Visualizzazione post con etichetta Camerun. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camerun. Mostra tutti i post

sabato 30 giugno 2018

Camerun, già 180mila anglofoni fuggiti. Rischio grave crisi umanitaria

Sono già 180mila i camerunensi anglofoni fuggiti nelle ultime settimane dall'ovest del Paese.


Una fuga verso la Nigeria del Sud, nella foresta di Cross River, per le rappresaglie del governo di Yaoundé alla loro richiesta di usare l’inglese nelle loro scuole e nei loro tribunali, sullo sfondo di un annoso conflitto separatista.

Sono già 180mila i camerunensi anglofoni fuggiti nelle ultime settimane dall'ovest del Paese verso Cross River, nella Nigeria del Sud, per le rappresaglie del governo di Yaoundé alla loro richiesta di usare l’inglese nelle loro scuole e nei loro tribunali. Sullo sfondo di un annoso conflitto separatista.


Andrew Nkea, vescovo della diocesi di Mamfe, nel sud-ovest del Camerun, parla della violenza “cieca, inumana e mostruosa” dell’esercito nei confronti di una popolazione che si sta schierando con gli indipendentisti più agguerriti, quelli che vorrebbero creare una nuova nazione, l’Ambazonia.

Ai giornalisti è vietato entrare nella regione, dove l’ingresso è consentito solo a pochi operatori umanitari. Le condizioni più preoccupanti riguardano oggi gli ultimi ventimila profughi, molti dei quali non hanno un luogo dove dormire, né cibo né acqua.

Nella speranza di trovare di che nutrirsi, in molti si sono rifugiati nelle foreste che separano i due Paesi, dove hanno trovato però altri pericoli, quali ragni e serpenti velenosi. I più fortunati sono coloro con famiglia in Nigeria, dove hanno trovato rifugio. Senza l’intervento delle Nazioni Unite o dell’Unione africana, c’è il rischio che continui ad aggravarsi questa già gravissima emergenza umanitaria.



Intanto BBC News Africa ha raccolto centinaia di video girati con gli smartphone che documentano le violenze sia dell'esercito che dei ribelli contro la popolazione.

Centinaia di telefoni cellulari hanno documentato le atrocità in Camerun e hanno inondato i social media. La BBC Africa Eye ha così potuto documentare il coinvolgimento sia del governo sia dei ribelli in atti atroci, tra cui torture, incendi e uccisioni a sangue freddo.

Un uomo da fuoco a una casa protetto da un gruppo di almeno 12 uomini vestiti in uniforme, elmetti e cinghie nere, uniformi uguali a quelle di un'unità dell'esercito d'élite in Camerun.

"Voglio morire", un capo villaggio implora i suoi torturatori mentre lo picchiano e minacciano di ucciderlo. Sembrano membri di una milizia separatista.

Video condivisi a decine sui social media dal Camerun negli ultimi sei mesi, alcune delle quali sono state analizzate dalla BBC Africa Eye. Alcuni di loro mostrano villaggi in fiamme. Altri registrano atti di tortura e omicidio. Molti sono troppo violenti per essere mostrati.

Sebbene spesso confusi e difficili da verificare, questi filmati mostrano una nazione che scivola verso una brutale guerra civile mentre il governo cerca di sopprimere un'insurrezione armata nelle aree di lingua inglese del Camerun occidentale.






Articolo a cura di
Maris Davis


Condividi su Facebook



giovedì 5 aprile 2018

Camerun, fuga dall'incubo Boko Haram

Non si ferma l'esodo a Nord degli sfollati interni e dei disperati dalla Nigeria. Nella regione di confine raddoppiati gli attacchi dei jihadisti. «Terrore, ma nessuno ne parla»

Campo di profughi in fuga da Boko Haram. Zamai, Camerun settentrionale

«Hanno attaccato anche questa mattina. Boko Haram ha colpito tre villaggi nella località di Ashigashiya provocando morti, feriti, e la fuga di molte persone arrivate fin qui a darci la notizia. I jihadisti continuano a seminare terrore, ma nessuno ne parla». Mohamed, camerunese sui 40 anni, è arrivato l’anno scorso nel campo per sfollati di Zamai, una località nella regione dell’Estremo Nord in Camerun.

Oltre a lui circa altri mille civili, in gran parte donne e bambini, si trovano nelle stesse condizioni. Sono però almeno «241mila gli sfollati interni» nel nord del Paese, senza contare quelli che si sono spostati più a sud. Tutti hanno lasciato le loro case appena Boko Haram ha preso di mira centinaia di villaggi situati soprattutto alla frontiera tra Camerun e Nigeria.

«Guarda queste bambine», racconta Mohamed, indicando tre piccole sorelle che siedono una accanto all'altra abbracciate: «Sono venute qui alcuni giorni fa dopo aver perso entrambi i genitori. Come è successo a molti di noi, Boko Haram li ha uccisi mentre tentavano di scappare»

Secondo le Nazioni Unite, sono stati «almeno 60 gli attentati suicidi nella regione dell’Estremo Nord durante il 2017». Un aumento del 50 per cento rispetto al 2016. A qualche chilometro di distanza da Zamai, nel campo di rifugiati di Minawao, 60mila nigeriani hanno invece lasciato il loro Paese per trovare soccorso al di là della frontiera, in territorio camerunese.

Secondo le ultime stime sono «oltre 93mila i profughi venuti in Camerun dalla Nigeria settentrionale». Con ogni nuovo attacco, però, i numeri continuano a crescere. «Il Camerun è lo Stato che ha subito le maggiori conseguenze legate all'espansione del gruppo jihadista oltre il confine della Nigeria», ha dichiarato Ursula Mueller, assistente del segretario generale dell’Onu per gli affari umanitari, dopo aver visitato a fine febbraio entrambi i campi.

«Almeno 3,3 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza. Nell'estremo nord, una persona su tre è vittima di una crisi allarmante legata soprattutto alla sicurezza alimentare»

Rifugiati a Minawao

Le organizzazioni umanitarie sul campo stanno però affrontando diversi ostacoli. È una lotta quotidiana che si estende anche verso l’area di Kolofata, dove i campi profughi sono in condizioni ancora più fragili. I problemi sono innanzitutto economici: «Dei 305 milioni di dollari richiesti per rispondere alla tragica situazione causata da Boko Haram in Camerun, recita chiaramente una nota dell’Organizzazione Onu per il coordinamento umanitario (Ocha), abbiamo raggiunto solo il cinque per cento». Proprio per questo si prevede che nel 2018 almeno «4,4 milioni di persone avranno bisogno di aiuto»

I profughi, non solo quelli registrati nei campi ma anche chi ha preferito cercare soccorso nelle località vicine, soffrono di malnutrizione e rischiano di morire per le epidemie provocate dalla mancanza di igiene. Inoltre, durante l’attuale stagione secca, l’acqua è sempre più scarsa, sia per le persone che per il bestiame. «Vicino ai pozzi la tensione è alta, racconta una giovane rifugiata che si reca ogni giorno a prendere l’acqua per la sua famiglia, la situazione si sta aggravando anche perché ci sono sempre dei nuovi arrivati»

Prima di ripartire per il vicino Ciad, anch'esso teatro di una grave crisi umanitaria provocata dall'ondata jihadista, Mueller (assistente del segretario generale dell’Onu per gli affari umanitari) ha promesso lo stanziamento di altri 10 milioni di dollari al Camerun. Una somma che però appare «simbolica» rispetto alla realtà in cui si trova la regione settentrionale del Paese.

Nella città di Maroua, capoluogo dell’Estremo Nord del Camerun, la gente vive una vita apparentemente regolare ma filtrata dalla paura. In questa città calda e polverosa, infatti, ci furono due attentati suicidi nel luglio del 2015 a distanza di qualche giorno, causati da tre ragazzine kamikaze. Il bilancio fu di oltre 30 morti e decine di feriti.

«In quei giorni la città si era svuotata di cittadini e riempita di militari, afferma un giovane tassista locale. Ci sono voluti diversi mesi affinché i commercianti convincessero le autorità a eseguire meno controlli per evitare la morte economica della regione»

I livelli di allerta restano però molto alti. I servizi di sicurezza locali e stranieri erano infatti riusciti ad arrestare un membro di Boko Haram che viveva, apparentemente senza destare sospetti, a Maroua. Faceva parte di una cellula del gruppo nigeriano che opera in tutta l’area. «Fino a qualche anno fa Maroua era una meta turistica importante per il Camerun», ammette un operatore umanitario che preferisce mantenere l’anonimato. «Ora, invece, sappiamo che esistono cellule dormienti dappertutto. Non ci sono quasi più stranieri in città, nessuno vuole rischiare di essere ucciso in un attentato o rapito dai jihadisti. Viviamo in apparenza una routine normale, sapendo però che tutto potrebbe cambiare improvvisamente»

Ci vogliono circa quattro ore di bus da Maroua per raggiungere Yagoua, una cittadina al confine con il Ciad. In questa zona è stato arrestato alcuni anni fa un camerunese accusato di operare con i jihadisti nigeriani con l’obiettivo di rapire delle suore brasiliane che vivevano nei villaggi attorno. «Rispetto a Maroua qui a Yagoua siamo più lontani dal confine con la Nigeria, racconta nel viaggio un passeggero della Danay Express, la principale compagnia di bus camerunese. Però anche qui c’è tensione e l’esercito ha aumentato da alcuni anni il numero dei militari che controllano chi entra e chi esce». Persino tra le autorità c’è comunque poca fiducia: nel 2014, per esempio, era stato arrestato Alhadji Ibrahim, un poliziotto originario della cittadina settentrionale di Garoua e morto in prigione l’anno dopo. Tra i suoi complici c’era il figlio di un deputato del dipartimento di Mayo Sava, sempre nell’Estremo Nord.

Nonostante queste (a dir poco) precarie condizioni, le autorità camerunesi e le agenzie umanitarie stanno comunque discutendo sul modo per aiutare i profughi a tornare verso le loro case. Una sfida che, per ovvie ragioni, le vittime della violenza di Boko Haram non si sentono ancora di affrontare.
(Avvenire)



Articolo a cura di
Maris Davis

Condividi su Facebook


martedì 29 agosto 2017

Nigeria, Boko Haram attacca alcuni villaggi nel nord-est del paese. 27 vittime


Gli attacchi del gruppo estremista islamico Boko Haram contro alcuni villaggi dello stato settentrionale nigeriano di Borno hanno provocato nell'ultima settimana almeno 27 morti. Lo riferiscono residenti della regione.

Modu Jialta, membro di un gruppo di autodifesa a Nganzai, ha raccontato che gli attacchi sono avvenuti in particolare mercoledì scorso, quando 15 persone sono state uccise dai militanti islamici, che hanno sparato o tagliato la gola alle loro vittime. Mai Abatcha Monguno, comandante delle forze di autodifesa a Guzamala, ha detto che le vittime nella sua zona sono state 27, ed ha chiesto un maggiore aiuto del governo centrale contro Boko Haram.

La campagna sanguinosa dell'organizzazione estremista in Nigeria ha provocato almeno 25.000 morti e 2,7 milioni di profughi negli ultimi otto anni.
(Ansa)


Attaccati anche due villaggi in Camerun, 16 le vittime

I due villaggi si trovano nella provincia di Mora, nell'estremo nord, a circa 20 km dal confine nigeriano. Ancora un'altra azione militare spietata e disumana: i terroristi islamici nigeriani di Boko Haram hanno attaccato due villaggi nel nord del Camerun, vicino al confine con la Nigeria, uccidendo almeno 16 abitanti e dando fuoco alle case.

Lo hanno riferito residenti testimoni. Una sopravvissuta, Iya Gana, ha raccontato che i terroristi sono entrati nel suo villaggio, hanno ucciso suo marito insieme ad altre persone, hanno dato fuoco alle case, rubato veicoli e bestiame.

I due villaggi si trovano a circa 20 km dal confine nigeriano, dal quale sono probabilmente entrati. Privati di gran parte del loro territorio in Nigeria, i Boko Haram sconfinano e compiono di frequente sanguinose incursioni nei paesi vicini, fra cui il Camerun, che contribuiscono alla forza militare congiunta che li combatte (Camerun, Ciad, Niger, oltre che la Nigeria)
(Globalist)

Condividi su Facebook


venerdì 14 luglio 2017

Camerun. Nuovo attentato di Boko Haram con ragazze kamikaze, 12 morti


Dodici persone sono rimaste uccise e 42 ferite nell'ennesimo attento suicida nella regione di confine con la Nigeria. Ancora ragazze kamikaze, forse donne ancora prigioniere di Boko Haram, costrette a immolarsi alla follia dell'Islam integralista.

Una donna kamikaze si è fatta esplodere mercoledì pomeriggio a Waza, cittadina nel nord del Camerun, vicino al confine nigeriano, uccidendo almeno 12 persone e ferendone 42, secondo quanto riferito all’agenzia Reuters da un ufficiale dell’esercito e da un funzionario locale. Secondo Midjiyawa Bakari, governatore della regione del Far North dove si è verificato l'attacco, le donne erano due, una sola delle quali è riuscita ad esplodere, mentre l’altra è stata uccisa prima che innescasse il detonatore. Tra le vittime ci sarebbe anche un bambino.

L'attacco viene attribuito ai terroristi nigeriani Boko Haram, da anni attivi nella vasta regione che comprende il nord del Camerun, l’est della Nigeria, il sudest del Niger e il Ciad occidentale.

Il mese scorso, altre nove persone sono state uccise nella città camerunese di Kolofata quando due bambini imbottiti di esplosivi si sono fatti esplodere vicino a un campo di persone sfollate proprio a causa degli attentati terroristici.

In otto anni, gli attacchi di Boko Haram hanno ucciso più di 25.000 persone nella regione del lago Ciad, provocando 2 milioni e 700 mila sfollati, e oltre duemila donne e bambini sarebbero ancora prigioniere dell'integralismo islamico nigeriano. Questo secondo gli ultimi dati diffusi dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati.
(Reuters)

Condividi su Facebook


giovedì 6 luglio 2017

Camerun, si infittisce il mistero sulla morte del Vescovo di Bafia

Mons. Jean Marie Benoit Bala
Più di un mese dopo la misteriosa morte del vescovo di Bafia, Jean Marie Benoît Bala, rinvenuto il 2 giugno nelle acque del fiume Sanaga, nel sudovest del Camerun, il pubblico ministero che si occupa delle indagini, ha presentato ieri i risultati ufficiali dell'autopsia. Nella nota si afferma chiaramente che: "l'annegamento è la causa più probabile della morte del vescovo". I risultati però, contrastano nettamente con quanto dichiarato inizialmente dai medici che realizzarono il primo esame, subito dopo il ritrovamento del corpo.

Nel comunicato il procuratore spiega che sul corpo del vescovo sono state eseguite valutazioni il 2 e il 22 giugno da parte dei medici camerunesi e successivamente, il 29 giugno, da parte di due patologi dell’Interpol.

Rimane comunque ancora da chiarire se la morte del prelato sia da attribuire ad un suicidio o ad un omicidio.

Il 2 giugno, il giorno stesso del ritrovamento del cadavere, la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta giudiziaria per "morte sospetta" affidata congiuntamente alla Direzione la polizia giudiziaria e al Centro criminologico centrale della gendarmeria nazionale, sotto l'autorità dei procuratori dei tribunali di Bafia (giurisdizione in cui abitava il vescovo) e Monatélé (giurisdizione in cui è stato trovato il suo corpo).

Questi risultati hanno sorpreso la chiesa cattolica, in quanto contraddicono nettamente le prime osservazioni. Subito dopo la scoperta del corpo del vescovo nel fiume, diversi medici avevano esaminato il corpo. E tra questi vi era anche un rappresentante della Conferenza episcopale. Una fonte anonima all'interno della chiesa, citata da Radio France Internacional, assicura che in quel momento l'ipotesi di un annegamento era stata esclusa perché il vescovo di Bafia non aveva acqua nei polmoni. I medici, inoltre, avevano stimato che il corpo non fosse rimasto nel fiume per più di 4 ore.

Contrariamente a quanto dichiarato dal pubblico ministero, che sostiene che non siano stati riscontrati "segni di violenza", inoltre, la fonte riferisce che le prime osservazioni segnalavano fratture multiple a gambe e braccia, lesioni alla testa e tracce di scosse elettriche nei genitali, evidenti segni di tortura.

Per questa fonte, dunque, i risultati dell'autopsia sono semplicemente non credibile. Il 13 giugno, d'altronde, la Conferenza episcopale del Camerun aveva dichiarato che il vescovo era stato "brutalmente assassinato da forze oscure e demoniache che colpiscono la chiesa cattolica"

Da settimane, i vescovi esprimono dubbi su questa morte misteriosa, escludendo che possa essersi trattato di un suicidio, nonostante nella macchina di Jean-Marie Benoît Bala, abbandonata lungo il fiume sia stato trovato un foglio con l'intestazione della diocesi sul quale erano scritte a mano le parole: "sono nell’acqua".

La Conferenza episcopale ha fatto sapere di attendere una copia del referto autoptico e spiegazioni ufficiali assieme ai resti di monsignor Bala per la sepoltura.
(Rfi Afrique)

Condividi su Facebook


 

venerdì 23 giugno 2017

Camerun, ennesimo attacco suicida di Boko Haram al confine con la Nigeria. Sei civili uccisi


L’attacco di due kamikaze ha ucciso sei civili mercoledì a Kolofata, nella regione dell’estremo nord del Camerun, al confine con la Nigeria, regolarmente colpita dagli attacchi terroristici del gruppo jihadista Boko Haram.

I "due kamikaze" sarebbero due ragazze che sotto i tradizionali vestiti islamici, nascondevano le cinture esplosive. Ad innescare le bombe è stato però un comando a distanza, segno che nei pressi c'erano altri miliziani che tenevano sotto controllo le due attentatrici. Boko Haram ha spesso usato ragazze, anche minorenni, per i suoi attacchi suicidi (leggi "Le bambine kamikaze di Boko Haram")

Il bilancio delle vittime è stato confermato da fonti vicine al corpo di sicurezza: “ci sono stati otto morti, i sei civili e le due ragazze kamikaze”, tuttavia non sono stati forniti ulteriori dettagli.

L’esplosione è avvenuta a Kolofata, dove nove persone erano già state uccise in un altro doppio attacco suicida all'inizio del mese.

Nei giorni scorsi a Fotokol, sempre nell'estremo nord del Camerun, sono stati invece sequestrati più di 3.000 pacchi di droga e psicofarmaci probabilmente destinati ai terroristi Boko Haram arroccati più a nord, nella regione del Lago Ciad.
(News24)

Condividi su Facebook


 

giovedì 22 giugno 2017

Camerun. Sequestro di droga e psicofarmaci destinati a Boko Haram

Più di 3.000 pacchi di droga sono stati sequestrati nei giorni scorsi a Fotokol, cittadina nell'estremo nord del Camerun, al confine con la Nigeria nordorientale.

Fonti concordanti della polizia doganale hanno riferito ieri di un carico presumibilmente destinato al movimento jihadista nigeriano Boko Haram per "il condizionamento dei kamikaze".

I pacchi contenevano fasci di marijuana, cocaina e diversi tipi di psicofarmaci, tra cui tramadol, un antidolorifico oppiaceo che in dosi elevate può provocare in chi lo assume un forte distacco da sé e da ciò che lo circonda.

Sempre secondo fonti vicine alle indagini, la spedizione di droga è stata intercettata lungo il percorso verso il lago Ciad e gli inquirenti si dicono sicuri che fosse “destinata ai terroristi di Boko Haram".

Dopo l’intervento della Forza multinazionale mista (Fmm) composta da militari di Camerun, Niger, Nigeria e Ciad, la capacità di azione di Boko Haram è stata ridotta. I terroristi hanno aumentato gli attacchi suicidi, utilizzando soprattutto giovani donne e adolescenti, facilitati ad agire dal forte uso di farmaci e stupefacenti.
(Afrique Presse)

Condividi su Facebook


 

lunedì 28 marzo 2016

Fermata in Camerun una delle ragazze rapite da Boko Haram a Chibok due anni fa

"Sono una delle ragazze rapite da Boko Haram". La ragazza, oggi 15enne, costretta dai miliziani islamici a diventare una donna kamikaze avrebbe detto di essere una delle quasi 300 ragazze rapite a Chibok nell'aprile 2014.

La 15enne è stata arrestata in Camerun mentre stava trasportando esplosivi assieme ad un'altra giovane ragazza nigeriana. Sono in corso le verifiche per capire se, una o entrambe, siano state tra le 270 ragazze rapite due anni fa dai jihadisti. La speranza dei genitori.

Le autorità del Camerun stanno investigando sull'identità di una aspirante kamikaze, una 15enne arrestata nell'estremo nord del Paese, afferma di essere una delle 270 giovani rapite due anni fa fondamentalisti islamici nigeriani Boko Haram a Chibok. Se confermato, si tratterebbe dunque di una delle ragazze per cui il mondo si è mobilitato con la campagna #BringBackOurGirls nell'aprile del 2014. Una cinquantina di loro riuscirono a scappare qualche giorno dopo, mentre altre 219 risultano ancora "scomparse"

La collaborazione Nigeria-Camerun. Da tempo Boko Haram, gruppo jihadista affilato a Isis, utilizza giovani donne per i suoi attacchi terroristici - leggi -. Gli inquirenti invitano alla prudenza e lavorano di concerto con le autorità nigeriane per verificare o smentire tali affermazioni. Una portavoce del governo nigeriano ha fatto sapere che è stato aperto un canale con le autorità del Camerun.

Secondo il Guardian, le forze della sicurezza hanno preso la giovane, insieme ad un’altra ragazza, nella località camerunense di Limani, non distante dal confine con la Nigeria. "Quanto affermato dalla ragazza va preso con dovuta prudenza, le sue dichiarazioni vanno confrontate con i dati in possesso dalle autorità nigeriane"

L’attesa dei genitori. "La ragazza stanca, malnutrita e psicologicamente torturata, non ha saputo dare ulteriori dettagli sulla sua permanenza nella foresta (di Sambisa), né su come lei e le altre prigioniere siano state trattate". I genitori di alcune ragazze che fanno anche parte dell’associazione Chibok Abducted Girls Movement, sono partiti verso il Camerun per aiutare nell'identificazione.

L’età della ragazza e la sua fisionomia, secondo un portavoce dell’associazione, potrebbe corrispondere a quello di una 13enne che era tra le più giovani del gruppo di rapite.
(The Gardian)



giovedì 6 agosto 2015

Boko Haram sequestra un centinaio tra donne a bambini in Camerun

I miliziani jihadisti sono arrivati all'alba, hanno ucciso diverse persone e incendiato numerose abitazioni, prima di fuggire indisturbati con gli ostaggi.

Almeno nove persone sono state uccise e circa un centinaio, donne e bambini, sono state sequestrate dai miliziani del gruppo jihadista nigeriano Boko Haram durante un’incursione compiuta ieri nel villaggio camerunense di Tchakarmari, nella regione del Far North, al confine con lo Stato nordorientale del Borno, dove Boko Haram ha le sue basi principali. Abitanti di Tchakarmari hanno riferito che i miliziani jihadisti si sono arrivati all'alba, e hanno ucciso diverse persone e incendiato numerose abitazioni, prima di fuggire indisturbati con gli ostaggi.

Proprio ieri, le autorità camerunensi avevano resto noto di aver espulso più di tremila nigeriani appunto nell'ambito della lotta contro Boko Haram. Si tratta di uomini, donne e bambini trasferiti nel villaggio nigeriano di Sahuda, non lontano dal confine. Chi si era dichiarato rifugiato, ma non era rimasto nei campi profughi è stato espulso. Inoltre proprio ieri la polizia ha arrestato centinaia di camerunensi e nigeriani accusati di collaborare con i miliziani islamici.

Il Camerun è uno dei Paesi, insieme con Ciad e Niger che fornisce truppe alla missione africana contro Boko Haram. Il gruppo jihadista, responsabile da oltre cinque anni a questa parte di sistematiche stragi in Nigeria con attacchi armati e attentati terroristici, da tempo ha preso di mira anche i Paesi confinanti, a partire proprio dal Camerun.

Nelle ultime settimane, le forze africane, poste nei giorni scorsi sotto il comando del generale nigeriano Iliya Abbah, hanno rivendicato reiterati successi contro il gruppo jihadista e la liberazione di centinaia di donne e bambini che teneva in ostaggio, in qualche caso da oltre un anno. Nonostante ciò, Boko Haram dimostra di mantenere intatta la sua capacità di colpire, in Nigeria e oltre confine, come è avvenuto ancora questa settimana con l’incursione appunto a Tchakarmari e in precedenza con una nella località di Malari, nel Borno, costata la vita a decine di abitanti.

Nigeria, Boko Haram pubblica un video dell'orrore. Otto minuti di insana follia, Boko Haram ha pubblicato on line un video in cui mostra intensi scontri a fuoco durante gli attacchi a villaggi e caserme di Borno e Yobe, due dei 36 stati situati nel nord-est della Nigeria. Durante le rappresaglie un agente di polizia è stato sequestrato e giustiziato davanti alle telecamere degli estremisti.

Il video mostra gli estremisti islamici imbracciare Kalasnikov e sparare raffiche di proiettili nei villaggi sotto assedio. Le immagini proseguono con l'attacco a una caserma dove vengono saccheggiate munizioni e armi e un agente di polizia viene preso in ostaggio. L'uomo viene ammanettato ed è costretto a inginocchiarsi con alle spalle i suoi aguzzini che lo decapitano senza pietà.

La clip, condivisa sui social media, è stato registrata con le stesse tecniche utilizzate dallo Stato Islamico. Da marzo scorso, infatti, i terroristi dell'Africa sub sahariana hanno giurato fedeltà al Califfato formando un nuovo asse del terrore.


mercoledì 27 maggio 2015

Aiuti italiani per i profughi nigeriani di Boko Haram rifugiati in Camerun. Allarme bambine kamikaze

In fuga da Boko Haram. Rifugiati nigeriani in Camerun
Kit d'emergenza e beni di prima necessità sono stati inviati dall'Italia per aiutare migliaia di persone fuggite in seguito alle rappresaglie dei terroristi nigeriani. L'organizzazione Intersos provvederà a distribuire il materiale che aiuterà più di duemila famiglie.

È arrivato a Matoua, nel nord del Camerun il volo partito dal Ghana che grazie all'impegno della cooperazione italiana porterà beni di prima necessità agli sfollati fuggiti in seguito alle rappresaglie di Boko Haram in Nigeria. Grazie all'impegno italiano l'ONG Intersos che da anni opera sul campo potrà distribuire prodotti preziosi a migliaia di famiglie intrappolate in una vita di stenti e difficoltà.

Una goccia nell'oceano. Il valore del cargo si aggira intorno ai 120 mila euro cui vanno aggiunti i 350mila che gli Affari esteri e la cooperazione internazionale hanno messo a disposizione dell'organizzazione internazionale per le migrazioni. Il carico consiste in 12 tonnellate di aiuti e beni di prima necessità destinati a 2505 famiglie sfollate e 380 comunità ospitanti all'interno del distretto di Mayo Sava. "Le famiglie sfollate sono fuggite senza poter portare nulla con loro, vivono accampate nei villaggi che le ospitano sotto ripari precari, donne, bambini, anziani esposti al freddo della notte, alla sabbia, al rischio di malaria".

Aiuti preziosi ma non risolutivi. Zanzariere, sistemi di distribuzione e conservazione dell'acqua potabile, materiali igienici sono solo alcuni dei prodotti distribuiti dall'organizzazione. Un aiuto prezioso, ma non risolutivo per le migliaia di persone che vivono ogni giorno il dramma di aver perso tutto. "Sono migliaia le persone che non hanno accesso ai servizi vitali, l'acqua inizia a scarseggiare sia per la popolazione locale che per gli sfollati. Le devastazioni prodotte dalle incursioni delle milizie di Boko Haram impediscono le attività agricole e commerciali e stanno privando queste famiglie dei mezzi di sostentamento. Con l'arrivo della stagione delle piogge questa situazione non potrà che peggiorare".

L'avanzata non si ferma. Dopo aver seminato terrore e distruzione in Nigeria, il gruppo terroristico Boko Haram è arrivato anche nel nord del Camerun. Il dilagare di attentati e rappresaglie costringe sempre più persone ad abbandonare le proprie case e fuggire. Secondo le Nazioni Unite nel nord del Camerun tra sfollati interni e profughi nigeriani più di 74 mila persone hanno bisogno d'aiuto. Mentre i governi dell'area continuano a rispondere inadeguatamente all'emergenza, l'escalation di violenza sembra inarrestabile. Stupri, rapimenti e attentati continuano a far tremare la popolazione intrappolata in una delle emergenze umanitarie peggiori al mondo.

Unicef, allarme bambine kamikaze. Miliziani di Boko Haram hanno ucciso una quarantina di persone e distrutto più di 400 edifici in un assalto avvenuto sabato nella città di Gubio nello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria. Quest''ultimo attacco, secondo una fonte militare ha coinvolto circa 50 membri del gruppo estremista islamico ed è durato circa cinque ore nel pomeriggio di sabato. Si è venuto a sapere dell'attacco solo ieri a causa delle difficili reti di telecomunicazioni nella regione nord-orientale della Nigeria.

"Sono arrivati sparando e minacciando di uccidere tutti. Hanno dato fuoco a molte case, bruciato auto e moto. I terroristi hanno ucciso decine di persone, tra cui due ragazzi". Gli edifici che sono stati bruciati dai miliziani Boko Haram includono otto moschee, quattro scuole e un edificio governativo locale.

Boko Haram è stato cacciato da quasi tutto il territorio che aveva conquistato grazie alle offensive condotte dalle forze armate della Nigeria sostenuti dai soldati dagli stati confinanti del Ciad, Niger e Camerun negli ultimi mesi. La minaccia comunque non sembra essere finita.

Fonti militari ritengono che la maggior parte dei militanti di Boko Haram si siano ritirati nella foresta di Sambisa nel nord-est del paese. Una serie di operazioni militari nella foresta hanno portato alla liberazione di molte donne bambini ostaggi del gruppo.

Nei primi cinque mesi del 2015 un maggior numero di donne e bambine sono state usate per attacchi suicidi nella Nigeria nordorientale. Nell'intero 2014 vi sono stati 26 attacchi suicidi e già 27 nei primi mesi del 2015, in quasi tutti sono state coinvolte donne e bambine kamikaze.

Secondo l'Unicef "Le bambine sono le prime vittime, non le responsabili. Le bambine non decidono gli attacchi suicidi ma vengono sfruttate dagli adulti nel modo più terribile possibile".
(Fonti Intersos e BBC)