venerdì 9 giugno 2017

Erbicidi vietati in Europa ma venduti in Africa

Si chiama atrazina ed è un erbicida economico, diffuso dagli anni ’60 e utilizzato soprattutto sul mais e sulla canna da zucchero.


Dal 2004 l’Unione Europea lo ha bandito per la sua tossicità, ma i paesi della Ue continuano ad esportarlo. Tra i destinatari di questa sostanza c’è anche l’Africa: dal Benin al Camerun, dall’Etiopia al Kenya, dal Marocco alla Nigeria. Le mete africane privilegiate di questo pesticida sono però Sudafrica e Sudan.

A portare a galla la questione è stata l’ong svizzera Public Eye che ha denunciato in un rapporto le esportazioni elvetiche di atrazina e di un altro potente diserbante, noto con il nome commerciale di paraquat, di cui sono vietati l’utilizzo e la commercializzazione in tutta l’Unione Europea. Secondo l’ong elvetica tra il 2012 e il 2016 dalla Svizzera sarebbero partite 4 spedizioni di paraquat e 13 di atrazina destinate a paesi del Sud America, al Camerun, al Pakistan e alla Thailandia.

I documenti riservati, provenienti dal Dipartimento Federale dell’ambiente, recuperati dalla ong elvetica, permettono di rintracciare il paese esportatore e quello importatore ma non il nome della compagnia che commercializza il prodotto. Public Eye punta il dito contro la svizzera Syngenta, recentemente acquisita dal gigante della chimica ChemChina, considerata leader nella produzione di erbicidi a base di atrazina.

Atrazina, sicura per le persone, buona per l’ambiente e per l’economia” con questo slogan il sito statunitense di Syngenta pubblicizza l’erbicida, sottolineando il suo uso sostenibile e documentato negli Stati Uniti, dove è il secondo diserbante più utilizzato dopo il glifosato. È diffuso in più di 60 paesi al mondo. Nel 2012 Syngenta ha pagato 105 milioni di dollari per indennizzare quasi duemila sistemi di alimentazione dell’acqua, risultati contaminati da atrazina, negli Stati Uniti.

Nel 2004 l’Unione Europea ha bandito la sostanza per la sua persistenza tra i contaminanti delle acque di falda. Nei paesi in cui viene utilizzata, l’atrazina rappresenta il più comune inquinante delle acque potabili. L’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente nel 2007 ha sottolineato come la sostanza interferisca con il sistema endocrino e possa causare problemi alle donne in gravidanza. Si sospetta che sia anche cancerogeno, molti sono gli studi per verificare questo dato.

Le analisi svolte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente la considerano (per ora) non cancerogena. Diversa la valutazione della Rete Azione Pesticidi (Pesticide Action Network) che denuncia il potenziale cancerogeno della sostanza e gli effetti sulla capacità riproduttiva degli esseri umani.

L’Agenzia Chimica Europea (Echa) definisce l’erbicida una sostanza molto tossica per la vita acquatica, che può produrre reazioni allergiche e danni agli organi, dopo un uso prolungato. La stessa agenzia europea riporta i dati delle esportazioni di questa sostanza da parte dei paesi della UE. Non è dunque solo la Svizzera ad essere protagonista del commercio di un prodotto vietato in Europa. La Francia è al primo posto tra i paesi della UE che esportano atrazina, dal 2004 sono state registrate 142 spedizioni, di cui 37 destinate a paesi africani, in particolare verso il Sudan. Non è da meno anche l’Italia con 76 esportazioni di erbicida, di cui sedici verso Sudafrica e Sudan.

Secondo dati della Fao il Sudan, prima e dopo il 2011, anno in cui il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza, risulta un grande utilizzatore di erbicidi. Nel 2010 ha superato le 2000 tonnellate, di cui 400 a base di atrazina. Anche dopo l’indipendenza il trend è stato in salita con più di 1600 tonnellate utilizzate nel 2012. In quello stesso anno il Sudan si posizionava al secondo posto tra i paesi africani, dopo l’Egitto, per quantità di erbicidi utilizzati. Il Sudafrica importa erbicidi per il valore di milioni di dollari, e tra questi anche grandi quantità di quelli che vengono definiti pericolosi.

L’ong Public Eye chiede l’applicazione della Convenzione di Basilea che obbliga la Svizzera e gli altri firmatari, tra cui Italia e Francia, a proibire l’esportazione di rifiuti pericolosi verso altri paesi.

In Africa è la convenzione di Bamako, adottata nel 1996, ad applicare i principi definiti a Basilea per il trasporto di rifiuti pericolosi. I paesi africani aderenti alla convenzione, infatti, prevedono l’iscrizione nella lista dei rifiuti tossici anche delle sostanze pericolose vietate per la loro tossicità nei paesi di produzione. Tra i firmatari della convenzione ci sono paesi come Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Sudan e Sudafrica che risultano però tra gli importatori dell’erbicida bandito.
(fonte: Nigrizia)



Articolo a cura di
Maris Davis

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