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venerdì 11 gennaio 2019

Report ONU. In aumento la tratta di esseri umani

Ha destato scalpore l’ultimo rapporto dell’ONUDC, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di crimine e lotta alla droga.


Il documento, pubblicato all'inizio di questa settimana, ha enfatizzato l’aumento del traffico di esseri umani gestito da organizzazioni criminali che approfittano dell’esodo di milioni di persone, in fuga da guerre e condizioni economiche insostenibili.

I trafficanti possono contare sulla complicità di governi corrotti soprattutto nelle aree più povere del pianeta, e su intere regioni dove non esiste una vera e propria autorità statuale.

Il rapporto dell’ONUDC dedica particolare attenzione alla situazione in Africa e nel Medio-Oriente, dove i conflitti armati hanno toccato il loro apice da trent’anni a questa parte, dalla guerra civile siriana alla difficile transizione irachena, passando dall’anarchia che regna in Libia per arrivare alla corruzione sistematica che contraddistingue la Nigeria.

In questa tragedia umanitaria sono le donne a pagare il prezzo più alto

Secondo l’ufficio delle Nazioni Unite, quasi il 60% delle donne costrette all’esodo subiscono violenze sessuali, come testimonia la storia di Nadia Murad, la ragazza yazida fuggita dalle catene dello Stato Islamico dopo anni di prigionia e violenze indescrivibili, a cui è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2018. Nadia Murad è diventata il simbolo delle migliaia di donne yazide, spesso solo bambine, diventate schiave sessuali alla mercé delle milizie islamiste, il cui destino è spesso sottovalutato dai media internazionali e dai leader mondiali, a cominciare dal Presidente americano Donald Trump, responsabile della decisione di ritirare le truppe speciali statunitensi dal teatro dei combattimenti nel nord della Siria, privando le unità curde, le uniche che hanno fatto argine ai crimini commessi dallo Stato Islamico, di un appoggio fondamentale.

Senza andare molto lontano anche in Italia la situazione del traffico degli esseri umani è particolarmente grave

Lo testimonia l’indagine ancora in corso condotta dall’FBI insieme alla nostra Polizia di Stato, sulle attività criminali perpetrate dalla Mafia Nigeriana nella zona di Castel Volturno e del litorale domizio.


Secondo gli inquirenti i clan mafiosi nigeriani obbligano migliaia di donne provenienti dall'Africa a prostituirsi, dopo averle private del passaporto e minacciato le loro famiglie in patria.

Uno sfruttamento a cui è impossibile sottrarsi, visto che le poche “ribelli” sono state torturate ed uccise. Le intercettazioni parlano addirittura di un tariffario di organi umani, secondo il quale il costo di un rene si aggirerebbe intorno a 5mila euro.

Un crimine così aberrante da rivoltare le coscienze e che dovrebbe indurre le nostre autorità a sradicare una volta per tutte le organizzazioni criminali che operano in maniera così efferata sul territorio italiano.


Global Report on Trafficking in Persons




Articolo a cura di
Maris Davis


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venerdì 29 dicembre 2017

Uganda, l'esercito attacca gruppo di ribelli nella Repubblica Democratica del Congo. Cento i morti


L'esercito dell'Uganda ha comunicato di aver ucciso, nella Repubblica Democratica del Congo orientale, più di 100 ribelli responsabili dell'attacco del 7 dicembre contro i peacekeeper delle Nazioni Unite che costò la vita a 15 persone. Numerosi altri ribelli sono stati feriti in raid aerei e di artiglieria pesante. 

Quella del 7 dicembre è stata la più sanguinosa offensiva contro una missione Onu all'estero negli ultimi 25 anni.
(TgCom24)

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martedì 26 settembre 2017

È il Congo l'epicentro degli abusi sessuali dei Caschi Blu in missione


Oltre 700 denunce per abusi sessuali contro i caschi blu dell'Onu sono state presentate nella Repubblica del Congo rispetto ai 2.000 casi complessivi a livello mondiale: è quanto emerge da un'inchiesta dell'agenzia di stampa americana AP (Associated Press) durata un anno.

L'indagine sottolinea che, nonostante l'Onu prometta riforme da oltre 10 anni per far fronte a questa piaga, ancora non riesce a tener fede a molti degli impegni presi per fermare gli abusi o aiutare le vittime. 

L'agenzia di stampa scrive che i casi "spariscono" oppure vengono consegnati alle autorità dei Paesi di origine dei caschi blu sotto accusa, che "spesso non fanno niente"

La Repubblica del Congo, dove la portata degli abusi è emersa per la prima volta, è "l'epicentro" di questa crisi, commenta l'Associated Press. Ed è in Congo che le riforme "sono chiaramente venute meno"
(SWI swissinfo.ch)

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venerdì 22 settembre 2017

Gentiloni all'ONU. Il futuro dell'Europa è in Africa

L'intervento all'Assemblea generale del Primo Ministro italiano.

Sulla Libia. La stabilizzazione è una priorità, dialogo inclusivo rifiutando ogni ipotesi di soluzione militare. No alla costruzione di barriere, "non possiamo cavarcela da soli". E difende l'accordo con l'Iran sul nucleare. Al Palazzo di Vetro Gentiloni sottolinea la necessità di un approccio multilaterale alle crisi.

Intervento di Gentiloni alle Nazioni Unite
È un discorso all'insegna del multilateralismo quello del presidente del Consiglio al Palazzo di Vetro a New York. "Il futuro dell'Europa è in Africa" dice Paolo Gentiloni nel suo intervento all'assemblea generale dell'Onu. "L'Italia è già promotrice di un vero partenariato con i paesi africani. È investendo in Africa che si affrontano anche le cause profonde delle migrazioni, in primis le disuguaglianze economiche e demografiche. L'approccio integrato e strutturale in cui crede l'Italia sta già dando i primi risultati positivi".

Sull'immigrazione serve una risposta globale
"L'Italia è e vuole restare un Paese di accoglienza, pur nella consapevolezza del legame inscindibile fra il principio di solidarietà e quello della sicurezza", dice il premier al Palazzo di Vetro. "Ma per consolidare la nostra azione abbiamo la necessità di una risposta globale al fenomeno migratorio, che parta dalla Ue e tocchi l'intera comunità internazionale".

Priorità alla stabilizzazione della Libia
"La Libia è il tassello fondamentale per restituire al Mediterraneo Centrale il proprio ruolo storico di motore di civiltà, pace e sicurezza. La sua stabilizzazione è un obiettivo prioritario, che dobbiamo raggiungere attraverso un dialogo inclusivo, nel quadro dell'Accordo Politico, rifiutando qualunque velleitaria ipotesi di soluzione militare", spiega Gentiloni.

Non costruire barriere, non possiamo cavarcela da soli
"L'Italia sostiene l'impegno del Segretario Generale nella prevenzione dei conflitti. Prevenzione significa tutto, tranne costruire barriere. Significa soprattutto realizzare uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Non possiamo cavarcela da soli di fronte alle minacce derivanti da regimi autocratici, crisi ambientali, terrorismo. La risposta può essere soltanto comune", avverte il premier.

Insieme contro il terrorismo
"Per sconfiggere il terrorismo occorre tempo, coraggio e unità di intenti. La sempre più evidente perdita di terreno di Daesh in Iraq e Siria ha dimostrato che possiamo farcela insieme. La vittoria sul terreno non è però sufficiente", dice il presidente del Consiglio. "Il fanatismo e l'ideologia di Daesh continuano a mietere vittime e terrore nelle nostre città".

Gentiloni difende l'accordo nucleare con l'Iran
Poi il premier difende l'accordo sul nucleare iraniano. "Crediamo che la comunità internazionale debba assicurare che il Joint Comprehensive Plan of Action rimanga una storia di successo nell'ambito degli sforzi globali di contrasto alla proliferazione di armi di distruzione di massa. Allo stesso tempo, siamo convinti dell'importanza di una piena e integrale applicazione della Risoluzione Onu 2231".

Il cambiamento climatico è un'emergenza
Il cambiamento climatico è "un'emergenza le cui conseguenze sociali sono già tragicamente evidenti. Basti pensare agli oltre duecento milioni di sfollati che dal 2008 al 2015 sono stati costretti a lasciare le loro terre per i devastanti effetti dei fenomeni climatici", dice Paolo Gentiloni, senza fare riferimento esplicito alle polemiche sulla posizione di Donald Trump che ha ritirato gli Usa dall'accordo di Parigi sul clima Cop 21 del dicembre 2015.

Caso Regeni
Per Italia obbligo morale cercare la verità Per l'Italia è un obbligo morale quello di continuare a cercare la verità sul caso Regeni. Lo sottolineano fonti che hanno partecipato all'incontro di New York tra il premier Paolo Gentiloni e il presidente egiziano al-Sisi. E in questa direzione deve essere letto il ritorno dei due ambasciatori, anche per moltiplicare gli sforzi di collaborazione giudiziaria sul caso. È un impegno preciso dell'Italia, inoltre quello di continuare, anche attraverso l'azione dell'ambasciata italiana in Egitto, a mantenere viva la memoria della figura di Giulio Regeni.
(Rai News)



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venerdì 23 giugno 2017

Via libera dell'ONU ad una forza multinazionale nel Sahel per contrastare il terrorismo e il traffico di migranti


Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha “accolto favorevolmente ieri la creazione di una forza militare di 5.000 uomini, operativa nella regione del Sahel (Africa occidentale) per combattere terrorismo, traffico di armi, droga e commercio di esseri umani.

È stata così avvallata la richiesta delle nazioni del G5Sahel - Niger, Mali, Ciad, Burkina Faso e Mauritania - di sostegno ad un esercito congiunto, schierato per contrastare la diffusione della la minaccia jihadista.

Questa forza militare completerà gli sforzi delle forze armate regolari, già appoggiate dalla missione di pace dell’Onu in Mali (Minusma) e dall’"Operazione Barkhane" della Francia, che dal 2013 ha dispiegato nella regione un contingente di circa 4.000 uomini.

La vasta e arida regione, negli ultimi anni, è diventata terreno di radicamento e addestramento per gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda e al sedicente Stato islamico, che i paesi europei, in particolare la Francia, temono possano minacciare l'Europa se lasciati indisturbati. "Non possiamo lasciare che il Sahel diventi un nuovo rifugio per le organizzazioni terroristiche di tutto il mondo. Nel Sahel, tutta la nostra sicurezza è in gioco", ha dichiarato ieri l'ambasciatore francese all’Onu, Francois Delattre.

Nel testo si afferma che i cinque paesi hanno la responsabilità di sostenere la forza militare "con risorse adeguate" e incoraggia anche gli altri stati a fornire supporto. L'Unione europea ha già impegnato 50 milioni di dollari.

In un primo testo diffuso due settimane fa, la Francia aveva chiesto al Consiglio di sicurezza di autorizzare la forza G5 a "utilizzare tutti i mezzi necessari" per combattere terrorismo, traffico di droga e traffico di esseri umani. Gli Stati Uniti si erano però opposti all'autorizzazione dell'Onu, sostenendo che non era legalmente necessaria e che il mandato era troppo ampio e generico.

La risoluzione approvata ieri all’unanimità "accoglie favorevolmente la diffusione della forza G5 per ripristinare la pace e la sicurezza nella regione del Sahel", facendo decadere la disposizione che autorizza l'uso della forza.

Gli Stati Uniti avevano sostenuto che una semplice dichiarazione di accoglienza della forza regionale sarebbe stata sufficiente, ma la Francia ha insistito sulla necessità di una risoluzione completa, in linea con una richiesta dell'Unione Africana.
(United Nations)

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