mercoledì 18 luglio 2018

Guardia costiera libica lascia morire in mare donna con bambino. Open Arms salva l'unica superstite

La spagnola Open Arms ha trovato un relitto con due cadaveri e una donna ancora viva dopo 48 ore in mare. La Guardia costiera libica conferma che ha soccorso 165 persone su un gommone in avaria.


La nave Open Arms denuncia l'omissione di soccorso in acque internazionali, dopo il ritrovamento al largo delle coste libiche i cadaveri di una donna e di un bambino di circa 5 anni, e di una donna di nome Josephine, ancora viva.


La nave dell'Ong spagnola Proactiva Open Arms sta navigando nelle acque della cosiddetta Sar libica, seguita a breve distanza dallo yacht Astral, della stessa Ong. "Anche se l'Italia chiude i porti, aveva scritto su Facebook l'organizzazione non governativa, non può mettere le porte al mare. Navighiamo verso quel luogo dove non ci sono clandestini o delinquenti, solo vite umane in pericolo. E troppi morti sul fondale"

Una risposta, quelli degli spagnoli, arrivata dopo l'ennesimo annuncio mediatico del vice premier Matteo Salvini che aveva ribadito la sua linea dura di chiusura dei porti italiani: "Due navi di Ong spagnole sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina"

Già dalle prime del mattina Luigi Manconi, coordinatore dell'Unar (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali), aveva riferito del ritrovamento da parte di Open Arms del relitto e dei cadaveri avvenuto nelle ultime ore al largo della Libia: "Quelli di Open Arms hanno trovato questa mattina un relitto in mare, con due cadaveri e una persona ancora viva in evidente stato di ipotermia. Aspetto di avere altre notizie"

Stando alla versione riportata da Internazionale che ha parlato con il portavoce di Open Arms Riccardo Gatti, "per la dottoressa di bordo Giovanna Scaccabarozzi la donna era morta da diverse ore mentre il bimbo era deceduto da poco. Nessun dettaglio per il momento su cosa sia successo agli altri passeggeri del gommone"

In seguito Open Arms e in particolare il suo fondatore Oscar Camps ha fornito altre spiegazioni e pubblicato su Twitter alcune foto del relitto ritrovato in mare.

"Quando siamo arrivati abbiamo trovato una delle donne ancora in vita, non abbiamo potuto fare nulla per salvare l'altra donna e il bambino che a quanto pare è morto poche ore prima. Per quanto tempo avremo a che fare con gli assassini arruolati dal governo italiano per uccidere?". È quanto si legge sul profilo Twitter di Oscar Camps, fondatore della Ong Open Arms che è a bordo di una delle due navi che ora si trovano a sud della Sicilia.

Va ricordato che la guardia costiera libica in un comunicato aveva spiegato di aver intercettato un gommone con 158 persone a bordo, al largo della città di Al-Khoms, più o meno nella stessa zona in cui sono stati trovati i morti e la donna sopravvissuta. È anche possibile che vi sia un certo numero di dispersi.

In un tweet precedente Camps denunciava: "La guardia costiera libica ha annunciato che aveva intercettato una barca con 158 persone a bordo e ha fornito assistenza medica e umanitaria. Quello che non ha detto è che hanno lasciato due donne e un bambino in mare e hanno affondato la nave perché le donne non volevano salire sulle motovedette"

La donna sopravvissuta e salvata oggi si chiama Josephine, viene dal Camerun ed è rimasta due giorni in mare attaccata ad un pezzo di legno prima che i volontari di Open Arms la salvassero.


A raccontare la storia della donna recuperata al largo della Libia è Annalisa Camilli, una giornalista di Internazionale che si trova a bordo della nave della ong spagnola. Secondo il suo racconto, i resti del gommone sono stati individuati ieri mattina alle 7.30 ad 80 miglia dalle coste libiche. A soccorrere la donna è stato Javier Figuera, uno spagnolo di 25 anni: "Quando le ho preso le spalle per girarla ho sperato con tutto il mio cuore che fosse ancora viva. Dopo avermi preso il braccio non smetteva di toccarmi, di aggrapparsi a me. A quel punto, prosegue Camilli, sono arrivati altri soccorritori e l'hanno trasportata sulla nave, dove ora si trova con sintomi di ipotermia"

Secondo il portavoce della ong Riccardo Gatti per tutta la giornata di ieri il mercantile e la guardia costiera libica hanno parlato alla radio di due gommoni in difficoltà e poi la guardia costiera libica avrebbe detto al mercantile di ripartire perché sarebbero intervenute le motovedette libiche. Quello che è avvenuto, accusa Camps "è la conseguenza diretta del fatto che l'Europa ritenga la Libia un paese con un governo e che "abbia una guardia costiera capace di intervenire. Ed è la conseguenza diretta dell'aver impedito alle Ong di lavorare per salvare vite nel Mediterraneo"

Dal canto suo il ministero dell'Interno contesta la versione della ong e promette una ricostruzione a breve.

La Guardia costiera libica conferma il salvataggio ma respinge le accuse
La Guardia costiera libica in serata ha confermato di aver condotto nella notte tra lunedì e martedì un'operazione di soccorso di 165 persone, tra cui 34 donne e 12 bambini. È stato recuperato anche il corpo di una bimba che aveva meno di un mese a bordo di un gommone rimasto in panne per 60 ore a 76 miglia dalle coste libiche, a largo di Garabulli. "L'operazione è stata documentata da una troupe televisiva tedesca di Rtl che ha potuto vedere da vicino le difficoltà in cui opera la marina libica, con la scarsità di mezzi, soprattutto per le operazioni di soccorso notturno"

La marina libica conferma "di aver fatto affondare il gommone per non permettere ai trafficanti di utilizzarlo nuovamente" ma non fa alcun riferimento alle accuse delle Ong né ai due cadaveri e alla superstite raccolti dalla Open Arms. "Gli uomini del salvataggio continuano a fare il proprio lavoro con abnegazione, nonostante non vengano mai riconosciuti e siano continuamente denigrati da persone ingiuste"

L'inchiesta di Ragusa e le testimonianze dei sopravvissuti
Sono annegati quattro dei trenta migranti che, alla vista delle navi Protector di Frontex e Monte Sperone della guardia di finanza italiana a largo di Linosa, si erano gettati a mare dal barcone su cui viaggiavano.

Si tratta di una testimonianza che è stata resa alla squadra mobile di Ragusa da parenti e amici delle vittime approdate nella notte tra domenica e lunedì a Pozzallo, dopo tre giorni in cui il governo italiano le aveva fatte attendere mentre cercava paesi europei disposti ad accogliere una parte delle persone a bordo.

Al comandante e a 10 componenti dell'equipaggio del barcone la Procura di Ragusa ha contestato, oltre al reato di favoreggiamento di immigrazione clandestino, l'aver provocato la morte di 4 migranti. La polizia, la guardia di finanza e i carabinieri già lunedì avevano sottoposto a fermo il comandante e altri 10 componenti dell'equipaggio, dotati di navigatore satellitare e bussola.

Dalle testimonianze che alcuni migranti somali hanno reso agli investigatori è emerso che durante la traversata un gruppo di persone, non appena ha notato la nave italiana nei pressi di Linosa, ha deciso di buttarsi in acqua per raggiungere l'imbarcazione a nuoto.

L'episodio è accaduto lo scorso 13 luglio e 34 migranti sono stati salvati da due motovedette della Capitaneria di porto e di una della Guardia di finanza. Tre somali hanno poi riferito che di quattro loro parenti si sono perse le tracce. Sono in corso accertamenti sull'identità dei migranti ricoverati in ospedale.

L'Austria non accoglierà nessuno dei 450 sbarcati a Pozzallo
Intanto l'Austria ha confermato che non accoglierà nessuno dei 450 migranti sbarcati in Italia, a Pozzallo, dalle due navi militari che sono stazionate per giorni dinanzi alle coste della Sicilia fino a quando cinque Paesi europei (Germania, Francia, Portogallo, Malta e Spagna) si sono impegnati ad accoglierne alcuni.

Lo ha spiegato lo stesso cancelliere Sebastian Kurz, al premier Giuseppe Conte, in una lettera resa nota dall'agenzia austriaca Apa. Il giovane capo di governo, alla guida di un'alleanza tra conservatori e ultranazionalisti, ha giustificato la sua posizione con l'elevato numero di richiedenti asilo registrati nella Repubblica alpina. "In relazione al numero di abitanti, l'Austria ha accettato dal 2015 più richiedenti asilo che molti altri Paesi partner europei"
(Avvenire)

A leggere le dichiarazioni del governo sui migranti, un risultato pare si sia raggiunto, le persone in fuga da guerra fame e siccità sono sparite, le loro storie azzerate. I corpi umani sono diventati numeri da “ridistribuire”. Come quote latte, come i pomodori raccolti dagli "schiavi" nei campi comandati dai "caporali"

Triplicati i morti in mare da quando Salvini ha soffiato sul Mediterraneo il vento dell'odio, alzato un muro contro chi salva vite in mare, e usato i migranti come merce di scambio per la sua politica "razzista"




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martedì 10 luglio 2018

Etiopia ed Eritrea, firmato uno storico accordo di Pace dopo venti anni di conflitto

Dopo oltre 20 mila morti, nuovo accordo tra Addis Abeba e Asmara dopo quello firmato nel 2000: "Una nuova era di pace e amicizia è cominciata"

I leader di Etiopia ed Eritrea, Abiy Ahmed e Isaias Afwerki, si sono incontrati per la prima volta da quasi 20 anni.

La guerra tra Etiopia e Eritrea è ufficialmente finita. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed e il presidente eritreo Isaias Afwerki hanno firmato ad Asmara una dichiarazione che mette un punto definitivo su un conflitto che durava ormai da vent'anni, nonostante l'accordo di pace siglato siglato dai due paesi ad Algeri nel 2000.

"Lo stato di guerra esistito tra i due Paesi è giunto al termine, si legge in un tweet del ministro dell'informazione eritreo Yemane Meskel, che riporta alcune parti dello storico accordo. Una nuova era di pace e amicizia è cominciata"

I due Paesi, si afferma ancora nella dichiarazione congiunta, "lavoreranno per promuovere una stretta collaborazione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza". Inoltre, "verranno ripristinati i legami nei trasporti, nel commercio e nelle telecomunicazioni" e "rinnovati i legami e le attività diplomatiche". Verranno infine riallacciati i "legami in materia di trasporti, commercio e telecomunicazione", rinnovate le relazioni diplomatiche e attuate le precedenti decisioni sulle frontiere.

La guerra tra Addis Abeba e Asmara era cominciata nel 1998 a causa di alcune dispute di confine per il controllo della città di Badme, ora sotto il controllo eritreo, e aveva causato quasi ventimila morti.
(Huffington Post)


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sabato 7 luglio 2018

Magliette rosse in difesa dei migranti. Coloriamo l'Umanità

Tanti appuntamenti e iniziative in tutta Italia per la campagna che invita a indossare una t-shirt come quella dei bambini che continuano a morire in mare.

La nostra adesione alla
Giornata della Magliette Rosse
per costruire una società più Umana
Anche Roberto Saviano in maglietta rossa per i migranti. In un tweet scrive: "Aderisco all'appello di Libera e indosso una #magliettarossa contro l’emorragia di umanità. I migranti indossano magliette rosse sperando di essere visibili in caso di naufragio. Sperano nel colore acceso per non essere abbandonati. Oggi mettiamoci nei loro panni. #apriteiporti"

L'hashtag della giornata è tra i primi della classifica di Twitter. Illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, in rosso anche sul rifugio del Gran Paradiso. In rosso Fiorello, Vasco Rossi e Saviano.

Sono migliaia di adesioni all'iniziativa lanciata da don Luigi Ciotti di Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, ANPI e dal giornalista Francesco Viviano, che invitano tutti a indossare oggi una t-shirt rossa in memoria dei tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate. Perché "mettersi nei panni degli altri è il primo passo per costruire un mondo più giusto", una "MagliettaRossa" serve a dire: "Fermiamo l'emorragia di umanità"

Magliette rosse per dire NO all'indifferenza

"Lo so che è un piccolo segno ma è importante", spiega don Ciotti che da giorni corre in rete diffondendo il suo messaggio di solidarietà. "È un appello a fermarci e riflettere perché dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e non diventare complici di scelte che umiliano. Dobbiamo metterci una maglietta rossa e scendere nelle strade, dobbiamo essere una spina nel fianco di chi non fa quello che deve fare"

Il rosso, oggi è colore della tragedia, ma non dimentichiamoci mai che è anche il colore dell'Amore



I segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze

Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati nei giorni scorsi davanti alle coste libiche.

Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini.

Perché mettersi nei panni degli altri, cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità, è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Non basta più indignarci oggi, bisogna provare disgusto, un disgusto che deve risvegliare le coscienze e salvarle da una passività che le rende complici. La maglietta rossa da indossare è un segno, e i segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze. Il vero cambiamento passa dai fatti, dal loro linguaggio silenzioso ma profondamente chiaro e vero






Articolo di
Maris Davis


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sabato 30 giugno 2018

Camerun, già 180mila anglofoni fuggiti. Rischio grave crisi umanitaria

Sono già 180mila i camerunensi anglofoni fuggiti nelle ultime settimane dall'ovest del Paese.


Una fuga verso la Nigeria del Sud, nella foresta di Cross River, per le rappresaglie del governo di Yaoundé alla loro richiesta di usare l’inglese nelle loro scuole e nei loro tribunali, sullo sfondo di un annoso conflitto separatista.

Sono già 180mila i camerunensi anglofoni fuggiti nelle ultime settimane dall'ovest del Paese verso Cross River, nella Nigeria del Sud, per le rappresaglie del governo di Yaoundé alla loro richiesta di usare l’inglese nelle loro scuole e nei loro tribunali. Sullo sfondo di un annoso conflitto separatista.


Andrew Nkea, vescovo della diocesi di Mamfe, nel sud-ovest del Camerun, parla della violenza “cieca, inumana e mostruosa” dell’esercito nei confronti di una popolazione che si sta schierando con gli indipendentisti più agguerriti, quelli che vorrebbero creare una nuova nazione, l’Ambazonia.

Ai giornalisti è vietato entrare nella regione, dove l’ingresso è consentito solo a pochi operatori umanitari. Le condizioni più preoccupanti riguardano oggi gli ultimi ventimila profughi, molti dei quali non hanno un luogo dove dormire, né cibo né acqua.

Nella speranza di trovare di che nutrirsi, in molti si sono rifugiati nelle foreste che separano i due Paesi, dove hanno trovato però altri pericoli, quali ragni e serpenti velenosi. I più fortunati sono coloro con famiglia in Nigeria, dove hanno trovato rifugio. Senza l’intervento delle Nazioni Unite o dell’Unione africana, c’è il rischio che continui ad aggravarsi questa già gravissima emergenza umanitaria.



Intanto BBC News Africa ha raccolto centinaia di video girati con gli smartphone che documentano le violenze sia dell'esercito che dei ribelli contro la popolazione.

Centinaia di telefoni cellulari hanno documentato le atrocità in Camerun e hanno inondato i social media. La BBC Africa Eye ha così potuto documentare il coinvolgimento sia del governo sia dei ribelli in atti atroci, tra cui torture, incendi e uccisioni a sangue freddo.

Un uomo da fuoco a una casa protetto da un gruppo di almeno 12 uomini vestiti in uniforme, elmetti e cinghie nere, uniformi uguali a quelle di un'unità dell'esercito d'élite in Camerun.

"Voglio morire", un capo villaggio implora i suoi torturatori mentre lo picchiano e minacciano di ucciderlo. Sembrano membri di una milizia separatista.

Video condivisi a decine sui social media dal Camerun negli ultimi sei mesi, alcune delle quali sono state analizzate dalla BBC Africa Eye. Alcuni di loro mostrano villaggi in fiamme. Altri registrano atti di tortura e omicidio. Molti sono troppo violenti per essere mostrati.

Sebbene spesso confusi e difficili da verificare, questi filmati mostrano una nazione che scivola verso una brutale guerra civile mentre il governo cerca di sopprimere un'insurrezione armata nelle aree di lingua inglese del Camerun occidentale.






Articolo a cura di
Maris Davis


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Il fallito vertice europeo sui migranti e il gelo Macron-Conte

Un accordo, ma solo sulla carta quello sui migranti che arriva dal vertice di Bruxelles. E si riaccende lo scontro Roma-Parigi.


«L'accoglienza riguarda i Paesi di primo arrivo», Italia, Spagna e Grecia, «la Francia non lo è», sottolinea il presidente francese Emmanuel Macron. «Era stanco, lo smentisco», replica il premier italiano Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio ribadisce: «L'Italia non ha dato disponibilità sui centri»

E resta aperto un altro fronte di divisione, con la cancelliera Angela Merkel che fa muro sui movimenti secondari e si esalta sul tema dei respingimenti: «La Cdu può essere soddisfatta», afferma. I paesi dell'Est del gruppo di Visegrad esultano per avere evitato le quote obbligatorie.

Conte mostra soddisfazione al termine del vertice europeo ha lasciato Bruxelles spiegando che a fine luglio, alla Casa Bianca, dirà al presidente Usa Donald Trump che l'Italia «ha rivoluzionato il tavolo» in Europa. Ma spiega anche che qualche capitolo lo avrebbe scritto diversamente: si è trattato di una trattativa a 28 «lunga e complessa», ammette, di più non si poteva ottenere. E l'Italia non poteva correre il rischio di far saltare tutto, anche quanto di buono c'è in quel documento.

Ai giornalisti, in conferenza stampa, il premier Conte elenca i risultati ottenuti, dai centri di accoglienza su base volontaria, che l'Italia non intende aprire senza che prima lo facciano altri, all'azione condivisa sui salvataggi. Novità indubbie rispetto al passato, ma il premier sa bene che un conto sono le parole, altro i fatti. E lo sa anche il leader del Carroccio Matteo Salvini, che mostra subito scetticismo.

Alle 8.30 del mattino, quando Conte è andato a dormire da appena un'ora, smorza gli entusiasmi: «Non mi fido delle parole, vediamo che impegni concreti ci sono perché finora è sempre stato viva l'Europa viva l'Europa ma poi paga l'Italia. Vediamo che soldi e che uomini ci sono», fermo restando che i «principi fondamentali erano e continuano ad essere la protezione delle frontiere esterne, non lasciare sola l'Italia, investimenti veri in Africa». Principi che nel documento in realtà ci sono. E soprattutto, Salvini ottiene uno dei passaggi cui teneva di più, il riferimento al fatto che tutte le navi, comprese dunque quelle delle ong, devono rispettare le leggi. «Non vedranno più l'Italia se non in cartolina», il commento.

Ma quello che ora preoccupa il governo giallo-verde è che all'atto pratico tutto possa restare com'è. Il no ai centri è netto, e lo ripetono sia Conte che Salvini. Ma il documento, se puntella una vittoria dell'Italia spiegando che «nel territorio dell'Ue» chi viene salvato deve essere preso in carico «sulla base di uno sforzo condiviso», spiega poi che è proprio grazie ai centri su base volontaria che potranno rapidamente e a spese dell'UE essere smistati «i migranti irregolari, che saranno rimpatriati» e i rifugiati, «cui si applicherebbe il principio di solidarietà». La paura è che senza centri (inaccettabili per la Lega) al prossimo sbarco rischi di non cambiare nulla.

Non a caso proprio su questo è salita la tensione con Macron, prima di riuscire a trovare un compromesso nella notte. Tensione poi riesplosa con le dichiarazioni successive al vertice, quando il capo dell'Eliseo ha precisato che i centri di accoglienza saranno «solo nei paesi di primo arrivo», perché quel concetto è insuperabile. «Era stanco, lo smentisco», gli ha risposto stizzito Conte.

Anche con Merkel lo scambio è stato duro: non prenderemo «nessun migrante dalla Germania», ha assicurato il premier. E del resto era atterrato a Bruxelles con questo preciso mandato: per la Lega sarebbe stato impensabile accettare come vincolante il rientro dei migranti dalla Germania lasciando su base volontaria tutto il resto.

Se Conte ai giornalisti parla di risultati centrati «all'80%» e Salvini al 70, restano dunque i timori per la traduzione pratica dell'accordo. Intesa che, assicura chi ha seguito la lunga maratona notturna, contiene però una novità da non sottovalutare: per la prima volta parla di condivisione dell'emergenza tra gli Stati europei. È un principio che l'Europa al prossimo sbarco non potrà ignorare. «Sono soddisfatto e orgoglioso per i risultati del nostro governo a Bruxelles», è il messaggio che in serata decide di far passare Salvini, «finalmente l'Europa è stata costretta ad accettare la discussione su una proposta italiana»

Merkel intanto torna a casa visibilmente sollevata: il vertice europeo le distribuisce le carte per salvare governo e mandato. Il risultato potrà certamente soddisfare gli alleati della Csu, secondo la cancelliera, che conferma in modo netto la sua linea: la Germania non ricorrerà a misure «unilaterali, non concordate e sulle spalle di Paesi terzi». Anche i bavaresi esultano, a caldo, ed è Alexander Dobrindt, il capogruppo regionale, a lanciarsi sulla preda, osservando che i respingimenti immediati dei migranti registrati in altri Paesi sono a questo punto previsti in un passaggio della dichiarazione finale del vertice a 28, che prescrive «misure legislative e amministrative» nei diversi Stati membri contro i cosiddetti movimenti secondari. È il provvedimento che ha messo in crisi il governo, per l'ostinazione del ministro dell'Interno Horst Seehofer e del suo partito, che vorrebbero vedere la norma in vigore già la settimana prossima.

In realtà su questo la cancelliera ha portato a casa accordi con Grecia e SpagnaL'Italia, invece, cioè uno dei Paesi decisivi in materia, non ha stretto alcuna intesa.

E dalle pagine della Bild Sebastian Kurz avverte: «Se la Germania respinge, l'Austria chiude a sud. Sarà un effetto domino». Altre rogne? Quando a Bruxelles hanno chiesto a Frau Merkel se la pretesa della Csu «dei respingimenti o di qualcosa di equivalente peso» sia stata esaudita, non ha avuto dubbi: «Se verrà realizzato tutto quello che è stato deciso, si può dire che questo sia ben più che qualcosa di equivalente»


Cosa prevede l'accordo UE sui migranti
Un compromesso in 12 punti, lungo più di tre pagine. In sintesi si prevede che i salvataggi dei migranti avvengano a norma del diritto internazionale (le navi vanno nel porto sicuro più vicino); centri di accoglienza su base volontaria e redistribuzione dei rifugiati sempre solo su base volontaria.

L'accordo di Dublino, criticato dall'Italia, resta in vigore

Le conclusioni del Consiglio europeo sulle migrazioni, diffuse dopo l'accordo raggiunto al termine di una notte di contrattazioni, consentono a tutti i 28 capi di Stato e di governo dell'Unione di portare a casa qualcosa.

Se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte può dire che «l'Italia non è più sola», il premier spagnolo Pedro Sanchez può a buon diritto sottolineare il riconoscimento dell'aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale. E persino il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha affermato, soddisfatto, che «dopo due anni di difficili discussioni, controversie e pressioni, l'intera UE ha adottato all'unanimità le posizioni dei "Quattro di Visegrad" e della Polonia: no ai ricollocamenti obbligatori e unanimità sulla riforma di Dublino», ha twittato la rappresentanza della Polonia presso l'Ue.

«Ribadisce che il buon funzionamento della politica dell'Ue presuppone un approccio globale alla migrazione che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'Ue, il rafforzamento dell'azione esterna e la dimensione interna, in linea con i nostri principi e valori. È una sfida, non solo per il singolo Stato membro, ma per l'Europa tutta»
(La Repubblica)

In sintesi
Salvini e Conte stimano una vittoria tra il 70 e l'80%. Scontro duro con la Francia anche nel dopo-vertice. La Germania incassa accordi bilaterali con Grecia e Spagna (paesi di primo approdo), ma l'Italia, anch'essa paese di primo approdo, rimane a mani vuote.

I paesi dell'Est del gruppo di Visegrad esultano per avere evitato le quote obbligatorie, e i paesi africani hanno già fatto sapere che non vogliono gli hot-spot europei a casa loro.

L'esito finale è che ogni Paese penserà ai fatti propri, le frontiere si chiuderanno, anche quelle interne, e tutto resterà così com'è adesso. Per l'Italia un vero e proprio fallimento.


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Migranti. Ennesimo naufragio nel Mediterraneo, morti 3 bambini, 100 i dispersi

A dare notizia dell'affondamento del gommone la Guardia costiera libica, 16 i superstiti. Avvistati dalla guardia costiera libica atri tre barconi con 345 migranti. Sono 1.000 le vittime del mare dall'inzio dell'anno.


Il ministro dell'Interno: "Le organizzazioni non governative vedranno l'Italia solo in cartolina". Toninelli "ferma" l'Astral. MSF dopo l'accordo Ue: "Condannano le persone a rimanere intrappolate in Libia o a morire in mare". Malta processa il capitano della Lifeline.

Un altro gommone affondato, altre cento vittime nel mar Mediterraneo. E sono quasi 1000 i morti dall'inizio dell'anno. A dare notizia del nuovo naufragio è la guardia costiera libica che è intervenuta in soccorso dell'imbarcazione a est di Tripoli, ad appena sei chilometri dalla costa. I corpi senza di vita di tre bambini sono stati recuperati, 16 le persone portate in salvo.

Il naufragio
A bordo del gommone sarebbero partiti in 120, sono un centinaio i dispersi. Tre i bambini finora recuperati privi di vita. E sono stati avvistati altri tre barconi con circa 345 persone, sempre a est di Tripoli. Lo dice Ayoub Gassim portavoce della guardia costiera libica parlando con l'Associated Press. I sopravvissuti sono stati trasferitinella regione di Al-Hmidiya, a 25 km a est del confine.

Tutto nel giorno in cui il ministro dell'Interno Salvini annuncia la chiusura dei porti italiani alla Ong e il ministro dei Trasporti Toninelli 'scappa' davanti alle 24mila firme raccolte per chiedere invece di non ostacolare il lavoro dei soccorritori. Non è ancora chiaro se il gommone affondato sia lo stesso, con 150 persone senza salvagente, avvistato questa mattina da un aereo militare spagnolo che aveva allertato la Open Arms, la nave della Ong Proactiva che è in zona Sar. La nave non è potuta intervenire perché il gommone distava ottanta miglia ed è a corto di carburante. "Siamo senza benzina perché Malta non ci ha concesso il rifornimento e non ci fa entrare nelle sue acque territoriali", ha detto Riccardo Gatti dalla Open Arms. Da bordo si sono poi messi in contatto con la sala operativa della Guardia costiera di Roma che ha spiegato che il soccorso era stato preso in carico dai libici.


Mille morti in sei mesi
Da Ginevra l'Oim, l'Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione, ricorda la triste contabilità: dall'inizio dell'anno al 27 giugno scorso, 972 uomini, donne e bambini hanno perso la vita mentre tentavano di raggiungere l'Europa via mare. Di questi 653 sono deceduti sulla rotta del Mediterraneo centrale tra l'Africa del nord e l'Italia. Il dato sulle vittime nel 2018 è pari a meno della metà dei morti segnalati nello stesso periodo del 2017 (erano 2.172). Rispetto all'anno scorso anche il numero di arrivi è in calo. L'Oim riferisce infatti che dal primo gennaio scorso al 27 giugno, un totale di 44.957 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare, di cui circa il 38% in Italia (16.566) ed il resto diviso tra Grecia (13.157) e Spagna (14.953). Un numero ridotto di arrivi è inoltre segnalato a Cipro e Malta (rispettivamente 47 e 234 migranti). Nello stesso periodo dell'anno scorso, il totale degli sbarchi era di 94.986 e di 230.230 nel 2016.

Salvini: "Le Ong vedranno l'Italia solo in cartolina"
È ai microfoni di Circo Massimo che il ministro dell'Interno Salvini annuncia: "Porti chiusi per tutta l'estate alle navi delle Ong. Vedranno l'Italia solo in cartolina, e l'Italia non sarà sola a comportarsi così. Continueremo a salvare tutti quelli che sono da salvare, ma con gli Stati che faranno gli Stati. E non saremo più soli". Porti italiani off limits per i volontari dunque, così come quelli di Malta dopo l'annuncio di ieri del governo de La Valletta che impedirà sia i nuovi ingressi sia alle navi di ripartire. "Come mi dicono i militari italiani e persino quelli libici - spiega il ministro - le navi delle Ong aiutano gli scafisti, consapevolmente o meno: la loro presenza è un pericolo per chi parte e un invito a nozze per gli scafisti. Chi finanzia le Ong? C'è l'Open Society Foundations di Soros che ha un chiaro disegno, quello di un'immigrazione di massa per cancellare quella che è un'identità che può piacere o meno ma che mi dispiacerebbe venisse distrutta. Ora ci sono due navi davanti alla Libia di Proactiva Open Arms, chiedo che oggi stesso pubblichino l'elenco dei finanziatori".

La petizione da 24mila firme, Toninelli 'scappa'
Né le organizzazioni non governative possono sperare nel ministro delle Infrastrutture Toninelli: "La nostra petizione 'Lasciate i porti aperti a chi salva vite in mare' è stata firmata da oltre 24mila persone - denuncia Vittorio Longhi della noprofit Progressi - ma il ministro finora si è rifiutato di riceverci per la consegna, sostenendo che la petizione non ha alcun senso vista la decisione del governo. Stupisce che sia proprio un ministro del movimento Cinque stelle a rifiutarsi di ascoltare la voce dei cittadini, espressa con una petizione attraverso la rete".

E proprio in serata Toninelli chiude i porti alla nave ong Astral. "In ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell'Interno e che adduce motivi di ordine pubblico, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Ong Astral, in piena ottemperanza dell'articolo 83 del Codice della Navigazione". La nota del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti solleva subito le critiche di Riccardo Magi, deputato di +Europa e segretario di Radicali Italiani: "Non esistono motivi di ordine pubblico o di sicurezza della navigazione tali da motivare un divieto di transito o di sosta nei porti italiani delle imbarcazioni delle Ong. Un provvedimento del genere sarebbe illegittimo e a tutti gli effetti un abuso d'ufficio"

La voce dei volontari
"Ogni morte in mare causata da queste misure è nelle mani dell'Europa. Ci bloccano e ci impediscono di svolgere il lavoro che i governi dell'Ue non riescono a fare, mentre disumanizzano le persone in stato di bisogno. I governi europei devono ritrovare il buon senso e mettere fine alle politiche che costringono le persone a rimanere intrappolate in Libia o a morire in mare". 

L'ennesimo naufragio nel Mediterraneo arriva all'indomani del Consiglio europeo e richiamando il numero altissimo (almeno 220) di persone morte annegate durante le traversate solo la scorsa settimana, Medici senza frontiere rivolge un appello all'Europa.

Msf fotografa così la situazione attuale dei soccorsi nel Mediterraneo. "I governi europei hanno bloccato le operazioni di ricerca e soccorso in mare delle Ong, consegnando la responsabilità dei soccorsi alla guardia costiera libica. I governi europei stanno finanziando, formando ed equipaggiando la guardia costiera libica per intercettare barche alla deriva e rispedire le persone a bordo in Libia dove vengono detenute in condizioni disumane. Circa 2.000 persone sono state rispedite in Libia durante lo scorso fine settimana. All'arrivo sono stati condotti in centri di detenzione arbitraria senza alcun processo legale".

"L'UE sa delle violenze in Libia"
Centri in cui, ricorda Karline Kleijer, responsabile emergenze di Msf, l'organizzazione ha avuto modo di entrare riscontrando le drammatiche condizioni in cui le persone sono detenute. "Gli stati membri dell'Ue stanno abdicando alla loro responsabilità di salvare vite e deliberatamente stanno condannando le persone a essere intrappolate in Libia o a morire in mare. Lo fanno essendo pienamente consapevoli delle violenze e degli abusi estremi che migranti e rifugiati soffrono in Libia".

Nel corso dell'ultimo mese Msf è stata in grado di accedere a quattro centri di detenzione in Libia e ha condotto oltre 3.000 visite mediche. Le équipe mediche hanno riscontrato che i principali problemi di salute sono legati alle cattive condizioni di vita, incluso il sovraffollamento e la mancanza di acqua o servizi igienici sufficienti.

Dopo il summit a Bruxelles, si fa sentire anche la voce dell'Oxfam: "L'Europa decide di non decidere - spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne italiane dell'organizzazione - i leader ancora una volta non sono riusciti a trovare un accordo per una vera riforma del sistema europeo di asilo. Inoltre la creazione solo su base volontaria di aree di sbarco dei migranti, rischia di far rivivere per tutta l’estate un braccio di ferro tra i paesi Ue, che potrebbe causare nuovi naufragi nel Mediterraneo". Inoltre, "i centri 'controllati' chiusi, rischiano di assomigliare a veri e propri centri di detenzione".

La situazione delle navi delle Ong, Malta processa il capitano della Lifeline
Msf, che ha un team a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranée, annuncia che nonostante tutto la missione di soccorso nel Mediterraneo continuerà. La Aquarius è arrivata nel porto di Marsiglia dove è stata costretta ad andare per fare rifornimento e cambio di equipaggio vista la decisione del governo di Malta di inibire l'accesso alle sue acque territoriali e ai porti alle navi delle Ong anche senza migranti a bordo.

In zona Sar libica ci sono anche le due navi della spagnola Proactiva, la Open Arms e la Astral, con un gruppo di europarlamentari a bordo mentre sono bloccate a Malta la Sea Watch, che era ferma lì per cambio di equipaggio ma che ora, secondo le nuove disposizioni di Malta, avrebbe inibito pure l'uscita dal porto, e la Lifeline sottoposta a indagine dopo lo sbarco dei 224 migranti. Il comandante Carl Peter Reisch oggi è stato di nuovo interrogato dalla polizia e lunedi comparirà in aula per l'udienza preliminare del procedimento.
(La Repubblica)

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