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giovedì 10 ottobre 2019

Como, 13enne nigeriana attirata in trappola e poi stuprata per una notte intera da due giovani connazionali poi arrestati

La ragazzina è stata attirata in trappola da un conoscente, come lei di origini nigeriane, le ha strappato il telefonino di mano, lei lo ha rincorso per recuperare il prezioso smartphone ed è così finita in balia del giovane suo vicino di casa e di un altro ventenne nigeriano che hanno abusato di lei per tutta la notte nella casa di uno dei due.


Le ha strappato il cellulare, sapendo che per la ragazzina quello era l’oggetto più importante. Lei l’ha rincorso per farselo ridare ed è caduta nella sua trappola. È stata trascinata per un braccio in un appartamento e violentata per tutta la notte dal ventenne e da un altro ragazzo, arrivato sul posto poco dopo. La vittima del grave episodio di violenza sessuale è un ragazzina di soli 13 anni, che ha trovato poi la forza di raccontare gli abusi subiti e ha denunciato gli stupratori, ora in carcere al Bassone di Como.

La violenza

La violenza è avvenuta il 5 ottobre scorso. Dopo aver trascorso il sabato pomeriggio con un’amica la 13enne, nata in Italia da genitori nigeriani e residente nel Comasco, stava tornando a casa attorno alle 21.30, quando è stata avvicinata dal 20enne, suo vicino di casa, anche lui di origini nigeriane, che le ha rubato il cellulare ed è fuggito.

La ragazzina lo ha seguito supplicandolo di ridarle il suo prezioso telefonino e si è trovata in trappola. Lui l’ha afferrata per un braccio e trascinata in casa. Nell’appartamento è stato raggiunto da un coetaneo ed entrambi hanno abusato della 13enne fino all’alba. Soltanto quando si sono addormentati la ragazzina è riuscita a fuggire e a tornare a casa, dove ha trovato i genitori disperati: non vedendola tornare, avevano già denunciato la scomparsa della figlia.

La solidarietà delle compagne di classe la convincono a denunciare

Lei però sul momento, sotto choc, non è riuscita a confidarsi. Solo lunedì, tornata da scuola dove forse era stata incoraggiata dalla solidarietà delle amiche, la ragazzina ha trovato la forza di confidarsi con la mamma.

La donna si è precipitata a casa del vicino ventenne e l’ha affrontato. È scoppiata una colluttazione e sono intervenuti gli agenti di polizia che, informati della situazione, hanno avviato un’indagine lampo sfociata nel fermo dei due ventenni. La scientifica ha sequestrato nell’appartamento lenzuola e indumenti che saranno ora analizzati. I due violentatori, entrambi regolari in Italia, ora sono in carcere con l’accusa di atti sessuali con minore (reato che, secondo la legge italiana, si applica quando viene coinvolto un minore di 14 anni) e violenza sessuale.
Corriere della Sera

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venerdì 14 dicembre 2018

Condannato il razzismo del Comune di Lodi per i bambini stranieri esclusi dalla mensa

Il Tribunale di Milano sconfessa la sindaca: "È discriminazione, le condizioni devono essere uguali per tutti"

Il Comune di Lodi è stato condannato per aver discriminato i bambini stranieri che chiedevano l'iscrizione al servizio di mensa scolastica. Il giudice Nicola Di Plotti, con l'ordinanza appena pubblicata, ha ordinato al Comune di Lodi di "modificare il 'Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate' in modo da consentire ai cittadini non appartenenti all'Unione Europea di presentare la domanda di accesso a prestazioni sociali agevolate mediante la presentazione dell’Isee alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani e dell’Unione Europea in generale"

Così si legge nel provvedimento con cui è stato accolto il ricorso dalla prima sezione del Tribunale di Milano a cui si erano rivolte alcune famiglie straniere residenti a Lodi con la tutela legale dell'Asgi, associazione studi giuridici sull'immigrazione, e dal Naga di Milano.

Il caso è noto. La giunta a guida leghista del piccolo Comune a sud di Milano aveva introdotto un regolamento che imponeva agli immigrati di far certificare nei Paesi d'origine l'assenza di proprietà immobiliari. Certificazioni in lingua originale che le famiglie avevano ovviamente molta fatica ad avere anche solo perché mancano in molti di quei paesi il Catasto e gli uffici pubblici che possono rilasciare i documenti, paesi in guerra, in grave stato di povertà, paesi instabili politicamente.

La vicenda era rapidamente salita alla ribalta della cronaca nazionale, con la sindaca Casanova a non cedere di un millimetro nonostante il moltiplicarsi delle proteste. Nel giro di pochi giorni ecco il coordinamento "Uguali doveri", nato in sostegno delle famiglie straniere discriminate e promotore nelle scorse settimane di una raccolta fondi che, anche grazie al tam tam dei social, è riuscita a raccogliere più di 100mila euro e a garantire il servizio mensa ai circa 200 bimbi in questione.

Una delle manifestazioni di protesta contro il regolamento del comune di Lodi

Ora il giudice, accertata "la condotta discriminatoria del Comune di Lodi consistente nella modifica del regolamento con la delibera del Consiglio Comunale n. 28/2017, nella parte in cui si stabilisce che i cittadini non appartenenti all'Unione Europea, per accedere a prestazioni sociali agevolate, debbano produrre la certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato esterno, corredata di traduzione in italiano legalizzata dall'Autorità consolare italiana", ha condannato l'amministrazione a pagare 5mila euro per le spese processuali e intimato di cambiare il regolamento stesso, che escludeva in sostanza i bimbi immigrati dalla possibilità di accedere ai servizi scolastici, non quelli della mensa ma anche quelli del trasporto bus, alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani.

"Riammessi tutti. Hanno vinto buon senso e civiltà"

Nell'ordinanza si parla più volte della "condotta discriminatoria" della giunta di Lodi guidata dalla sindaca Sara Casanova e del "provvedimento che introduce una disparità di trattamento emesso da un’autorità che non ha il potere di assumere decisioni in proposito"

Alberto Guariso e Livio Neri, i due legali che hanno presentato il ricorso e vinto la causa, commentano: "La decisione del Tribunale ripristina la parità di trattamento che la legge prevede: italiani e stranieri devono seguire per accedere alle prestazioni sociali le medesime procedure e queste sono fissate dalle norme del 2013 sullìIsee. È una vittoria della legalità e della ragionevolezza

Di "una grande vittoria contro la discriminazione" parla anche il Coordinamento Uguali Doveri. "Una grande sconfitta dell'amministrazione di centrodestra del Comune, guidata dalla Lega Nord, che in modo testardo ha creato un caso di discriminazione che è diventato di interesse nazionale"

Il Coordinamento ha poi invitato tutti a partecipare al grande festeggiamento in Piazza Broletto a Lodi. Che si è trasformato in una contestazione quando le tante persone riunite sotto il Comune sono poi salite in aula e hanno iniziato a urlare "buuu", "vergogna" e ad applaudire quando la minoranza zittiva la maggioranza. Tanto che il presidente del consiglio comunale ha dovuto ammonire che avrebbe fatto sgomberare l'aula se questo atteggiamento fosse andato avanti.

L'amministrazione comunale comunque sta valutando con gli avvocati se intraprendere azioni legali contro la sentenza del Tribunale di Milano: la decisione sarà comunicata nei prossimi giorni.
(La Repubblica)


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lunedì 15 ottobre 2018

Lecco, quando il razzismo si insinua nelle istituzioni anche contro i bambini

Niente mensa per i figli di oltre 300 famiglie extracomunitarie. Polemica contro la sindaca leghista.


Camusso: "Bambini come ostaggi, scandaloso". Martina: "Governo fermi subito questa vergogna". Renzi: "Disumano"

Polemica sul caso delle mense scolastiche di Lodi "vietate" a oltre 300 famiglie extracomunitarie. Il fatto nasce con il nuovo regolamento, approvato dal Comune a guida Lega, che disciplina i servizi scolastici come mensa e scuolabus. Chi vuole accedere alle agevolazioni tariffarie, infatti, deve presentare la documentazione Isee.

Il problema, però, è che agli stranieri viene richiesto in aggiunta un documento del proprio paese d'origine che attesti che non possiedono nulla e che deve essere tradotto in italiano. Molti, a causa della difficoltà di reperire un documento del genere, rinunciano. Ma questo significa automaticamente passare nello scaglione più alto, che molti extracomunitari non riescono a pagare. E questo significa rinunciare al servizio della mensa e dello scuolabus. Il Comune di Lodi l'ha definita una norma 'antifurbetti', ma dal PD e dalla Curia sono partite le prime bordate.

Sul Cittadino, il quotidiano locale, il vescovo Maurizio Malvestiti ha ricordato che "La scuola deve accogliere tutti, con pari diritti e doveri. Talora ci sono problemi ma i bambini non vanno mai coinvolti"

Sono poi arrivate le parole dure del segretario del PD, Maurizio Martina, e dell'ex premier, Matteo Renzi. "Come fa ad addormentarsi sereno un sindaco che caccia bambini da una mensa scolastica? A quale livello di meschinità siete arrivati? Fermatevi. Subito". Mentre Renzi ha attaccato: "Vedere dei bambini discriminati alla mensa scolastica per ragioni economiche fa male al cuore. La politica basata sull'odio e sulla paura genera mostri. Quello che sta accadendo a Lodi per me è disumano"

Dura anche la Camusso: "La scelta di Lodi è scandalosa: come si fa a utilizzare i bambini come ostaggi di una partita che è quella della separazione del Paese? C'è un clima che andrebbe ricondotto alla ragionevolezza anche perché siamo di fronte a un allarme che non ha ragione d'essere ed è figlio dell'assenza di leggi che regolino con normalità i flussi che ci sono e che ci saranno sempre"

Sulla questione interviene anche il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Non devono esserci furbetti: tutti devono pagare, tutti devono essere trattati alla stessa maniera. Il fatto che qualcuno, certamente non i bambini ma i genitori, che potrebbe pagare ritiene di non doverlo fare, rappresenta un insulto a genitori italiani e stranieri, che invece pagano quello che devono. Quindi fa bene qualunque sindaco, e l'hanno fatto anche quelli di sinistra a chiedere che non ci siano genitori furbi e altri meno furbi"
(Huffington Post)

Il vero problema NON sono i "furbetti", il vero problema è il diverso trattamento riservato ai figli "italici" rispetto ai figli di stranieri. Mentre ai bambini italiani è sufficiente l'autocertificazione, ai figli di stranieri sono richiesti, al contrario, documenti non facili da reperire e quasi impossibili da avere, e che comunque richiederebbero tempi lunghissimi. Di fatto una discriminazione.

"Colmiamo la differenza", raccolta fondi per aiutare i bambini dalle mense scolastiche di Lecco
"A tutti i bambini deve essere garantita la possibilità di avere pasti nutrienti, spiegano in un comunicato il gruppo di genitori che hanno aderito all'iniziativa. La mensa rappresenta inoltre un importante momento di socialità nella vita scolastica. Di fronte a questo provvedimento, le scuole sono state lasciate a sé stesse a gestire una situazione di emergenza. I bambini sono tutti uguali, non vogliamo credere che oggi, nel 2018, a Lodi non sia possibile trovare una soluzione giusta che non segreghi alcuni bambini rispetto ad altri"



Spari contro migranti, tutti i casi dell'ultimo periodo

Sono almeno sette gli episodi di violenza ai danni di cittadini stranieri da inizio giugno, ultimi in ordine di tempo quelli di Caserta e Cassola. Pochi giorni prima la vicenda della bimba rom ferita per strada, ma ci sono state denunce anche a Napoli, Forlì e Latina

"L'Italia non può assomigliare a un Far West dove un tale compra un fucile e spara dal balcone". È il monito lanciato anche dal capo dello Stato Sergio Mattarella a un Paese che, tra giugno e settembre, conta sette episodi denunciati di aggressioni con spari contro migranti. Un’escalation di violenza che riporta innanzitutto a quel 3 febbraio 2018, quando Luca Traini ha seminato il terrore per le strade di Macerata in un raid razzista che ha portato al ferimento di sei persone straniere: l’obiettivo del 28enne era vendicare la morte di Pamela Mastropietro, per il suo omicidio si trova in carcere l’uomo di origini nigeriane Innocent Oseghale. Ultimi in ordine di tempo gli episodi del 27 luglio a Caserta e nel Vicentino.

11 giugno
Due migranti del Mali, beneficiari del progetto Sprar del Comune di Caserta, hanno denunciato di essere stati raggiunti da colpi di pistola ad aria compressa sparati da tre ragazzi che gridavano "Salvini, Salvini!". Uno dei due è rimasto ferito all’addome, mentre l’altro è stato solo sfiorato dai colpi. "Venivo da casa di un amico dove ero stato ospitato - ha raccontato uno dei due migranti - è passata una Panda nera che ha fatto dapprima un paio di giri, dopo ho sentito degli spari. Ho visto che la persona che stava accanto al guidatore sparava gridando 'Salvini, Salvini, Salvini'. Siamo scappati, avevo paura e non ho realizzato subito che ero stato ferito. Me ne sono accorto dopo quando stavo a casa"

20 giugno
Nella notte tra il 20 e il 21 giugno è la volta di Napoli. In pieno centro, intorno alla mezzanotte, un 22enne maliano viene ferito all'addome con due piombini esplosi da un fucile ad aria compressa. Il giovane, chef in un ristorante, ha raccontato di essere stato preso di mira da due sconosciuti a bordo di un'auto: "Sparavano e ridevano", ha detto il ragazzo, ma "ho temuto di morire"

3 luglio
A Forlì, nella notte tra il 2 e il 3 luglio, in corso Garibaldi, una donna nigeriana sarebbe stata avvicinata da un motorino e una delle due persone a bordo l'avrebbe ferita al piede con una pistola da softair.

5 luglio
Pochi giorni dopo, sempre a Forlì, in via Bolognesi, un migrante ivoriano di 33 anni è stato colpito da un proiettile partito presumibilmente da una pistola ad aria compressa: era in sella a una bici, ha raccontato, e il colpo sarebbe partito da un'auto che lo ha affiancato.

11 luglio
A Latina Scalo due giovani migranti di nazionalità nigeriana sono rimasti lievemente feriti dopo essere stati colpiti da alcuni spari esplosi da una pistola ad aria compressa mentre aspettavano l’autobus.

17 luglio
A Roma una bambina di etnia rom è stata colpita da un piombino di una pistola ad aria compressa mentre era in braccio alla madre. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna si è accorta che alla figlia usciva sangue dalla schiena e, una volta arrivata all'ospedale, è stata sottoposta a un intervento chirurgico durante il quale le hanno estratto un piccolo corpo estraneo metallico molto simile a un piombino di una pistola ad aria compressa. Per l’accaduto è indagato per lesioni gravi un uomo italiani tra i 45 e i 50 anni che si è difeso sostenendo che il colpo è partito inavvertitamente.

27 luglio
Due gli episodi avvenuti in un solo giorno. A Cassola, in provincia di Vicenza, un operaio di 33 anni di origine capoverdiana è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco mentre stava lavorando su un ponteggio a 7 metri d'altezza. L’uomo che ha sparato da un condominio vicino, un 40enne disoccupato, si è giustificato dicendo che il suo reale obiettivo era un piccione.

Il secondo caso è avvenuto a Caserta, dove un migrante della Guinea, richiedente asilo e ospite di un centro di accoglienza di San Cipriano d'Aversa, ha denunciato di essere stato colpito in pieno volto con una pistola ad aria compressa. Il giovane, ferito superficialmente, ha detto di essere stato avvicinato da due ragazzi in moto che hanno poi fatto fuoco.




Articolo a cura di
Maris Davis


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mercoledì 7 febbraio 2018

Milano. Lui le fa delle avance pesanti, lei lo respinge. Uccisa a soli 20 anni

Chi fa male a una donna è sempre un vigliacco, bianco o nero, italiano o straniero.

Jessica Valentina Faoro, foto dal profilo Facebook

Un 40enne ha ucciso una 20enne a coltellate dopo essere stato respinto. Ma lui è bianco e italiano e nessuno griderà all'orrore.

Jessica Valentina Faoro è morta a 20 anni. Aveva la faccia di una bambina perché era ancora una bambina. È stata uccisa a coltellate questa mattina in un appartamento di via Brioschi, a Milano. Ci sarebbe un rifiuto dietro l'omicidio ed ecco perché lo possiamo definire "femminicidio", il sesto dall'inizio dell'anno.

Secondo una prima ricostruzione della polizia, la ragazza è stata aggredita dall'uomo che la stava ospitando solo da qualche giorno. L'uomo avrebbe atteso l'uscita della moglie da casa per approcciare la giovane e poi ammazzarla.

"Ho una ragazza morta in casa" avrebbe detto l'uomo al portinaio. Nel 2014 era stato denunciato per stalking da una collega.

Il corpo della ragazza è stato trovato al secondo piano di un palazzo in via Brioschi 93, a Milano, di proprietà di una cooperativa di tranvieri. Si chiamava Jessica Valentina Faoro e aveva 20 anni, secondo i primissimi accertamenti, la ragazza è stata uccisa con due coltellate alle 4 del mattino, anche se il delitto è stato scoperto solo alle 10.30.

Per l'omicidio è stato fermato un tranviere di 40 anni, Alessandro Garlaschi. L'uomo stava ospitando la ragazza dopo che quest'ultima era uscita da una comunità di ragazze-madri.

La sua posizione è ora al vaglio della polizia fin da questa mattina. Garlaschi vive insieme con la moglie nella casa dove è stata trovata la ventenne. La ragazza, figlia di un macchinista dell'Atm che lavora sulla linea Verde, con un passato complicato alle spalle, viveva in quella stessa abitazione da una decina di giorni, dopo essere uscita da una comunità per ragazze madri. Durante l'interrogatorio con la pm Cristina Roveda, durato ore, l'uomo avrebbe fatto alcune parziali ammissioni. La moglie, invece è stata portata via in lacrime per essere sentita dagli inquirenti in questura.

È necessario spiegare quanto siano importanti le parole, soprattutto quelle scritte e postate online dai media, nella narrazione della violenza sulle donne, il termine "omicidio" non basta a descrivere una donna ammazzata da un marito, da un fidanzato, da un ex, da qualcuno che voleva avere potere su lei

Jessica nel suo ultimo post su facebook aveva scritto
"Un giorno senza sorriso è un giorno perso"


Ma l'omicidio di Jessica, o meglio il suo femminicidio, passerà sotto silenzio soprattutto perché è italiana lei ed è italiano lui. , ed è questo il punto: lui non è uno "sporco negro". Per questo nessun politico in campagna elettorale si struggerà per la sua morte. Perché non potrà essere strumentalizzata.

E anche perché per la maggior parte degli italiani (e anche delle italiane) la morte di una donna per mano di un uomo che diceva di amarla è un male necessario, un naturale inciampo nella strada dei sentimenti. Nascere donna è ancora il peccato dei peccati, originale appunto. Se poi il tuo assassino non è un immigrato è ancora peggio perché sarà presto dimenticato.
(La Repubblica)


Ciao Jessica, da lassù, mentre danzi con gli angeli nei prati azzurri del cielo, veglia su questo mondo ingiusto e ipocrita

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domenica 21 gennaio 2018

Dalmine (BG), confessa il 61enne che ha ucciso la donna nigeriana in un hotel

Un omicidio efferato e cruento, così lo ha definito il PM che segue il caso.


Nei prossimi giorni si svolgerà l'interrogatorio di convalida del 61enne che dalla serata di sabato si trova in carcere a Bergamo e verrà conferito l'incarico per l'autopsia sul corpo della 37enne di origine nigeriana.

I carabinieri della Compagnia di Treviglio, guidati dal capitano Davide Papasodaro e coordinati dal pm Letizia Ruggeri, lo definiscono un omicidio cruento: non si fermano le indagini sul caso della 37enne di origine nigeriana freddata all’hotel Daina di Dalmine nella mattinata di sabato 20 gennaio.

Terminati gli accertamenti preliminari necessari per la ricostruzione dell’esatta dinamica del delitto, proseguono gli approfondimenti relativi all'individuazione del movente che ha spinto Fabrizio Vitali, 61enne di Bottanuco, a compiere un gesto così estremo nei confronti di Esther Eghianruwa, la 37enne era stata segnalata come prostituta, uccisa con una pistola, detenuta legalmente dall'uomo per uso sportivo.

L'assassino
Durante l’interrogatorio l’uomo, Fabrizio Vitali di 62 anni, è scoppiato più volte in lacrime, mostrando di non rendersi bene conto del delitto eseguito con un colpo di pistola alla nuca.

Ma cosa ho combinato?”: ha chiesto ai carabinieri che lo stavano sentendo nella caserma di Dalmine. Vitali, celibe, vive a Bottanuco con la sorella, di un anno più giovane, in una villetta. Mai nessun problema con le forze dell’ordine, tanto da essere in possesso di un regolare porto d’armi per uso sportivo.

Verranno sentite dagli inquirenti tutte le persone che erano vicine alla sfera familiare e di conoscenza dei due, al fine così di stabilire il perché di un omicidio così cruento. Il 61enne e la 37enne si frequentavano assiduamente da quasi due anni e la loro conoscenza era nata sulle “strade del sesso” della Bergamasca. Da lì appunto la frequentazione tra i due con gli incontri in albergo, ma non solo.

Il pm Letizia Ruggeri effettuerà il conferimento d’incarico per l’autopsia al medico legale designato e, nei prossimi giorni, ci sarà l’interrogatorio di convalida del 61enne, da sabato sera in carcere a Bergamo con la grave accusa di omicidio aggravato. In precedenza l’uomo aveva incontrato in caserma a Treviglio il suo legale.

La vittima
La vittima, Esther Eghianruwa, 37 anni, si faceva chiamare Onane. I carabinieri di Treviglio l’avevano già fotosegnalata in passato come dedita alla prostituzione nella zona di Dalmine e Osio Sotto. Non aveva parenti in Italia e condivideva un appartamento a Dalmine con alcuni connazionali. I carabinieri hanno preso contatti con l’ambasciata della Nigeria perché vengano contattati i familiari nel Paese d’origine.
(Bergamo News)

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venerdì 19 gennaio 2018

Stuprata dal branco dopo averla drogata. Tre arresti nel milanese

Ore di abusi da parte di tre uomini in un appartamento, dopo che la 23enne aveva accettato l’invito a bere qualcosa in un locale da parte di un 29enne che la corteggiava. Nel bicchiere una sostanza a base di benzodiazepine, che cancella i ricordi.

Erano sicuri di averla fatta franca, come già in passato. E invece sono finiti in manette i tre uomini che, nella notte tra il 13 e il 14 aprile 2017, hanno violentato in gruppo, per ore e in tutti i modi, una ragazza di 23 anni con la tecnica della «droga dello stupro», dopo che uno di loro l’aveva attirata in un locale. Uno dei tanti casi che avvengono a Milano e nel resto d’Italia, e che spesso restano impuniti perché la mattina dopo la vittima ricorda pochissimo di quanto è avvenuto e non se la sente di sporgere denuncia. Lo stupefacente, oltre a rendere la vittima stordita e inerte durante lo stupro, cancella anche i ricordi recenti.

Il video che incastra gli stupratori mentre mettono la droga nel bicchiere della ragazza


Stavolta invece la 23enne è riuscita a ricordare qualcosa, ha avuto il coraggio di andare fino in fondo e i carabinieri, grazie all'esame del dna, sono riusciti a rintracciare e arrestare i responsabili, tutti italiani: il 29enne che ha teso la trappola, un 48enne (sposato con figli) e un 22enne. I primi due risultano recidivi per reati di violenza sessuale. Martedì le ordinanze di custodia cautelare sono state confermate dal gip.

La tecnica
La tecnica, spietata e purtroppo collaudata, è stata quella dell’invito a uscire a bere qualcosa in un locale, da parte di uno dei tre componenti del gruppo. La giovane, di 23 anni, si è fidata dell’invito da parte del 29enne, con cui era uscita un paio di volte. Lui era molto preso da lei e non accettava di essere considerato solo un amico, ma tale rapporto era stato sottolineato dalla ragazza anche la sera stessa. Agli investigatori lei ha raccontato di aver raggiunto il locale, il «Next» di via Crema (la collaborazione dei gestori è stata fondamentale per le indagini), sull'auto dell’amico, che aveva già a bordo gli altri due uomini.

Durante la serata ha bevuto diversi drink, alcuni dei quali le sono stati messi in mano direttamente dal conoscente. Le telecamere nel locale hanno registrato il momento in cui i tre versano per tre volte le benzodiazepine nel bicchiere della vittima. Una volta sotto l’effetto della sostanza, la giovane è stata portata in stato di semi-incoscienza in un appartamento in Brianza, e per diverse ore è stata abusata.

L’unico ricordo
Al mattino dopo la ragazza si è svegliata nuda e confusa: non ricordava nulla della sera precedente. I tre allora hanno tentato di far credere alla ragazza che si era drogata: «Ci hai fatto spaventare con tutta la cocaina che hai preso, abbiamo dovuto salvarti». Poi hanno accettato di accompagnarla a casa. Durante il tragitto hanno proferito pochissime frasi, ripetendo però (anche successivamente con messaggi) che doveva smettere di «prendere tutta quella cocaina» e che di fatto l’avevano salvata. Poche ore dopo il ritorno a casa, la 22enne ha iniziato ad avvertire un forte dolore alle parti intime, e le sono tornati in mente alcuni flash della notte trascorsa: le sue urla mentre diceva «Basta, basta»

Si è fatta accompagnare allora alla clinica Mangiagalli, dove i medici hanno confermato la violenza. Dalle analisi è emerso che la ragazza aveva nel sangue un livello di benzodiazepine superiore di oltre quattro volte a quello tollerabile (900 a fronte di una positività superiore a 200). I tamponi hanno rilevato tracce di dna, che hanno incastrato il 22enne e il 29enne. Il coinvolgimento del terzo uomo è emerso poi dalle intercettazioni telefoniche.

La collaborazione dei gestori
«Come magistrato e come donna, è un caso che mi sarà difficile dimenticare», ha ammesso la pm Letizia Mennella, che insieme al collega Gianluca Prisco della procura di Milano ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri. Fondamentali anche le immagini delle telecamere, fornite dai proprietari del pub, e la coincidenza di telefonate fra i tre, che avevano premeditato tutto. «I tre erano persone ordinarie, lavoravano e l’avevano conosciuta occasionalmente», ha precisato il tenente colonnello Paolo Abbate, comandante del gruppo di Milano. Dato che due di loro sono recidivi, la loro pena potrebbe essere aumentata della metà.
(Corriere della Sera)

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