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venerdì 19 gennaio 2018

Repubblica Centrafricana. Nessun processo ai soldati francesi che abusarono di bambini in cambio di cibo

I fatti risalgono al 2013 e durano circa un anno. I soldati francesi erano in appoggio alla missione ONU Minusca nella Repubblica Centrafricana. Chiedevano favori sessuali a bambini e bambine di un campo profughi in cambio di cibo. I magistrati hanno respinto la causa perché contro di loro ci sono solo le testimonianze dei minori.


Nessun processo perché «le uniche testimonianze che si hanno sono i racconti dei bambini, senza altre prove indipendenti». È questa la motivazione data dai magistrati francesi che hanno respinto una causa contro almeno 13 soldati francesi in missione di pace nella Repubblica Centrafricana, accusati di abusi sessuali nei confronti di minori africani, «ripagati» con razioni di cibo e beni di prima necessità.

Una inchiesta che ha imbarazzato la Francia, così come le Nazioni Unite, anche se, all’epoca dei fatti, gli uomini non stavano lavorando per i Caschi Blu, come ora sta imbarazzando la decisione a non procedere.

Il campo profughi nei pressi dell'aeroporto di Bangui
dove sarebbero avvenuti gli abusi
Le accuse sono gravissime: sei bambini, di età compresa tra i 9 e i 13 anni, hanno descritto gli abusi subiti dai soldati nel campo profughi dell’aeroporto internazionale di Bangui M’Poko, capitale della Repubblica Centrafricana, da dicembre 2013 al giugno 2014. Quattro hanno raccontato di essere stati fisicamente abusati mentre altri due di aver assistito agli abusi, in cambio di cibo e altri regali.

La notizia, riportata da Reuters, e ancor prima dal New York Times, ricostruisce una vicenda inquietante, con tanto di commissioni d’indagine e informative passate da scrivania a scrivania, e tenute sotto il massimo riserbo. A portare alla luce il caso è stata l’associazione Aids Free World, che ha fornito al quotidiano britannico The Guardian copia di quei documenti nell'aprile del 2015.

I giudici hanno completato la loro revisione delle accuse lo scorso 20 dicembre e ora hanno ufficialmente annunciato che non porteranno avanti le accuse contro i soldati francesi perché «alcune testimonianze sono state giudicate incoerenti» e «non c’è modo per confermare le accuse», anche se «non si può escludere che gli abusi hanno avuto effettivamente luogo».

Paula Donovan di Aids Free World ha reagito con rabbia alla notizia: «Questa è una farsa. Se dei soldati africani avessero abusato sessualmente di ragazzini parigini l’indagine non si sarebbe conclusa sino a quando ogni autore non fosse stato messo dietro le sbarre». Intanto l’ong Ecpat ha detto a Reuters che non esclude la possibilità di fare appello alla decisione dei magistrati.
(La Stampa)

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martedì 26 settembre 2017

È il Congo l'epicentro degli abusi sessuali dei Caschi Blu in missione


Oltre 700 denunce per abusi sessuali contro i caschi blu dell'Onu sono state presentate nella Repubblica del Congo rispetto ai 2.000 casi complessivi a livello mondiale: è quanto emerge da un'inchiesta dell'agenzia di stampa americana AP (Associated Press) durata un anno.

L'indagine sottolinea che, nonostante l'Onu prometta riforme da oltre 10 anni per far fronte a questa piaga, ancora non riesce a tener fede a molti degli impegni presi per fermare gli abusi o aiutare le vittime. 

L'agenzia di stampa scrive che i casi "spariscono" oppure vengono consegnati alle autorità dei Paesi di origine dei caschi blu sotto accusa, che "spesso non fanno niente"

La Repubblica del Congo, dove la portata degli abusi è emersa per la prima volta, è "l'epicentro" di questa crisi, commenta l'Associated Press. Ed è in Congo che le riforme "sono chiaramente venute meno"
(SWI swissinfo.ch)

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martedì 4 luglio 2017

Bari. Per mesi hanno abusato di una 12enne. Fermati 5 monorenni

Le indagini partite da una denuncia dei genitori: la ragazzina da mesi era costretta a subire abusi sessuali da parte dei cinque, di età compresa fra i 13 e i 17 anni. Che la minacciavano anche di diffondere i filmati.

Da mesi abusavano di una ragazzina di 12 anni. Cinque giovanissimi, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, sono finiti al centro delle indagini dei carabinieri a Bari. Sono accusati di aver abusato per mesi della bambina.

Le violenze
I carabinieri del quartiere di Santo Spirito hanno eseguito la misura cautelare di collocamento in comunità nei confronti di due 17enni, accusati insieme a un 15enne, rinviato a giudizio, e due 13enni, non imputabili, di ripetuti abusi sessuali nei confronti della ragazzina.

Sono stati i genitori della vittima a denunciare, che ha raccontato loro quanto stava avvenendo. La 12enne ha spiegato di essere vittima di abusi sessuali da diversi mesi: i cinque la costringevano a sottostare a turno a ogni loro richiesta, e la minacciavano di diffondere i video di quei rapporti.

I carabinieri hanno accertato che il gruppetto sottoponeva la ragazzina ad abusi di ogni genere, nonostante i pianti e le ricerche di soccorso. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica per i Minorenni di Bari, che hanno messo sotto controllo i telefoni cellulari dei cinque e accertato quanto avveniva da tempo.

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martedì 28 febbraio 2017

Unicef. Dalla Libia all'Italia, viaggio fatale. Bambini abusati e ragazze sistematicamente violentate

Lo scorso anno 26mila minori, di cui molti non accompagnati, hanno attraversato il Mediterraneo. La metà ha subito abusi sessuali, spesso non denunciati per paura della deportazione. I dati di un nuovo rapporto Unicef.

Un centro di detenzione in Libia: gli esperti dell'UNICEF che hanno potuto accedere alla struttura hanno stimato non meno di 280 tra minorenni e donne, alcune delle quali incinte. Il loro unico reato: "immigrazione clandestina"

Si chiama «Un viaggio fatale per i bambini» il rapporto dell’Unicef pubblicato il 28 febbraio sui minori che arrivano, spesso non accompagnati, dall'Africa arrivano in Europa lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Sono storie di violenze, abusi sessuali e schiavitù che cominciano già nei campi di detenzione in Libia, 34 in tutto quelli identificati, 24 gestiti dal governo e 10 dalle milizie, che spesso sono carenti anche nella fornitura di acqua, cibo, abiti e assistenza medica.

Al momento dell'indagine si stimava che vi fossero in Libia circa 256.000 migranti, fra cui 30.803 donne e 23.102 bambini (un terzo dei quali non accompagnati). Ma i dati reali potrebbero essere tre volte più alti di questi

Le violenze .. «Quello che ci ha veramente scioccato è ciò che succede a questi bambini durante il viaggio verso l’Europa. Molti di loro vengono violentati, brutalizzati e uccisi»

Kamis, nove anni, era partita con la madre dalla Nigeria e, dopo aver attraversato il deserto, si è ritrovata nel campo di detenzione di Sabrata, in Libia. «Ci picchiavano ogni giorno. Non c’era nemmeno da bere. Il posto era molto triste. Non c’era nulla». Una violenza che viene inflitta senza motivo, tanto per passare il tempo. «Quasi la metà delle donne e dei bambini intervistati ha subito abusi sessuali durante il viaggio. Spesso più di una volta. Lo stupro è sistematico ai posti di blocco e alle frontiere» si legge nel rapporto. Gli assalitori sono, il più delle volte, uomini in uniforme, per questo molte delle vittime sono restie a denunciare i crimini.

Tre quarti dei bambini rifugiati e migranti contattati nell'indagine dell'UNICEF hanno dichiarato di avere subito violenze, molestie o aggressioni per mano di adulti durante il tragitto, mentre circa metà delle donne e dei bambini hanno affermato di avere subito abusi sessuali durante la migrazione, spesso più volte e in diversi punti lungo il viaggio.

Quasi tutti i minorenni ascoltati ha denunciato di essere stata vittima di abusi verbali o psicologici, mentre circa metà ha subito percosse o altre forme di violenza fisica. Gli abusi risultano più frequenti verso le ragazze.

Nel 2016 si stima che almeno 4.579 persone (fra cui 700 bambini) siano morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo partendo dalla Libia, 1 vittima ogni 40, fra coloro che hanno tentato la traversata.

«La rotta del Mediterraneo Centrale, dal Nord Africa all'Europa, è tra quelle al mondo in cui muoiono più persone ed è tra le più pericolose per i bambini e le donne», afferma Afshan Khan, direttrice dell'UNICEF per l'Europa e Coordinatore speciale per la crisi dei minori migranti e rifugiati nel continente. «La rotta è per la maggior parte controllata dai trafficanti e da altri individui che vedono come prede i bambini e le donne disperati che sono semplicemente alla ricerca di un rifugio o di una vita migliore. Occorrono vie e piani di sicurezza sicuri e legali per proteggere i bambini migranti, per tenerli al sicuro e lontano dai trafficanti»


I campi .. L’Unicef spiega di avere avuto accesso a meno della metà dei centri che dipendono dal Dipartimento di governo per la lotta alla Migrazione illegale. In questi luoghi i migranti, compresi i minori, sono trattenuti a gruppi di 20 in celle di due metri quadri. Ancor peggiore è la situazione nei campi gestiti dalle milizie, a questi l'Unicef non ha accesso ma sulla base di relazioni di altre agenzie o missioni dell’Onu vengono definiti «buchi infernali», spesso luoghi di lavoro forzato, dove la tortura è una pratica comune.

La traversata .. Nella relazione si ricorda che dei 181.436 migranti e profughi arrivati in Italia nel 2016, 28.223, ovvero il 16% circa, sono minori, e 9 su 10 di questi sono arrivati sulle coste italiane non accompagnati.

Inoltre, dei 4.579 migranti che nel 2016 si stima siano morti durante la traversata del Mediterraneo, si ritiene che 700 fossero minori. E dei 256mila migranti individuati dall’Unhcr in Libia a settembre 2016 (ma le stime dell’Oim moltiplicano il numero sia tre volte tanto) 28.031 sono donne (11%) e 23.102 (9%) minori, un terzo di questi si ritiene non siano accompagnati.

«Nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a mettere la sua vita nelle mani dei trafficanti semplicemente perché non ha alternative» ribadisce Afshan Khan. «Dobbiamo individuare a livello globale i fattori all'origine delle migrazioni, e lavorare insieme per un solido sistema di passaggi sicuri e legali per i minori in movimento, siano essi rifugiati o migranti».


Il Programma .. L’UNICEF pone i seguenti 6 punti al centro della sua azione per i minori migranti e rifugiati:
  1. Proteggere i bambini rifugiati e migranti, in particolar modo quelli non accompagnati, da sfruttamento e violenza,
  2. Porre fine alla detenzione dei minorenni richiedenti lo status di rifugiato o migranti, introducendo una serie di alternative praticabili,
  3. Mantenere unite le famiglie, migliore misura per tutelare i bambini e garantire che sia loro riconosciuto uno status giuridico,
  4. Consentire ai minori rifugiati e migranti di studiare e assicurare loro l'accesso a servizi sanitari e sociali di qualità,
  5. Intervenire sulle cause che producono i movimenti di massa di migranti e rifugiati,
  6. Promuovere misure contro xenofobia, discriminazione ed emarginazione dei bambini migranti e rifugiati, nei paesi di transito e in quelli di destinazione.
L’UNICEF ha chiesto con urgenza ai governi nazionali e all’Unione Europea di adottare queste misure.

Sin dall’inizio del suo intervento in Libia, nella seconda metà del 2015, l’UNICEF ha fornito servizi di vario tipo a 182.500 bambini rifugiati e migranti in viaggio verso l'Europa.


"Un viaggio fatale per i bambini: la rotta migratoria del Mediterraneo centrale
- Download rapporto Unicef -




Articolo a cura di
Maris Davis

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venerdì 12 giugno 2015

Infamia Caschi Blu, sesso in cambio di cibo

ONU, sesso in cambio di cibo, rapporto choc sui caschi blu. I servizi di investigazione interna delle Nazioni Unite rivelano abusi sessuali e ricatti dei peacekeeper sulla popolazione locale. Soprattutto in Congo, Liberia, Haiti e Sud Sudan.

Sesso in cambio di cibo, telefonini, scarpe e profumi. Secondo un rapporto choc dell’ONU condotto dall'OIOS, i servizi di investigazione interna del Palazzo di Vetro, i caschi blu hanno commesso "in modo abituale" abusi nei Paesi in cui sono stati schierati, pretendendo prestazioni sessuali in cambio di denaro o oggetti "lussuosi".

"Le prove emerse in due missioni di peacekeeping dimostrano che le richieste di prestazioni sessuali sono piuttosto comuni ma tenute sotto traccia". Le denunce di abusi sessuali sono 480 in un periodo compreso fra il 2008 e il 2013 e riguardano soprattutto le missioni nella Repubblica Democratica del Congo, in Liberia, Haiti, Sudan e Sud Sudan. Secondo il rapporto, inoltre, un terzo dei casi di sfruttamento e abusi coinvolge minori di 18 anni.

Lo scandalo degli abusi sui minori. Ad Haiti, ad esempio, ben 231 persone, che sono state appositamente intervistate, hanno ammesso di aver avuto "relazioni sessuali" con il personale di peacekeeping in cambio di "gioielli, scarpe, vestiti, biancheria intima, profumi, cellulari, televisioni e, in alcuni casi, laptop". Chi cercava di sottrarsi al commercio veniva ricattato.

A Monrovia (Liberia) un’indagine su 489 donne ha svelato che più di un quarto della popolazione femminile locale ha avuto scambi sessuali con i peacekeepers. Il documento punta il dito anche contro i civili che fanno parte delle missioni Onu. Malgrado rappresentino solo il 17% del personale, risultano coinvolti nel 33% delle accuse. Il rapporto finale, pubblicato lunedì, arriva a circa un mese dallo scandalo dei presunti abusi commessi dai soldati francesi sui minori nella Repubblica Centrafricana, accusati di aver stuprato anche bambini di nove anni.
(Corriere della Sera)