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martedì 22 agosto 2017

Tanzania. Ucciso in un agguato Whyne Lotter, noto attivista anti-bracconaggio

Wyne Lotter
La settimana scorsa a Dar es Salaam, Tanzania, è stato assassinato, in un agguato, Wayne Lotter, sudafricano, figura molto nota anche a livello internazionale per il suo impegno nella protezione della fauna africana. Il suo taxi è stato fermato da un’altra autovettura da cui è sceso un uomo armato che gli ha sparato a distanza ravvicinata.

Lotter, 51 anni sudafricano, era fra i fondatori della fondazione tanzaniana PAMS (Protected Area Management Solutions) che dirigeva al momento in cui è stato assassinato. Dal 2009, anno di inizio dell’attività, grazie a PAMS è stata garantita la protezione a 32mila elefanti e 7mila giraffe e la rimozione di circa 4.600 trappole.

Ha inoltre consentito l’educazione di 1.200 ragazzi alla protezione dell’ambiente e della fauna selvatica. Ha infine supportato e finanziato l’autorità tanzaniana di investigazione NTSCIU, National and Transnational Serious Crimes Unit, che ha portato all’arresto di quasi 2.400 tra bracconieri e trafficanti e alla confisca di 1.446 armi da fuoco.

Tra i trafficanti arrestati grazie al suo impegno, anche la cinese Yang Fen Glan, conosciuta come “la regina dell’avorio”, accusata di gestire nel paese il commercio illegale di zanne di elefante per un valore di 2,6 milioni di dollari.

Secondo le ricerche del Great Elephants Census, dal 2007 al 2014 l’aumento del bracconaggio ha portato alla riduzione del 60% degli elefanti in Tanzania.

Lotter era impegnato anche nel consiglio direttivo di diverse gruppi internazionali, tra cui la Federazione internazionale dei ranger.
(The East African)


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giovedì 22 giugno 2017

Zimbabwe, altri dieci elefanti avvelenati dai bracconieri

Uno degli elefanti uccisi nel parco nazionale di Hwange
Dieci elefanti, tra cui una madre con il piccolo, sono stati trovati morti nel parco nazionale di Hwange, una delle riserva naturali in Zimbabwe. Sei di loro sono stati rinvenuti nella parte sud del parco la scorsa settimana, mentre gli altri appena fuori il settore nord. Tutti sono stati uccisi dai bracconieri utilizzando del veleno.

La tecnica di avvelenamento di pachidermi non è solo una pratica comune nel parco nazionale di Hwange dal 2013, quando si era verificato il massacro di più di 100 elefanti, ma anche in Kenya, dove nel marzo di quest’anno è stato riportata l’uccisione di uno degli ultimi esemplari appartenenti alla rara specie dei “Big Tuskers”.

Il corpo della guardia forestale ha ritrovato vicino alla scena del delitto nella parte nord del parco, un contenitore dove veniva conservato il veleno. Tre persone sono state arrestate lo scorso fine settimana, una delle quali era in possesso di avorio.

A causa del bracconaggio per il profittevole commercio illegale dell’avorio, richiesto dai mercati asiatici infatti, la popolazione di elefanti africani è sempre più in diminuzione e potrebbe estinguersi nel giro di pochi decenni.

Diversi sono stati i tentativi di lotta contro il bracconaggio. Nel novembre del 2015 il ministro per l’Ambiente, le risorse idriche e il clima, Oppah Muchinguri-Kashiri, aveva annunciato che l’esercito avrebbe affiancato i ranger nella lotta al bracconaggio. Nel settembre 2016 a Johannesburg, in Sud Africa, la maggiore protezione dei pachidermi fu la preoccupazione centrale della 17° Cop, la Conferenza organizzata dalla Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione). Ma nonostante tutto, il problema non è ancora risolto.
(The Guardian)

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