lunedì 28 giugno 2021

Mafia nigeriana in Italia. Black Axe, trenta arresti in tredici province

In affanno la mafia nigeriana della Black Axe Confraternity
Una trentina di arresti in tredici province

L’importante operazione avviata da un paio di anni dalla squadra mobile di L’Aquila sulla mafia nigeriana dei Black Axe e condotta in ben tredici province con una trentina di arresti e perquisizioni domiciliari, è la conferma di una accentuata attenzione investigativa nei confronti di una criminalità divenuta con il passar degli anni sempre più intraprendente e pericolosa.

Un centinaio i capi di imputazione rilevati dalla DDA abruzzese tra i quali il traffico di stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, le truffe informatiche (ambito nel quale i nigeriani sono grandi esperti), il riciclaggio attuato anche mediante la compravendita di bitcoin.

I Black Axe si confermano, dunque, uno dei quattro cults (insieme ai Supreme Eiye Confraternity, ai Maphite e ai Vikings) a connotazione mafiosa operativi sul territorio nazionale. Già la DIA, tre anni fa (relazione semestrale 2018), aveva riservato una speciale attenzione alla mafia nigeriana presente in Italia (più recentemente, gennaio 2021, sul tema un documento è stato elaborato dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale).

La Black Axe (nota anche come Neo Black Movement of Africa), è nata il 7 luglio 1977 a Benin City (Nigeria) in un Campus universitario e, come le altre analoghe confraternite, aveva intenti caritatevoli e di diffusone di messaggi positivi per il rispetto, la pace, la tolleranza, contro il razzismo. La Black Axe è presente con proprie cellule in diverse regioni tra cui il Piemonte, la Campania, la Puglia, la Sicilia (principalmente a Palermo) ma anche in alcuni paesi europei ed extraeuropei. L’ascia (axe in inglese) è il simbolo della confraternita che sta a rappresentare lo strumento che ha reciso le catene della schiavitù (il numero 7, giorno della fondazione, viene anche utilizzato per rappresentare l’ascia).

La Black Axe pur mantenendo gli aspetti magici e religiosi legati alla cultura tribale di origine, è anche “..dotata di una struttura fortemente gerarchizzata e piramidale, basata su precise regole per l’elezione dei propri capi, una tassa da pagare per farvi ingresso, complessi cerimoniali di affiliazione..” (relazione DIA, cit.). In ogni Stato, poi, l’organizzazione ha la sua Zone con un capo chiamato National Head (a L’Aquila individuato un nigeriano di 35 anni) nominato direttamente dal capo supremo del cult in Nigeria, al quale sono subordinati i Forum che sono le cellule di riferimento in ogni città. Dai capi locali detti anche Lord, dipendono le persone incaricate di spedizioni punitive (i picchiatori detti sluggers).

La scelta dell’Aquila quale base di “lavoro” della organizzazione criminale pare si stata dettata proprio dalla considerazione di una “città tranquilla” dove si poteva lavorare comodamente da casa, nell’ombra, privilegiando truffe informatiche e reinvestendo il denaro provento dai vari delitti commessi in un fitto reticolo di transazioni finanziarie nel tentativo di dissimulare l’origine illecita dei fondi.

Leggi i nostri articoli sulla "Mafia nigeriana in Italia"

sabato 24 aprile 2021

Nigeria: banditi attaccano università e rapiscono studenti

Un membro del personale ucciso e un numero di studenti sequestrati da verificare
Uomini armati in Nigeria hanno attaccato l'università privata Greenfield nello Stato di Kaduna, nel nord del Paese, uccidendo un membro del personale e rapendo un numero imprecisato di studenti, come hanno detto polizia e funzionari locali. È dallo scorso dicembre che bande criminali di matrice islamista hanno incrementato i sequestri a scopo di estorsione prendendo di mira scuole e collegi.

"L'educazione occidentale è peccato", ovvero Boko Haram. Questa è la nuova campagna terroristica lanciata dagli integralisti islamici nel nord della Nigeria. L'obiettivo sono le scuole e le università, gli studenti e gli insegnanti. L'obiettivo è quello di impedire ai giovani, agli adolescenti e ai bambini di studiare. Una campagna terroristica che fin'ora a buon gioco, vista l'inerzia dell'esercito (una volta una dei potenti e armati dell'Africa, oggi infiltrato da ufficiali corrotti e in combutta con i terroristi). Il governo federale, guidato da un mussulmano, Muhammadu Buhari, sembra inerme e incapace di reagire, rifiutando sistematicamente ogni aiuto dall'esterno e dalle organizzazioni internazionali. Una situazione drammatica.

"C'è stato un attacco alle 20.15 circa (ora locale) il giorno 20 aprile. I sospetti banditi si sono infiltrati in grande numero nell'università", ha detto all'agenzia Afp il portavoce della polizia del posto, Mohammed Jalige. "Si dice che alcuni studenti siano stati rapiti, ma dobbiamo ancora verificare il loro numero. Abbiamo dispiegato i nostri uomini per cercare i responsabili e salvare le vittime".

"Un membro del personale dell'università è stato ucciso ieri sera nell'attacco contro l'istituto", ha affermato in una nota Samuel Aruwan, commissario della sicurezza e degli affari interni dello Stato. "Dopo operazioni di ricerca e soccorso, è stato confermato che un membro del personale universitario è stato ucciso dai banditi, mentre un numero (imprecisato) di studenti è stato rapito".

I recenti rapimenti di massa hanno portato sei Stati nigeriani del nord a chiudere le scuole pubbliche per prevenire ulteriori attacchi. Da dicembre 2020, infatti, circa 730 studenti sono stati rapiti, interrompendo gli studi di oltre cinque milioni di bambini e adolescenti, secondo le stime dell'Unicef

lunedì 14 dicembre 2020

Nigeria. Attacco di Boko Haram in una scuola nello Stato di Katsina. Mancano all'appello oltre 400 studenti

Nigeria, attacco a una scuola nel nord-ovest, rapiti e poi rilasciati 400 studenti. Altri 400 ancora nelle mani degli integralisti islamici responsabili dell'attacco
Sono stati rilasciati alcuni dei circa 800 studenti che erano scomparsi dopo che uomini armati, appartenenti alla milizia islamica Boko Haram, hanno attaccato una scuola di istruzione secondaria nella zona nord-occidentale della Nigeria, la Government Science Secondary School di Kankara. È accaduto venerdì sera nello Stato di Katsina, nella Nigeria nord-occidentale. 
«I ragazzi continuano a tornare e, secondo le informazioni disponibili, sono 406 in totale quelli già rientrati». Così ha affermato Badamasi Charanchi, funzionario del ministero dell'Istruzione in dichiarazioni riportate dal quotidiano nigeriano Vanguard. Ma gli studenti dell'istituto sarebbero più di 800 e la polizia al momento ha confermato il rientro di soli 200 ragazzi. Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha condannato l'attacco e ha ordinato alla scuola di effettuare un controllo e chiesto alle famiglie di collaborare per determinare il numero specifico di studenti che si trovavano nell'istituto. 

Testimonianze
I residenti che vivono vicino al collegio per soli ragazzi hanno raccontato alla BBC di aver sentito degli spari intorno alle 23 ora locale di venerdì e che l'attacco è durato più di un'ora. Il personale di sicurezza della scuola è riuscito a respingere alcuni degli aggressori prima che arrivassero i rinforzi della polizia. Durante il successivo scontro a fuoco, alcuni degli uomini armati sono stati costretti a ritirarsi, dando ad alcuni degli studenti la possibilità di scalare la recinzione della scuola e correre verso la salvezza, riparando nella foresta. Molti, sempre secondo le testimonianze rese alla polizia, sono stati rapiti e portati via dagli assalitori, molti si sono salvati, di altre centinaia si sono perse le tracce. I genitori si sono subito affollati nella scuola tentando di avere notizie e in contemporanea sono partite le ricerche.

Decine di episodi simili in passato
L’accaduto evoca il ricordo sinistro del sequestro di 276 studentesse dall'istituto di Chibok, nello Stato nord-orientale di Borno nell'aprile 2014, ad opera del gruppo estremista islamico Boko Haram. La dinamica è sempre la stessa, un attacco a colpi di Kalashnikov contro una scuola quando ormai è buio, lo scontro a fuoco con la polizia, il panico dei ragazzi che cercano di fuggire, il caos. Di quelle ragazze di Chibok un centinaio sono tuttora introvabili. 
Nel febbraio 2018 un altro rapimento, quello di 110 studentesse da una scuola-collegio a Dapchi, nel nord este della Nigeria, sempre da parte dell'ala filo-Isis dell'organizzazione terroristica sunnita. Le ragazze furono rilasciate dopo poco più di un mese con un monito, non mandate più nessuna giovane a scuola perché, come significa Boko Haram in lingua locale, «l'istruzione occidentale è proibita». 
L'attacco di venerdì non è stato rivendicato ma l'ipotesi più probabile è che questa volta la paternità sia da attribuire a uno dei molti gruppi di banditi islamisti di etnia fulani attivi nella Nigeria nord-occidentale, e che si ispirano a Boko Haram. 


A partire dal governo federale e fino ad arrivare all'occidente tanto evoluto, nella mia Nigeria nessuno ha fatto mai niente per contrastare la crudeltà dell'integralismo islamico
Dal 2009, ovvero da oltre dieci anni, l'integralismo islamico nella mia Nigeria uccide, mette bombe, distrugge chiese e scuole. Brucia interi villaggi e rapisce ragazze per farne delle schiave sessuali, e rapisce ragazzi (come in questo ultimo caso) affinché diventino soldati di Boko Haram. 
Boko Haram ha provocato 2,7 milioni di profughi, e quasi tutti non potranno mai più tornare alle loro case perché i loro villaggi, le loro case sono state rase al suolo. Un'area grande come il Belgio, nel Borno State a nord-est del paese, è diventata un deserto, tutto è stato distrutto. 4,5 milioni di persone attorno al lago Ciad sta morendo di fame perché prive di qualsiasi sostentamento, luoghi inaccessibili e pericolosi dove anche le associazioni umanitarie hanno difficoltà ad arrivare. 
Più di un milione e mezzo di bambini e bambine non potrà mai più andare a scuola perché l'Islam ha distrutto le loro scuole, ucciso o fatto fuggire i loro insegnanti. 
Di tutto questo orrore l'occidente tace, i media occidentali se ne fregano, salvo scrivere quattro fredde righe di circostanza quando capita qualcosa di davvero grave come è accaduto questa volta. Due governi federali degli ultimi dieci anni non hanno fatto nulla, davvero poco, per contrastare l'orrore dell'integralismo islamico nigeriano.

E l'Europa benpensante continua ad accogliere con tutti gli onori l'Islam che in Africa (non solo in Nigeria) provoca morte e distruzione. Complimenti al Natale in arrivo

martedì 21 luglio 2020

Mafia Nigeriana tra Abruzo Marche. 47 fermi

Dal riciclaggio all'intermediazione finanziaria con la Nigeria, tratta di giovani donne che finivano sulla bonifica del Tronto (sottoposte a violenze e vessazioni), ma anche cessione di stupefacenti e metodi mafiosi e violenti all'interno dell’organizzazione e nei confronti di cellule antagonistiche, con le quali c’era una vera a propria guerra per accaparrarsi adepti e dunque gestione degli affari illeciti.

Tratta di esseri umani, riciclaggio, droga, sfruttamento della prostituzione, reati violenti: l'associazione si chiama Supreme Eiye Confraternity, è radicata in Nigeria ma è diffusa in molti stati europei.


47 i fermi eseguiti

Sono arrivati a 47 i fermi eseguiti per associazione mafiosa, tratta di esseri umani, riciclaggio, droga, reati violenti o punitivi nei confronti di altri connazionali e sfruttamento della prostituzione. L'operazione della Polizia di Stato di Teramo si concentra su un'associazione denominata "Supreme Eiye Confraternity (SEC)" o "EIYE", radicata in Nigeria, ma diffusa in molti Stati europei ed extraeuropei ed equiparata per struttura e forza intimidatoria alle mafie tradizionali. L'operazione dei poliziotti della squadra mobile, in collaborazione con quella di Ancona, hanno accertato che le persone fermate sono organiche alla cellula locale (Nest) denominata "PESHA", che ha una competenza geografica e territoriale dalla zona costiera della provincia di Teramo fino ad Ancona. Decine i fermi anche nella provincia di Catania. Le indagini hanno permesso di accertare che la cellula territoriale degli "Eiye", così come l'associazione mafiosa di cui costituisce una costola, si caratterizza per la segretezza del vincolo associativo, la ritualità dell'affiliazione, l'adozione di linguaggio e simbologia rigorosi, la violenza delle azioni.

L'ingresso nell'associazione è subordinato a un rito di affiliazione

L'ingresso nell'associazione è subordinato a un rito di affiliazione, che avviene alla presenza del vertice e di altri membri del gruppo e nel corso del quale si alternano atti di violenza a riti tribali e viene formulato il giuramento di fedeltà agli Eiye con il quale l'affiliando si impegna al rispetto delle regole dell'associazione denominate "orientation". L'ingresso nella confraternita prevede l'obbligo alla partecipazione, mediante il pagamento di una sorta di "tassa di iscrizione", al finanziamento della confraternita verso la quale gli associati sono a disposizione tendenzialmente "per la vita". 

Documentate le riunioni dei membri delle cellule del gruppo

Nel corso dell'indagine sono state documentate molte riunioni dei membri dell'associazione che avvenivano prevalentemente, per ragioni di segretezza, nelle abitazioni dei capi. Durante tali riunioni questi (denominati Ibaka) definivano le strategie criminali del gruppo. Nel corso di tali riunioni sono state compiute violente azioni punitive decise dall'Ibaka e sono avvenute affiliazioni, come nel caso di uno degli appartenenti al gruppo che, dopo il violento pestaggio subito, ha deciso di collaborare con l'autorità inquirente. 

L'indagine

L’operazione che ha consentito di smantellare una radicata e violenta organizzazione mafiosa è stata molto capillare e ripercorre il solco di operazioni analoghe nazionali sugli Eiye e ne costituisce approfondimento ulteriore e conferma del radicamento di tali gruppi mafiosi e della rete di relazioni, anche internazionali, che li rende particolarmente insidiosi. Le persone fermate sono organiche alla cellula locale (Nest) denominata “PESHA” che ha competenza geografica e territoriale dalla zona costiera della provincia di Teramo fino ad Ancona. L’attività di indagine, che è lo sviluppo di quelle culminate nelle operazioni di luglio 2019 (Operazione “Subjection” in materia di tratta di giovani nigeriane) e di dicembre 2019 (Operazione the “Travelers” in materia di riciclaggio di ingenti profitti illeciti in Nigeria), ha permesso di accertare che la suddetta cellula territoriale degli “Eiye”, così come l’associazione mafiosa di cui costituisce una costola, si caratterizza per la “segretezza del vincolo associativo”, la “ritualità dell’affiliazione”, l’adozione di linguaggio e simbologia rigorosi, la violenza delle azioni. Le indagini hanno, infatti, permesso di documentare che il potere intimidatorio del gruppo si sostanziava nella commissione di violente punizioni corporali nei confronti di affiliati non rispettosi delle rigorose regole, nel ricorso all'esercizio di violenza fisica anche per la risoluzione dei conflitti interni ritenuti di ostacolo alle finalità delinquenziali e di predominio dell’associazione, nel costringere terzi ad affiliarsi anche contro la loro volontà o per opporsi e scontrarsi con cult rivali (come quello dei “ Black Axe”) al fine di assumere e mantenere il predominio nell'ambito della vasta comunità nigeriana.

Aggressioni fisiche alle ragazze che non volevano prostituirsi

Sono state documentate aggressioni fisiche da parte dei membri dell’associazione avvenute a Martinsicuro per costringere terzi ad affiliarsi, violenti scontri avvenuti a Pesaro e ad Ancona con gli appartenenti all'opposta confraternita nigeriana dei “Black Axe”, violenze poste in essere in danno di alcune giovani donne, costrette a prostituirsi lungo la SP Bonifica del Tronto, secondo l’ormai noto schema del vincolo di restituzione del debito, imposto tramite rituale juju. Il fermo è stato disposto in quanto per molti degli indagati era imminente la fuga, visti i contatti con connazionali in Francia, Germania, Belgio, Svezia ed i progetti di espatrio condivisi, anche con loro familiari già dimoranti all'estero. 


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