martedì 1 agosto 2017

Kenya, torturato e ucciso il responsabile del sistema informatico elettorale

Strani (e sospetti) accadimenti in Kenya in vista delle elezioni presidenziali della prossima settimana. C'è forse qualcuno che vuole manipolare il voto ??

Kenya, un punto piuttosto artigianale dedicato alla registrazione degli elettori

Christopher Msando, persona chiave per il corretto svolgimento delle elezioni dell’8 agosto, di cui la famiglia e la commissione elettorale (IEBC) avevano denunciato la scomparsa fin da domenica scorsa, è stato identificato ieri nella camera mortuaria di Nairobi, dove era stato portato sabato mattina da una macchina della polizia del distretto Kikuyu.

Msando era diventato l’immagine del sistema elettronico che deve identificare i votanti, contare e trasmettere i voti, da quando ne era diventato il responsabile, alla fine dello scorso maggio. Le sue tracce si erano perse venerdì sera, dopo che Msando aveva partecipato a trasmissioni televisive proprio sul funzionamento del sistema elettronico.

Il suo corpo è stato trovato in una zona cespugliosa, a una decina di chilometri da una delle maggiori arterie a scorrimento veloce della città, la Waiyaki Way. A detta degli abitanti, nella stessa zona sono stati trovati altri cadaveri nelle ultime settimane.

L’auto di Msando era stata rinvenuta nelle vicinanze di uno shopping center sulla Thika Road. Il corpo era praticamente nudo e presentava segni di torture. La circostanza è stata denunciata già ieri sera dal presidente dell’IEBC (la commissione elettorale) Wafula Chebukati e confermata questa mattina dal portavoce della polizia, Charles Owino.

Owino ha anche confermato le dichiarazioni di Musalia Mudawadi, uno dei leader della coalizione di opposizione, NASA, secondo le quali Msando temeva per la sua vita e aveva denunciato minacce alla polizia.

Le indagini per scoprire i responsabili del crimine sono in corso. L’FBI e Scotland Yard hanno offerto il loro aiuto.

Intanto si moltiplicano le denunce di minacce ricevute da parte di politici impegnati nella campagna elettorale, le ultime sono quelle di Miguna Miguna, uno dei candidati al posto di governatore di Nairobi.

Nei giorni scorsi è stata denunciata anche la scomparsa del portavoce dell’esercito, col. Joseph Owuoth. La notizia è stata smentita dallo stesso Owuoth poche ore dopo.

Parlando ad una conferenza stampa, ieri, il senatore di Kisumu, Anyang’ Nyong’o, avrebbe detto che Owuoth era stato mandato in congedo obbligatorio dopo che aveva autenticato documenti usati dalla coalizione di opposizione, da cui risultava che l’esercito sarebbe stato usato nel supportare truffe elettorali.
(Kenyan.co)

video

Ultima settimana di campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali in Kenya, tra incertezze e tensioni l'8 agosto si sfideranno per la massima carica dello Stato Uhuru Kenyatta, presidente uscente, e Raila Odinga, leader dell'opposizione.

Il voto si tiene 10 anni dopo quello del 2007, quando proprio Odinga denunciò brogli all'annuncio della vittoria dell'allora presidente uscente Mwai Kibaki e il Paese visse due mesi di violenze di matrice politica-etnica, con la conseguente repressione di polizia, che fecero più di 1.100 morti e 600.000 sfollati. Le violenze nel Paese più ricco dell'Africa orientale, considerato un bastione di stabilità in una regione attraversata da diverse crisi, traumatizzò la popolazione e sorprese gli osservatori.

In Kenya il voto è tradizionalmente espressione dell'appartenenza etnica e Kenyatta, un Kikuyu, e Odinga, un Luo, hanno dato vita a forti alleanze elettorali tra diverse comunità e sarà quindi cruciale l'affluenza alle urne.

La campagna elettorale si è svolta finora in un clima di relativa calma, ma negli ultimi giorni si sono moltiplicati allarmanti segnali di violenza: il 29 luglio uomini armati hanno assaltato l'abitazione del vicepresidente William Ruto e il 31 luglio è stato ritrovato il corpo senza vita, con evidenti segni di tortura, del responsabile del voto elettronico della Commissione elettorale.

Inoltre, nelle settimane scorse si sono registrati numerosi attacchi a proprietà private nella Rift Valley da parte delle comunità dei pastori, che accusano i politici di sfollare le popolazioni prima del voto, e nella zona nord-orientale del Paese i jihadisti Al-Shabaab hanno aumentato gli attacchi.

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