mercoledì 22 giugno 2016

Bambina stuprata e poi lasciata morire, non aveva nemmeno dieci anni

Nel beneventano, trovata morta completamente nuda in una piscina di un agriturismo chiuso. L'autopsia conferma che Maria, una bambina rumena che avrebbe compiuto 10 anni ad agosto, ha subito violenza sessuale.

La bambina era molto conosciuta in paese perché faceva la chierichetta, ed infatti stata vista l'ultima volta domenica all'uscita della messa.

Secondo la ricostruzione dei medici legali la piccola sarebbe stata violentata e poi buttata in piscina probabilmente ancora viva. La violenza subita da Maria potrebbe essere recente ma per stabilire con precisione il momento in cui è avvenuta sarà necessario attendere i risultati dei test eseguiti durante l'autopsia. Sul cadavere della bimba, inoltre, è stato eseguito un esame tossicologico per accertare se sia stata costretta a ingerire sostanze alcoliche o stupefacenti.

Daniel, un romeno di 21 anni, è indagato per omicidio e violenza sessuale in relazione alla morte della bambina che avrebbe compiuto 10 anni ad agosto e che è stata trovata senza vita nella notte fra domenica e lunedì. L'iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Benevento è un atto dovuto per permettere la nomina di un perito di fiducia per l'autopsia sul corpo della bambina. Il giovane è stato interrogato per tutta la notte dai PM della Procura di Benevento. L'uomo ha ammesso di averla accompagnata vista e accompagnata alle giostre a poca distanza dalla chiesa.

Il giovane rumeno indagato. "Sono innocente, non avrei mai potuto farle del male, per me era come se fosse una sorella", così si è espresso il giovane rumeno indagato, alla presenza del suo avvocato difensore Il giovane conosceva la bambina e al termine dell'interrogatorio è tornato nella propria abitazione a San Salvatore Telesino, che è stata sequestrata per consentire ai carabinieri del Ris di Roma di effettuare alcuni rilievi.

Daniel, secondo le indiscrezioni trapelate finora, ha detto di averla vista la sera di domenica, prima che della piccola si perdessero le tracce, ma di averla lasciata nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta dove la bambina, che faceva la chierichetta, aveva detto ai genitori che si sarebbe recata per la processione del patrono. Il giovane avrebbe anche detto che dopo aver lasciato la bambina sarebbe andato da conoscenti fuori San Salvatore Telesino. Oltre al giovane, gli investigatori hanno interrogato in tutto una quarantina di persone nel tentativo di ricostruire con la maggiore precisione possibile le ultime ore di vita della bambina.

I genitori della bambina sono rumeni ben integrati nella comunità. "Se mia figlia è stata stuprata e uccisa chiedo una giustizia rapida. Credo nella giustizia italiana, se volessi farmi giustizia da solo finirei in galera lasciando sola mia moglie. Tornavo a casa la sera mi riempiva di gioia e mi faceva passare ogni dolore".

Parlando poi di Daniel, il rumeno indagato, "Lo conosco da due anni e spesso ha frequentato la mia casa e spesso mangiava con noi"

La bambina viveva a San Salvatore Telesino, con i genitori (papa' operaio e mamma badante), entrambi romeni, da tempo in Italia. Era molto conosciuta in paese, anche perché faceva la chierichetta. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, domenica sera, intorno alle 19:30 si è recata in chiesa per la processione del Santo Patrono, Sant'Anselmo. Poi, il maltempo, ha rimandato tutto e così la bimba avrebbe detto di voler andare alle giostre. Da lì, da quelle giostrine a poca distanza, si sono perse le sue tracce.

Il procuratore di Benevento, senza mezzi termini, ha detto che in certe zone della Campania vengono commesse violenze su bambine nel chiuso delle famiglie e nella cerchia delle amicizie, come se fosse "normale" stuprare le proprie figlie. In tutta la regione si sta indagando su almeno 200 casi di abusi su minori.
(RaiNews)

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lunedì 20 giugno 2016

#WithRefugees Giornata Mondiale del Rifugiato

Il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato. Dal 2001 si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite, per ricordare l'approvazione nel 1951 della Convenzione sui profughi da parte dell'Assemblea generale dell'Onu.

65,3 milioni sono i migranti e i rifugiati nel mondo, costretti ad abbandonare le loro case, la stragrande maggioranza sono minori e donne, uno ogni 113 abitanti del pianeta è un rifugiato.

In un mondo dove la violenza costringe centinaia di famiglie a fuggire ogni giorno, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati lancerà una petizione per inviare un messaggio chiaro ai governi che devono lavorare insieme e fare la loro parte per chi fugge da situazioni di crisi. La petizione #WithRefugees chiede ai governi di:
  • Garantire che ogni bambino rifugiato riceva un'istruzione.
  • Garantire che ogni famiglia di rifugiati abbia un posto sicuro in cui vivere.
  • Garantire che ogni rifugiato possa lavorare o imparare nuove competenze per dare un contributo positivo alla comunità.


I nuovi desaparecidos. Sono oltre 10.000 i migranti e rifugiati morti in mare dall'inizio del 2014, secondo il bilancio dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Oltre 2.800 nei soli 5 primi mesi del 2016.

Cifre agghiaccianti che fotografano solo in parte il fenomeno dai contorni ancora più drammatici se si pensa alle vittime in ombra, quelli che non ce la fanno a raggiungere le coste da dove partono i barconi in rotta verso il "sogno europeo".

Sono i nuovi desaparecidos, che muoiono prima, muoiono già nel deserto, prima di raggiungere le sponde africane del Mediterraneo o del Medio Oriente: gli eritrei che passano in Sudan e in Libia, i cittadini del Mali, del Gambia, del Niger che vanno in Marocco e vengono respinti e allora vanno in Algeria. Sono "quelli di cui nessuno si occupa destinati ad un limbo senza nome: morti che superano di gran lunga il numero delle vittime accertate"

L'appello del Papa. ​"I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto tutto, casa, lavoro, parenti, amici. Le loro storie e i loro volti ci chiamano a rinnovare l'impegno per costruire la pace nella giustizia. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli, per diventare insieme artigiani di pace secondo la volontà di Dio. Noi stiamo dalla parte di chi è costretto a fuggire"


Rapporto UNHCR 2015 Rifugiati
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#WithRefugees, Firma l'appello dell'UNHCR
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giovedì 16 giugno 2016

Benevento, 36enne nigeriana uccisa a colpi di pistola nei pressi della stazione

Il suo corpo senza vita è stato ritrovato nei pressi della linea ferroviaria a Benevento non distante dalla stazione centrale. Si chiamava Hester Jonshon, la donna nigeriana e abitava a Castel Volturno, ma ogni giorno si recava a Benevento per prostituirsi proprio dove è stato ritrovato il suo corpo crivellato con sei colpi di pistola. Un luogo appartato lungo la ferrovia non distante dalla stazione centrale.

Ma quanto può interessare una notizia del genere? E a chi? A nessuno.

Ogni giorno prendeva il treno da Castel Volturno a Benevento, per poi rientrare il mattino successivo, L'hanno massacrata con sei colpi di pistola, segno di efferato accanimento contro di lei. Lo sguardo di un ferroviere l'ha notata. Per un attimo, immaginare il cammino che porta dall'Africa alla morte in Italia, in mezzo ai cespugli che circondano la ferrovia. Per un attimo, poi si torna alla nostra vita complicata di ogni giorno.

A riconoscere la donna sono stati i due fratelli della donna che nel pomeriggio di ieri, dopo averla contatta senza esito e non vedendola rientrare, ne avevano denunciato la scomparsa. Il corpo è poi stato trasportato presso l’obitorio dell’Ospedale Rummo dove nei prossimi giorni verrà effettuata l'autopsia.

Il luogo del ritrovamento della donna nigeriana uccisa
Gli inquirenti non hanno dubbi, si tratta di omicidio. Resta ora da capire il movente ed identificare il killer. Diversi anche i bossoli recuperati sulla stradina adiacente al ritrovamento. Le indagini proseguono mentre chi indaga sta provando anche a rintracciare chi come Ester era solita sostare nelle vicinanze di via Grimoaldo Re. Sembrano improvvisamente sparite tutte le prostitute che frequentavano la zona.

Quello che è sicuro è che la donna conosceva il suo assassino perché si era appena appartata con lui, la pista privilegiata è quindi quella di un cliente abituale, ma non viene nemmeno trascurata la pista di un conoscente o di un connazionale. È noto che proprio in quel luogo le prostitute nigeriane pagano una specie di affitto (ai loro protettori) proprio per poter prostituirsi.

Una storia triste ed assurda che lascia tutti sgomenti ed attoniti. Una storia che attende ora risposte e la vita spezzata di una donna che merita giustizia.

Un'invisibile. Eppure anche chi è un fantasma sanguina.

In questo caso non si parla di femminicidio, e quindi non ci si indigna, perché se fai la prostituta è scontato che muori così. Infine, quando immaginiamo la nostra morte, ci vediamo circondati dai nostri cari, da chi ci ama. La foto, quasi classica, della polizia scientifica sembra essere normale. Invece sei straniera e per di più una prostituta, dopo una vita di dolore, quando muori sei circondata solo da sconosciuti in tuta bianca abituati a scrutare la morte degli altri.

Sarà sempre un estraneo ad accompagnarci alla fine.
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lunedì 13 giugno 2016

Minerali, più regole e meno conflitti. Lettera al Consiglio Europeo

"I minerali sono componenti essenziali per molti beni di consumo, dagli smartphone alle macchine e alle lampadine. In fin troppi casi, tuttavia, l’estrazione ed il commercio di queste risorse è collegato ai conflitti e alla violazione dei diritti umani". La lettera di FOCSIV alle istituzioni europee per una maggiore regolamentazione e responsabilizzazione.

La Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV), insieme ad altri partner ed organizzazioni della società civile, ha inviato oggi una lettera aperta al presidente del Consiglio europeo e a tutti gli Stati Membri nell'ambito della Campagna Europea sui Minerali dei Conflitti.

La lettera mira a persuadere le istituzioni europee ad adottare una regolamentazione più stringente in materia di estrazione e commercio dei minerali, che sono spesso causa di conflitti e violazioni dei diritti umani nel continente africano.

Molti di questi "minerali insanguinati" entrano nell'UE come prodotti già finiti e, in quanto principale mercato di sbocco di questi prodotti, l'Unione Europea esercita un significativo potere commerciale nella filiera produttiva.

È tempo che i governi europei adottino provvedimenti legislativi efficaci per garantire che le imprese estraggano minerali in maniera responsabile, trasparente e sostenibile.

Da tempo numerose associazioni, in Italia e in Europa, si stanno battendo affinché l’Unione Europea si doti della legislazione sulla tracciabilità dei minerali, dall'inizio del processo di purificazione alla produzione dei manufatti, in modo che i consumatori possano acquistare telefonini e altri dispositivi elettronici sicuri di non finanziare la guerra con i loro acquisti.

A dire il vero il Parlamento europeo ha approvato, nel maggio del 2015, un progetto di regolamento chiamato a certificare l’origine legale dei minerali, come stagno, tantalio, tungsteno (i 3T) e oro. Ma, negli ultimi mesi, il Consiglio dell’UE, formato dalla Commissione europea e dai 28 stati membri, ha annacquato il provvedimento a favore di un sistema volontario e parziale, non più vincolante per i paesi europei, sottostando di fatto alle forti pressioni delle lobbies delle compagnie minerarie che, a questo punto, NON saranno più costrette a certificare l'origine reale dei minerali (estrazione), ma solo i luoghi dove sono stati lavorati e trasformati.

La battaglia legale, però, deve continuare, con l’appoggio di una opinione pubblica sensibile e informata.

Scarica la lettera inviata al Consiglio Europeo dalla Focsiv

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