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martedì 5 gennaio 2016

Burkina Faso. Emesso mandato di cattura internazionale per l'ex-presidente Compaoré

Thomas Sankara nel 1986
L’ex presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré è ricercato per l’omicidio del "Che Guevara africano", Thomas Sankara. L'omicidio di Thomas Sankara, nel 1987, fu uno dei fatti più importanti della storia post-coloniale africana.

Poco prima di Natale il nuovo governo del Burkina Faso, il primo eletto nelle prime elezioni libere dal 1987, ha emesso un mandato di cattura internazionale per l’ex presidente Blaise Compaoré, accusato dell’omicidio avvenuto nel 1987 di Thomas Sankara, leader carismatico e primo presidente del paese (che prima del suo arrivo si chiamava Alto Volta).

Grazie all’omicidio di Sankara, Compaoré divenne presidente del Burkina Faso e rimase al potere ininterrottamente per 27 anni. Compaoré fu costretto alle dimissioni nell'ottobre del 2014 a seguito delle storiche proteste causate da una modifica costituzionale proposta dal suo governo che gli avrebbe permesso di ripresentarsi un’altra volta alle elezioni. Oggi vive in esilio nel vicino stato della Costa D’Avorio.

Thomas Sankara è stato uno dei personaggi più importanti della storia del Burkina Faso e uno dei leader del "panafricanismo", movimento e teoria che promuove l’unità politica e identitaria di tutti gli africani (ma anche di tutti i neri del mondo). Dopo essersi formato militarmente in Madagascar, dove si avvicinò anche all'ideologia marxista, Sankara nel 1972 tornò in Burkina Faso (allora Alto Volta) e partecipò alla guerriglia con il Mali.

Nel 1976 divenne comandante di una delle basi militari del paese e fondò, insieme ad altri giovani ufficiali, tra cui proprio Blaise Compaoré, il Regroupement des Officiers Communiste (ROC), cioè Gruppo degli Ufficiali Comunisti. Dopo un colpo di Stato nel novembre 1982, che portò al potere Jean-Baptiste Ouedraogo, Sankara divenne primo ministro, ma venne presto destituito dal suo incarico e messo agli arresti domiciliari, probabilmente per le sue posizioni estremiste.

Il 4 agosto 1983 Sankara e Compaoré organizzarono un nuovo colpo di stato, che portò alla destituzione dell’allora presidente Jean-Baptiste Ouédraogo. Sankara divenne presidente e Compaoré il suo vice.

Durante il suo governo Sankara cambiò il nome dello stato in Burkina Faso. Cambiò la bandiera, lo stemma nazionale e scrisse un nuovo inno, Une Seule Nuit (che in italiano vuol dire “una sola notte”). Cambiò il nome stesso del paese, che da Alto Volta, diventò Burkina Faso (il paese degli uomini integri). Politicamente cercò di attuare riforme radicali con l’obiettivo di ridurre la povertà, attuò la riforma sanitaria, costruì scuole per l'insegnamento gratuito per tutti, mentre sul piano internazionale schierò il paese su una posizione anti-imperialista ispirata a Fidel Castro, Che Guevara e Jerry Rawlings.

Thomas Sankara
Il Che Guevara africano
Per questo motivo, e per il suo passato da combattente, Sankara viene ricordato come "il Che Guevara africano". Nel 1986 il suo alleato Compaoré fondò però un altro partito, il Congrès pour la Démocratie et le Progrès (CDP). L’anno successivo, il 15 ottobre 1987, Sankara fu ucciso insieme a dodici dei suoi ufficiali durante un nuovo colpo di stato, che portò al potere proprio Compaoré con l'appoggio dell'ex-colonia francese e degli Stati Uniti.

Compaoré, una volta preso il potere, annullò le nazionalizzazioni, limitò fortemente le libertà democratiche, bloccò tutte le riforme in campo sanitario e dell'istruzione, e portò il paese dentro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Compaoré fu fin da subito sospettato di essere in qualche modo coinvolto nell'omicidio di Sankara, ma non era mai stato accusato pubblicamente fino al mandato di cattura internazionale emesso il 21 dicembre 2015 dal nuovo governo guidato da Roch Marc Christian Kaboré.

Il corpo di Sankara venne smembrato e sepolto in una tomba anonima ad Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso. Dopo la riapertura delle indagini sulla sua morte, la polizia scientifica ha riesumato quelli che pensa essere i corpi di Sankara e dei suoi ufficiali, ma ha spiegato che non è stato possibile rinvenire nessuna traccia riconoscibile di DNA.

Le ricerche della polizia scientifica sono importanti perché ci si aspetta che smentiscano il certificato di morte di Sankara scritto nel 1987, secondo cui morì per cause naturali. La polizia ha fatto inoltre sapere che tra i ricercati dell’omicidio c’è anche il generale Gilbert Diendéré, al tempo collaboratore stretto di Compaoré.

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venerdì 29 maggio 2015

Burkina Faso, far pace col passato per proiettarsi nel futuro

Thomas Sankara
È arrivata l'ora far piena luce sulla morte violenta di Thomas Sankara. Sono stati avviati i lavori per l’esumazione delle spoglie dell’icona ed ex Presidente burkinabè Thomas Sankara. Un passo fondamentale per scoprire cosa avvenne quell'ottobre del 1987 quando venne assassinato. Ma anche decisivo per dar slancio al cambiamento che il paese tanto desidera.

A piccoli passi il "Paese degli Uomini Integri" (così lo chiamò Thomas Sankara nel 1984) continua il proprio cammino verso le presidenziali del prossimo 11 ottobre. Dopo il ritorno in patria della vedova Sankara e la sua comparsa davanti al giudice istruttore una decina di giorni fa, lunedì scorso sono iniziati i lavori di esumazione delle spoglie del Capitano e dei 12 compagni caduti con lui quel lontano 15 ottobre 1987. Il processo sull'assassinio dell’ex Presidente burkinabè entra in una fase cruciale, dopo 18 anni d’attesa.

Lunedì il cimitero Dagnoen, a est di Ouagadougou, era gremito da una folla silenziosa, tenuta fuori dal campo santo dalla Gendarmeria. Sentimenti contrastanti, un po’ come il cielo sopra la città che ha minacciato tutto il giorno con nuvoloni fuori stagione. Il team d’esperti, nominato dal giudice e composto da due medici burkinabè e un francese, ha cominciato a lavorare sulle tombe di due compagni di Thomas Sankara.

Dagnoen, luogo dove si presume siano sepolti i resti
di Sankara e dei suoi 12 compagni assassinati con lui
Il giorno seguente, martedì, è invece stato aperto il mausoleo contenente le "presunte" spoglie di Thomas Sankara. La gente, accalcata sui muri di cinta e fuori dal cimitero, ha accompagnato le casse contenenti i resti (qualche osso e dei frammenti di vestiti) dell’ex presidente intonando l’inno nazionale, come durante l’assalto all'Assemblea Generale il 30 ottobre scorso (manifestazioni per la destituzione di Blaise Campaoré). Mariam Sankara, che si è rifiutata di presenziare all'esumazione, ha dichiarato "Non è facile per certe famiglie. Là c’è un clima di morte. È come andare all'obitorio".

La famiglia Sankara non è mai stata informata ufficialmente su dove fosse sepolto il Thomas né ha mai potuto vederne il corpo esanime. Ricostruzioni, testimonianze e voci hanno poi trasformato 13 anonime tombe del cimitero Dagnoen nel mausoleo di Thom Sank e dei martiri del 15 ottobre 1987, anche se la famiglia non ha mai creduto che lui riposasse davvero in quel luogo. L’analisi del DNA sui resti ritrovati nelle tombe in questi giorni potrebbero finalmente dare una risposta a Mariam e al popolo burkinabè segnando una svolta che potrebbe velocizzare il processo sull'omicidio dell’ex Presidente e altri dossier politici dell’era Compaoré (come quello di Norbert Zongo, giornalista burkinabè assassinato nel 1998 perché voleva far luce proprio sulla morte di Sankara) che fremono sulla scrivania del giudice.

Mariam Sankara al suo arrivo i Burkina Faso
Come ricorda Bénéwendé Stanislas Sankara, capo del pool di avvocati della famiglia "Sono ormai 18 anni di procedura legale, 18 anni che lottiamo contro tutte le giurisdizioni. Siamo stati perfino davanti alla commissione dei diritti dell'uomo dell'Onu che, nel 2006, ha condannato lo Stato del Burkina Faso intimandogli di riprendere l'inchiesta. Ma ci sono voluti anni di ping-pong fra le diverse procedure giudiziarie nazionali. Il presidente Compaoré, ovviamente, non aveva nessun interesse a fare luce sulla faccenda, visto che era lui ad aver tratto beneficio da tale crimine che ogni giurisdizione burkinabè sotto il suo regime si è dichiarata incompetente a giudicare".

Stanislas, recentemente nominato candidato unico del fronte sankarista (formato da 10 partiti e diversi movimenti) alle presidenziali, si dice comunque fiducioso rispetto allo svolgimento del processo "Con il cambio di regime e sotto lo sguardo vigile del popolo burkinabè che tiene particolarmente a questo dossier, gli errori non sono più accettabili. Bisogna andare fino in fondo. Dobbiamo rispettare le procedure e i diritti della difesa per arrivare a scoprire gli autori di tale assassinio e a punirli davanti alla legge. Se abbiamo resistito per 18 anni ora siamo disposti ad aspettare ancora quel poco che manca per raggiungere la verità".

Una verità fortemente cercata anche dalla campagna internazionale "Giustizia per Thomas Sankara. Giustizia per l’Africa" nata il 21 dicembre 2009 e che, recentemente riproposta sui "Social Network", ha superato le 13mila adesioni in tutto il mondo. Parallelamente il 5 maggio è stato lanciato da 26 deputati burkinabè del CNT (Consiglio Nazionale della Transizione) un appello al governo francese per l’apertura di un’inchiesta parlamentare sulle circostanze dell’assassinio dell’ex Presidente del Burkina Faso, chiedendo anche di rendere pubblici documenti e archivi rimasti coperti dal segreto di Stato.

La lettera dei deputati burkinabè è stata indirizzata direttamente a Claude Bartolone, presidente del Parlamento francese nato a Tunisi da madre maltese e padre siciliano, un bracciante agricolo scappato in Tunisia durante il fascismo. La petizione è già stata firmata da oltre 2000 persone, fra cui molti italiani grazie all’impegno di personalità del mondo dello spettacolo come Fiorella Mannoia e giornalisti come Silvestro Montanaro.

Firma la Petizione anche tu - clicca qui -

L’attenzione con cui viene seguito questo processo, in Burkina Faso, in Africa e non solo, rivela una volta di più quanto il vento di cambiamento e la lotta per maggiori diritti e dignità del Burkina di oggi sia legato a doppio filo con le ferite aperte del passato e con gli ideali sankaristi di cui questa terra è ancora piena.
(News da Nigrizia)

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