lunedì 12 settembre 2016

Calabria, per tre anni ragazzina stuprata dal branco. Il silenzio ipocrita di chi sapeva e ha taciuto

Violentata per tre anni e tutto il paese le volta le spalle e ora la chiama "prostituta". Il caso di Melito Porto di Salvo (Reggio Calabria), e l'ipocrisia dell'Italia peggiore.

"Se l’è andata a cercare", "È una prostituta", "Sono tutti vittime, anche i ragazzi". Questi alcuni commenti dei cittadini di Melito Porto di Salvo, anche dei pochi che hanno partecipato alla fiaccolata in difesa della ragazzina violentata dal branco. Una storia che racconta il nostro lato oscuro. In poche centinaia alla fiaccolata per la 16enne stuprata da tre anni.

In apparenza è solo una piccola storia ignobile, come dice la canzone, ma la vogliamo raccontare in difesa di Chiara, nome di fantasia della ragazza residente a Melito Porto di Salvo stuprata per tre anni (da quando ne aveva solo 13) da nove compaesani ventenni, in una serie di ripetute violenze di cui solo alcuni giorni fa, grazie a una fiaccolata e a un articolo su La Stampa, si sono conosciuti bene i dettagli.

di Anarkikka
Perché nel branco non c'era solo il figlio del boss locale ma anche il figlio di un maresciallo dell'esercito e il fratello minore di un poliziotto, e insomma, ora che sappiamo con chi aveva a che fare Chiara è più facile immaginare perché abbia taciuto tanto tempo, non solo era piccola ma davanti a lei c'erano figure che a un adolescente appaiono enormemente forti, protette, invincibili, avvolte dalla contrapposta suggestione del potere illegale e di quello legale.

La bambina. "Un metro e 55 per 40 chili" c’è scritto nelle carte dell’inchiesta. E di quella bambina sta parlando tutto il paese, "Se l’è cercata!", "Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione", "Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata". Movimentata? "Una che non sa stare al posto suo". Arriva in piazza il parroco Benvenuto Malara, va davanti alle telecamere, "Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione in paese"

Hanno violentato quella bambina per tre anni di seguito. La prostituzione non c’entra niente. L’hanno violentata in nove, a turno e insieme. Tenendola ferma per i polsi, e poi obbligandola a rifare il letto. "C’era la coperta rosa", ha ricordato la bambina nelle audizioni con la psicologa. "E non avevo più stima in me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda"

Andavano a prenderla all'uscita della scuola media Corrado Alvaro, quella con la lettera V dell'insegna crollata. È sulla via principale, proprio di fronte alla caserma dei carabinieri. Caricavano la bambina in auto e andavano al cimitero vecchio, oppure al belvedere o sotto il ponte della fiumara. Più spesso in una casa sulla montagna a Pentidattilo, dove c’era il letto.

Quando questa tragedia italiana è incominciata, la bambina aveva 13 anni. Ora ne ha compiuti sedici. Una settimana fa, annunciando l’arresto degli stupratori, il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha detto "Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano"

In realtà ci sono stati molti tentennamenti, anche da parte della madre della bambina. Ma adesso è facile fare delle considerazioni per noi che ogni volta possiamo andarcene da qui

Le facce dei sette arrestati
Gli stupratori. Uno stupratore si chiama Giovanni Iamonte, "rampollo di un esponente di spicco della locale cosca della ’ndrangheta, soggetto notoriamente violento e spregiudicato". Un altro stupratore si chiama Antonio Verduci, ed è figlio di un maresciallo dell’esercito. Un altro stupratore è Davide Schimizzi, fratello di un poliziotto. Intercettato durante le indagini, chiede consigli proprio a lui. E li ottiene "Quando ti chiamano, tu vai e dici, non ricordo nulla! Non devi dire niente! Nooooo. Davide, non fare lo ”stortu”. Non devi parlare. Dici, guardate, la verità, non mi ricordo. E come fai a non ricordare? Devi dire: sono stato con tante ragazze, non mi ricordo!" .. In tutto erano in sette, gli stupratori arrestati e adesso in carcere, un ottavo indagato fermato con obbligo di firma (ma l'inchiesta continua, ora dovrà cercare nel sottobosco omertoso chi per tre anni ha favorito questo orrore).

Ecco i loro nomi. Operazione "Ricatto". Il gruppo di stupratori di Melito Porto Salvo è accusato, tra i vari reati, di violenza sessuale di gruppo su minorenne.
  • Davide Schimizzi, classe 1994, nato a Melito Porto Salvo
  • Antonio Verduci, classe 1994, nato a Melito Porto Salvo
  • Giovanni Iamonte, classe 1986, nato a Reggio Calabrio
  • Pasquale Principato, classe 1994, nato a Melito Porto Salvo
  • Lorenzo Tripodi, classe 1995, nato a Melito Porto Salvo
  • Daniele Benedetto, classe 1995, nato a Melito Porto Salvo
  • Michele Nucera, classe 1994, nato a Melito Porto Salvo 
  • Mario Domenico Pitasi, classe 1992, obbligo presentazione polizia giudiziaria
Lo storto. La verità. E la bambina. All'inizio la bambina pensava che lo Schimizzi fosse il suo fidanzato, ma poi ha spiegato in cosa consistesse lo stare con le ragazze: "Questo suo amico si mette dove era prima Davide (Schimizzi), cioè sopra di me. Però io faccio di tutto per andarmene perché non volevo e mi ero già rivestita. Così Davide ha aiutato questo suo amico a riscendermi i pantaloni. E con questo Lorenzo abbiamo avuto un rapporto, ma proprio un attimo, perché non stavo ferma, dopo di che hanno iniziato ad insultarmi"

La bambina non mangiava più. Spesso mancava da scuola. Il vecchio preside Anastasi: "Una situazione squallida, ma all'omertà non ci credo". Il nuovo preside Sclapari: "La scuola non c’entra, ognuno deve pensare alla sua famiglia". In realtà la scuola c’entra eccome, malgrado se stessa. Mentre frequentava un istituto di Reggio Calabria, la bambina ha scritto un tema sui suoi genitori. La brutta copia di quel tema è arrivata a casa. È stata lei stessa a spiegare alla psicologa cosa ci fosse scritto: "I miei genitori si stavano separando. E nonostante io non abbia detto niente per proteggere anche loro, ero un po’ arrabbiata perché loro comunque non si sono mai accorti ..". Quel tema è l’inizio della consapevolezza.

Nessuno potrà mai considerarsi salvo in Italia se in Calabria non verranno liberate le parole e salvata la bambina di Melito. Su Facebook ha cancellato tutti gli amici. Nella fotografia è accanto al padre. Ha scelto una frase del filosofo nichilista Friedrich Nietzsche: "La migliore saggezza è tacere ed andare oltre"

Si scriverà di Chiara soprattutto perché di lei, finora, hanno parlato solo uomini, con parole da uomini. Alla manifestazione indetta in suo favore che si è svolta a Melito c'era il sindaco Giuseppe Meduri. Secondo i resoconti se l'è presa con un servizio del Tgr Calabria sui melitesi che dicono “Quella se l'è andata a cercare”, in quanto offensivo della reputazione del Comune (sciolto tre volte per mafia).

C'era il parroco Benvenuto Malara che ha detto "purtroppo non è caso isolato, c'è molta prostituzione in paese". C'era l'altro parroco Domenico De Biase che ha compatito tutti i protagonisti della storia perché "sono tutti vittime, anche i ragazzi". E nessuno si è accorto che dietro queste parole da uomini, a questa solidarietà condizionata da uomini, a questa incapacità tutta degli uomini di distinguere con nettezza la vittima dai colpevoli, c'era una nuova e insopportabile offesa.

Ma come "prostituzione in paese", che cosa c'entra con Chiara? Ma come "tutti vittime", che cosa state dicendo? Ma come "offesi" dai giornalisti che mostrano in TV la solidarietà di molti verso gli stupratori di una tredicenne? "Offesi" si dovrebbe esserlo semmai con chi accusa la ragazzina invece dei suoi persecutori.

Il caso della ragazzina di Melito dovrebbe diventare caso nazionale non per lo stupro, che purtroppo ce ne sono tanti, ma per quelle parole. Lì c'è tutta la regressione italiana, e la cartina al tornasole dell'ipocrisia in materia di violenza e di uomini violenti. La stessa Italia che ha fatto un putiferio sui fatti di Colonia, scoprendosi improvvisamente femminista e amica delle libertà delle donne, adesso indugia, distingue, lavora di perifrasi, quando lo stupratore è il vicino di casa.


Condividi la la nostra campagna per dire
"No alla Violenza sulle Donne"
- clicca qui -



Articolo a cura di
(Maris Davis)

Condividi su Facebook

Nessun commento:

Posta un commento