave di pseudo-volontari batte bandiera olandese. Abbiamo scritto all'ambasciatore olandese, in ogni caso questa nave l’Italia la vede solo in cartolina, le regole se ci sono vanno rispettate, non si mettono a rischio le vite umane. Avete fatto un atto di forza non ascoltando la Guardia costiera italiana e libica? Bene, questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda, fate il giro un po’ largo. Porti italiani nisba”. Le navi “di queste pseudo-ong non toccheranno più il suolo italiano

Sempre nel post il responsabile del Viminale, con cui la ong aveva innescato una polemica con un tweet, spiegava che “ad ovest della Libia, a 18 miglia dalla costa, sono segnalati altri due gommoni con altri disperati a bordo. Hanno chiamato la Guardia costiera italiana. Ma se ci sono imbarcazioni in difficoltà al confine tra Libia e Tunisia non si capisce perché deve intervenire la Guardia costiera italiana che sta più a nord e sta molto lontana. Abbiamo scritto, aveva informato il ministro, chiedendo l’intervento delle autorità tunisine. Se i libici non possono esserci perché stanno litigando con questa pseudo-ong Lifeline, intervengano allora i tunisini o i maltesi che sono più vicini. Atteggiamento cattivista o egoista? No, se si vuole dare un taglio al business dell’immigrazione clandestina, bisogna far capire che i taxi del mare si fermano. Vogliamo stroncare la mafia dell’immigrazione clandestina che arricchisce pochi delinquenti causando migliaia di vittime

Sul caso era intervenuto anche il vice-premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio: “La legalità prima di tutto! Avviata l’indagine di bandiera sulla nave Ong Lifeline, che non sta collaborando con la Guardia Costiera Libica, per verificare la corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l’appartenenza a quella stessa nazionalità
(Il Fatto Quotidiano)

Quella del governo italiano è una vera e propria dichiarazione di guerra contro le ONG che salvano vite umane. Al punto in cui siamo meglio abbandonare tutto e lasciare che i "salvataggi" li facciano gli italiani da soli, la guardia costiera e le ong italiane. Se è immorale "salvare vite umane" meglio lasciare l'Italia da sola, lasciamo il "lavoro sporco" a questa nuova Italia "razzista"
(Maris Davis)


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venerdì 15 giugno 2018

Oxfam accusa la Francia sui migranti. Bambini maltrattati e rispediti in Italia

"Se questa è l'Europa". La situazione dei migranti al confine italo-francese di Ventimiglia.


Un rapporto della ONG Oxfam punta il dito contro il comportamento delle guardie di frontiera francesi a Ventimiglia. Minori non accompagnati, non più grandi di 12 anni, vittime di maltrattamenti, detenuti senza cibo né acqua e rispediti con metodi illegali in Italia.

"Nowhere but Out" (Da nessuna parte se non fuori) è il titolo del dossier della ong britannica: descrive come "la polizia francese di routine fermi i bambini non accompagnati e li metta su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi, o facendo sembrare che siano loro a voler tornare in Italia"

I bambini raccontano di "maltrattamenti fisici e verbali", di "detenzioni per la notte in celle senza cibo né acqua né coperte". Tutti comportamenti contrari alle leggi francesi e della Ue, veri e propri maltrattamenti.

Ho provato stamattina a passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione. Ci hanno dato un foglio (refus d’entrée) dentro al furgone e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla
T., 15 anni, proveniente dal Darfur (Sudan)

Poi si passa ai casi specifici, da far rabbrividire se si pensa che parliamo di bambini. Guardie che tagliano le suole delle scarpe dei bambini, che tolgono loro le sim dai telefonini; o il caso di una giovane eritrea costretta a tornare a piedi alla frontiera di Ventimiglia, "lungo una strada senza marciapiede e con il suo neonato in braccio"

Il dossier punta il dito anche contro il sistema d'accoglienza italiano "burocratizzato e sovraccaricato", che lascia i migranti a vivere, quasi invisibili, in condizioni di pericolo.



"Bambini, donne e uomini che fuggono da persecuzioni e guerre non dovrebbero patire ulteriori abusi per mano delle autorità francesi e italiane"
(La denuncia Elisa Bacciotti di Oxfam Italia)

Rapporto Oxfam
"Nowhere but Out"
(Da nessuna parte se non fuori)


E mentre si sta svolgendo l'incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte, la Francia ingaggia la "Legione Straniera" per fermare i migranti a Ventimiglia.
La notizia arriva da Ventimiglia e a metterla sotto la lente di ingrandimento è il deputato di Forza Italia Giorgio Mulè riprendendo un articolo della Stampa: "Nella stazione ligure al confine tra Italia e Francia, la Sncf, società d'Oltralpe che gestisce il trasporto ferroviario, ha ingaggiato guardie armate di una società italiana per evitare che migranti irregolari salgano sui loro treni diretti in Francia"

"Questa notizia, attacca il portavoce dei parlamentari azzurri di Camera e Senato, dimostra l'inaffidabilità che i francesi ripongono sull'Italia e obbliga il nostro governo a un intervento immediato"

Che i francesi non siano teneri con gli immigrati, lo si sapeva da un pezzo. Non da ultimo è arrivato il report di Oxfam con tanto di fotografie e video che dimostra le angherie e gli abusi dei poliziotti francesi sugli stranieri, in particolari quelli minorenni. Violenze che si consumano proprio al confine con l'Italia. Era stato proprio Macron a denunciare "il cinismo e l'irresponsabilità del governo italiano", mentre il portavoce del suo partito aveva candidamente affermato che "la linea del governo italiano fa vomitare". Ora tra l'Eliseo e Palazzo Chigi è tornato il sereno. Ma il presidente francese dovrà, primo o poi, rendere conto dei respingimenti che continua a fare a Ventimiglia.

Come riporta anche Mulè, i francesi hanno assunto una schiera di "sceriffi" per presidiare "le banchine nella stazione di Ventimiglia da dove partono i convogli diretti a Cannes e Grasse svolgendo di fatto i compiti di una polizia parallela o di complemento rispetto a quella Italiana". "In breve, continua il portavoce azzurro, per evitare 'invasioni' intollerabili come quella avvenuta poco tempo fa a Bardonecchia, la Francia ha aggirato l'ostacolo dotandosi di una polizia privata, una sorta di mini Legione straniera, che agisce per sopperire alle carenze dei nostri controlli"

Il 30 marzo la gendarmerie aveva fatto irruzione in una sala della stazione al confine con l'Italia costringendo un immigrato nigeriano sospettato di essere uno spacciatore a sottoporsi al test delle urine. "Sono certo che Conte e Salvini non tollereranno uno schiaffo simile che somiglia alla cessione di controllo del territorio per interposta polizia sono certo che a Ventimiglia sarà immediatamente destinato un congruo numero di forze dell'ordine del nostro Paese anche per mantenere la dignità di uno Stato che deve essere in grado di controllare le sue frontiere senza alcun 'aiutino'"
(Il Giornale)


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Appello ONU. Sei milioni di persone lottano per procurarsi cibo e acqua nel Sahel


Il sottosegretario generale dell’ONU per le questioni umanitarie, Mark Lowcock, ha dichiarato che almeno sei milioni di persone hanno gravi difficoltà a procurarsi il cibo nel settore occidentale della vasta regione semi-desertica del Sahel e che la malnutrizione sta minacciando la vita di 1,6 milioni di bambini.

L’attuale crisi è paragonabile solamente a quella del 2012 e «i mesi più critici devono ancora arrivare», ha fatto notare Lowcock, che ha chiesto un maggiore impegno da parte di paesi donatori.

Le condizioni alimentari sono rapidamente peggiorate in Mali, Mauritania, Burkina Faso, Ciad, Niger e Senegal a causa di siccità, conflitti e degli alti prezzi dei prodotti alimentari.

Il World Food Program, l'UNICEF e l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) hanno affermato che quella di quest’anno potrebbe essere una delle peggiori stagioni degli ultimi anni per i raccolti.

Lowcock ha anche detto di essere molto preoccupato, in particolare per Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritania. In Burkina Faso, infatti, il numero di persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare è triplicato rispetto l'anno scorso, in Mali si è registrato un aumento del 120% del numero di persone in condizioni di "emergenza", e in Mauritania i tassi di "Malnutrizione Severa Acuta" (MAS) sono al massimo dal 2008.
(Voice of America)

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mercoledì 13 giugno 2018

Ecco quanti migranti stanno arrivando nel 2018. E non sembra un'invasione


Tra giugno 2014 e giugno 2017 sono arrivate via mare in Italia 550 mila persone, la gran parte proveniente dall'Africa sub-sahariana, Nigeria ed Eritrea i paesi di origine più rappresentati, su imbarcazioni partite dalla Libia. 

Da luglio 2017 la frequenza degli arrivi è calata sensibilmente, come effetto degli accordi che Italia e Unione Europea hanno stretto con la Libia e con altri paesi di transito dei migranti, come il Niger.

Lo stesso meccanismo era già stato adottato con i profughi siriani, afghani e iracheni che fino a marzo 2016 entravano in Europa dalla Turchia. Più di un milione in un anno, cifra che ha convinto l’Europa a versare sei miliardi di euro nelle casse turche in cambio della chiusura dei confini.
  • Cosa sta succedendo nel 2018?
  • L’accordo con la Libia regge?
  • Continueranno i programmi europei nei paesi africani per limitare le partenze?
  • Che effetto avranno nel medio-lungo periodo?

I numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2018 sono sbarcate in Italia 13.313 persone. Gli arrivi sono in crescita rispetto a inizio anno, ma siamo ben lontani dai numeri del 2017 (60 mila arrivi tra gennaio e maggio), 2016 (47 mila), 2015 (48 mila). Un calo dunque sensibile, il 78% in meno rispetto al periodo dello scorso anno.

Tra i paesi di provenienza il più rappresentato è la Tunisia (circa 1.900 persone, 21% del totale) seguito da Eritrea (1.800 persone, 20%), Nigeria (8%), Sudan e Costa d’Avorio (6%). Seguono Pakistan, Mali e Guinea.

Rispetto ai mesi precedenti sono meno presenti i paesi dell’Africa occidentale (Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Guinea, Gambia), mentre il dato più significativo è la crescita degli arrivi dalla Tunisia, che arriva ad essere il paese più rappresentato nel 2018. Pur con alti e bassi, l’arrivo di persone tunisine è un fenomeno che ha ormai una sua consistenza da settembre 2017.

Il 70% delle persone arrivate sulle coste italiane è di sesso maschile, le donne sono il 12%, i minori il 18%, in gran parte non accompagnati.

Interessante notare che mentre lo scorso anno il 97% delle imbarcazioni era partito dalla Libia, nei primi quattro mesi del 2018 questa percentuale è al 72%. Cresce invece la percentuale di partenze dalla Tunisia, che raggiungono ora il 21%.

I numeri in Europa
Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2018 sono arrivati via mare in Europa circa 35 mila migranti. 11.278 sono sbarcati in Grecia e 10.639 in Spagna.

Fino ad ora quindi gli arrivi nei tre paesi di primo approdo quasi si equivalgonoIn Grecia arrivano soprattutto siriani (43%) e iracheni (23%) che sfuggono alle maglie del controllo turco. In Spagna il numero delle persone in arrivo, in parte via mare e in parte via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco, è aumentato passando dagli ottomila del 2016 ai 22 mila del 2017. Il trend sembra continuare a inizio 2018, con una crescita significativa proprio a maggio.

Strategie politiche
Il tema migrazioni è in cima all'agenda politica e all'attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai quattro anni e non accenna a perdere rilevanza. Moltissime sono le questioni poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo.

L’Unione Europea fatica a trovare una politica comune e ogni stato sembra badare più ai propri interessi e tornaconti elettorali che all'interesse comune europeo e globale.

Gli stati mediterranei, Italia e Grecia soprattutto, sono alle prese con una prima accoglienza che, a causa della chiusura delle frontiere interne all'Europa e dell’assurdo regolamento di Dublino, diventa un’accoglienza di lungo periodo che genera molti malumori e molti disagi, innanzitutto per i migranti.

Gli stati del centro-nord Europa, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, accolgono già grandi numeri di richiedenti asilo e rifugiati e non sembrano disposti ad accoglierne altri, definendo quote e chiudendo confini.

Gli stati dell’est Europa mostrano un atteggiamento di chiusura totale, rifiutando di accogliere anche numeri minimi di richiedenti asilo, come dimostra la rigidissima gestione delle frontiere in Ungheria.

L’unica linea che sembra mettere tutti d’accordo è quella di lasciare fuori dall'Europa il maggior numero possibile di migranti. È una strategia che ha funzionato con l’accordo con la Turchia, che da un anno e mezzo funge da barriera per i migranti siriani, iracheni, afghani, pakistani e che sta funzionando anche con la Libia, nonostante la traballante situazione politica del paese nord africano.

È una linea molto pragmatica che mette in secondo piano la questione umanitaria.

È stato ampiamente documentato come la Libia sia un posto infernale per i migranti, vittime di torture, violenze, stupri, ricatti

Ancora più a monte della Libia, l’Italia e l’Unione Europea sono molto attive in Niger, per due motivi. Primo, non vogliono che altri migranti entrino in Libia. Ciò renderebbe meno strategici gli accordi con un paese instabile e molto frammentato come la Libia, oltre a lavare un po’ di coscienze evitando che le persone finiscano nei terribili centri di detenzione libici. Il controllo di questa “nuova frontiera europea” si sta rivelando però molto problematico. Secondo, vogliono raccogliere le domande di asilo direttamente in Niger, e che il Niger accolga temporaneamente i migranti mentre questi attendono l’esito delle loro domande.

I problemi però non mancano
L’economia del Niger, per molto tempo basata sui servizi connessi al transito dei migranti, è in ginocchio, nonostante gli investimenti europei per la ricollocazione lavorativa di chi operava nel settore, e i presunti vantaggi dei programmi europei ancora non si vedono.

La strategia europea di esternalizzare il controllo delle frontiere a sud della Libia è dunque piena di insidie, e di conseguenze imprevedibili sul medio-lungo periodo, in un paese, il Niger, tra i più poveri al mondo e non estraneo ai richiami del fondamentalismo islamico.

In Turchia i migranti esclusi dall'Europa, in gran parte siriani, vivono un crescente sentimento di ostilità da parte della società turca, già sfociata in episodi di violenza, ma che si manifesta anche in inevitabili difficoltà di integrazione nel medio periodo, con scarse prospettive educative e occupazionali e la sensazione di vivere una vita sospesa tra la patria perduta e quell'Europa meta irraggiungibile del progetto migratorio di molti di loro. Tanto che alcuni stanno ritornando in patria, nonostante la totale mancanza di sicurezza.

Attraversare il Mediterraneo è diventato sempre più pericoloso, dalle 37 morti ogni 10 mila persone del 2015 alle 180 del 2017. Decine di migliaia di persone sono intrappolate nei confini interni dell’Europa, in Grecia, Bulgaria, Serbia, Italia stessa, in condizioni in alcuni casi disumane. Delle situazioni che i migranti vivono in Libia e Turchia abbiamo già detto.

Il 2018 vede quindi un’Europa sempre più impegnata a contenere i flussi di migranti in arrivo, con ulteriori sviluppi nei suoi interventi diretti nei paesi africani, a partire dal Niger, e il rafforzamento della cooperazione con la Turchia per impedire l’accesso al continente ai profughi siriani, afghani e iracheni.

L’Italia intanto si è espressa in maniera contraria alla riforma del regolamento di Dublino proposta dalla presidenza bulgara del Consiglio europeo, così come Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Contrarie per motivi opposti, da un lato il paesi dell'est Europa che non vogliono immigrati in assoluto e dall'altro chi vorrebbe un redistribuzione più equa.

La proposta bulgara era in effetti molto blanda rispetto alla bozza iniziale elaborata dal Parlamento europeo, che proponeva un superamento integrale del principio del primo paese d’ingresso per sostituirlo con un meccanismo di ripartizione dei migranti in arrivo sulle coste mediterranee.

Nella pratica sarebbe cambiato poco, con un meccanismo di ripartizione per quote che sarebbe scattato solo nei momenti di pressione migratoria intensa, e comunque gli stati avrebbero potuto rifiutarsi di aderire versando in cambio dei contributi monetari.

La bocciatura di questa seppur blanda riforma è tuttavia un segnale politico importante

L’Europa si è mostrata ancora una volta spaccata, e l’esito più probabile è che tutto rimanga com'è ora, con il regolamento di Dublino pienamente in funzione, i migranti che devono chiedere asilo nel primo paese d’ingresso e un meccanismo di quote di ripartizione volontario, confuso e inefficace.

E l'Italia, con il nuovo governo, ha subito mostrato i muscoli e per puro calcolo politico non ha esitato ad abbandonare a se stessi 629 migranti appena salvati dalla nave Acquarius di Medici Senza Frontiere tra cui 123 minori e 7 donne incinte.

I numeri, almeno per questo inizio di 2018, NON parlano di "invasione", e nemmeno parlano di emergenza, eppure non si è esitato un solo attimo ad abbandonare a se stesse persone in difficoltà, provate da torture, stupri e fame, e in viaggio chissà da quanti mesi, forse in viaggio da anni.

No, non è questa l'Italia che voglio. Non, non è questa l'Europa che che ho sempre immaginato. Per i migranti che arrivano in Europa prevedo tempi difficili

Un Paese diventa incivile quando mette la politica al di sopra delle vite umane




Articolo a cura di
Maris Davis


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